polonia by www.born2travel.it

località: varsavia, cracovia, oswiecim, auschwitz
stato: polonia (pl)

Data inizio viaggio: martedì 1 agosto 2000
Data fine viaggio: mercoledì 30 agosto 2000

se vuoi saperne di più o vedere tutte le foto visita: www.born2travel.it

10. 08. 2000 Varsavia (Polonia)
Ieri, moralmente parlando, ho passato una giornata pessima per una serie di avvenimenti che si son accavallati: la partenza del Rossho, gli ubriaconi di Willach, la multa in Austria, la nottataccia in treno, i problemi per il visto della Lituania, so solo che ora mi sento molto meglio! Questo grazie a due portoghesi "raccattati" ieri sera nella stazione di Bratislava e con cui abbiamo trascorso il trasferimento notturno fino in Polonia. Dopo tanto tempo, stanotte in treno un pò mi son riposato grazie soprattutto a Pedro che ha vigilato per me! Gliene sono molto grato.
Varsavia è una città carina ma nulla di speciale, molto industrializzata, mi ricordava tanto Milano venti anni fa. Abbiamo visitato il centro, la residenza del Presidente della Repubblica e abbiamo passeggiato nella bella piazza centrale.
[Pedro Daniel Aguiar Lopes da Porto, Portogallo]: "Viaggiamo insieme fino a Varsavia?" Così ho conosciuto questo "mafioso" durante l'inter rail. Spero che ci incontreremo di nuovo lungo questa strada...
Stasera andremo a Cracovia. Alloggeremo lì e domattina presto ci recheremo nell'impressionante Auschwitz. Sono emozionato.
11. 08. 2000 Auschwitz (Polonia)
Ebrei. Un popolo con propri ideali, una propria religione, gente "prescelta"... Ma non solo dal loro Dio anche da un pazzo generale nazista: Adolf Hitler, il quale decise di eliminare, sterminare nel vero senso della parola quella razza così nefasta e impura dalla faccia della terra.
Ci stiamo recando ad Auschwitz, forse il più conosciuto campo di concentramento della seconda guerra mondiale. Sono molto emozionato anche perchè io nonno durante la grande guerra fu prigioniero dei tedeschi in Yugoslavia e ancora oggi, a distanza di più di cinquanta anni quando sente di parlare di guerra gli si arrossano gli occhi e cambia subito espressione. Tante volte, con le lacrime agli occhi mi raccontava le terribili cose accadevano nel suo campo di prigionia, quando lottavano tra di loro per essere scelti per lavorare 15 o 16 ore al giorno nei campi e questo solo per poter rubare di nascosto una spiga di grano, una piccola patata... Mio nonno si trovava in un campo orribile ma non in quelli che son passati alla storia per la loro inaudita crudeltà, inoltre: mio nonno non era ebreo. Immaginiamo gli altri... E poi lui è stato fortunato perchè può ancora raccontare tutte queste cose a differenza di migliaia e migliaia di ragazzi che da lì non son più tornati (compresi due suoi fratelli).
Auschwitz. Solo il nome mette paura. Ma lì dentro la paura è l'unico sentimento più leggero che potresti provare.
All'inizio c'è un grande cancello in cui campeggia la scritta: "Arbeit macht frei" (Il lavoro dà la libertà), ma come diceva la guida: "Questa era solo una dolorosa ironia. Tutto nel campo era al servizio della morte, non della libertà", oppure come avvisava un generale tedesco agli appena arrivati: "Qui dentro esiste una sola via d'uscita: la cenere!"
Quando i deportati da mezza Europa giungevano qui trovavano un certo Hans Stilo che decideva subito la loro sorte con un dito, in base all'età e alla forma fisica quel dito ti indicava la via per il lavoro o per il forno crematorio.
Hanno varcato la soglia di questo campo, in quei tristi anni, più di un milione e mezzo di ebrei, solo quattrocento mila son sopravvissuti.
L'ebreo, dopo aver varcato il cancello d'ingresso, veniva spogliato di tutto. Nei tanti "blocks", ora adibiti a musei, erano conservati tutti i loro oggetti personali, dagli occhiali ai pettini, dalle bacinelle alle valigie, dalle scarpe alle protesi, dai capelli lunghi delle donne (impressionanti) agli spazzolini ecc.
All'inizio per registrarli scattavano tre foto tessere ma questo "iter" fu ben presto tralasciato perchè tutti, dopo tre giorni lì dentro, si trasformavano completamente, allora fu introdotto l'espediente del tatuaggio sull'avambraccio o sul petto (per uomini e donne) e sulle gambe (per i bambini, perchè i numeri erano lunghi e non entravano sul piccolo braccio di un bimbo).
C'era una sala dedicata al pazzo medico tedesco: Mengele che faceva esperimenti "genetici" su donne e bambini per dimostrare la supremazia della razza ariana tedesca...
Sala punizioni e torture. In principio c'è un grande cortile con un alto muro all'estremità. Era il luogo dove venivano fucilati. Per non parlare poi delle stanze delle torture: frustate, il far scorrere l'acqua nel naso, il porre schegge di metallo o chiodi sotto le unghie. C'erano poi delle celle costruite in alcuni tunnel sotterranei, poco areate e dove venivano rinchiusi i deportati che poi morivano per asfissia e all'inpiedi visto che erano strettissime e non c'era possibilità di movimento.
Gli alberi. Quegli arbusti piantati dagli ebrei e che s'ergevano alti nel cielo quasi a simboleggiare la dignità e l'orgoglio di quel popolo così sfortunato, fermandomi mi son chiesto: "Se questi alberi potessero parlare... Quante storie diverse ma quasi tutte con lo stesso destino narrerebbero...!"
Infine il nostro "tour" termina al capolinea: le docce e i forni crematori. Le docce. Le persone venivano fatte spogliare completamente in un'anticamera, prima le donne, poi gli uomini. In seguito venivano tutti fatti confluire in una grande stanza dal soffitto con tanti fori, lì venivano inondati da un gas velenosissimo che in poco tempo li uccideva, i corpi, poi, venivano raggruppati e cremati per eliminare ogni traccia di quel popolo. Il resto è silenzio.
Alla stazione di Oswiecim salutiamo i nostri cari amici portoghesi che procedono per Cophenagen mentre noi ci dirigiamo a Praga

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