Milano mi fa sentire meridionale dentro

località: milano
regione: lombardia
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 24 marzo 2007
Data fine viaggio: domenica 25 marzo 2007

Sabato, quarantacinque minuti di anticipo
Chi lo avrebbe mai detto, io che sono sempre in ritardo cronico, sono qui alla stazione centrale della Grande Città di F. con quarantacinque minuti d’anticipo ed ad un’ora impropria, le 7.30. Sì, del mattino.
Cosa non fa l’amore! E meno male che ho chiamato trenitalia per sentire dello sciopero del personale della mia regione, avevo per sbaglio fatto il biglietto del treno prima, quello delle 7 e non quello delle 8.15. Meno male!
Sai che roba, io che vengo alla stazione e mi accorgo di avere il biglietto per il treno già partito!
Quarantacinque minuti di anticipo e il treno sembra non arrivare mai. Compro il giornale ma con la borsa a tracolla e il cestino (nella foto) in spalla non riesco ad aprirlo. Figuriamoci se mi appoggio! Ts! Io sto in piedi vicino ai binari dell’eurostar ad aspettare che il cartellone partenze disponga il binario del mio treno per Milano centrale e scattare verso la vettura.
Che zoo di variegata umanità che è la stazione.
Fiumane di pendolari allagano questo ambiente razionalista ad ondate.
Soggetti strani si affacciano sporadicamente tra la marea di omologati dalle bianche cuffie agli orecchi.
Un barbone che chiede l’offerta di un caffè; una pertica ossuta, con trampoli anni sessanta dalla chioma bionda ondeggia a grandi falcate tra binario e binario; un bel giovine – ebbene sì, Nath, l’ho guardato! - dai capelli chiari e dall’abbigliamento casual legge El Pais, senza alzare mai gli occhi. Rimarrò curiosa di saperne il colore.
Finalmente il treno arriva, prendo posto e incomincio una minuziosa lettura del giornale. Una volta terminata, con attenta annotazione dei libri recensiti che vorrei ma non potrò comprare - vedi capitolo precedente voce sono in bolletta - penso bene di impiegare queste due ore rimaste, a studiare. Studiareeeee??!! Tutte le volte che mi arrivano le tasse universitarie penso: “Ora mi metto a studiare seriamente, sono quasi due anni che non faccio un esame, che vergogna!”. Il più delle volte non prendo nemmeno il ritmo, passo i libri da ripiano all’altro. Messaggio con sms i mie vani propositi a Nath e poi crollo sotto il peso soporifero di nemmeno 10 pagine lette. Quando mi risveglio, manca solo un’ora al nostro abbraccio. Ho un paio di telefonate da fare e l’arrivo a Milano è rapido.

Sabato, in testa del binario.
Scendo. Non trovo niente per guardarmi allo specchio. Niente. Né un finestrino sporco, né un cartello pubblicitario. Accellero il passo, lui dovrebbe essere lì, all’inizio del binario. La sua corriera arrivava prima, stavolta. Stavolta ci sarà.
Non giungo nemmeno in fondo e lo vedo, rasato, sbarbato completamente, che cerca con gli occhi tra la folla. È corrucciato, gli occhi si muovono con un veloce movimento della terra sul flusso di persone che scorre e passa.
Mi fermo. Lo fisso. Aspetto che guardi me, proprio me.
Aspetto e vengo premiata, mi vede e il suo viso si accende. Che emozione tutte le volte. Il cuore mi sale in gola e al momento giusto strabocca in baci, abbracci e parole a metà.
Ci incamminiamo. Usciamo dal grande tetto di metallo della Centrale di Milano, dal grande atrio bianco per giungere in piazza. Il sole, c’è un bel sole che ci sorride.
Caffé al solito bar e via alla ricerca di questa via boscovich. La zona non è male, vicina alla stazione ma non troppo, le case non sono altissime, fiorite e ben curate. “Sembra Torino”, dici. Vero amore mio, sembra la tua Torino. Troviamo l’Hotel Serena e la scortesia della sua receptionist, ma chi se frega, dopo che ci ha dato la chiave della camera 21, chi se ne ricorda più!
Abbiamo risparmiato, vero. La camera è pulita, vero. Il bagno è grande, vero. Dell’automa all’accoglienza, chi se ne frega, vero, ma che cappero, potevano mettere almeno una fascetta alle zampe di quei due letti gemelli apparecchiati da matrimoniale!
Non lo sopporto proprio che il letto si apra in due sotto il peso dei nostri corpi innamorati!

Sabato e Kandinsky
Non ricordo più per quale logico motivo avevo programmato la visita alla mostra proprio di sabato, forse per evitare l’eventuale coda domenicale, forse per arrivare direttamente dalle cinque che saremo e siamo usciti dalla stanza d’albergo, all’ora di cena, o per avere la domenica libera di fare altro, o per tutte le cose insieme. Fatto sta, che l’albergo una cosa buona ce l’ha, la posizione. Usciti siamo subito in Corso Buenos Aires che non è la desolata arteria di traffico carrabile che abbiamo percorso il precedente week end milanese. Arriviamo velocemente in piazza San Babila senza guardare nemmeno una vetrina, prendendo giusto un caffè, siamo in bolletta o no? Drittidritti a Palazzo Reale, ci accingiamo al grande Wassilly.
Ammetto con Nath che non ho studiato, né nella vita da studente né nell’immediato pre mostra il pittore astratto. Entriamo, entrambi ignari della sua poetica e ne usciamo entusiasti.

Libera interpretazione dai dati essenziali forniti dalla mostra:
V.K. avviato a studi scientifici affronta l’arte riducendola all’essenza, il succo, la lisca: LA VIBRAZIONE, LA FORMA, IL COLORE. Ogni forma grafica, ogni colore genera un rapporto soggettivo con il fruitore che entra direttamente in rapporto con la sua anima.

La mostra di per sé è unaacchiappaturisti, le opere importanti, o meglio famose sono pochissime. Comunque ben allestita ed illuminata. Niente acquisti al bookshop e via per le strade di una fredda città. Ma io non mi sono certo fatta trovare impreparata, da buona meridionaledentro quale sono, su esempio dei mitici Toto e Peppino, calzo quanti e cappello ed affronto così le intemperie.

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Milano mi fa sentire meridionale dentro - 2 parte

sabato 24 marzo 2007

Sabato. Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…
Ristorante prenotato. Qualcosa abbiamo imparato dai nostri peregrinare da una città all’altra per fare l’amore. Organizzati è meglio. Si evita di perdere tempo, quella quarta dimensione preziosa che a noi serve per amarsi. Gironzolare a caso in una grande città alla ricerca di un locale carino e non carissimo non è semplice. LaMadama mi aveva consigliato il ristorante Al Garibaldi, Nath aveva prenotato e noi siamo arrivati puntuali.
Ci siamo arrivati a piedi, passando per La Scala, sostando per apprezzare o disdegnare l’abbigliamento di chi si avvia al teatro. Abbiamo attraversando casualmente quel quartiere delizioso che è Brera, giungendo proprio dietro il teatro Smeraldo.
Da bravi provinciali quali siamo, ci ha sorpreso dover suonare il campanello per entrare nel ristorante. Un tipo ci ha aperto e condotto al tavolo passando l’office - mi sembra si chiami così - quell’ambiente demodè tra cucina e sala dove si tengono e si smistano i piatti. Ambiente carino, un po’ fuori moda, quasi decaduto ma non male. Menù interessante, ma meglio stare leggeri (ci siamo mangiati quasi tutta la pizza salata in un attacco di fame chimica post amore) per la salute e per il portafogli.
Io vado per l’osso buco, voglio proprio vedere come lo cucinano qui in patria, mentre il mio Nath prende il coniglio non ricordo come. In conclusione piatti buoni, qualche difficoltà sul servizio ma in compenso nessuna complicanza nel giudicare troppo caro il conto. Ottanta euro per un antipasto, due secondi e due bicchieri di vino. Troppo. Una per tutte, coperto cinque euro. Un po’ troppo no?

Sabato, una coperta per due.
Che bussola che sono! Non nel senso che non sono slanciatissima, no… e un po’ bussolotto lo sono. Bussola nel senso che ho un buon senso dell’orientamento, mentre Nath, no.
Il primo passo fuori dal ristorante l’ha fatto nella direzione sbagliata. E un po’ l’ho preso in giro, ovvio no? Ma quando in via della Repubblica ha indicato la direzione di piazza duomo cercando la stazione, sono proprio scoppiata a ridere da meriodionaledentro.
Condotto in albergo gli ho fatto pagare a caro prezzo questo servizio… Come?
L’ho costretto a leggere, e a leggere, e a leggere, fino a quando i miei occhi facevano fatica a stare aperti …cosa avevate capito?
Durante la notte, ci siamo resi conto che oltre a tutte queste splendide emozioni dell’innamoramento, oltre alla conoscenza di altre città ed altri loghi, stavamo dividendo anche una sola, unica piccola coperta da una piazza.