RAPPORTO MOLTIPLICANTE 9

località: fluminimaggiore
regione: sardegna
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 10 luglio 1987
Data fine viaggio: venerdì 10 luglio 1987

Il decimo giorno
Il sole in quei luoghi era già alto al mattino presto, ad una fontana potei rinfrancare il mio corpo di quel sudiciume, inevitabile. Il temperato abitante che incontrai mi sottolineo il fatto che non volessi condividere con nessuna questa mia felicità, feci finta di stupirmi, ma nel suo modo aveva ragione.
Un pastore con il suo gregge interruppe il mio svogliato cammino, mi fermai a fraternizzare con un gattino, facemmo presto amicizia, provammo a partire insieme, ma i fantasmi assalirono i miei pensieri.
Ci lasciammo cosi senza alcuna promessa.
La mia vista mi porto verso una protuberanza che usciva dalla piana, e aveva la forma di una singolare mammella, Las Plassas.
Quel giorno percorsi il mio cammino in modo affannato, come se la pianura non mi portasse altro che delusione, forse ora capisco il vero significato di piattume, da non confondersi con pattume.
Ma tutto ciò non era ancora completamente alle mie spalle, era come se a me fosse legato un’invisibile filo elastico che di tanto in tanto per quanto potesse allungarsi, riportava sempre dietro ciò che era il bagaglio non desiderato.
Il mio cammino mi portò verso un’altura soleggiata, li potei incontrare la testimonianza di un passato runico, che amanti di quel luogo scoprirono dopo lunghe e faticose ricerche scavando sotto il livello odierno in cui il territorio si presenta.
La ricerca storica ci permette di riviverci in luoghi, di cui non sappiamo l’esistenza, ma un’intuizione che va sul piano della conoscenza ci permette la sensazione di poter affermare la nostra esistenza attraverso i nostri padri, questa trasmissione è basilare nell’esistenza dell’individuo.
Noi siamo ciò che altri prima di noi hanno vissuto, non tenerne conto alle volte ci porta molto lontani, cosi lontani da non capire perché si è dovuti partire. Tante persone vediamo che si vivono intorno, senza comprendere il perché delle cose, e cercano di raggiungere il loro desiderio, supponendo di poterlo incontrare in quel dato oggetto, ma l’oggetto non è il desiderio, è solo un mezzo di ulteriore confusione.
La strada che mi portava verso il lato ovest di quell’arido territorio, cominciava a salire in modo pronunciato, è ciò oramai non mi stupiva più, anzi quella salita in fondo mi procurava un certo piacere, quasi di sfida, non più con me stesso, ma con il territorio.
Durante la salita mi venivano alla mente cose banali, ad esempio il ricordo di quella casa incontrata la quale era tutta tappezzata di gusci di conchiglie, vongole, cozze, arselle, fasolari. Tutte leccornie per chi ne ha piacere. Alle volte quando compero questi frutti mi serbo sempre una minima quantità da assaporare cruda, incredulo alle possibili infezioni.
La gente per sua natura crede che il male stia nel sintomo, di cui è terrorizzata, ma non riconosce quello che può infettare la mente senza che ce ne accorgiamo.
Dei ragazzi in motocicletta che ho raccolto durante il passaggio presso un paesino, mi accompagnano fino al bivio che ci dividerà per sempre, non fanno domande, mi raccontano che loro passeranno la notte sulla spiaggia.
Io di li vedo solo alture, ma so che hanno ragione.
Le corna del manubrio sono diventate la mia unica presa con la realtà, mi muovo ancheggiando sempre di più, è quasi una posa che mi aiuta a superare l’ostacolo della salita. Ma vedo già non lontana la china del colle, che sarà il mio giaciglio per la notte.
Una cascina chiassosa non mi da quella quiete che avrei voluto per me, ma io li sono straniero non posso arrogare diritti, d’altronde non lo vorrei neanche, più in la c’è molto spazio e forse più silenzio.

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