Un arcobaleno di emozioni aromatiche: Viaggio a Cavaglià

località: cavaglià
regione: piemonte
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: domenica 12 settembre 2010
Data fine viaggio: domenica 12 settembre 2010

Percorrere un pezzo dell’antica Via Francigena, sulle orme dei pellegrini che da Canterbury si mettevano in viaggio per Roma e successivamente per la Terra Santa: questa è stata l’idea che ci ha portati a Cavaglià, paese sito tra le ampie campagne del basso biellese. Oltre alla curiosità di vedere alcuni monumenti religiosi, nella nostra scelta di fermarci proprio a Cavaglià, a dire il vero, siamo stati guidati da un progetto più terreno, e innocuamente piccante. Avevamo infatti scoperto che qui esiste un caratteristico mulino ottocentesco, Cascina Molino Torrine, oggi trasformato in agriturismo, presso il quale si coltivano innumerevoli tipi di erbe aromatiche, peperoncini e non solo, con cui vengono conditi i piatti proposti dalla casa.
Dopo una breve passeggiata sulle coste del suggestivo Lago di Viverone, siamo quindi tornati nella vicinissima Cavaglià dove abbiamo fatto il nostro viaggetto a ritroso nella storia, iniziando da molto lontano, addirittura dall’età del ferro. Sì, perché proprio qui è presente un ampissimo sito archeologico di Menhir, ovvero di megaliti monolitici, probabilmente il più grande del Piemonte. E per quanto riguarda le mete religiose, in paese si possono ammirare diverse chiese molto belle, come la Chiesa di Nostra Signora di Babilone, dalla pianta ellittica e di impronta rinascimentale, la settecentesca Parrocchiale di San Michele Arcangelo, all’interno della quale si custodisce un prezioso organo dell’Ottocento, e l’Oratorio di San Rocco. L’Oratorio, dalla forma rotonda, fu ricostruito a partire dal 1744, per voto dei cavagliesi a San Rocco, protettore contro le pestilenze, a seguito di una terribile epidemia che in quel periodo si accanì contro il bestiame.
Ma come immaginavamo, a Cavaglià le costruzioni storiche non sono le uniche opere d’arte: anche la natura che abbiamo scoperto presso Cascina Molino Torrine è un capolavoro. Tutto è nato dalla passione del titolare Enzo Nicolello e della moglie per le essenze profumate. Insieme hanno trasformato questo luogo in una collezione a cielo aperto di erbe aromatiche, di erbe spontanee, ma anche di peperoncini, zucche ornamentali e di amaranti. Insieme ad Enzo e il suo bellissimo cane Silver siamo andati a scoprire il mondo magico delle coltivazioni della Cascina. La prima tappa è stata l’Essenziario: una zona tutta profumata che s’inserisce tra gli ampissimi prati della cascina, e nella quale crescono numerosi tipi di erbe aromatiche particolari, ortaggi antichi e inusuali. “Queste coltivazioni si effettuano in pieno campo e hanno lo scopo di salvaguardare e rivalutare queste essenze. In questi orti ci sono 28 varietà di rosmarino, 32 varietà di lavanda, 43 varietà di timo, 27 varietà di origano, 24 varietà di salvia e menta, 42 varietà di basilico, solo per citare i più importanti”, ci spiega Enzo. Si tratta di una collezione di erbe aromatiche e spontanee unica in Italia, e per farla conoscere, anche a scopo didattico, la Cascina organizza, dalla primavera in avanti, numerose giornate a tema sia per le scuole che per i turisti, giornate durante le quali una persona esperta spiega le caratteristiche delle piante, e dopo la visita alle coltivazioni si assaggiano i piatti tipici, di tradizione contadina, conditi con le essenze qui coltivate e raccolte. Ma in mostra, oltre all’Essenziario, ci sono anche ben duecento tipi di peperoncini. Dalle specie rosse e gialle a noi più famigliari, fino a dei peperoncini neri indonesiani, piccoli e grandi, lunghi, sottili, o a forma di ciliegia: si rimane davvero a bocca aperta davanti a questo spettacolo della natura.
E a proposito di “bocca aperta”, la nostra cena è stata chiaramente all’insegna della tradizione biellese e a renderla speciale sono state proprio le essenze della Cascina. Abbiamo cominciato con quattro antipasti, tra cui il salame della rosa e lardo alle erbe con focaccia calda, i tomini boscaioli con paglia fritta, valeriana e glassa balsamica, e lo strudel salato di verdurine con porcini trifolati all’erba aglina e cerfoglio. Dopo questa tavolozza di sapori, abbiamo continuato con i cappellacci di magro e borragine al burro d’alpeggio, misticanza di salvie e semi di papavero, e come secondo, le quagliette indiavolate in crosta di erbette. Abbiamo annaffiato il tutto con degli ottimi vini sfusi come l’Erbaluce, il Barbera e il Freisa, coronando la cena con una bavarese ai mirtilli e pesto dolce di menta e basilico limoncino.
Prima di avviarci sulla strada del ritorno, abbiamo fatto un’altra breve passeggiata vicino al Mulino, e non potevamo certo resistere alla tentazione di fare scorta di bustine di erbe aromatiche liofilizzate e di barattoli di passate, melanzane sott’olio, miele, tisane e marmellate, tutte bontà che ci renderanno saporite le giornate in attesa di tornare di nuovo qui per conoscere meglio le coltivazioni della Cascina.

Francesca Bertha

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