Viaggio gustoso nella Città dei Papi: Una giornata a Viterbo

località: viterbo
regione: lazio
stato: italia (it)

Data inizio viaggio: venerdì 12 novembre 2010
Data fine viaggio: venerdì 12 novembre 2010

Nella sontuosa sala racchiusa tra le possenti mura del Palazzo siedono intorno a un grande tavolo diciannove persone. Il clima non è delle migliori: gli aspri contrasti e le profonde divisioni tra loro non consentono il raggiungimento di un accordo. Dopo alcuni giorni la situazione si aggrava perché ai rinchiusi viene dato da mangiare e da bere solo del pane e dell’acqua. A un certo punto succede l’incredibile: nel bel mezzo di una discussione, i presenti sentono dei rumori dall’alto, e si accorgono che degli operai stanno scoperchiando l’edificio proprio sopra la sala in cui sono rinchiusi loro. Non si tratta di lavori di manutenzione: vengono proprio tolte le tegole per lasciare chi è dentro, esposto alle intemperie.
Potrebbe sembrare il format di un nuovo reality, invece è la storia del Conclave che si svolse tra il 1268 e il 1271 a Viterbo.Visto che per ben venti mesi i cardinali, andando comodamente a votare presso la Cattedrale, non erano riusciti a eleggere il papa, i viterbesi, colti dall’esasperazione, decisero, sotto la guida del carismatico capitano del popolo Raniero Gatti, di rinchiudere a chiave (cum clave, da qui il termine) i cardinali all’interno del Palazzo dei Papi, e di tenerli a pane ed acqua, col tetto scoperchiato, finché non avessero eletto il nuovo Pontefice. Il metodo, seppur drastico, ha funzionato, e alla fine è stato eletto un nobile piacentino, Tedaldo Visconti, che però non era nemmeno un prete: aveva gli ordini minori e fu ordinato sacerdote circa due settimane prima di occupare il soglio pontificio, col nome Gregorio X.
La nostra visita nella Città dei Papi non poteva che iniziare dal luogo dove si svolse questo importante episodio storico. Il Palazzo Papale, che oltre al Duomo di San Lorenzo, è il monumento più importante di Viterbo, fu sede della Curia pontificia dal 1257. Abbiamo ammirato le finestre bifore che danno sulla piazza, e la Loggia delle Benedizioni, dove si affacciava il Papa.
Girando per Viterbo non solo s’incontrano innumerevoli monumenti storici, ma si ha l’impressione di respirare la storia ad ogni angolo: colpisce anche l’imponenza della cinta di mura, di oltre cinque chilometri di lunghezza, che abbraccia il centro storico. L’accesso al cuore della città è tuttora possibile attraverso le sette antiche porte, come la Porta Fiorentina. Durante la nostra giornata abbiamo anche visitato la Chiesa di San Francesco, una bellissima costruzione gotica, con davanti, all’angolo, il pulpito cinquecentesco da cui predicava San Bernardino da Siena, un religioso che si occupava con fervore anche di temi tuttora attualissimi come l’etica e l’onestà nelle attività imprenditoriali e condannava fermamente l’usura.
Oltre alla bellezza di ciò che si vede subito, a Viterbo c’è da scoprire anche il fascino del mondo sotterraneo: infatti, la città è ricca di gallerie sotterranee scavate nel tufo che mettono in comunicazione molti edifici del centro storico. Ma viene da sotto terra anche un altro importante dono della città, detta la capitale della Tuscia: secondo la leggenda fu Ercole, sfidato dagli etruschi a dar prova della sua forza, a conficcare una lancia nella terra e a scoprire così la presenza della salubre acqua termale che zampillava dal foro. La sorgente viterbese più famosa si chiama appunto Bulicante, a indicare l’acqua che bolle, ed è ricordata perfino da Dante: “Qual del Bulicame esce ruscello”.
Restiamo nel cuore della Città dei Papi anche per cena, fermandoci presso il Ristorante La Pentolaccia, a due passi dalla meravigliosa Piazzetta di San Pellegrino, testimone inestimabile della vita duecentesca della città. Nell’ambiente rustico e familiare del ristorante gustiamo una cena all’insegna della più antica tradizione viterbese, che il locale tramanda con onore da moltissimi anni. Iniziamo con degli antipasti di cacciagione e con gli antipasti della Pentolaccia. Continuiamo il nostro viaggio nei sapori seguendo i suggerimenti del Signor Massimo, il titolare, e prendiamo la maltagliata al ragù di cinghiale, e i lombrichelli con funghi porcini e tartufo nero uncinato. Quasi nessuno di noi rinuncia alle fantastiche zuppe del territorio, così assaggiamo la zuppa di ceci e castagne, e la zuppa di lenticchie di Onano. Nella scelta dei secondi ci dividiamo tra il cinghiale dei Monti Cimini al bujone, la papera alla viterbese, e il piccioncino ripieno. I nostri amici scelgono invece la coda alla vaccinara e il maialino al forno con le patate. Annaffiamo il tutto con dei vini del territorio, scelti tra le oltre centoventi etichette disponibili e chiudiamo con degli squisiti dolci fatti in casa e con delle grappe scelte tra più di quindici monovitigni differenti.
Torniamo a casa felici di aver compiuto due viaggi in uno: quello nella Città dei Papi del Duecento, e quello nei migliori sapori di Viterbo, che affondano le loro radici nella ricca storia della città.

Francesca Bertha

PER INFORMAZIONI:

www.comune.Viterbo.it
www.aptviterbo.it
www.pentolaccia.com
Ristorante La Pentolaccia
Via delle Fabbriche, 20-22 Viterbo
0761/342755


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