Pellegrinaggio tra arte, storia e buona tavola: una giornata a Giaveno

località: giaveno
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 12 aprile 2013
Data fine viaggio: venerdì 12 aprile 2013

Si esce dalla tangenziale di Torino e dopo circa una mezz’oretta ci si trova immersi nel verde paesaggio della Val Sangone, che curva dopo curva rivela le bellezze di questo territorio alpino, abitato sin dai tempi preistorici e poi in epoca romana, quando fu costruita a Giaveno una casa colonica.
Giungendo in questa bella città, il cui centro storico conserva ancora molte testimonianze dell’architettura del passato, tra cui una parte delle antiche mura con le torri, scopriamo che il primo viaggiatore illustre che secondo alcuni diede addirittura il nome a Giaveno, fu Annibale, accompagnato da alcuni dei suoi elefanti da guerra. Durante la sua traversata delle Alpi, giungendo qui, il condottiero avrebbe detto: “Iam veni”, ovvero “ci sono già stato”.
E’ legato proprio a quei pendii innevati anche un importante primato di Giaveno: nel 1898 l’ingegnere e industriale svizzero Adolfo Kind, primo promotore dello sci alpino, utilizzò gli sci per la prima volta sulle montagne italiane proprio qui.
Durante la nostra passeggiata tra gli scorci caratteristici della città puntellata di bellissime fontane, tra cui la Fontana del Mascherone del 1622, visitiamo anche diverse splendide chiese. In centro troviamo la Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo Martire, costruita agli inizi del Novecento, e in Borgata Selvaggio ammiriamo il Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Al suo interno, oltre a delle preziose opere d’arte, si trova anche una ricostruzione della grotta di Lourdes.
Ma il luogo di culto più importante del territorio, meta di numerosi pellegrini, è la Sacra di San Michele, un’abbazia dalla bellezza suggestiva, fondata tra il 983 e il 987 e situata sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano, un tempo luogo prediletto dagli eremiti.
Oggi, visitando l’imponente edificio religioso, la cui facciata è alta 41 metri, possiamo ammirare anche una statua di grandi dimensioni di San Michele Arcangelo, creata nel 2005 dallo scultore altoatesino Paul De Doss-Moroder e collocata su uno spuntone di roccia.
Dal piano d’ingresso giungiamo alla chiesa attraversando lo Scalone dei Morti, dove nella nicchia centrale erano custoditi alcuni scheletri di monaci. Arrivati alla sommità di questa particolare scalinata, si passa dal Portale dello Zodiaco, scolpito dal Maestro Nicolao. Nel meraviglioso edificio ammiriamo anche gli archi rampanti novecenteschi, le Rovine del Monastero Nuovo, e la Torre della Bell’Alda, dedicata a una fanciulla che nel Seicento venne alla Sacra per pregare contro i mali della guerra, ma fu sorpresa dai soldati nemici. Per sfuggire al loro assalto, si gettò nel burrone invocando l’aiuto di San Michele e della Vergine, e rimase illesa. Quando però, per vanità e denaro decise di ritentare il salto, morì sul colpo.
Dopo aver visitato anche l’antica officina e l’affascinante cella eremitica, decidiamo di tornare in città, ed è proprio in via Sacra San Michele che decidiamo di fermarci per cena, attratti dall’insegna del Ristorante Pizzeria I Tre Gat. Nel comodo parcheggio del locale notiamo subito un gatto, e una volta a tavola, scopriamo che il nome non è casuale: “Abbiamo aperto nel 1997 e il nome giocoso è un tributo ai tre gatti che vivevano nella precedente trattoria”, ci racconta il titolare Fabio. Mentre ceniamo, possiamo ammirare vari dipinti e immagini sulle pareti, raffiguranti i tre felini. “La nostra cucina si ispira al territorio, ma propone anche delle valide alternative, ad esempio piatti dimenticati, che si possono rivalutare. Con la freschezza e con la qualità dei nostri prodotti dimostriamo che anche in pizzeria si può mangiare molto bene, per di più con un ottimo rapporto qualità-prezzo”, ci spiega il signor Fabio.
Oltre alla carta fissa, possiamo scegliere anche tra le specialità del menù degustazione, sia di terra che di mare, che cambia almeno ogni due settimane in base alla stagionalità dei prodotti.
Iniziamo con il vitello in salsa tonnata e con l’albese alla contadina, mentre i nostri amici che prediligono il pesce, optano per un antipasto misto di mare e per l’insalatina tiepida di polipo. Continuiamo con gli agnolotti alla vecchia maniera e con le tagliatelle ai funghi porcini. Assaggiamo anche un bel risotto con la fonduta e uovo di quaglia, ma hanno grande successo anche gli gnocchi di patate con capesante e gamberi. Tra le pietanze non resistiamo al filetto di tonno ai ferri e al filetto di fassone piemontese con pepe verde, ma gustiamo anche una squisita tagliata di piemontese con rucola e pomodoro Pachino.
La nostra giornata si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert della casa tra cui delle bavaresi al gianduia e con i frutti di bosco, delle crostate di frutta fresca e dei bignè farciti con gusti diversi.
Sarà un vero piacere tornare ancora a Giaveno, ad esmpio in settembre, in occasione della grande festa del fungo, quando presso I Tre Gat troveremo un menù esclusivo dedicato ai funghi, con specialità sia di terra che di mare.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:
www.Giaveno.it
www.sacradisanmichele.com
www.ristorantei3gat.com
Ristorante I Tre Gat
Via Sacra San Michele, 48 Giaveno (TO)
Tel.: 011/9377333

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