Week End in Veneto

località: vicenza e le ville venete
regione: veneto
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: sabato 8 maggio 2010
Data fine viaggio: domenica 9 maggio 2010

Quest’inverno la mia amica Roberta mi propone di partecipare con lei ad una gita organizzata dall’associazione delle Ciaspole, che comprende la visita di Vicenza e di alcune ville lungo le rive del canale del Brenta. Dopo aver sentito per lungo tempo i racconti pieni di entusiasmo di Roberta relativi alle attività organizzate dall’associazione delle Ciaspole, di cui lei fa parte, decido che è giunto il momento di iscrivermi pure io e di cominciare a conoscere quest’associazione, le attività che svolgono e soprattutto le persone che ne fanno parte. Questo breve viaggio mi sembra la giusta occasione per incominciare.

Ho visitato molti anni fa questa zona che si affaccia sul canale del Brenta con i miei genitori, ma non eravamo stati a Vicenza. Poteva quindi essere la giusta occasione per rivedere una bella zona d’Italia e per scoprire una città che ancora non conosco.

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Navigazione sul Brenta

sabato 8 maggio 2010

L’appuntamento è alle 5. Fortunatamente Roberta e il suo moroso, Fabrizio, sono già arrivati così mi sento un po’ meno spaesata visto che praticamente non conosco nessuno.

Dopo aver caricato i bagagli e aver preso posto sul pullman si parte per la mini vacanza! Il viaggio passa velocemente, un pisolino, due chiacchiere, un po’ di lettura, insomma senza quasi accorgercene arriviamo così a villa Pisani in tarda mattinata.
Ad attenderci una guida che ci accompagna alla scoperta del bellissimo parco di villa Pisani (Stra - VE).
Villa Pisani, detta anche Nazionale, è una bellissima villa con un enorme parco (circa 10 ettari) circondato da un muro di cinta che offre qua e là delle aperture da dove si può vedere la campagna circostante oppure un assaggio di questo splendido giardino, se da fuori si guarda dentro. La villa, settecentesca, si affaccia direttamente sulle rive del Brenta. Visitiamo solamente il giardino poiché il tempo a nostra disposizione non è sufficiente per permetterci di vedere anche gli interni.

La vista sulla peschiera, novecentesca, con lo sfondo delle scuderie merita una bella fotografia.
La visita nel parco dura un’oretta. Abbiamo modo di vedere il Coffe House posta su una collinetta, le scuderie, la casa del giardiniere, la ghiaccia ed il labirinto con la torretta centrale. Anche se il tempo non è molto decidiamo lo stesso di mettere alla prova il nostro senso dell’orientamento con il labirinto.
Sembrava facile.. invece…. Alla fine per riuscire a raggiungere la torre centrale veniamo guidati da un addetto della villa che ci indica la tortuosa strada che ci porta al centro del labirinto. Dalla sommità della torre possiamo vedere il labirinto dall’alto, un groviglio di sentieri, trovare la strada da soli avrebbe richiesto molto tempo. Ci rendiamo subito conto che la via per l’uscita dal labirinto non è per niente facile pertanto, visto che il tempo stringe, l’addetta ci propone di guidarci… è così riusciamo ad essere fuori dal labirinto e pronti a partire per la nostra prossima destinazione in men che non si dica.

Arriviamo così a Dolo per l’ora di pranzo, l’appuntamento è per le due all’imbarco del battello, il Burchiello. Io, Roberta e Fabrizio cerchiamo un posto tranquillo lungo le sponde del canale per consumare il nostro pranzo e intanto vediamo una nutria che traffica sulla sponda opposta.
Ci imbarchiamo sul Burchiello insieme alla guida che ci accompagnerà lungo tutto il percorso descrivendoci questi luoghi, narrandoci delle ville che incontreremo lungo questo cammino e magari raccontandoci anche qualche bella leggenda o storia curiosa.
Queste battelli, chiamati ancora oggi Burchielli, mantengono ancora oggi quello che è il nome con cui venivano chiamati in passato, i battelli che faceva spola tra Venezia e Padova. Era un sistema di trasporto molto utilizzato in passato, oggi ovviamente, è solamente più un attrazione turistica. Ma è anche grazie al turismo che questa tradizione locale continuare a sopravvivere e a mantenersi viva, se così non fosse andrebbe persa.

La navigazione è piacevole, il paesaggio scorre lento regalandoci squarci di particolare bellezza.

Fortunatamente il Burchiello su cui stiamo viaggiando è tutto coperto perché la pioggia decide prepotentemente di farsi sentire e ad un certo punto piove talmente forte che sembra quasi che qualcuno abbia aperto un rubinetto.

I pontefici, coloro che manovrano i ponti lungo il canale, ci inseguono e ci precedono da un ponte all’altro: una chiusa da aprire e chiudere, un ponte da girare. Un aspetto curioso e divertente di questo viaggio.
Se oggi il Burchiello affascina soprattutto i turisti, in passato furono molti gli scrittori che rimasero affascinati da queste imbarcazioni, e lo furono a tal punto da citarli nelle loro opere. Scrittori come Goldoni, Casanova, Byron, Goethe, D’Annunzio… e adesso anch’io citarono o scrissero del Burchiello!
Il nostro navigare tranquillo è interrotto per una breve sosta a villa Widmann (Mira – VE). Visitiamo gli interni ed il giardino con i pavoni albini e colorati che passeggiano indisturbati per il parco. La villa, settecentesca, è passata nella corso della storia in mano a diversi proprietari. Infatti il suo nome per esteso cita una miriade di cognomi. Molto bello il salone delle feste e gli splendidi affreschi su pareti e soffitti che riportano scene mitologiche. Anche il giardino, nella sua semplicità, merita una visita, impressionante la maestosità dei cipressi calvi del Canada che si ergono in tutta la loro imponenza dalle acque del piccolo laghetto del parco!

Riprendiamo la navigazione e in meno di un’ora arriviamo alla fine del nostro viaggio sul canale. Il Burchiello ci scarica proprio dinnanzi a villa La malcontenta, che non abbiamo il tempo di visitare, ma anche avendone avuto il tempo non avremmo potuto visitarla visto che, come mi fa notare Roberta, è aperta poche ore al giorno. Il nome di questa villa, si racconta, sia dovuto alla moglie di colui che commissionò questa villa, un facoltoso veneziano. Di ritorno da uno dei suoi innumerevoli viaggi di lavoro a Venezia ebbe modo di scoprire che la moglie non rimaneva triste e avvilita ad attendere il suo ritorno davanti al focolare, anzi.. Così la relegò in questa casa lontano dalla bella vita Venezia, da tutti i suoi amici e anche da coloro che aizzarono la gelosia del marito. Segregata in questa splendida dimora lontano da tutti e da tutto, la povera donna triste ed infelice morì di solitudine, da qui l’appellativo ‘La Malcontenta’.

Riprendiamo il pullman alla volta di Vicenza dove non solo pernotteremo ma passeremo la giornata di domani alla scoperta di questa bellissima città.

L’albergo è molto bello e anche la nostra camera. La divido con un’altra ragazza con cui faccio subito conoscenza: Sonia, che si rileverà una perfetta compagna di stanza.

La cena è in un ristorantino tipico del centro che io, Roberta e Fabrizio decidiamo di raggiungere a piedi. Si tratta di una passeggiatina di una ventina di minuti. Percorriamo per intero il corso principale della città: Corso Palladio. E’ il nostro primo approccio con questa città che scopriamo subito essere vivace ed allegra. Corso Palladio, isola pedonale, brulica di gente che passeggia, si incontra per un aperitivo, chiacchiera oppure è di ritorno da un po’ di shopping, insomma il centro cittadino è vivace e allegro.

La cena è stata deliziosa e piacevole sia per l’ottima qualità del cibo che per la compagnia. Per sfruttare un commento di Roberta “abbiamo mangiato come marmotte”. Se devo essere sincera non so quanto mangiano le marmotte ma noi abbiamo mangiato veramente tanto. Ovviamente non poteva mancare il baccalà alla vicentina e un dolce tipico accompagnato con la mostarda vicentina, leggermente piccante.

Vicenza

domenica 9 maggio 2010

Lasciato l’albergo ci dirigiamo in autobus in prossimità del centro dove, accompagnati da una guida, partiremo alla scoperta della città.
Vicenza è una città di circa 120.000 abitanti. Non si direbbe visto che la mia impressione è stata quella di una cittadina costruita a misura d’uomo. Vicenza è nota anche come la città del Palladio proprio perché l’architetto Andrea Palladio, in tardo rinascimento, vi realizzò numerose opere. Dal 1994 Vicenza è entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, come molte delle ville Venete.

Ci fermiamo subito dinnanzi al palazzo Chiericati. Austero e imponente. Visitiamo alcune stanze del primo piano. Fu commissionato come dimora privata, da un nobile dell’epoca ad Andrea Palladio che nel 1550 lo progettò. Attualmente è la sede della pinacoteca civica. Anche questo palazzo è stato inserito nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Una piccola curiosità che ho letto… la Casa Bianca è stata progettata in stile Palladiano. Però…

La nostra visita prosegue poi lungo corso Palladio e per le strade ed i vicoli del centro alla scoperta dei suoi splendidi palazzi e angoli. Così lungo i nostro occhi scorrono sontuosi ed austeri palazzi. Vediamo la Cà d’Oro, Palazzo Tiene, e tanti altri. Arriviamo poi in piazza dei Signori, la piazza principale della città, affollata di bancarelle; è in corso una specie di mercatino delle pulci. Nonostante questo la Basilica Palladiana si erge in tutta la sua maestosità. A fianco della Basilica, uno degli edifici più alti della città: la torre Bissara.
Il nome della piazza, Piazza dei Signori è un toponimo che si ritrova in molte città venete. Identifica sempre la piazza principale della città dove vi era in governo cittadino e quindi da dove i signori dell’epoca amministravano la città.
La Loggia del Capitano, altro splendido palazzo di Andrea Palladio si affaccia su questa piazza esattamente di fornite alla Basilica.

Per ultimo visitiamo il teatro Olimpico. Impressionante! Fu l’ultimo edificio progettato dal Palladio e non ne vide il completamento. Il teatro ripropone la struttura del teatro romano e venne iniziato nel 1580 dal Palladio per essere portato a termine dal uso allievo Vincenzo Scamozzi. E’ qualcosa di veramente unico. Merita da solo il viaggio fino a Vicenza. Fu inaugurato il 3 marzo 1585 con una rappresentazione dell’Edipo Re di Sofocle la cui sceneggiatura è ancor oggi visibile. Il teatro è ancora utilizzato per concerti e rappresentazioni teatrali che ben si adattino alla presenza scenica del teatro.

Dopo aver gironzolato un po’ per la città, aver fatto una bella provvista di cartoline per i miei scambi con il resto del mondo, carichi dei nostri acquisti ci dirigiamo lentamente verso il monte Berico. È uscito il sole e si sta proprio bene.
In piazza del Casello passiamo sotto il Torrione di Porta Castello, alla nostra destra ci sono i giardini Salvi.
Avremmo voluto percorrere la via delle Scalette, passare quindi sotto l’arco delle Scalette, attribuito anche questo al Palladio, e da qui salire verso il monte Berico salendo i 192 scalini divisi in più rampe presenti su questo percorso.
Ma un cartello che ci indica la strada per il monte Berico ci fa sbagliare strada. Percorriamo la strada costeggiata dai portici che in poco tempo ci porta dinnanzi al Santuario della Madonna di Monte Berico. I Portici di Monte Berico, sono una sorta di via Crucis. Furono progettati nel 1745 dall’architetto Francesco Muttoni, ma furono realizzati sono nel 1748 dopo la morte dell’architetto.
Il Santuario della Madonna di Monte Berico è composto da due chiese, la prima è una chiesa più piccola, in stile gotico e l’altra, il santuario vero è proprio in stile classico e barocco. Come ci spiega la guida, la costruzione del santuario è legata all’apparizione della Madonna in questo luogo. La prima apparizione risale al 1424 ma, come accade spesso in queste occasioni non venne ritenuta vera, mentre la seconda nel 1428 dette luogo alla costruzione di una piccola chiesetta dove ora sorge la chiesa più piccola. A quell’epoca nella città di Vicenza imperversava una brutta epidemia di peste. La tradizione vuole che la Madonna avrebbe richiesto la costruzione di una chiesetta ed in cambio avrebbe fatto cessare la peste. All’interno della basilica sono conservati opere d’arte di inestimabile valore tra cui “La cena di San Gregorio Magno” di Paolo Veronese (1572).
Con una piacevole passeggiata ci sposiamo a visitare Villa Valmarana detta “Ai Nani”. Lungo il muri di cinta che costeggiano la strada ci sono le statue dei nani. E non si tratta dei soliti nanetti da giardino di Biancaneve ma di belle statue raffiguranti persone della vita comune dell’epoca. Un tempo erano disseminati nel parco ora sono posizionati lungo il muro di cinta della villa. La leggenda narra che la figlia del signori proprietari della villa fosse affetta da nanismo. Per evitare che la figlia si rendesse conto di questa sua condizione e ne potesse soffrire tutti i servi e i domestici della villa erano nani. Ma come sempre accade in queste storie la nostra donzella vide un giorno un bel principe e se ne innamorò. Amore non corrisposto che portò la sfortunata fanciulla al suicidio. Per il dolore tutti i servi rimasero pietrificati!
Visitiamo la villa e la foresteria, sono molto belle così come il parco antistante la villa. Oggi è una dimora privata ed è di tanto intanto abitata dai proprietari, però... Gli affreschi presenti nella villa e nella foresteria sono opera dei Gianbattista e Giandomenico Tiepolo, padre e figlio. Mentre il padre prediligeva i temi epici il figlio prediligeva le scene di vita quotidiana di nobili e popolani. Vi è anche una stanza affrescata in stile cinese o meglio secondo quello che il Tiepolo figlio pensava fosse la lontana Cina.
Proseguiamo la nostra visita verso l’ultima villa che visiteremo: Villa Almerico Capra detta “La Rotonda”. Particolare la sua pianta centrale. Costruita su un progetto del Palladio viene completata, solo dopo la morte del Palladio, da Vincenzo Scamozzi. Almerico fu colui che commissionò la costruzione di questa villa, alla sua morte passò in eredita al figlio che fu costretto a vendere la villa poiché, detto in parole povere, non se la passava troppo bene. Venne così venduta ai fratelli Capra che ne completarono la costruzione.
La villa è austera, quasi un mausoleo, la vista dal parco sulla città e sul santuario di monte Berico è strepitosa. Noi visitiamo solo i giardini. Anche questa dimora è Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
È così finisce il nostro pellegrinare per le strade e le belle dimore di questa città.
Il nostro pullman è pronto per partire e a noi non resta che salutare questi luoghi e prendere la via di casa. E’ stata una piacevole sorpresa, un ben fine settimana all’insegna della scoperta di un angolo di Bel Paese che non immaginavo essere così bello e ricco di fascino. Ed è stato anche un bel viaggio per la compagnia, per le persone con cui ho diviso questi giorni, coloro che già conoscevo e coloro che ho conosciuto in questi giorni.
In conclusione di questo breve diario voglio ringraziare Silvana e Laura, le due persone che hanno reso possibile questo viaggio, che hanno organizzato, pianificato e realizzato questo intenso fine settimana. È doveroso pensare a loro perché organizzare e realizzare un viaggio non è cosa da poco. È facile lamentarsi se qualcosa non è piaciuto o se si voleva fare diverso ed è altrettanto facile dimenticare il duro lavoro che Silvana e Laura hanno svolto per rendere piacevoli, interessanti e soprattutto possibili questi giorni.