Francia,Spagna Atlantica,Portogallo maggio 2009

località: vila nova de cerveira, viana do castelo, braga, bom jsus do monte, guimaraes 246km
regione: minho
stato: portogallo (pt)

Data inizio viaggio: lunedì 4 maggio 2009
Data fine viaggio: venerdì 22 maggio 2009

Proseguiamo il viaggio verso Camposancos all’imboccatura del rio Mino dove si prende il traghetto per Caminha in Portogallo, ma poi decidiamo di seguire la strada verso l’interno fino al ponte di Amizade e arrivare a Vila Nova de Cerveira, passato il ponte prendiamo la prima strada a destra e arriviamo a un grande parcheggio, tutto intorno un parco, al centro spicca la statua di un cervo simbolo della città ritratto anche nel suo stemma
C’è molta gente per le strade, infatti vi è un esposizione di macchine antiche, dopo aver curiosato ci avviamo verso il centro passiamo casa do concello (municipio) un bel edificio con molte bandiere sventolanti, nelle vicinanze ci soffermiamo ad ammirare un’originale fontana che spruzza acqua fino a colpire un sasso dondolante sospeso ad un filo tra due travi di legno come sostegno.
Nella piazza centrale la chiesa con due torri campanarie di un bianco abbagliante, camminiamo per i vicoli tra case di pietra con balconi in ferro e stemma nobiliari ,per le strade c’e confusione e moltissima gente così decidiamo di tornare all’ auto e proseguire il viaggio
A cinque chilometri a nord di Viana do Castelo su un colle che domina la città è situata un importante quanto scenografica chiesa ,quella di Santa Luzia visibile da qualsiasi punto della città è raggiungibile con funicolare o in auto su una strada che scorre tra pini e mimose.
Arrivati saliamo la sua monumentale scalinata ,la chiesa combina elementi bizantini , romanici e come riferimento per la costruzione è stata presa la chiesa Sacre Coeur di Montmartr ,sopra il portale principale un grande rosone gotico che con altri due posti sulle pareti a fianco illuminano l’ interno decorato con affreschi ben conservati ,l’ altare maggiore è realizzato in marmo bianco sormontato dal Sacro Cuore di Gesù
Si può accedere tramite un ascensore o salendo142 gradini alla lanterna superiore della cupola centrale a 57mt, e qui vediamo il secondo magnifico panorama della giornata sulla città di Viana do Castelo ,sull’ estuario del fiume Lima e sulle spiagge.
Scendiamo dal colle per visitare questa città chiusa tra fiume, mare e montagna, parcheggiamo in Avenida dei Combattenti della Grande Guerra dove c’è il monumento ai caduti e via principale con sbocco sul mare.
Entrando in Portogallo abbiamo spostato indietro le lancette dell’orologio di un’un ora e sono le quattordici fa un gran caldo,sarà per questo che per le strade c’e pochissima gente .
Ci avviamo nella città vecchia dove ci sono belle dimore in stile rinascimentale e manuelino, numerose le facciate adorne di stemmi gentilizi, la via pedonale arriva in Praca da Repubblica di forma rettangolare con una fontana ,al centro due personaggi mitologici a cavallo di un’aquila,più avanti l’antico municipio con merli e arcate ogivali e sulla facciata il blasone cittadino raffigurante una caravella in ricordo dei marinai che parteciparono alle grandi scoperte geografiche ,di fianco il complesso costituito dalla chiesa e dall’hospital della Misericordia edificio con una delle più belle facciate rinascimentali della città con doppio piano di balconi e loggiati, sorretti da cariatidi e atlanti ,al piano terra un colonnato con capitelli ionici
Al centro da questo lato della piazza la bella fontana rinascimentale del 1533 composta da vasche sovrapposte con alla sommità una sfera armillare e la croce dell’ ordine di Cristo, più avanti la chiesa Matriz con due torri romane con smerli che sembrano i bastioni di un castello, in una c’è la campana nell’altra un orologio, al centro un rosone in vetro mentre sul portale gotico numerose statue e sculture , non è possibile visitare l’ interno perché tutto chiuso
Proseguiamo il giro e ci troviamo di fronte la Capela Das Malheiras , la bella facciata è decorata con motivi floreali,pochi passi e ci troviamo nei giardini lungo il fiume con la statua della Viana una scultura femminile con i vestiti al vento che porta in mano una nave simbolo della città.

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Braga,Bom Jsus do Monte, Guimaraes

domenica 10 maggio 2009

Lasciamo Viana do Castelo e prendiamo l’ autostrada che ci porterà a Braga.
Arrivati parcheggiamo in Avenida Central, bella strada con a fianco una camminata con aiuole fiorite, fontane e panchine che termina in Praca da Repubblica dove un velo d’acqua s’innalza dalla fontana centrale ,dietro case con balconi intarsiati e portici con eleganti caffè risalenti all’inizio del novecento ,da sopra i tetti sbuca la torre da Menagem , l’unica costruzione che rimane del vecchio castello di Braga.
Continuiamo la visita e ci troviamo davanti il magnifico Jardin de Santa Barbara con la fontana e tantissimi fiori colorati,stupendo!!!
Il giardino è circondato dalle mura, dalle torri e dagli archi del palazzo episcopale antica sede arcivescovile e oggi sede della biblioteca una delle più importanti del Portogallo.
Proseguendo in rua Nova de Sousa troviamo la Sé ( cattedrale) una delle costruzioni più importanti e più antiche del paese, l’atrio ha un bellissimo cancello in ferro tutto lavorato e il portone aperto ha dei pesanti tendoni.
La cattedrale è composta da un edificio centrale e da diverse cappelle che presentano un miscuglio di stili ,dal romano al gotico alle decorazioni manueline.
Appena entrata resto abbagliata davanti ai due organi gemelli sorretti da tritoni e satiri che si fronteggiano, talmente grandi che occupano lo spazio di metà navata e la prima espressione che mi è venuta a mente è ”grondano oro”, tutto legno scolpito e dorato, a fatica stacco gli occhi per guardare il soffitto affrescato e l’altare maggiore in stile manuelino ,il coro dove il legno scolpito e dorato si accosta a quello scuro degli scranni,in una nicchia nella parete vediamo la bella statua della Vergine del lattante.
Usciti dalla cattedrale ammiriamo il tetto delle torri in filigrana manuelina.
Proseguiamo passando per praca do Municipio, al centro la fontana decorata con pellicani ,a un lato della piazza la splendida facciata della Camera Municipal ,arriviamo fino all’ arco di porta nuova che anticamente permetteva l’ ingresso in città.
Lasciamo Braga e con la strada N103 saliamo fino al piazzale in cima al colle per vedere il Santuario do Bom Jesus do Monte
Il santuario costruito tra il 1784 e il 1881 è circondato da un bellissimo parco con giardini ben curati, folti alberi ,fontane e grotte, davanti e ai lati del santuario composizioni floreali.
La facciata con grandi vetrate ha due torri campanarie con alla base le statue di Jeremia e Isaia,l’interno con le volte ricche di decorazioni ha tre navate separate da colonne , l’altare maggiore con delle statue ad altezza d’uomo rappresenta la crocefissione di Gesù, in una cappella laterale una croce con il Bom Jesus a cui è dedicato il santuario.
Usciti ci siamo soffermati sulla terrazza della chiesa a vedere il magnifico panorama che si apre davanti a noi , in lontananza la città e ai nostri piedi l’inizio della scenografica scala barocca. Incominciamo a scendere i circa seicento gradini in granito a rampe incrociate con statue e pinnacoli che la compongono, al centro, nella prima terrazza la fontana più grande ,più avanti quando le scale si congiungono vi sono altre fontane.
Ogni rampa ha un suo significato, quella chiamata dei cinque sensi perché incontriamo le fontane con statue e simboli inerenti a vista,udito,olfatto,gusto e tatto,( l’acqua esce da occhi, naso,bocca ecc )poi la scala delle tre virtù teologali Fede,Speranza, Carità.
Ai lati la terza rampa con cappelle al cui interno vi sono statue colorate rappresentanti la via Crucis.
Arrivati al termine della scalinata ci giriamo e restiamo affascinati dalla luce che si riflette sui muri bianchi.
Dal 1882è in funzione una funicolare idraulica con cui si può risalire,noi con calma preferiamo risalire a piedi, per Michele che alcuni amici chiamano il bersagliere non c’è problema mentre io devo fare diverse fermate .
Velocemente ripartiamo per Guimaraes dove prendiamo una camera all’hotel Ibis € 48 con colazione .
Portate le valigie in camera usciamo a cercare un ristorante ma dopo aver camminato per più di un chilometro e trovato tutto chiuso ci ricordiamo che è domenica giorno festivo,ci interroghiamo su cosa fare e consultando la guida Routard leggiamo del ristorante Vira Bar che potrebbe essere aperto, quindi ci dirigiamo in largo Condessa do Juncal, meno male non saltiamo la cena, è aperto.
Ci siamo congratulati troppo presto ,il cameriere ci avvisa che la cucina è chiusa.
Però ,può prepararci qualcosa veloce ,dietro suo consiglio ordiniamo due “francesinha” panini con carne ,formaggio fuso e sugo di pomodoro piccante, non e andata male, arano gustosi.
Il chiamiamolo “panino”ci ha comunque soddisfatti, dopo aver pagato 25€ usciamo e arriviamo in Largo da Repubblica do Brasil, piazza rettangolare molto lunga con al centro grandi aiuole e fiori colorati ,al termine della piazza la chiesa Dos Santos con due torri di notevole altezza e data l’ora: sono le 23 è anche illuminata.
Camminando per la città tra il suo dedalo di viuzze e piazze ci troviamo davanti al palazzo ducale Paco dos Duques de Bragança , è in ristrutturazione, gran parte dell’immobile è coperto da impalcature e anche il pavè della strada è in rifacimento
Proseguiamo per un’altra via e ci ritroviamo davanti alla chiesa del monastero di S.Antonio dei Cappuccini ,il cancello è aperto ,ci avviciniamo e sotto le arcate dell’entrata vediamo diverse scene della vita del santo composte con gli azulejos ,dopo tutto questo camminare ce ne torniamo in hotel.

lunedì 11 maggio 2009

Lunedì 11 maggio
Amarante -Solar de Mateus -Villa Nova de Gaia - Porto--208-km


Oggi ci siamo svegliati con la pioggia, rinunciamo alla visita del palazzo ducale che è in ristrutturazione e partiamo per la città di Amarante.
Una cittadina della Serra do Marao a circa 55km da Porto e attraversata dal fiume Tamega che scorre nel cuore della città mettendo in risalto il pittoresco ponte, a una delle estremità sorge la chiesa e il convento di Sao Goncalo
Attraversato il ponte a destra negli antichi edifici conventuali c’è la sede del municipio e un giardino con parcheggio dove lasciamo l’auto , a piedi ci dirigiamo verso la piccola piazza su cui si affaccia la chiesa,questa fu costruita sulla primitiva cappella di Sao Goncalo.
Sulla facciata risalta il bel portale di fattura rinascimentale, nelle nicchie le statue di S.Francesco D’ Assisi, S.Domenico Di Guzman i santi Pietro, Tommaso,Gonzalo, la Vergine del Rosario e più in alto lo scudo reale.
L’ interno ha tre navate,in quella centrale un altare barocco e colonne a tortiglione dorate,una cassa d’organo sorretta da figure mitologiche ,a sinistra dell’ altare racchiusa in una cappella la tomba di
Sao Goncalo, che oltre ad essere il patrono del paese è il protettore dei matrimoni, la tradizione vuole che coloro che sono in cerca dell’anima gemella vedranno esaudirsi i loro desideri se toccano il viso scolpito sopra questa tomba ,naturalmente in molte parti è consumato
Una porta da accesso al chiostro con al centro una fontana e alla sacrestia con il soffitto decorato.
Usciti camminiamo per le stradine tra negozi di artigianato e alcune pasticcerie dove in vetrina hanno esposto i bolos de Sao Goncalo pasticcini a forma fallica.
Guardando l’altra sponda del Rio Tamega si vedono le pittoresche case con i balconi sospesi sul fiume,scendiamo anche sulla riva del rio per ammirare il ponte ma se questa mattina pioveva adesso diluvia ,di corsa ci ripariamo sull’auto.
Ripartiamo per Vila Real dove a pochi chilometri sorge uno dei più bei palazzi del Portogallo:Solar De Mateus ,una tenuta vinicola .
L’immagine del palazzo adorna l’etichetta di ogni bottiglia di Mateus rosè.
Una costruzione in stile barocco risalente alla prima metà del XVIII secolo il cui progetto è attribuito all’ architetto toscano Nicolò Nasoni ed è circondata da splendidi giardini
Il palazzo si specchia in una grande vasca rettangolare con al centro la statua di una donna addormentata,l’edificio si compone di tre corpi con il rientro della parte centrale,l’accesso al piano superiore è consentito da doppie scale poste sulla facciata con la baluastra in pietra ornamentale, sui cornicioni dei tetti statue e una corona di pinnacoli.
L’interno è visitabile solo con guida a pagamento ( € 7,50 a persona ),vicino al punto di partenza delle visite guidate vengono offerte degustazioni dell’Alvarelhad vitigno usato per fare il vino rosee ,si vendono anche prodotti della casa e marmellate.
Nell’ingresso è visibile il blasone di famiglia ,nella biblioteca il soffitto sale con listoni di legno con al centro un ramo di fiori intagliato,alle pareti più di seimila volumi di cui molti antichi ,in una teca un edizione straordinaria del poema epico”I Luisiadi” di Camoes.
Passando da un locale all’ altro vediamo quadri, tappeti antichi ,finissime porcellane cinesi , un bellissimo tavolo in tartaruga e madreperla, pezzi in avorio provenienti da Macao quando era colonia Portoghese,un grande piatto ispano arabo usato come lampadario e una serie di graziosi presepi.
Terminata la visita del palazzo la guida ci fa uscire nel parco e dopo una decina di passi attraverso una porticina entriamo nella cappella col soffitto a cassettoni dipinto con figure religiose.
Usciti dall’edificio giriamo per i giardini con i viali separati da siepi di bosso e archi,un tunnel di cipressi divide in due il giardino , la vegetazione è cosi fitta che quasi non permette alla luce di passare, mentre sotto i rami sembrano tentacoli di una piovra .
Particolari sono le scale usate per potare questo tunnel, l’estremità appoggiata sopra la siepe è ricurva.
Completano questo parco ,una fontana con stemma del casato, pergolati, piccole vasche con acqua e altre siepi disposte in maniera che sembrano ricami
Lasciamo Solar de Mateus , la strada che stiamo percorrendo lascia alle spalle la serra de Marao e prosegue per qualche decina di chilometri nell ‘alta valle del Douro dove i vigneti sono abbarbicati alle terrazze scoscese della valle, siamo diretti verso la città di Porto che da il nome ad uno tra i più noti ed apprezzati prodotti del Portogallo

lunedì 11 maggio 2009

Se Porto dà il suo nome al vino ,a Vila Nova De Gaia si trovano le cantine ,questo sobborgo si trova sulla sponda opposta del fiume Douro rispetto alla città di Porto e le cantine si trovano disseminate lungo le sue strade, si susseguono fianco a fianco dalla collina fino all’ argine.
A Vila Nova De Gaia si concentrano ben trentasei marchi di vino Porto, la maggior parte delle cantine porta nomi inglesi Calem ,Sandeman,Croft,Graham’s, Taylor’s questo perché i commercianti Inglesi privati dei vini Francesi e Spagnoli a causa delle frequenti guerre con la Francia e Spagna incominciarono ad apprezzare i vini del Portogallo.
Noi abbiamo scelto di visitare la cantina della Taylor’s, entrati giriamo per il cortile e da una terrazza abbiamo una vista stupenda sul fiume,sulle case di Porto e sul ponte Dom Luis I.
Entrati nello showroom chiediamo se è possibile partecipare ad una visita delle cantine,una guida che parla perfettamente l’Italiano ci risponde che è possibile .
Mentre aspettiamo nella sala delle degustazioni ci sediamo sugli sgabelli, ai tavoli formati con le botti dove è possibile assaggiare diversi tipi di vino e sapere il costo per bottiglia dato che ogni tavolo ha il listino prezzi.
La visita è gratuita, ed e stata decisamente interessante, inizia dalla storia del vino Porto, conquistati dal suo gusto dolce e morbido gli Inglesi lo importarono ,ma questi vini risentivano del lungo viaggio e per garantirne la conservazione e non farlo alterare vi aggiunsero del brendy,il risultato è questo vino liquoroso
I vigneti sono piantati nella valle del Douro a cento chilometri nell’entroterra ,sono disposti a terrazza dove il terreno scistoso riesce ad equilibrare il clima di estati torride e inverni rigidi, nelle “quintas”tenute con azienda vinicola, dove l’uva viene raccolta e nonostante sia faticoso e costoso per alcuni vini viene ancora usato il metodo tradizionale della pigiatura coi piedi ,quindi fermentato in larghe vasche di pietra chiamate “lagares”, segue il processo di “fortificazione” quando i lieviti hanno trasformatola metà dello zucchero naturale dell’uva in alcool viene aggiunto al vino un puro brendy.
Può maturare in botte, vasca o bottiglia da due anni a molti decenni, questi differenti periodi e metodi danno luogo a diverse qualità, il White classico, Porto bianco che si può bere freddo come aperitivo,il Ruby che va bevuto relativamente giovane,il Tawny dalle delicate sfumature ambrate e invecchiato eccellente come vino da dessert e il Vintage il migliore , il più raro e il più costoso di tutti i Porto perche prodotto da una singola eccezionale annata e fatto maturare per decine di anni nelle cantine.
Il Porto Vintage è tradizionalmente servito da solo a fine pasto con noci e frutta secca,tutte queste spiegazioni ci vengono date girando per la cantina piena di botti e dove vediamo anche una delle più grandi botti esistenti in Europa.
Terminato questo interessante giro entriamo nel negozio della Taylor’s dove acquistiamo qualche bottiglia di Porto per noi e per alcuni parenti .
Lasciamo Vila Nova De Gaia e percorriamo il ponte Infante D. Enrique per entrare nella città di Porto ci troviamo subito in coda con un traffico caotico.
Avevamo impostato il navigatore per arrivare alla Pensao Duas Nacoes e cercare una camera ma dopo essere transitati due volte nella stessa piazza abbiamo capito che qualcosa non andava ,imboccata una piccola strada ci siamo fermati per reimpostarlo e qui ci affianca una macchina della polizia chiedendo se c’era qualche problema.
Ascoltate le nostre spiegazioni ci rispondono: seguiteci ,vi portiamo noi a destinazione, sbalorditi da tanta gentilezza ci accodiamo alla loro macchina.
Arrivati nella piccola piazza davanti alla pensao ci avvisano di scaricare e spostare l’auto perchè c’è divieto di parcheggio .
Ringraziato e salutato i gentili poliziotti guardo l’edificio, la facciata fatiscente i serramenti tutti scrostati,entrata salgo una scala molto ripida che porta al piano superiore senza finestre ed in penombra,in una rientranza del corridoi c’è un uomo seduto a cui chiedo una camera con bagno alla sua risposta negativa tiro un sospiro ,questo posto non mi piace.
Dopo tutto il tempo perso siamo di nuovo in cerca di un posto per dormire.
Michele è stanco e nervoso a questo punto mi ricordo che mentre giravano per Vila Nova De Gaia(Afurada) avevo visto un hotel Ibis .
Quindi ritorniamo indietro e prendiamo una camera per 60 € .
Questa sera vogliamo riposarci non usciamo a cercare un ristorante ,ceniamo in quello dell’ hotel dove spendiamo 43€

martedì 12 maggio 2009

Martedì 12maggio
Porto -Aveiro -Bucaco- Coimbra-km -197

Questa mattina ritorniamo a Porto transitando per la strada che costeggia il fiume Douro passando sotto il ponte da Arrabida, da questa parte del rio abbiamo una bella vista della parte opposta e sul quartiere della Ribeira ,attraccate alle rive le caratteristiche imbarcazioni tutte colorate chiamate “barcos rabelo”, che in tempi passati trasportavano il famoso vino dalle montagne alla città di Porto navigando lungo il fiume Douro
Ripassiamo sul ponte D. Luis I, un architettura in ferro ad un’unica arcata su due livelli,progettato da un assistente di Gustave Eiffel nel 1886, attraversato il ponte,costeggiamo il fiume anche da questa parte percorriamo Cais da Ribeira e arriviamo in piazza Infante D.Enrique dove in un parcheggio sotterraneo lasciamo l’auto.
Su un lato della piazza c’è il Palacio da Bolsa(associazione commerciale di Porto) all’informazioni ci dicono che la visita guidata c’è alle undici ,troppo tardi ,rinunciamo.(me ne sono pentita)
Proseguiamo su rua Infante D. Enrique dove troviamo la Igrea de Sao Francisco il biglietto 4€ a persona si acquista di fronte all’entrata,si può vedere museo, chiesa e catacombe.
La chiesa faceva parte di un convento Francescano, sulla facciata tra pinnacoli e colonne a tortiglione la statua di S.Francesco ,sopra il portale un enorme rosone a dodici raggi.
Se nella cattedrale di Braga ero stata abbagliata dai due organi qui oltre l’abbaglio è come aver ricevuto anche un pugno nello stomaco da lasciarmi senza respiro,una chiesa oltre l’immaginabile qui trionfa la talha dourada (legno intagliato ricoperto da lamine d’oro) opulente decorazioni barocche tutto in oro, centinaia di chili che ricoprono cappelle, colonne, volte, muri finemente intarsiati raffiguranti grappoli d’uva ,uccelli,cherubini.
La ricchezza della chiesa fu ritenuta talmente eccessiva dal clero che vi interruppe ogni funzione religiosa e fu sconsacrata
Nella navata sinistra le pale della Madonna del Soccorso,Madonna della Rosa e la pala che rappresenta l’albero di Jessè che ritrae dodici re di giudea tra i rami di un albero che germoglia dal corpo di Gesù e termina con la Vergine e il bambino.
Nella navata destra la pala dei santi Martiri del Marocco,dell’ Annunciazione della Madonna e la cappella della Madonna della Solitudine, sul pavimento della cappella maggiore si possono osservare sette tombe.
Di fronte alla chiesa c’è il museo che nel seminterrato ospita le tombe dei benefattori ,nei muri sono incassate nicchie funerarie mentre sul pavimento sembra di camminare sul coperchio di decine di casse da morto, da una grata si intravedono teschi e ossa umani.
Usciti dalla chiesa attraversiamo un dedalo di stretti vicoli per visitare il quartiere della Ribeira ,la pavimentazione a ciottoli rende difficile la camminata ,lo stato di degrado è notevole, le abitazioni di colore pastello sembra che si sostengano una con l’altra, dagli antichi balconi in ferro spuntano molte parabole e panni stesi ad asciugare.
Passeggiamo nelle vicinanze di Rua de Alfandega e vediamo la casa do infante luogo di nascita di Enrico il navigatore,proseguendo si arriva in Praca da Ribeira dove ci sono due fontane , da una, da una, appoggiata alla parete di una casa spicca lo stemma Portoghese.
Ritorniamo verso il centro città passando davanti alla cattedrale con due torri campanarie,nella piazza antistante una piattaforma, al centro una colonna a tortiglione decorata, in cima banderuole e una corona reale.
La colonna è chiamata “pelourinho”, nata nel medioevo veniva usata per esporre i delinquenti alla vergogna pubblica ,in gabbia, mutilati o fustigati a seconda della gravità del delitto,esportata in Brasile dai Portoghesi veniva usata per gli schiavi e prese il nome di” pelourinho “ perche al condannato si spelava la schiena a frustate.
In Brasile vennero quasi tutti abbattuti perché simbolo di tirannia, qui in Portogallo vengono considerati monumenti di interesse nazionale
Proseguendo lungo l’Avenida Alfonso Enriques arriviamo alla estacao de Sao Bento (stazione) dei primi del novecento costruita sul terreno di un antico convento,le pareti dell’atrio sono ricoperte di azulejos che rappresentano diverse episodi della vita quotidiana e della storia Portoghese.
Poche centinaia di metri e ci troviamo davanti ad un enorme spianata con al centro la statua equestre raffigurante Pedro V è Praca da Libertade , prosegue poi come Avenida Dos Aliados .
La piazza ha ampi marciapiedi ed è contornata da monumentali edifici in stile liberty ,termina con Praca Gen.Humberto Delgado dove ci troviamo di fronte il bel edificio del municipio con pinnacoli , statue e con la torre dell’ orologio
Ritorniamo indietro ed incontriamo l’Igreja dos Clerigos costruita dall’ architetto italiano Nicola Nasoni ,l’elemento di maggior spicco del complesso è rappresentato dalla torre in granito la più alta del Portogallo76 mt simbolo della città .
Pagando 3€ è possibile salirei 225 gradini che portano alla cima ,da qui si ha una bella vista sulla città.
Ancora pochi passi e siamo in Praca de Gomes Teixeira dove c’e la fontana con quattro leoni alati dalla cui bocca sgorga acqua ,su un lato l’Igreja do Carmo rivestita di azulejos.
Ci sarebbe ancora molto da visitare in questa città ma dobbiamo proseguire,passiamo velocemente da fianco dei giardini di Cordoaria e ritorniamo verso l’auto .

martedì 12 maggio 2009

Ad 80 km. da Porto c’è Aveiro ,città costruita in riva ad una laguna, percorrendo le sue vie ci accorgiamo di quanto è graziosa, il canale centrale la divide in due parti ,a nord il quartiere dei pescatori con ponticelli arcuati e casette dipinte di colori vivaci che danno allegria, il sud più ricco di monumenti.
Passeggiando in Rua Magalhaes e in rua Joao Mendonca vediamo le facciate stupende di alcune case in stile liberty, i marciapiedi pulitissimi hanno mattonelle con disegni a mosaico, davanti scorre il canale con le caratteristiche barcos moliceiros con la prua ricurva a mezzaluna simile a una gondola ,dipinte con colori sgargianti e molteplici decorazioni, dal naif a scene religiose a momenti di vita quotidiana.
I barcos moliceiros servivano al trasporto del molico un insieme di alghe usate come fertilizzante, da qui deriva il loro nome.
A mosaico con disegno a cerchi è anche Praca da Republica ,qui l’edificio della Camara Municipal è tutto imbandierato ,di fianco la Igreja da Misericordia con la facciata rivestita di azulejos
Arriviamo fino alla stazione ferroviaria bianchissima, dove spiccano i pannelli blu degli azulejos che raccontano la storia e i costumi della regione, di fronte una pasticceria ,entriamo per assaggiare la specialità di Aveiro gli ovos moles, questo dolce nato nei monasteri Francescani e Carmelitani della zona è fatto con zucchero e tuorli d’uovo ,sagomato in varie forme marinare come vongole pesci , conchiglie, è passato attraverso lo sciroppo di zucchero(dolcissime)
Lasciamo questa solare città per dirigerci verso la foresta di Bucaco, prima di addentrarci facciamo sosta a Luso piccolo paese con una stazione termale dove si imbottiglia l’ acqua minerale con lo stesso nome della città.
Chiediamo informazioni all’ufficio del turismo dove ci danno una cartina della foresta e ci spiegano l’itinerario da seguire,entriamo dalla Porta das Ameias con l’auto, non paghiamo, la biglietteria è chiusa ,forse perché sono le ore 18
La strada passa attraverso una vegetazione rigogliosa, la Mata do Bucaco 105 ettari di foresta vasta e maestosa autentico giardino botanico che ospita quasi 700 specie di piante locali ed esotiche, tra le quali l’abete del Caucàso , il Cedro di Bucaco originario del Messico, la Sequoia,l’Araucària.
In questo luogo di pace spirituale i monaci Benedettini vi costruirono un eremo,poi passò agli Agostiniani di Coimbra, infine nel 1628 ai monaci Carmelitani che costruirono un convento e piantarono un arboreto che è stato continuamente arricchito da specie esotiche portate dai navigatori Portoghesi al ritorno dalle loro spedizioni .
La foresta era così famosa che Papa Urbano ottavo nel 1643 emise una bolla papale con la minaccia di scomunica a chiunque avesse danneggiato gli alberi, questo posto idilliaco restò ai monaci fino al 1834,poi gli ordini religiosi furono aboliti e divenne proprietà dello stato
La foresta ha una serie di sentieri,dopo aver parcheggiato ne imbocchiamo uno chiamato Vale dos Fetos che ci porta ad un piccolissimo lago con un ponticello, intorno sul ciglio moltissime calle ,il sentiero prosegue tra rododendri in fiore e felci arborescenti piccole , alte ,grandi , grandissime di tutte le misure,la luce a fatica passa tra le foglie.
Più avanti al centro di due rampe di scale con centinaia di gradini scende una cascatella chiamata Fonte Fria
Riprendiamo l’auto fino ad arrivare al palazzo di Bucaco situato nel mezzo della foresta ,è stato costruito nel 1907 come residenza estiva reale sul sito di un convento di cui sono rimaste alcune celle, il chiostro e la cappella,nel 1917 è stato trasformato in un albergo di lusso .
La sua architettura emula lo stile Manuelino con torrette ,guglie, smerli ,il porticato davanti all’entrata è sorretto da colonne cesellate che terminano ad arco con lavorazioni che sembrano dei pizzi, sulla parete tra una finestra e l’altra azulejos con scene del poema Luisiadi di Camoes e scene di battaglie della storia Portoghese .
Tutto intorno il giardino, con siepi e fiori in ogni angolo,un bellissimo pergolato è ricoperto dai fiori del glicine.
Riprendiamo di nuovo l’ auto, proseguiamo uscendo dalla Porta da Rainha, (Regina), passiamo davanti al museo militare oramai chiuso e arriviamo all’obelisco circondato da catene che lo collegano a dei cannoni, commemora la battaglia di Bucaco combattuta il 27 settembre 1810 e la vittoria degli Anglo Portoghesi comandati da Wellington contro le truppe Francesi guidate da Andrè Massèna generale di Napoleone.
Rientriamo dalla Porta de Sula per dirigerci al miradouro di Cruz Alta, lungo il percorso intravediamo dei cruzeiros e delle cappelle,in alcune di queste ci fermiamo, all’ interno figure in terracotta a grandezza naturale rappresentano la Via Crucis.
Dal miradouro di Cruz Alta a 545 .s.l.m una grande croce sembra voler proteggere la vallata ,da qui si possono vedere i monti Caramulo e Stella, i colli circostanti e la foresta con il Palazzo di Bucaco.

martedì 12 maggio 2009

Lasciamo questo posto di pace e in circa trenta minuti percorriamo i 35 km che ci portano a Coimbra dove prendiamo una camera all’ Hotel Ibis, €60 con colazione e 5€ per il parcheggio.
L’ hotel è situato in Avenida Emidio Navarro, davanti all’hotel il Rio Mondego che attraversa la città e il parco Manuel Braga dove c’è il ristorante Italia.
La cucina Portoghese è ottima, ma abbiamo nostalgia della nostra ,decidiamo di entrare dove gustiamo un gran piatto di spaghetti e un ancor più grande piatto di insalata mista € 27,70
Usciti ammiriamo il ponte Santa Clara e la parte opposta della città .
Nel Rio Mondego che gli abitanti della città chiamano”Rios Dos Poetas” si riflettono illuminati gli edifici legati alla vita della regina santa Isabel e a Ines de Castro, l’ infelice amante del re Pedro I che qui visse e fu assassinata e sono ,il Mosteiro Santa Clara a Velha e L’Igreja de Santa Clara a Nova
Dal ponte di Santa Clara si apre una vista dell’ antica università di Coimbra, centinaia di lampioni illuminano una roccaforte bianca che domina la città vecchia tutta abbarbicata alla collina.
Decidiamo di fare un giro per la città ,attraversiamo Largo da Portagem proseguiamo in Rua Ferreira Borges,strada lastricata talmente lucida che sembra sia stata data la cera
Passiamo sotto L’Arco de Almedina con la torre de Anto che conduce all’intrico di stradine della parte alta della città vecchia, che anticamente apparteneva al clero e ai nobili .
Percorriamo Rua do Quebra Costas (via spacca costole) per me anche spacca piedi, nome adeguato per un reticolo di scalinate e salite .
Camminiamo davanti alla sé Velha (vecchia cattedrale),che assomiglia ad una fortezza ,questo perché la sua edificazione risale al periodo in cui gli attacchi dei Mori erano temutissimi ,arriviamo in Largo da Porta Férrea dove c’ è l’accesso per l’antica università che andremo a visitare domani.
Su questo largo e sulla rua che prosegue si affacciano i grandi e moderni edifici della biblioteca , delle facoltà universitarie di lettere,medicina,chimica e termina nella piazza con la statua del re Dinis VI re del Portogallo, che nel 1290 emanò un decreto per la fondazione dell’università.
Dal 1308 a più riprese fu spostata a Lisbona fino a quando nel 1537 su ordine del re Joao III trovò la sua collocazione definitiva nel Paço Real de Alcàçova.
Al termine di questa passeggiata guardiamo l’orologio, sono le 24 è ora di tornare sui nostri passi tra stradine sinuose lastricate di ciottoli


mercoledì 13 maggio 2009

Mercoledì 13 Maggio
Coimbra--Fatima--Tomar--Batalha 220 km


Questa mattina per arrivare all’università allunghiamo il giro fino a Praca Otto de Majo, questa piazza con al centro una fontana è posta più in basso della strada .
Un lato è occupato dal Mosterio de Santa Cruz fondato nel 1131 dagli Agostiniani ,il portico rifatto in stile Manuelino è ricco di decorazioni e nicchie con statue di santi, sul portale ad arco uno stemma e Cherubini che suonano le trombe che contrasta con il resto austero della facciata e delle due torri.
All’interno i monumenti funebri di re Alfonso Enriques e del figlio Sancho I posti a fianco dell’altare, le statue giacenti sono rivestite di armature
La sacrestia è decorata con azulejos e colonne che sostengono il soffitto rivestite di legno, alle pareti vi sono esposti dipinti di scuola Portoghese, da qui si accede alla “Sala do Capitulo” in stile Manuelino con la tomba di uno dei fondatori del monastero.
Il chiostro(Claustro do Silencio) a pagamento 3,50 € ,con belle e ricche decorazioni raffiguranti foglie d’ alloro scolpite nella pietra,al centro una bellissima fontana.
Usciti dal monastero e girato l’angolo vediamo una costruzione strana, anticamente era parte integrante del secondo chiostro del convento di Santa Cruz sono: i “Giardini di Manga”(Giardino della Manica) ,secondo la leggenda il nome del chiostro è da attribuire al re Joao III che ne avrebbe disegnato la pianta su una manica del proprio abito.
Al centro è stato costruito un piccolo tempio a pianta circolare composto da otto colonne corinzie sormontato da una cupola ,circondato dall’acqua di alcune fontane è connesso a quattro cappelle tramite passerelle mobili,che una volta sollevate permetteva ai monaci di pregare indisturbati,completa questa struttura i giardini posti ai quattro angoli.
Dietro ai Giardini di Manga parte un strada stretta ed in salita dove i muri delle case sono piene di grandi scritte dal significato rivoluzionario ed irrispettoso ,alle finestre sono appesi degli stendardi e dalle porte escono gruppi di giovani ragazzi, sono le “Republicas” case abitate e gestite dagli studenti.
Durante gli anni della dittatura ebbero un ruolo di zona franca per i contestatori e per chiunque volesse rifugiarvisi ,in queste case la polizia non aveva il permesso di entrare.
Arrivati in piazza di Porta Ferrea entriamo nella nuova biblioteca dove paghiamo 6€ a persona per poter visitare la vecchia università, ci viene spiegato tutto il percorso iniziando dall’entrata che si trova a fianco.
Vi si accede dalla Porta Ferrea costruita nel 1633, sopra la porta d’ingresso lo stemma nazionale dell’ epoca in cui venne costruita ,ai lati due colonne decorate con le statue dei re Dinis e Joao III Stiamo entrando nel cortile per visitare uno degli atenei più antichi, sfarzosi e ricchi di storia di tutta Europa “La Velha Universidade”
L’ampia piazza è chiusa per tre lati da edifici , dal quarto lato aperto si può vedere il fiume e il ponte Pedro e Ines, al centro del vasto cortile la statua del re Joao III.
In uno dei due angoli domina sul cortile il simbolo dell’università ,la torre barocca dell’orologio, alta 34 m chiamata “ A Cabra “ (la capra), ha tre campane una delle quali dal 1733 scandisce ogni momento delle lezioni : dello studio,delle biblioteche e delle stanze chiuse al crepuscolo.
A destra dell’entrata una scalinata conduce a un portico monumentale a tre archi chiamato il“Paço das Escolas”(Palazzo delle scuole), con la galleria a colonnato chiamata via latina dove un tempo gli studenti comunicavano con la sola lingua autorizzata all’interno dell’università,il latino.
All’interno dell’edificio una scala conduce ad una galleria a balconata da qui si può ammirare la Sala del Trono dove nel 1385 Joao I giurò come re del Portogallo , nel 1544 con l’istallazione della cattedra e dei banchi ha preso il nome“Sala dos Capelos”( Sala degli Atti), ha un bel soffitto a cassettoni con intrecci di foglie ,soggetti umani e di animali ,alle pareti rosso pompeiano sono appesi ritratti di re Portoghesi ,alla base ,il muro rivestito di azulejos contrasta con il legno scuro di grandi lunghi banchi dove possono sedersi solo i dottori,qui si svolge la cerimonia di apertura dell’anno accademico, la nomina dei Rettori,le discussioni delle tesi di dottorato e l’assegnazione delle lauree Honoris Causa.
Da una di queste balconate vediamo quello che noi pensiamo sia un esame o una tesi di laurea, infatti una ragazza sta scrivendo su un computer il cui testo viene riportato su un grande schermo davanti ad un professore che con una bacchetta corregge gli errori
Più avanti la “Sala do Exame Privado”(dell’Esame Privato) con soffitto a cupola e affreschi barocchi ,alle pareti ritratti dei rettori mentre il pavimento a mattonelle rosse è lucido come uno specchio.
Usciti passiamo all ‘altro lato delle costruzioni dove c’è la porta della “Capela de Sao Miguel”per entrare si deve bussare ,all’ interno pareti rivestite di maiolica fino al soffitto questo con bellissimi dipinti arabeschi ,in alto su una parete il fastoso organo barocco ornato da angioletti e decorazioni in oro a motivi cinesi.
Si deve ritornare in cortile e all‘estrema destra bussare ad un portale monumentale con colonne e sovrastato da un enorme stemma reale per accedere al luogo più affascinante dell‘università la Biblioteca Joanina.
Sono tre sale aperte in successione ,collegate da tre arcate con le insegne delle vecchie facoltà._ Nell’ ultima sala sulla parete di fronte all’entrata c’è un grande dipinto raffigurante re Joao V sovrastato dallo stemma reale, corona , cherubini con stendardi e trombe in legno intagliato e dorato, soffitti meravigliosamente dipinti, le pareti rivestite da altissime scaffalature in legno proveniente dal Brasile, Jacaranda, palissandro ed ebano,divisa in due da un ‘elegante balconata sostenuta da colonne.
I legni intarsiati sono laccati di colore diverso, uno per ogni sala, verde, rosso e oro vi sono custoditi più di trecentomila antichi volumi ,altri per motivi di sicurezza sono stati trasferiti nella nuova biblioteca .
Per conservare questa meraviglia si deve mantenere una temperatura costante fra i 18 ei 20 gradi di calore e un’umidità di circa il 60 per cento,vi è anche una colonia di pipistrelli,essi svolgono una funzione importante, questi mangiano gli insetti che tendono a nutrirsi della carta impedendo il deterioramento dei volumi.
Fuori dalla biblioteca scendiamo una scalinata che porta alla “Prisao Accademica”( Prigione Accademica) niente di particolare ,piccoli locali vuoti neanche tanto lugubri.
Per ritornare all’auto passiamo di fianco alla nuova università dove tra gli edifici delle facoltà si apre una grande piazza con la Sé Nova(cattedrale nuova) chiesa di un antico collegio dei Gesuiti la facciata principale impressiona per la sua grandezza e per il suo stile misto,manierista alla base e barocca la parte superiore.

mercoledì 13 maggio 2009

Lasciamo Coimbra e percorrendo l’autostrada A1 ci dirigiamo verso il santuario mariano di Fatima uno dei luoghi più venerati dai cattolici, ma appena imboccata la nazionale a qualche decina di chilometri dalla città vediamo ai bordi delle strade auto parcheggiate ,negli spiazzi centinaia di autobus , più ci avviciniamo più auto vediamo, invadono anche i campi ,qua e là vi sono piantate delle tende da campeggio e canadesi, non c’è nessuno per la strada le uniche persone che incontriamo appartengono al corpo di polizia.
Michele ed io ci poniamo la domanda :possibile che anche in un giorno feriale e in bassa stagione questo posto sia così affollato ? dopo pochi secondi mi ricordo ed esclamo ! oggi è il 13 maggio anniversario dell’apparizione della Vergine ai tre pastorelli Lucia,Francisco e Jacinta.
Proseguiamo anche se preoccupati pensando al caos che avremmo trovato in città,arriviamo nella piazza principale dove al centro s’innalzano le statue dei tre pastorelli, lasciamo l’auto e proseguiamo a piedi incontrando pochissime persone.
Al termine della via girato l’angolo ci troviamo davanti un muro umano, ci provoca un poco di vertigine, la piazza della basilica grandissima è stracolma di persone che cantano e migliaia di braccia alzate sventolano dei fazzoletti bianchi,restiamo sbalorditi e non riusciamo a capire il significato dei fazzoletti.
Finalmente in lontananza vediamo qualcosa che ondeggia sopra la teste, è un baldacchino ricoperto di fiori con la statua della Vergine che uscita dalla basilica viene portata davanti alla cappella delle apparizioni e tutti la salutano e le rendono omaggio.
Oltre ad essere sbalorditi in questo momento proviamo delle sensazioni che a parole non si possono spiegare ,non siamo praticanti religiosi ma guardando il viso di mio marito l’ho visto molto turbato, ed io avevo un groppo in gola, commossa dalla fede di queste persone mi sono sgorgate dagli occhi le lacrime.
Finita la funzione religiosa le persone si disperdono ,chi va via ,chi entra nella basilica, ma la maggior parte si avvicina alla Vergine per accarezzarla ,poi si avviano verso dei tavoli dove sono appoggiati cesti contenenti ceri di tutte le dimensioni e costi, dopo aver lasciato l’importo corrispondente al prezzo e alla quantità dei pezzi presi, i ceri vengono accesi e gettati in un grande braciere che produce alte fiamme e denso fumo nero che sale verso il cielo.
Anche noi prendiamo bracciate di candele e le bruciamo, questo per assolvere alla richiesta di parenti e amici ,credenti e praticanti ,che saputo del nostro viaggio ci hanno chiesto di devolvere offerte e accendere candele per chiedere un aiuto alla Vergine o per ringraziarla.
Ci avviciniamo all’esatto luogo delle apparizioni dove è stata costruita una cappella, davanti c’è la statua della Vergine con la corona al cui interno è stata inserita la pallottola che il 13 maggio1981 ferì Papa Giovanni Paolo secondo,donata in segno di ringraziamento.
La folla si è diradata così saliamo i gradini e percorriamo il lungo porticato semicircolare al cui centro si apre il portone del santuario iniziato nel 1928 e consacrato il 7 ottobre 1953.
L’interno dipinto di bianco è spartano, sopra l’altare maggiore un quadro rappresenta il messaggio della Madonna ai veggenti ,le vetrate rappresentano scene delle apparizioni,nella navata si trovano le statue dei grandi apostoli del Rosario e l ‘organo monumentale con circa dodicimila canne.
A sinistra dell’altare ci sono le tombe di Jacinta Marto translata il 1 maggio 1951, di Francesco Marto translato il 13marzo 1952 morti giovanissimi e Lucia de Jesus(Suor Lucia) morta il 13 febbraio 2005 a novantotto anni translata il 19 febbraio 2006 dal convento di S.Teresa a Coimbra.
È a questi tre pastorelli che il 13 maggio 1917 apparve la Madonna e da allora milioni di pellegrini di tutto il mondo vengono a pregare.
Usciti dal santuario vediamo alcuni pellegrini percorre la striscia sul pavimento del piazzale lunga cento metri in ginocchio in segno di penitenza,sono di una devozione commovente.
Prima di uscire da questa piazza diamo un’ultima occhiata al santuario, alla statua del Cuore Immacolato di Maria collocata nella nicchia della torre che ha scatenato in noi tanti sentimenti.
Ora vediamo la parte commerciale di questa città, tutta ristoranti, alberghi e negozi di arte sacra colmi di oggetti dedicati alla Madonna e anche noi ci fermiamo ad acquistare piccoli ricordi da portare a conoscenti .

mercoledì 13 maggio 2009

Con la N113 e la IC9 ci dirigiamo a Tomar per visitare il Convento di Cristo,abbazia fortificata appartenuta ai Cavalieri Templari. Costruito su una collina da Gualdim Pais nel 1160, faceva parte di un sistema difensivo per difendere il Portogallo dall’attacco dei Mori
Quando istigato da Filippo IV di Francia invidioso delle grandi ricchezze accumulate dai Templari, il papa Clemente IV con una bolla del 1312 soppresse l’ordine, il ramo Portoghese fu protetto dal re Dionigi I che cambiò il loro nome diventando l’ Ordem De Cristo(Ordine di Cristo)
Con i re che si susseguirono che furono tutti Gran Maestri si sviluppo una mescolanza di stili architettonici da quella Romana a Gotica ,Manuelina,Rinascimentale facendo di questo complesso un’opera d’arte
Con Enrico il Navigatore Gran Maestro che guidò l’ordine per 20 anni, organizzarono la prima scuola per navigatori, finanziarono e contribuirono alle grandi esplorazioni ,infatti la croce Dell’Ordine di Cristo si staglia sulle vele delle navi Portoghesi
Parcheggiamo all’esterno di possenti mura con torri rotonde che circondano la cima del colle,entrati ci troviamo in un grande giardino con alberi e siepi di bosso,all’estremità un edificio circolare a16 lati con smerli e torre campanaria.Una scalinata conduce ad una terrazza davanti alla magnifica porta restaurata della chiesa; è bianchissima, con statua della Vergine con il bambino e dei profeti del vecchio testamento,
L’entrata e la biglietteria si trovano a destra della scalinata 5€ a persona, il percorso è libero con l ‘aiuto di una guida cartacea
Il complesso stupisce per la vastità i chiostri sono otto e si susseguono uno all‘altro .
IL chiostro del cimitero era il luogo di sepoltura dei monaci ,le doppie colonne di archi sono ornate da capitelli raffiguranti delle foglie, nel cortile interno alberi ed aiuole bordate da azulejos, in una tomba riposa Diego da Gama fratello del grande navigatore Vasco da Gama.
Il chiostro della lavanderia è disposto su due piani.
Qui la servitù svolgeva lavori domestici e il lavaggio degli indumenti,da questo punto si vedono molte parti del monastero distrutte
Dal chiostro del cimitero uno stretto corridoio decorato ci porta alla” Charola” splendida chiesa ispirata secondo la tradizione dei Templari al modello della cupola della roccia del Santo Sepolcro di Gerusalemme, all’interno un deambulatorio circolare a sedici facciate con pannelli dipinti raffiguranti la vita di Cristo ,tra una facciata e l’altra colonne con statue di santi e angeli.
La copertura a botte all’interno del deambulatorio racchiude un ambiente centrale su otto colonne delimitato da archi finemente intarsiati con stucchi dorati la cui cupola diventa cappella centrale da cui scende un Cristo crocefisso, qui partecipavano seduti sui loro cavalli i cavalieri templari prima di partire per le crociate.

mercoledì 13 maggio 2009

Il corpo della chiesa è collegato al deambulatorio da un grande arco con il soffitto a nervature nello Dalla chiesa si passa al chiostro di Joao III disposto su due piani collegati da quattro scale elicoidali situate ad ogni angolo , al centro del cortile una grande fontana .
Saliamo al piano superiore con le scale elicoidali ,dal tetto si ha una bella vista esterna del corpo della chiesa ed è una profusione di decorazioni, i contrafforti e rosoni le cornici hanno motivi ispirati alle corde marinare e a motivi vegetali, il bordo del tetto ha lavorazioni che sembrano merletti macramè intervallate da pinnacoli.
Da qui si vede la famosa finestra Manuelina del capitolo (Janela do Capitulo) la cui decorazione simbolizza l’albero della vita che si arrampica ai due lati della finestra, attorcigliata come le corde marinare,queste hanno decorazioni di coralli,alghe marine gomene e catene che simbolizzano il legame del Portogallo con il mare,termina annodata dalle insegne della giarrettiera ed è sormontate dall’emblema di Manuel primo e della croce dell’Ordine di Cristo .
L’unica nota stonata è la patina bruno giallastra provocata dai licheni che la copre e la scurisce.
IL chiostro principale si collega al dormitorio con quaranta celle distribuite in tre corridoi diretti verso i punti cardinali,le pareti sono rivestite di Azulejos mentre la volta è rivestita di legno,l’incrocio formato dai tre bracci è il centro geometrico del convento sul quale si apre una cappella.
Visitiamo la mensa ,il soffitto a botte è rivestito di travi in legno ,il grande locale è illuminato da lampadari circolari formati con le ruote dei carri al centro due lunghi tavoli con panche
Il convento è un susseguirsi di cortili con imponenti colonne,corridoi,volte con nervature fino all’uscita,quasi tre ore per visitarlo.
Nella preparazione del viaggio avevamo inserito il Castelo de Almourol le spiegazioni della guida Routard ”romantica sagoma su un isoletta al centro del Tago” mi avevano affascinata ,ma è troppo tardi non ci fermiamo lo vediamo in lontananza.
Dopo circa un’ora arriviamo al Monastero di Batalha e seguendo le indicazioni della guida Routard andiamo all’hotel Casa Do Outeiro( € 55).
All’entrata siamo stati colpiti dalla luminosità e dall’ordine della casa e anche la nostra camera grande pulita, solare,arredata molto bene con tappeti, quadri e divano ,anche in bagno avevamo a disposizione otto asciugamani
Anche per la cena seguiamo le indicazioni della guida Routard ed entriamo al ristorante Dom Duarte dove ordiniamo pesce e gamberoni alla griglia e l’immancabile contorno di insalate miste spendendo in tutto €20 (questa cifra impossibile a Milano e provincia).
Finito di cenare ci dirigiamo nella piazza dove sorge il monastero.
I lampioni danno una leggera luce mentre il monastero è illuminatissimo ,le luci rosse che escono dalle guglie sembrano lingue di fuoco e conferisce ai ricami scolpiti un fascino impossibile da dimenticare.

giovedì 14 maggio 2009

Giovedì 14 maggio
Batalha--Alcobaca--Nazarè--Obidos--Ericeira--170 km.


Sono le 8,30 e siamo impazienti di entrare ma mancano ancora 30 minuti all’apertura,camminiamo per la piazza dove al centro spicca la grande statua di Nuno Alvares Pereira condottiero invincibile delle armate militari nella guerra contro gli invasori Castigliani , la sua storia è legata al monastero.
Considerato uno dei migliori generali Portoghesi agli ordini del re Giovanni I, con seimilacinquecento uomini sconfisse l’esercito Castigliano composto da trentaduemila uomini ad Aljubarrota, la vittoria fu così netta che i Portoghesi entrarono in Castiglia assicurando così l’indipendenza del Portogallo
Batalha significa battaglia e questo monastero di S. Maria della Vittoria uno dei più meravigliosi capolavori dell’arte gotica.
La sua costruzione si deve alla promessa fatta alla Vergine da parte del re del Portogallo Giovanni I che gli fosse concessa la vittoria sull’esercito Castigliano.
La battaglia ad Aljubarrota comandata da Nuno Alvares Pereira fu vinta e il re tenne fede alla promessa,anzi decise d’includere nel complesso architettonico il suo proprio pantheon(la cappella del fondatore)e lo trasformo nel simbolo del potere della dinastia di Avis
I lavori durarono circa due secoli con aggiunte e modifiche, vennero introdotte nuove tecniche di costruzione e nuovi stili senza mai pervenire a completa costruzione ,come le Capelas imperfetta(cappelle incompiuteCi avviciniamo al monastero con lo sguardo rivolto in alto,verso una miriade di guglie, pinnacoli, cuspidi, decorazioni e merletti in pietra bianca che nel corso dei secoli è diventata ambrata ,più in basso grandi vetrate medioevali sembrano quadri dipinti da famosi pittori.
Il monastero è di grandi proporzioni e non possiede campanile conforme alla regola Domenicana, per entrare un maestoso portale con ben settantotto statue rappresentanti re ,angeli,santi, Mosè e i profeti, nel timpano sotto un ricco baldacchino la figura di Cristo seduto su un trono circondato dai quattro evangelisti.
L’interno è imponente e sobrio senza nessun ornamento,le tre navate sono maestose con pilastri alti più di trenta metri con volte a crociera ,a sinistra dell‘entrata la biglietteria dove paghiamo 5€ a persona
Nella parte destra della navata si apre la cappella del fondatore, in stile gotico fiammeggiante, al centro il monumento funebre di Giovanni I e della moglie Filippa di Lancaster ,sul sepolcro gli stemmi Aviz e Lancaster e i motti dei due sovrani :Por Bem (per il meglio) per il re Yl me plet (mi piace) per la regina.

giovedì 14 maggio 2009

Le statue dei due regnanti con la corona in testa sono rappresentati mentre si danno la mano,uniti nella morte come furono nella vita .
Ai lati della cappella si aprono nicchie finemente lavorate con le tombe dei figli nati dai due monarchi, tra cui Enrico il navigatore fondatore della prima scuola navale del mondo, che aprì al Portogallo le rotte per le esplorazioni negli altri continenti
La luce entra dalle finestre dai vetri colorati che sono opere d’arte di maestri fiamminghi ,alziamo la testa e vediamo una splendida cupola stellata ottagonale ,con al centro un rosone unito da nervature a otto meravigliose stelle traforate e intarsiate da sembrare dei centrini di pizzo.
Dalla navata sinistra si entra nel chiostro reale (chiostro di Giovanni I ), i corridoi con decori gotici formate da foglie e fiori si uniscono allo stile Manuelino degli archi ogivali con architetture islamiche traforate, la sfera armillare, la croce dell’Ordine di Cristo, gigli e fior di loto, le colonnine a spirale che sostengono queste arcate sono decorate con foglie, rami di alberi .incisioni che ricordano terre lontane
In un angolo del porticato una fontana con vasche su tre livelli, circondata da colonne e arcate con decorazioni e trafori in pietra che creano suggestivi giochi di luci e ombre di una bellezza difficile da descrivere.
Da un corridoio del chiostro si passa alla Sala do Capìtulo (sala capitolare),dove vegliate da due militari riposano le salme del milite ignoto, con i corpi di un caduto della guerra in Africa e uno della seconda guerra mondiale, illumina questa scena una bella vetrata composta con scene della morte di Cristo
La volta ogivale di questa sala priva di qualsiasi sostegno centrale è tra le più ardite mai costruite ,era cos’ì pericoloso che per realizzarla furono impiegati dei condannati a morte.
Terminata la costruzione il suo architetto per far tacere le malelingue provarne la stabilità vi trascorse da solo tre giorni e tre notti.
Per visitare le Capelas Imperfeitas si deve uscire e girare sul retro,entrati ci troviamo davanti ad un grandioso portale alto 15 mt,composto da una successione di archi e colonne finemente cesellati come dei merletti , con angeli, baldacchini , corone ,corde intrecciate, da lasciare a bocca aperta per la meraviglia ,si intravede anche per centinaia di volte l’iscrizione”Leautè Faray”e”Ta Yeseray”sarò leale finche vivrò motto di Edoardo del Portogallo
Da questo meraviglioso portale si entra in un cortile ottagonale con sette cappelle con archi e decorazioni, nella cappella centrale le tombe del re Edoardo e della moglie Eleonora,
Negli angoli delle cappelle si alzano gigantesche colonne sempre decorate e scolpite che avrebbero dovuto sostenere le volte di copertura mai terminate perche Re Manuel decise di fermare i lavori per costruire il Mosteiro dos Jeronimos a Belem dove voleva essere sepolto , da qui il nome di cappelle incompiute

giovedì 14 maggio 2009

Lasciamo stupiti e affascinati questo capolavoro dell’arte Manuelina per dirigerci verso la città di Alcobaca.
Il suo nome deriva dall’occupazione araba (Alcobaza)e da due fiumi l’Alcoa e Baca che bagnano la valle dove è situata la celebre abbazia cistercense di Santa Maria.
Questa deve la sua origine a una donazione del primo re Alfonso Henrriques ai monaci di Bernardo di Chiaravalle a compimento di un voto fatto dopo la riconquista della città di Santarem ai mori.
Arrivati davanti, il monastero si vede in tutta la sua grandezza, diverse scalinate con pinnacoli portano al portico gotico con ai lati le statue di San Benedetto e San Bernardo,in alto un magnifico rosone e il frontespizio con a fianco due torri campanarie, ai lati dell’entrata si allungano i muri bianchi del monastero con finestre e qualche arcata, gli storici hanno definito questa chiesa come la più perfetta e maestosa costruita dai monaci Cistercensi
Il monastero una volta popolato da centinaia di religiosi ha avuto un importanza enorme, i suoi monaci furono chiamati a ricoprire importanti incarichi,ogni gran maestro templare doveva giurare fedeltà all’abate come rappresentante del re e questi aveva anche l’autorità di decidere dei beni dell’ordine, inoltre promuovevano l’istruzione e coltivavano le terre
All’ingresso della chiesa vediamo la grandiosa navata con poderose colonne prive di ogni ornamento, di una purezza senza pari, non c’è neanche una statua né un dipinto, è lunga 106 mt si ha l’impressione dell’ infinità .
Al termine della navata si aprono due transetti con i tumuli del re Pedro I e quello di Ines de Castro, uno di fronte all’ altro ,perche il giorno della resurrezione possano subito guardarsi in faccia , i due; protagonisti nella vita di una grande storia d’amore e nella tragedia, dalla morte di Ines fatta assassinare dal padre del futuro re Pedro
I due tumuli sono riccamente lavorati veri capolavori della scultura gotica fiammeggiante, la tomba di Ines è sostenuta da cani con teste umane che rappresentano i suoi assassini, la sua figura giacente sul coperchio ha intorno angeli piangenti che fremono di dolore, sui lati incisioni della vita di Cristo e il giudizio universale ,in un angolo il marmo è danneggiato per il saccheggio subito dalle armate napoleoniche.
Il tumulo di re Pedro è sostenuto da leoni e la figura giacente è vegliata da angeli,ai lati della tomba incisioni che raffigurano scene della vita di S. Bartolomeo patrono del re e rappresentazioni della passione di Pedro e Ines
Da lato in una piccola cappella ,un gruppo di statue in terracotta colorata raffigura la morte di S. Bartolomeo
Dal transetto destro c’è l’entrata al pantheon con i tumuli di altri re Portoghesi ,ma la porta è chiusa ,così come la porta della sacrestia nuova ,questa è incorniciata da rami intrecciati e foglie intarsiate in stile Manuelino .
Ritorniamo verso l’uscita dove alla biglietteria paghiamo 5€a persona per visitare il monastero .
Entriamo nella sala dei re, sopra delle mensole le statue in terracotta dei re del Portogallo ,opera dei monaci ,in basso le pareti sono decorate con azulejos che raccontano la storia del monastero, la volta con costole gotiche ha al centro lo stemma del Portogallo ed è sostenuta da grandi colonne .
Si prosegue nella cucina dove tutto ha proporzioni grandiose ,dai camini, enormi ,uno con otto colonne, sotto la cappa una scolaresca ascolta le spiegazioni di alcune maestre,tutti insieme occupano solo una piccola parte dello spazio del camino.
Il tavolo è in marmo massiccio ,sempre in marmo diversi grandi lavandini sono appoggiati alle pareti rivestite di maiolica bianca con profili blu ,a livello del pavimento è incassata una vasca dove l’ acqua e il pesce fresco veniva fatto arrivare fino al monastero da una deviazione incanalata del fiume Alcoa
Adiacente ,il locale del refettorio dove i monaci consumavano i loro pasti ,le navate sono divise da pilastri con luci che illuminano le volte con le costole gotiche
Incastonata in una parete una scala sale ad un pulpito , dove uno dei monaci leggeva ad alta voce la Bibbia
Si passa poi alla sala capitolare e alla sala dei monaci ,con archi,bifore e decine di colonne ,una scala porta al piano superiore dove c’è il dormitorio ,dal porticato esterno si può vedere il chiostro di Alfonso VI ,tutto archi e finestre che si affacciano sul giardino decorato da siepi di bosso e rose.

giovedì 14 maggio 2009

Lasciamo anche questo prodigioso monastero e attraversiamo un paesaggio ondulato, coltivato con frutteti e vigne per arrivare a Nazarè ,un tempo piccolo borgo di pescatori, oggi meta turistica grazie alla sua posizione favorevole tra la collina e l’ oceano.
Arriviamo al punto più alto della città il promontorio a picco sull’ oceano chiamato Sitio, qui una grande piazza pavimentata con mattonelle bianche e nere con disegni geometrici è dominata su un lato dalla chiesa di Nossa Senhora de Nazarè ,all’ interno la statua della Madonna col bambino, secondo la tradizione è la più antica del Portogallo,narra che portata a Nazarè prima ancora che esistesse la nazione Portoghese all’epoca delle invasioni mussulmane, fu nascosta in una grotta per preservarla dalle profanazioni, fu ritrovata quattro secoli dopo e venerata.
Una leggenda parla anche di un protezione da parte di questa Madonna verso l’L’Alcade di Porto de Mos, D.Fuas Roupinho, che ha caccia in quella zona, inseguendo un cervo si diresse verso la cima della scogliera, ingannato dalla nebbia che improvvisamente saliva dal mare stava per cadere dall’alto del promontorio invoco la madonna di Nazarè e il cavallo di colpo si arrestò,in segno di gratitudine fece erigere una piccola cappella alla memoria, vera o falsa che sia la leggenda ma nella roccia si intravede l’orma del cavallo lasciata in quella nebbiosa mattina del 1182.
La popolarità di questa devozione era così grande tra la gente di mare che anche Vasco da Gama e altri alcuni grandi navigatori prima e dopo i loro viaggi vennero in pellegrinaggio
La facciata della chiesa ha due torri campanarie ,al centro un orologio, nella parte inferiore una scalinata a ventaglio sale ad un portico con colonne dove si apre la porta d’entrata.
L’interno non è sfarzoso come altre chiesa viste in precedenza, soffitto e pareti hanno comunque molte decorazioni in oro,sul pulpito un quadro rappresenta il miracolo.
Usciti ci avviciniamo al belvedere della falesia, la vista sottostante è fenomenale, le rocce a picco sull’oceano,sotto la città circondata dalla spiaggia lunghissima e dal mare color turchese.
Nella piazza ci sono anche diverse bancarelle con esposta frutta secca ed essiccata e quello che ci colpisce sono le venditrici ,signore non più giovanissime con il costume tradizionale,camicette sgargianti, gonne sopra al ginocchio molto ampie con sette strati e calzettoni
Tutto intorno alla piazza numerosi negozi vendono souvenir, tra quali molti quadri fatti con gli azulejos, veramente belli ,che non resistiamo all’impulso di comperarne uno.
Lasciamo questa parte della città per scendere alla spiaggia dove camminiamo sulla sabbia bianca e calda ,i raggi del sole oggi sono molto forti e ci chiediamo come può resistere a questo caldo una vecchina vestita sempre con il tradizionale abito con sette gonne e copricapo tutto nero, intenta a sistemare del pesce su una palizzata per farlo essiccare.
Ci rilassiamo sedendoci sulla sabbia l’unico rumore è lo sciabordio dell’acqua contro la battigia,anche da qui quello che vediamo intorno a noi è notevole, la falesia esce dal mare con le abrasioni lasciate nel corso dei secoli dall’oceano ,c’è anche un ascensore con cui si può raggiungere il belvedere del Sitio.
Lasciamo questo famoso porto peschereccio e in quaranta minuti arriviamo al delizioso borgo medievale di Obidos, protetto da mura merlate con torri e porte d’accesso.
Mentre ci avviciniamo vediamo il grande acquedotto fatto costruire da Caterina d’Austria nel 1575
Dopo aver parcheggiato entriamo da Porta da Vila dove ci fermiamo subito con il viso all’insù per ammirare il balcone di una casa,i muri sono ricoperti di azulejos e il soffitto ad arco è tutto dipinto.
Più avanti a sinistra una scala sale ad una torre e prosegue sul cammino di ronda da cui si gode una bella vista sul paesaggio esterno ,guardando attraverso un buco nelle mura si vedono dei caratteristici mulini a vento, mentre dalla parte interna i tetti rossi contrastano con il bianco delle case, nei giardini gli alberi di arancio hanno i rami pieni di frutti, mentre ammiro il paesaggio mi aggrappo ai merli delle mura perche il vento è cosi forte che ho paura di cadere.
Siamo arrivati nella parte alta di Obidos,usciamo dalle mura per ammirare il “castelo” che si presenta in perfetto stato di conservazione e domina da una parte la spianata e dall’altra il borgo.
Rientriamo tra le mura e ci incamminiamo tra stradine strette e case bianche con profili blu e ocra e fiori, tanti fiori,sui balconi ,sulle finestre, davanti alle porte ,rose e bouganvillee che si arrampicano sui muri ,anfore con geranei nei porticati ,davanti alle case ,è un tripudio di colori.
Seguiamo la strada che scende verso la piazza principale dove c’è la colonna chiamata pelourinho retaggio di un secolo dove i condannati venivano frustati,più avanti c’è la chiesa di Santa Maria ,all’interno gli azulejos ricoprono le pareti,mentre il soffitto è dipinto.
Girovagando per queste stradine tortuose vediamo i soliti negozi di artigianato ,bar e cantine dove si vende vino, con arredamenti molto originali ,siamo anche incuriositi dall’esposizione per piccoli assaggi di un vino con a fianco coppette di cioccolato , è la” ginjinha” un liquore tipico di questa zona, nato da l’esperimento compiuto da un frate che ha lasciato bacche di ginji(amarena visciola)immerse nell’aguardiente con l’aggiunta di zucchero e cannella , il risultato fu questo liquore.
Naturalmente ci fermiamo per un assaggio,ha un sapore dolciastro sembra uno sciroppo appiccicoso, notiamo anche esposti nei negozi le fotografie dei due maggiori eventi che coinvolgono il borgo, la festa medioevale in costume con cavalieri e streghe che si svolge a luglio e foto con incredibili sculture di cioccolato esposte ogni anno al festival internazionale.
A circa ottanta chilometri c’è Ericeira porto di pescatori dove arriviamo alle 19,30, la strada costeggia diverse spiagge e costoni rocciosi, entrati in città ci dirigiamo all’hotel Pedro o Pescador trovato sulla guida Routard dove spendiamo 50€ per camera e prima colazione
La camera è semplice e pulita, con un piccolissimo balcone dove da sopra i tetti delle case vediamo uno spicchio di mare.
Sono le 20,30 quando usciamo per cercare un ristorante c’è ancora il sole ma soffia un vento gelido, camminiamo per strade quasi vuote .
Che questa è una città turistica lo capiamo subito per gli innumerevoli esercizi commerciali molti ancora aperti, la zona che stiamo visitando è quella dei pescatori , strade acciottolate, case bianche con bordi azzurri, la cappella di Santa Maria e le scogliere frustate dall’oceano.
Decidiamo di fermarci a cenare da Augusto e Isabel dove prendiamo come al solito pesce e frutti di mare con insalata mista e paghiamo 31€
Usciamo dal ristorante il vento si è calmato ,decidiamo di andare alla spiaggia ,ci sediamo sulle panchine, dietro di noi le falesie con le case arroccate ,davanti il mare illuminato dalle luci del grande albergo Vila Galè.

venerdì 15 maggio 2009

Venerdì 15 maggio
Spiagge-Aznhas do Mar-Cabo da Roca-praia do Guincho-Boca do Inferno-Cascais Estoril Sintra 76km

Questa mattina partiamo per visitare la penisola di Sintra ,spiagge si susseguono una all’altra con scogliere a strapiombo e belle baie ,ci fermiamo ad ammirare dal belvedere il suggestivo paese di Azenhas do mar
IL paese è costruito in modo strano le case bianche abbarbicate sulla roccia guardano l’oceano solo in minima parte perché incassate all’interno della falesia
Nella piccola insenatura alla base del paese una grande comodità,riparate dalle onde alcune piscine con l’acqua dell’oceano.
Proseguendo per questa strada vediamo le spiagge di Maças , Magoito ,Adraga, fino ad arrivare a Cabo da Roca promontorio che costituisce il punto più occidentale d’Europa, la zona fa parte di un area protetta il parco naturale di Sintra- Cascais
Parcheggiamo l’auto vicino all’ ufficio del turismo non ci sono molti visitatori solo un paio di autobus e di camper.
Nel punto più alto di questa splendida scogliera vediamo il faro bianco alto 165 mt. con la lanterna dipinta di rosso ,è ancora in uso ma non è aperto al pubblico,da qui partono alcuni sentieri lungo il promontorio dove si ha una bella vista della costa
Camminiamo fino ad arrivare ad uno spiazzo dove una torre in pietra con in cima un Cruzeiro guarda l’oceano ,qui una targa con lo stemma della città di Sintra ha inciso la famosa frase del più grande poeta portoghese Luis de Camoes :”Aqui onde a terra se acaba e o mar comeca”(qui finisce la terra e comincia il mare) punta mais occidental do continente Europeo ,seguono le coordinate di latitudine, longitudine e altezza s.l.m.
Il sole è caldo e l’oceano è splendido, un vero piacere camminare su queste scogliere,prima di ritornare all’auto ci fermiamo all’ufficio del turismo dove per 12 € un impiegata compila un documento con i nostri nomi e la data che attesta la nostra visita(tornati a casa è stato incorniciato e appeso vicino a quello di Capo Nord)
Proseguiamo sulla N 247 e dopo circa 11km arriviamo alla spiaggia più famosa della regione praia do Guincho, esposta ai venti forti e bagnata da grandi onde è molto ricercata da surfisti e body boarder ,ci sono diversi gruppi di ragazzi che si stanno preparando per entrare in acqua.
La strada procede tra l’oceano e le dune di sabbia bianca, il vento è così forte che ci obbliga a rallentare in alcuni punti i mulinelli di sabbia hanno quasi ricoperto la strada, proseguiamo così per qualche chilometro poi di colpo il vento si calma e si può ammirare il panorama.
A pochi chilometri da Cascais un cartello indica la Boca do Inferno, una casa e un paio d’ alberi segnalano l’ubicazione di questa voragine Da una terrazza si possono vedere le falesie alte una ventina di metri dove l’oceano colpisce le pareti rocciose e l’acqua infiltrandosi in una cavità produce un gran frastuono.
Continuiamo su questa strada e dopo cinque minuti arriviamo al faro di Cascais costruito sulla punta di una piccola insenatura in una delle località balneari più rinomate della zona, c’è anche un porticciolo e una spiaggia circondata da diversi ristoranti e bar, qui parte la rua Frederico Arouca che arriva fino alla piazza principale con il selciato a mosaico che riproduce il disegno delle onde.
Diventata famosa nell’ottocento quando divenne residenza estiva della famiglia reale fu seguita dalla nobiltà, questi costruirono residenze splendide che si possono ammirare ancora.
Qui si ritirò in esilio anche l’ultimo re D’Italia Umberto II di Savoia.
Appena dopo Cascais c’è Estoril, è il cuore della Costa Do Sol località anche questa di fama mondiale per l’autodromo e il casinò ,è favorita da un clima dolcissimo,anche in inverno in alcuni giorni soleggiati si può fare il bagno
Nei primi decenni del secolo scorso la città fu scelta come dimora da numerosi sovrani europei, deposti o esuli come il re di Spagna Juan Carlos,durante la seconda guerra mondiale fu anche rifugio di politici ,artisti e scrittori perseguitati
Dalla cima delle scogliere scendiamo verso praia do Tamariz considerata come la più elegante e frequentata dall’ alta società ,i ristoranti con i tavoli all’aperto sono pieni di persone che stanno ancora pranzando nonostante siano le ore 16.
Camminiamo sul pontile con gli spruzzi delle onde che quasi ci bagnano fino ad un piccolo arenile formato a conca ,sembra una piscina con acqua dell’oceano.
Il lusso di questo paese si vede nelle case che sembrano piccoli castelli, dalla spiaggia si vede anche la fortezza di S. Teodosio Cadaveira che anticamente assicurava la difesa di Lisbona da una delle possibili vie d’ingresso.
Per lasciare Estoril prendiamo l’autostrada N9 che passa accanto al celebre tracciato di formula uno,oggi diventato circuito della moto GP.

venerdì 15 maggio 2009

Siamo arrivati a Sintra e velocemente ci dirigiamo al Palàcio Nacional situato al centro della cittadina , il palazzo fu costruito come residenza degli Alcaides arabi, quando poi la città fu conquistata da Alfonso Henriques diventò residenza estiva dei re Portoghesi.
Mancano pochi minuti alle 17 orario per l’ultimo ingresso,dall’esterno siamo già colpiti dai due enormi comignoli a forma di cono, davanti all’entrata con arcate gotiche e fontana, il piazzale dove si svolgevano giostre e tornei ,paghiamo l’ingresso 5€ a persona e incominciamo la visita.
La sala dei cigni è la più grande di tutto l’edificio, ha finestre e porte contornate da rivestimenti in mattonelle disposte a scacchiera, appoggiati alle pareti mobili antichi, il soffitto a cassettoni è dipinto e intarsiato, spiccano le figure di 27 cigni con una corona reale al collo,segue all’ esterno il patio centrale con un piccolo giardino con grotta e fontana .
Si susseguono poi diverse sale tutte con bellissimi rivestimenti in ceramica , la sala delle gazze chiamata così per il soffitto a cassettoni dipinto con 136 uccelli con la scritta :“Por Ben” (a fin di bene), motto di re Joao I,segue la stanza di don Sebastiào dove risaltano le mattonelle in rilievo con il motivo del grappolo d’uva e la sala araba con al centro una piccola fontana.
Saliti al piano superiore visitiamo la sala dei blasoni ,veramente stupenda, i raggi del sole che entrano dalle finestre fanno risplendere gli azulejos che ricoprono completamente le pareti,sul pavimento di mattonelle lucidissime un grande tappeto, tavolo e sedie intarsiate ,.
Questa sala dal punto in cui finiscono le decorazioni di azulejos sale il rivestimento a cassettoni della cupola ottagonale con gli stemmi delle settantadue famiglie nobili del Portogallo, seguono dei riquadri con le incisioni in diverse posizioni di un cervo,al centro della cupola lo stemma di re Manuel contornato dagli otto blasoni dei suoi figli , tutto cesellato, dipinto e profilato d’oro.
Segue la stanza di Alfonso VI, diventato pazzo fu tenuto prigioniero per nove anni dal fratello Pedro, qui il pavimento di ceramica intarsiato a disegni geometrici sembra un tappeto,in alcuni parti le mattonelle sono molto consumate perché il prigioniero camminava su e giù per la stanza.
Si prosegue poi alla Cappella Palatina con un magnifico soffitto Mudejar eseguito secondo la tecnica araba dell’intarsio,mentre le pareti hanno affreschi con motivi di colombe e il pavimento sempre di ceramica con disegni geometrici.
Costruita leggermente spostata per evitare eventuali incendi c’è la cucina, dove vediamo numerosi fuochi con appoggiate pentole in rame pronte per cucinare e le cavità dei due grandi camini alti 33 mt
Questo palazzo ha la più grande collezione di azulejos mudéjar di tutto il Portogallo.
Usciti dal palazzo cerchiamo una camera per la notte e la troviamo alla pensao Adelaide dove paghiamo 40 €
.Usciti per cercare un ristorante ci accorgiamo di essere vicini a Rua Joao de Deus dove la guida Routard segnala il ristorante Dom Pipas in cui entriamo ,ordiniamo polpo lagareiro, contorno ,vino e caffè tutto ottimo ,paghiamo € 28
Il ristorante si trova in un vicolo chiuso vicino alla ferrovia,un ponte pedonale sopraelevato porta dall’altra parte dei binari dove ci incamminiamo per la solita passeggiata serale.
Questa cittadina è situata ai piedi della serra di Sintra,i romani colpiti dalla bellezza dei luoghi denominarono i monti che circondano la città dei monti della luna, tutto è ricoperto da una folta vegetazione ed è sovrastata dai bastioni del Castelo Dos Muros.
Se ne innamorò anche il famoso poeta inglese Lord Byron ,che scrisse descrivendola in tutti gli aspetti come una delle città più affascinanti d Europa.
Camminando per le sue strade vediamo case signorili circondate da giardini fioriti, la piazza del municipio con il bel edificio e la torre a cinque punte, passiamo davanti alla fontana moresca ricoperta di azulejos tutta illuminata.
Proseguendo incontriamo strade con sculture ,scalinate e case colorate ,arriviamo nella piazza del palazzo nazionale con intorno i negozi illuminati , all’ interno vediamo oggetti di artigianato Portoghese i più belli visti dall’inizio del nostro viaggio .

sabato 16 maggio 2009

Sabato 16 maggio
Sintra-- Lisbona -40 km.


Questa mattina ci rechiamo a fare colazione in una pasticceria chiamata Piriquita(antica fabbrica di Queijadas), entrati ordiniamo cappuccino e alcuni dolci tipici di Sintra .
Queijadinha fatte con uova, zucchero, formaggio , cosparse di cannella e zucchero a velo e Travesseiro questo dolce di pasta sfoglia ha la forma di un cuscino ed è ripieno di crema di mandorle e d’uovo , mangiato caldo è delizioso( €7,10)
Con l’auto percorriamo la stretta strada immersa nei boschi che sale verso il Palàcio da Pena e il Castelo dos Mouros, ed è davanti all’entrata del castelo che in una rientranza della strada un prefabbricato fa da biglietteria, paghiamo l’entrata del Palacio e del Castelo 11€ a persona
Oggi è sabato giornata semifestiva, prevedendo l’arrivo di molti turisti e per poterlo visitare con calma decidiamo di entrare prima al Palacio da Pena.
Per arrivare all ‘entrata camminiamo per circa un chilometro, varcato il cancello la strada prosegue sempre in salita immersa nella vegetazione, delle mura del Palacio neanche l’ombra ,quindi decidiamo pagando 2€ a persona di prendere l’autobus che all’ interno del giardino porta fino al Palacio.
Sorpresa!, due curve e circa seicento metri e già ci scarica , si deve proseguire ancora per qualche centinaia di metri a piedi .
Mentre ci avviciniamo alziamo gli occhi e vediamo le colonne su cui appoggia il più colorato ,stravagante,fantasioso palazzo mai visto ,è anche leggermente avvolto dalla nebbia e questo lo rende anche misterioso.
Il Palacio da Pena costruito nel cuore di una foresta che domina sulla valle sottostante, fu fatto costruire nel XVIIII secolo sulle rovine di un antico convento di frati dell’ordine di san Gerolamo, secondo le regole ,i capricci e le fantasie romantiche di Ferdinando II di Sassonia Coburgo Gotha, marito tedesco della regina portoghese Maria II e fu ispirato dall’architettura dei castelli di Neuschwanstein del cugino Ludwing II di Baviera,
Si varca l’entrata passando sotto un arco Manuelino con ai lati delle garite con gorgoyle
Una torretta hà al centro lo stemma sovrastato dalla corona del re Ferdinando II,
Arrivati nel cortile si possono vedere quasi tutti gli stili architettonici ,dal’ arabo,al gotico rinascimentale ,Manuelino, barocco ,torri rotonde, quadrate ,cupole ,bastioni smerlati, archi, tutto dipinto di colori sgargianti rosso e giallo,anche se in alcune parti i colori sono sbiaditi sono sempre di grande effetto, la facciata principale è ricoperta di azulejos con disegni geometrici
Per accedere al cortile posteriore passiamo sotto un portico sovrastato dalla statua di un tritone appoggiato su una valva e con le spalle sostiene un bow window.
Tra le mani tiene i rami di una vite con foglie e grappoli d’uva che scolpiti salgono su per la facciata del palazzo.
Quello che ci ha colpito, è l’espressione truce e arrabbiata del tritone, se non fosse una statua i suoi occhi lancerebbero fiamme Molti simboli dei Cavalieri di Rosacroce dimostrano l’appartenenza di Ferdinando alla setta segreta massonica
Dal cortile posteriore si dovrebbe avere una bella vista sottostante ma con la nebbia che ci sta avvolgendo la possiamo solo immaginare .
L’interno è stato lasciato come al tempo della regina Amelia ultima abitante del palacio, che temendo la caduta della monarchia lasciò il paese nel 1910
Se l’esterno è bizzarro l’interno non è da meno ,il salone nobile il più grande , accoglieva visitatori e ambasciatori ,con divani, tavoli , sedie pompose , agli angoli del locale le sagome di quattro turchi con nelle mani delle torce, dal soffitto pende un lampadario neogotico.
Il salone arabo col soffitto di stucco a costole tutte incise , uno stupendo trompe l’oeil ,statue
e cuscini, la sala da pranzo con tavolo apparecchiato, camere da letto piene di oggetti e bagni che sembrano salotti .
Il chiostro Manuelino rivestito di azulejos e la cappella con una pala d’altare in marmo e alabastro sono le uniche parti originali rimaste dell’antico monastero.
C’è anche la cucina con esposti gli utensili necessari alla preparazione di grandi banchetti.
Usciti dal palacio prendiamo un sentiero per la visita al parco, un ambiente naturale che grazie alla speciale condizione climatica e geologica ospita alberi di diverso tipo come la Sequoia, il Ginkgo Biloba, la Thuia, l’ Auracaria e molti altri tipi di arbusti.
Lungo il percorso vediamo diverse costruzioni come la cappella dedicata a Sant’Antonio con la croce dell’Ordine di Cristo ,la statua di un guerriero che pare rappresenti il re Ferdinando II mentre ammira il suo palazzo .
Il sentiero prosegue fino ad arrivare a Cruz Alta a 529 mt,, che come richiama il nome è il punto più alto dei monti della Serra di Sintra dove il panorama dovrebbe spaziare lungo tutta la valle, ma la nebbiolina che aleggia sempre intorno al parco ci blocca .
Continuiamo visitando il giardino delle Camelie ,il giardino delle felci arborescenti ,la fonte de Los Pajaritos padiglione a cupola con iscrizioni arabe e azulejos e costeggiando laghetti .
Usciti da questo parco che ha portato tanto ossigeno ai nostri polmoni ci siamo avviati verso il Castillo de los Moros le cui mura serpeggiano arroccate su due cime della Serra de Sintra
Costruito dai conquistatori Arabi in posizione privilegiata per vigilare la costa ,fu distrutto in parte durante la riconquista del re Alfonso Henriques e con la scomparsa della minaccia araba fu gradualmente abbandonato.
Il terremoto del 1755 e il tempo hanno ulteriormente danneggiato la struttura di cui sono rimaste alcune rovine, in parte sono coperte da vegetazione mentre le mura da difesa sono state restaurate.
Seguendo il sentiero si vedono i silos dove i mori riponevano i viveri, le rovine della chiesa di san Pedro e un piccolo ossario con i corpi trovati durante la ristrutturazione.
Le mura hanno una lunghezza di 450 mt con rampe e scale che arrivano al punto più alto dei bastioni ,la Torre Real posto preferito da Ferdinando II che qui veniva a dipingere .
Questo angolo dovrebbe avere una vista magnifica, la nebbiolina che ci segue da quando abbiamo incominciato la visita si sta diradando, ma quello che riusciamo a vedere sono solo alcune ville immerse nel verde.

sabato 16 maggio 2009

Lasciamo Sintra inserendo nel navigatore come tappa l’Avenida de Brasilia a Belem, una volta quartiere periferico di Lisbona e punto di partenza delle caravelle all ‘epoca delle grandi scoperte.
Da qui l’8 luglio 1497, Vasco da Gama con quattro caravelle salpò per la spedizione durante la quale scoprì la rotta per arrivare in India ,dimostrando che l’oriente poteva essere raggiunto circumnavigando l’Africa.
Dopo circa trenta minuti arriviamo ad un parcheggio in riva al Tejo(Tago) ,fiume che per 275 km scorre nel Portogallo e a Lisbona sfocia nell’oceano Atlantico.
La Torre di Belem è uno dei simboli di Lisbona e sorprende per la sua forma,inizialmente costruita in mezzo al fiume come fortificazione per proteggere il porto e per celebrare le grandi scoperte del quindicesimo secolo, è ora quasi attaccata alla terraferma . Vi si accede tramite una passerella, fu fatta costruire da Manuel I nel suo stile .
La torre ha cinque piani e una terrazza che esce sul fiume, negli angoli garitte a cupola e smerli con inciso scudi con la croce Dell’Ordine di Cristo.
Dalla torre escono balconcini rinascimentali intagliati sempre con la croce Dell’Ordine di Cristo e finestre doppie con colonne lavorate a corde ritorte nella pietra.
Davanti alla torre un parco con panchine ci invita al riposo e da qui ammirare con interesse questo monumento
Poco distante il ponte 25 Abril, inaugurato nel 1966 lungo 2277 mt.
Quando fu costruito è stato considerato grandioso e fu chiamato Salazar, cambiò nome dopo la rivoluzione dei garofani e la caduta della dittatura avvenuta il 25 aprile1974
Al termine del ponte dall’altra parte del fiume si intravede la statua del Cristo Rei copia di quello che si trova a Rio de Janeiro.
A poche centinaia di metri dalla torre di Belem si trova il Padrao dos Descobrimentos (Monumento alle Scoperte). Il monumento originale costruito con materiali scadenti tanto da essere un pericolo per chi la visitava fu demolito e ricostruito in pietra bianca, la forma raffigura una caravella,questo monumento è dedicato alle scoperte realizzate dai navigatori portoghesi e inaugurato a cinquecento anni dalla morte di Enrico il Navigatore che è rappresentato sulla prua con una caravella tra le mani, dietro di lui in due file sono rappresentati tutti i grandi personaggi della storia portoghese come Vasco da Gama, Bartolomeo Diaz,Ferdinando Magellano e altri esploratori, il poeta Luìs Vaz de Camoes con tra le mani il suo capolavoro I Luisiadi poi,cartografi, scrittori,monaci , re e la regina Filippa di Lancaster madre dell’infante Enrico il navigatore
In alto il monumento porta inciso lo scudo portoghese e la spada della dinastia di Aviz,è possibile salire in cima tramite un ascensore che porta a metà percorso,poi continuare con dei gradini l’ingresso costa 3€ a persona.
Davanti al monumento un mosaico riproduce una rosa dei venti con al centro le rotte tracciate dai navigatori Portoghesi
Lasciamo questo angolo di Lisbona per dirigerci in Avenue Josè Malhoa all’ hotel Ibis che è in periferia ,da Belem sono dodici km ma si arriva con comodità senza dover attraversare la città, la scelta di questo hotel è stata presa perche c’e il parcheggio per l’auto e poco distante la fermata della metropolitana ,la camera con prima colazione per due notti ci costa 140 €
Leggendo i racconti di viaggio e cercando notizie della città tutti sconsigliavano di girare in auto anche se noi di traffico non ne abbiamo trovato.
Dietro all’hotel in Praca de Espana c’è la fermata della metropolitana che ci porta in centro di Lisbona .Usciamo alla fermata di Baixa -Chiado in Rua Garret di fronte al caffè A Brasileira uno dei più antichi caffè della città con la statua in bronzo del poeta Fernando Pessoa seduta ad un tavolo.
Appena usciti dalla metropolitana ci accorgiamo della vivacità della città, le strade sono piene di persone che conversano ,ridono, c’è nel ‘aria un allegria contagiosa , ci avviamo lungo la via pedonale Rua Augusta lastricata di mattonelle con disegni neri su fondo grigio con bar , ristoranti con i tavoli sistemati in mezzo alla strada e negozi eleganti che contrastano con le facciate delle case decadenti bisognose di restauro, arriviamo al grande arco trionfale che collega la via a Praca do Commercio una delle piazze più grandi d’Europa.
L’arco è imponente ,da una parte c’ è incassato un orologio, in cima le statue a cui è stato attribuito il significato dell’ingenuità del valore e della gloria, dall’altro lato colonne e altre statue tra cui quella di Vasco da Gama e del Marchese de Pombal ministro durante il regno di Giuseppe I, fu un figura chiave del governo portoghese, la sua amministrazione attuo molte riforme economiche e religiose e fu l’artefice della ricostruzione dopo il terribile terremoto del nono grado della scala Richter e successivo maremoto che colpì la città il primo novembre1755.
Lisbona fu devastata questo cataclisma che la distrusse quasi completamente ,l’ Alfama costruito su una collina che resistete fu l’ unico quartiere che si salvò
La grande Praca do Commercio( 170m per 170m)conosciuta come Terreiro do Paco, prima del terremoto ha ospitato il palazzo reale ,un lato è affacciato sul fiume Tejo gli altri tre sono chiusi da palazzi con arcate e portici occupati da uffici che si occupano di commercio e ministeri .In questo periodo è in ristrutturazione tutta transennata , possiamo solo guardare di sfuggita il principale monumento posto al centro della piazza ,la statua equestre di re Giuseppe I.
Percorriamo le strade della Baixa pombalina, dalla piazza del municipio con al centro il Pelourinho, alle strade che si incrociano ordinatamente con il nome di diverse corporazioni, rua Aurea (dell’oro) dos Sapateiros(dei calzolai)da Prata (dell’Argento) fino a Rua Santa Justa dove c’è l’elevatore che collega la Baixa al Chiado .Originariamente a vapore fu poi convertito ad elettricità, la sua sagoma in ferro alta 45m sale come una torre con quadrifore a cui sono state inserite decorazioni negli archi, è sostenuta da un pilastro in cemento armato, la struttura ha una vaga somiglianza con le costruzioni di Eiffel.
Ci sono molte persone in coda, aspettiamo venti minuti prima di salire sull’elevatore, il biglietto lo paghiamo al manovratore 2,50€ a persona, la cabina è in legno con decorazioni in ottone, un paio di secondi e le porte si aprono su una bella vista della città,il castelo Sao Jorge,il fiume Tejo, la Baixa, Praca Dom Pedro quarto(Rossio) dove vediamo molto affollamento, c’è anche una scala a chiocciola che porta alla terrazza di un bar dove la vista sarebbe migliore ma chiude alle ore 18 e il cancelletto ha un lucchetto.
Un camminamento in ferro porta al largo do Carmo dove si vedono le rovine della chiesa do Carmo distrutta dal terremoto del 1755, sono rimaste le pareti laterali e le colonne con gli archi divisori che sorreggono le volte mentre il tetto non esiste più.
Nell’unica parte della chiesa a cui è stato ricostruito il tetto viene ospitato un museo archeologico
Al centro della piazza alberata c’è una bella fontana , tutto intorno tavoli di ristoranti con persone che stanno cenando in serenità. In questa piazza c’è la caserma della G.N.R.(Guardia Nazionale Repubblicana)che fu al centro delle attenzioni di tutto la nazione e luogo principale della rivoluzione dei garofani ,chiamata così perche il popolo regalava questo fiore alle forze armate Portoghesi che posero fine alla dittatura durata 48 anni di Antonio de Oliveira Salazar.
In questa caserma si era rifugiato il primo ministro Marcelo Caetano e alcuni membri del suo governo che dopo lunghe trattative si arresero alle forze armate senza che ci fosse spargimento di sangue.

sabato 16 maggio 2009

Scendiamo per la calcada do Carmo fino ad arrivare alla stazione ferroviaria del Rossio dalla facciata in stile Neomanuelino ,in alto la torre dell’orologio contornata da pinnacoli e decorazioni ma quello che colpisce sono le due entrate a forma di ferro di cavallo e le molte finestre ad arco tutte scolpite, un’altra particolarità è l’uscita superiore della stazione che dà sul Barrio Alto dove passa la funicolare da Glòria ,un vagone come quello dei tram che percorre solo questa ripida salita e porta a Rua Sao Pedro de Alcantara dove c’è un bel giardino con belvedere.
Scendiamo per la Calcada do Duque fino a sbucare in Praca Dom Pedro IV nota come Rossio e ci troviamo nell’allegria più totale con persone in maschera che stanno sfilando per la piazza, chiediamo informazioni ad un agente di polizia e ci risponde che sono dei pazzi Galiziani che si divertono con il” funerale “del carnevale.
Ci fermiamo e guardiamo con curiosità queste bizzarre maschere, donne con i vestiti tradizionali ballano con uomini con dei copricapo a forma di doppio ventaglio dai colori sgargianti,altri che corrono con sulla testa centinaia di stelle filanti che svolazzano , infine i Peliqueiros di Laza con i loro originali abiti dalle calze traforate bianche con giarrettiere ,calzoncini con tantissimi fiocchi, la fascia intorno alla vita che sostiene dei campanacci in bronzo che correndo fanno suonare dando una cadenza caratteristica e schioccando una frusta e infine ,il viso coperto da una grande maschera in cartapesta e un cappellone con dipinto degli animali.
Lasciamo questa confusione spostandoci nella piazza vicina Largo Sao Domingos e vediamo la facciata della chiesa dove anticamente si svolgevano incoronazioni, matrimoni e sepolture reali,vicino c’è anche il piccolo e famoso locale A Ginjinha dove si beve questo distillato di ciliegia che noi abbiamo già assaggiato a Obidos.
Dalla piazza imbocchiamo rua das Portas de Santo Antao, via molto trafficata e vivace con molti ristoranti, decidiamo di cenare a Casa do Alentejo . Entrati scopriamo una casa moresca tutta rivestita di mattonelle con archi, colonne ,palme e una piccola fontana, al primo piano il ristorante dove ordiniamo due piatti di porco all’alentejana con carne di maiale marinata nel vino e cotta con le vongole, paghiamo 32€ (lette le recensioni di questo ristorante mi aspettavo un servizio migliore ,porzioni misere, servizio lento e poca pulizia)
Usciti dal ristorante proseguiamo sempre per rua das Portas de Santo Antao e passiamo davanti al teatro Politeama ,ci deve essere in programmazione uno spettacolo importante,per terra passatoia rossa e sfilata di donne in abiti da sera.
Al termine della via ci troviamo a largo De Anunciada dove a destra su una ripidissima salita passa la funicolar do Lavra mentre a sinistra arriviamo in Avenida da Libertade un lungo e largo viale alberato con aiuole, statue , palazzi sedi di banche e società . Questo grande viale collega Praca Marques de Pombal a Praca dos Restauradores dove noi ci dirigiamo passando davanti al Hard Rock caffè, al centro un obelisco commemora la guerra che rese il Portogallo indipendente dalla Spagna,da un lato della piazza tutto illuminato il bel edificio in art decò che ospita il cinema Eden Ripassiamo davanti alla stazione del Rossio e siamo di nuovo in Praca Dom Pedro IV dove il carnevale dei Galiziani è finito e possiamo ammirare la vasta piazza rettangolare a mattonelle bianche e grigio con il disegno delle onde, la statua di Dom Pedro IV che dall’alto della sua colonna domina la piazza e le due fontane barocche ,un lato è chiuso dal Teatro Nacional Dona Maria II,dalla facciata con colonne,gli altri tre lati da palazzi con negozi e ristoranti ricostruiti dopo il terremoto con l’architettura del Marchese De Pombal.
Per le strade c’è pochissima gente a questo punto ci accorgiamo dell’ora e di quanto abbiamo camminato oggi e ritorniamo stanchissimi in hotel.

domenica 17 maggio 2009

Domenica 17 Maggio
Lisbona--30km

Oggi ci siamo svegliati con i postumi per le tante camminate fatte ieri, così decidiamo di prendere l’auto e di avvicinarci il più possibile ai luoghi che vogliamo visitare.
Arriviamo in Praca do Imperio incrociando solo qualche decina di auto, parcheggiamo davanti al Centro Culturale di Belem di fronte al Mosteiro dos Jeronimos che andiamo a visitare.
Fatto costruire da re Manuel I testimonianza delle immense ricchezze raccolte da Vasco da Gama dalle Indie, i lavori per la costruzione si protrassero per circa un secolo , la volontà del re era quella di costruire un pantheon per lui e i suoi discendenti del ramo dinastico Avis -Beja.
Il monastero fu costruito dove già esisteva una cappella in cui Vasco da Gama e il suo equipaggio trascorsero la notte prima della partenza verso le Indie
L’edificio ha una facciata lunga 300 mt. con un corpo centrale formato dalla chiesa, dal chiostro e da un lungo edificio aggiunto nel diciannovesimo secolo che ospita il museo nazionale di archeologia e il museo della marina , è considerato un gioiello dello stile Manuelino, riunisce gli elementi architettonici del gotico e del rinascimento con una simbologia cristiana e naturalistica che lo hanno reso unico.
Il monastero fu affidato ai monaci dell’ordine di san Geronimo che avevano la funzione di pregare per l’anima del re, ma nel 1883 l’ordine fu sciolto e i monaci abbandonarono l’edificio, il monastero fu dichiarato patrimonio nazionale e dal 1983 fu classificato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’ Umanità.
La chiesa ha l’ entrata principale che si apre su Praca do Imperio ed è composta da un arco che contorna le due porte d’accesso e da due fasce verticali che salgono fino al termine della costruzione in un tripudio di nicchie,statue,trafori .
L’arco è tutto decorato con scene della vita di san Girolamo e ha al centro la statua della Vergine di Belem,ai lati due grandi finestre con il perimetro tutto cesellato.
Il portale occidentale è in parte nascosto da un lungo edificio costruito in epoca successiva, anche questo è tutto contornato da intarsi e statue compresa quella di re Manuel I e della regina Maria.
L’interno della chiesa è molto ampio ,all’apparenza i pilastri scolpiti e decorati sembrano fragili ma sostengono la volta con una complessa rete di nervature che si aprono come delle palme, pochi passi all’interno e vediamo sostenute da sei leoni le tombe di Luis de Camoes il più importante poeta Portoghese e quella di Vasco da Gama il grande navigatore che, fissando una nuova rotta commerciale permise ai Portoghesi per più di un secolo il dominio sull’oceano Indiano.
L’altare della cappella maggiore ha una pala composta da tavole che rappresentano scene della vita di Cristo, ai lati appoggiati su degli elefanti le tombe di re Manuel I ,di sua moglie Maria e quelle di Giovanni III e Caterina d’Austria
L’entrata del chiostro e quella del museo dell’archeologia sono anche loro nascoste dal lungo edificio costruito in epoca successiva.
Per la visita del chiostro entriamo senza pagare il tichet ,oggi è domenica fino alle ore quattordici tutti i musei e le chiese sono gratis.
Il chiostro di forma quadrangolare è costruito su due livelli, quello inferiore con volte a crociera colonne intagliate e archi che sono lavorati come dei merletti .
Al livello superiore i pilastri hanno nicchie con sculture e terminano con pinnacoli , gli archi hanno sempre elaborate lavorazioni pietra
Dal chiostro si entra nel refettorio, un ampio locale con pareti decorate di azulejos, li sovrasta una cornice a rilievo composta da una fune marinara da cui partono le nervature che abbelliscono la volta.
Usciamo dal chiostro e ci dirigiamo verso l’ala nord orientale del Monastero Dos Jeronimos per visitare il museo della marina, anche qui non paghiamo l’entrata .
Al centro della sala d’ingresso l’imponente statua di Enrico il navigatore è affiancata da statue di altri famosi navigatori, sulla parete di fondo su un grande planisfero sono rappresentate le rotte seguite dai Portoghesi e il meridiano che in base al Trattato di Tordesillas mise fine alla disputa che si era creata tra Portogallo e Castiglia .
Con il trattato divisero il mondo al di fuori dell’ Europa ,le terre d’oriente del meridiano posto a 370 leghe ad ovest di Capo Verde passarono sotto il controllo Portoghese quelle ad occidente sotto il controllo Spagnolo.
All’interno del museo modelli di caravelle, come quello della San Gabriel ammiraglia della flotta di Vasco da Gama,navi da guerra ,velieri ,importanti carte nautiche,pezzi di artiglieria,astrolabi nautici,reperti che illustrano ammiragli e comancomandanti importanti, collezioni di divise militari, copie dei” padroes” croci di pietra scolpite che i Portoghesi innalzavano nei territori conquistati come presa di possesso.
La sala d’oriente con imbarcazioni orientali,porcellane,armature ,dipinti,esemplari di “abaco”(tavoletta usata per fare i calcoli prima dell’ avvento del sistema numerico Arabo)tutti pezzi importati dopo la scoperta della via delle Indie.
Il museo ospita la ricostruzione degli appartamenti reali delle navi Amelia e Sirius.
Nell’ultimo grande salone il padiglione delle Galeotte con imbarcazioni originali di diverse epoche e l’imponente brigantino reale con tutti i remi, dipinto di nero e oro con una splendida decorazione a poppa , per finire alcuni idrovolanti.
La visita del museo è stata molto interessante e non capisco perché; ma gli unici visitatori siamo noi due.
Usciti dal museo a pochi passi c’è il planetario Colouste Gulbekian ma non lo possiamo visitare perche chiuso per lavori.

domenica 17 maggio 2009

Passiamo davanti al monastero, alla pasticceria di Belem e al cinquecentesco palazzo reale di colore rosa residenza ufficiale del presidente della repubblica per arrivare al vecchio maneggio del palazzo ,ora sede del Museu Nacional dos Coches ( Museo Nazionale delle Carrozze) .
Non sono ancora le ore quattordici ed entriamo anche qui senza pagare il tichet ,il grande salone contiene una collezione di circa sessanta carrozze reali che va dal seicento all’ottocento .
Carrozze Portoghesi ,Francesi,Austriache, per viaggi, da passeggio, dipinte e decorate ma le più ricche e magnifiche sono regali della Città del Vaticano a regnanti Portoghesi, la più lussuosa ha il tetto e le portiere di colore rosso con ricami in oro, ornata con statue e grandi ruote tutte lavorate e dipinte in oro .
Al piano superiore una balconata aperta sul salone fa ammirare il soffitto magnificamente dipinto e quadri con ritratti di molti sovrani.
Usciti dal museo delle carrozze ci troviamo in Praca Alfonso de Albuquerque, al centro la colonna neonanuelina con la statua del vicerè delle Indie stratega e diplomatico, alla base del monumento sono rappresentate scene della sua vita, intorno il giardino con alberi ,statue e fontane.
A poche decine di metri dalla piazza c’è il Palacio Nacional de Belem ora residenza del presidente della repubblica , davanti all’entrata c’è la tradizionale cerimonia del cambio della guardia tra due formazioni del reggimento di cavalleria della Guardia Nazionale Repubblicana (G. N. R.).La cerimonia inizia con il cambio delle sentinelle davanti al palazzo accompagnato dalla banda musicale ,segue il passaggio di istruzioni tra i due comandanti,la sfilata dei cavalieri ,l’inno nazionale e la cerimonia termina con l’entrata del nuovo corpo nel palazzo presidenziale.
Lasciamo velocemente la cerimonia per dirigerci alla Fàbrica de Pastéis de Belem ,famosissima per le sue tartellette di pasta sfoglia ripiene di crema con zucchero a velo e cannella, la ricetta originale è stata inventata da alcune suore dell’ ordine di clausura del Monastero dos Jeronimos, gustiamo i dolcetti ancora tiepidi che sono una delizia per il palato e ammiriamo anche le sale della pasticceria decorate con splendidi azulejos.
Mentre ci dirigiamo all’ auto notiamo davanti al monastero dei gazebo e ci avviciniamo a curiosare, è una degustazione e vendita di vini ,durante questo viaggio abbiamo assaggiato ottimi vini e siamo rimasti piacevolmente stupiti dalla loro qualità e così dopo aver annusato e degustato diversi tipi Michele decide di acquistare alcune bottiglie di un vino il cui gusto è simile al suo preferito,” l’Amarone “( vino unico)
Con l’auto attraversiamo la città fino alla cattedrale la sé Patriarcal , costruita sulle rovine di una moschea è l’unico monumento risalente all’inizio della nazione Portoghese , modificata diverse volte è una miscela di stili architettonici, la facciata è simile ad una fortezza con due torri campanarie, il portale è scolpito con motivi romanici, il rosone sopra l’entrata e le strette finestre delle navate non illuminano molto l’interno, nel deambulatorio tre tombe la prima di un nobile Lopo Fernandes Pacheco ,la figura è scolpita con la spada in mano e ai piedi un cane ,la moglie dona Maria Vilalobos che legge un libro di preghiere e la terza contiene un corpo non identificato, tutte sono decorate con stemmi c’e anche la fonte battesimale dove è stato battezzato S. Antonio.
A destra della navata pagando 3€ a persona si entra al museo dove c’e una reliquia di Sao Vicente e il pezzo più importante molto ben custodito un ostensorio d’oro del peso di 17 kg con 4120 pietre preziose.
La sé Patriarcal si trova nell’Alfama, il più antico quartiere della città sopravvissuto al terremoto del 1755 .Usciti dalla cattedrale proseguiamo a piedi fino ad arrivare al miradouro di Santa Luzia dove si trova la chiesa a lei dedicata , davanti un vasto piazzale con un giardinetto ,un bellissimo albero fiorito e un pergolato con il muro rivestito di azulejos, da qui la vista spazia fino al fiume e sui tetti dell’Alfama.
Dietro la chiesa di Santa Luzia un altro belvedere ,Largo das Portas do Sol con la statua di Sao Vicente che tiene tra le mani una nave con due corvi simbolo di Lisbona , da qui splendida vista sul mosteiro di Sao Vicente Fora le mura e la cupola della igreja de Santa Engracia
Vediamo anche il mitico tram 28 ma per un soffio lo perdiamo, così proseguiamo a piedi per un labirinto di stretti tortuosi vicoli (chiamati becos), salite e scalinate dove case con facciate dipinte si alternano ad altre screpolate e sbiadite ,balconi fioriti,e il profumo della biancheria stesa ad asciugare.
Alcune centinaia di metri e siamo arrivati al castelo de Sao Jorge . Il suo nome attuale è in onore di san Giorgio patrono del Portogallo, paghiamo il biglietto 5€ a persona ed incominciamo la visita.
Il castelo si trova sopra il centro di Lisbona, utilizzato dai Mori come fortezza fu poi conquistato dal primo re Halfonso Henriques, il terremoto del1755 lo distrusse quasi completamente , successivamente fu parzialmente rimaneggiato e restaurato .
L’entrata principale del castello è costituita da un arco con lo stemma Portoghese,all’interno un vasta piazza con la statua del re Halfonso Henriques , piante di ulivi fanno ombra ai cannoni che servivano per la difesa del castelo ,qui si trovano anche i resti del palazzo reale ,in alcune sale ristrutturate c’è la sede di Olisiponia che con diversi strumenti di comunicazione racconta la storia della città .
Il castelo è per due lati protetto dalla collina e per altri due lati da un fossato, salendo delle scale si può camminare intorno alle mura dove si apre un panorama che spazia su tutta la città,i bastioni hanno dieci torri e all’interno della torre di Ulisse attraverso i prismi di un periscopio con un sistema ottico inventato da Leonardo da Vinci si può ammirare la città a 360 gradi

domenica 17 maggio 2009

Lasciamo il castelo e riprendiamo l’auto per dirigerci al Parque de Nacoes,non troviamo traffico e dopo quindici minuti parcheggiamo in Rua degli Argonauti ed incominciamo la visita di questo quartiere.
Il Parque de Nacoes è l’area che ha ospitato l’Expò del 1998 in coincidenza con il cinquecentesimo anniversario del viaggio di Vasco da Gama in India.
Per l’occasione fu costruito un quartiere completamente nuovo, ecologico e proiettato al futuro, ampie strade con alberi ,giardini, palazzi ultramoderni.
Ci dirigiamo verso le rive del fiume Tejo dove, sedute su panchine colorate di blu e giallo diverse famiglie con bambini piccoli si stanno rilassando,ci avviciniamo al jardin da agua uno spazio con fontane e giochi,il prato è cosi verde che tolgo le scarpe e cammino a piedi nudi è cosi soffice che sembra di velluto.
Il tema scelto per l’esposizione mondiale era”gli oceani un patrimonio per il futuro” e fu costruito l’edificio posato sull’acqua che ospita l’Oceanario uno degli acquari più grande d’Europa, paghiamo il biglietto 11€a persona ed entriamo a visitare questo edificio a due piani che ospita circa venticinquemila pesci,mammiferi e uccelli in ambienti che ricreano i diversi habitat della terra.
Passiamo per il nord Atlantico con le pulcinella di mare,l’Antartico con i pinguini di Magellano,il Pacifico con le lontre che giocano rotolandosi nelle alghe e l’oceano Indiano con coralli e pesci multicolore
Ci fermiamo davanti ai grandi vetri che consentono la visione a 180 gradi per vedere squali , tonni, razze, pesci colorati che si rincorrono tra piante e rocce con stelle marine, coralli ,spugne,gorgonie viola, rosse e gialle,pesci pagliaccio giocano con i tentacoli degli antozoi.
In altre vasche vediamo meduse blu che brillano come lampadine , il drago di mare cerca di mimetizzarsi tra le foglioline di alcune alghe e la murena cerca di nascondersi tre le rocce.
Siamo così affascinati dallo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi che non ci accorgiamo del tempo che scorre e i rumori e gridolini che lanciano i numerosi bambini in visita ci arrivano ovattati.
Usciti dall’oceanario, un modo divertente per vedere il quartiere è prendere la teleferica che corre lungo il fiume e arriva fino alla torre Vasco da Gama costo 3.90 a persona. Alta 145 mt la struttura in acciaio ha la forma di una vela, in cima una piattaforma e un ristorante ,da diversi anni sono chiusi per ristrutturazione e verranno trasformati in hotel
Da qui si vede il ponte Vasco da Gama che con i suoi 17 km è il più lungo d’Europa, unisce le due sponde del fiume Tejo largo 30 metri è a sei corsie nei due sensi di marcia ed è a pagamento solo per un senso di marcia
Costruito con un sistema che lo rende molto flessibile per resistere ai terremoti può sopportare raffiche di vento fino alla velocità di 250 km all’ora.
Tra i molti edifici di questo avveniristico quartiere spiccano i due imponenti palazzi a forma di vela con i nomi di S. Rafael e S. Gabriel, due navi della flotta di Vasco da Gama,il grandissimo centro commerciale con negozi, cinema,ristoranti chiamato sempre con il nome del grande navigatore e la stazione della metropolitana Oriente progettata dall’ architetto Santiago Calatrava ,questa si articola su più livelli ,la copertura è una struttura metallica formata come gli alberi di un bosco i cui rami sostengono la copertura in vetro.
Dopo questa impegnativa giornata siamo esausti e ritorniamo in hotel per rinfrescarci, usciamo verso le ore 21, parcheggiamo l’auto in plaza Dos Restauratore e ci inoltriamo di nuovo in Rua das Portas de Santo Antao dove entriamo al ristorante Destino e ordiniamo del bacalhau assado (arrosto) €25

lunedì 18 maggio 2009

Lunedi 18 maggio
Cabo Espichel--Sesimbra--Portinho da Arrabida--Costa Vicentina--Arrifana
335--km.

Lasciamo Lisbona e attraversiamo il ponte 25 Aprile per dirigerci verso il sud del Portogallo, il programma prevede la fermata per vedere la statua del Cristo Rei e il panorama sulla capitale ma dopo due giorni di traffico quasi inesistente questa mattina è micidiale così, dopo aver saltato per due volte l’uscita, rinunciamo e proseguiamo fino ad arrivare a Cabo Espichel un promontorio a picco sull’oceano con una vista mozzafiato sulle scogliere.
Su questa lingua di terra costruito molto vicino al bordo della scogliera ventosa sorge il santuario di Nossa Senhora do Cabo Espichel, il culto di questa Madonna è molto antico e questo luogo era centro di pellegrinaggio, c’è una grande chiesa fiancheggiata sui due lati da costruzioni lunghe e basse con portici ,una volta alloggio per i monaci e ricovero per i pellegrini ora tutto chiuso, sembra abbandonato.
Ancora più a ridosso delle scogliere e frustata dal vento, una cappella della memoria costruita nel luogo dove la tradizione dice sia apparsa la Vergine
Anche qui come in molti altri posti visitati durante il viaggio, siamo gli unici turisti e per questo possiamo apprezzare molto di più sia il panorama che le costruzioni.
Non molto lontano c’è anche il faro e lo raggiungiamo camminando tra prati in fiore e profumo di erba.
Riprendiamo l’auto e con la N379 raggiungiamo Sesimbra, porto ai piedi delle colline dell’Arrabida ,in cima alla collina dietro alla città sulle rovine di una fortezza moresca sorgono le mura e le torri di un castello .
Entriamo per una visita all’interno delle mura ma è una delusione, molte parti sono in rovina e molte altre sono in restauro, molto disordinato,entriamo tuttavia nella chiesa di S.Maria do Castelo e vediamo un piccolo gioiello, l’altare è tutto intagliato e rivestito in oro e le pareti sono ricoperte di azulejos con scene della vita di Gesù.
Da Sesimbra a Setubal c’ è il parco naturale della Serra da Arrabida è uno dei luoghi più incredibili del paese, imbocchiamo la strada N379-1 che la attraversa e dopo 16 km di folta vegetazione e superato un semaforo a senso unico alternato, posto su una curva, ci troviamo davanti una baia con acqua cristallina e diverse tonalità di azzurro che contrastano con il verde della vegetazione e le case di un piccolo paese bianco, siamo arrivati a Portinho da Arrabida
Le colline riparano una spiaggia dalla sabbia bianca e fine dove ci sediamo ad ammirare questo scenario che invita al riposo.
Lasciamo anche questo posto sereno e pieno di fascino per percorrere la strada lungo la cresta che ci permette di avere una splendida vista di questa riserva naturale, dalla vegetazione lussureggiante , delle rocce di calcare bianche e dell’azzurro del mare.
Non visitiamo Setubal ma proseguiamo con la N 10 prima e la I C 33 fino a Sines, il primo impatto è traumatico, una vasta area è occupata dal porto industriale petrolifero, terminali occupati da impianti petrolchimici ,cisterne per stoccaggio di gas, oleodotto, centrale termoelettrica,ciminiere che emettono fumi dopo la visita alla Serra Arrabida questo ci sembra un girone infernale Dantesco.
Usciamo dalla città e proseguiamo su una strada sterrata per entrare nel parco naturale del sud ovest Alentejano e seguire la Costa Vicentina che arriva a Cabo de Sao Vicente.
Proseguendo per questa stradina incontriamo le spiagge di Sao Torpes e de Morgavel,arriviamo alla spiaggia di porto Covo piccolo villaggio con casette bianche e blu,più avanti la spiaggia di Ilha do Passegueiro di fronte all’isola di cui prende il nome.
Arriviamo a Vila Nova de Milfontes paese all’estuario del Rio Mira,vediamo Praia Grande vicino al paese di Almograve, Odeceixe e la sua spiaggia.
Tutta questa costa è molto selvaggia,con rocce battute dal vento,bellissime spiagge bagnate da un mare limpido,insenature e calette riparate incastonate tra speroni rocciosi punteggiate da scogli.
Sulla strada che da Monte Clerigo porta ad Arrifana c’è un piccolo quartiere composto da tante casette e un cartello con l’indicazione dell’Albergaria Paisegem Oceano dove ci fermiamo per la notte.
Questo albergo ha piscina e campo da tennis,le camere sono semplici e pulite,il costo è di 50 € compresa la prima colazione.
Lasciamo i bagagli e con l’auto ci dirigiamo verso la spiaggia lontana un paio di chilometri,la strada corre tra case e campi coltivati,ci fermiamo in un parcheggio ,sotto di noi la spiaggia di Arrifana, una conca circondata da falesie con le case abbarbicate, la strada che continua a scendere arriva ad un molo con delle barche che dondolano mosse dalle onde.
Alle nostre spalle dall’altra parte della strada il ristorante Brisamar dove entriamo per cenare, ordiniamo mariscos e veniamo serviti con il piatto più abbondante e più buono di frutti di mare mai mangiato,contornato da patate e insalata mista, se poi aggiungiamo un vino dell’Alentejo come il profumato Antao Vaz e il caffè,spendendo €25,10 è il pasto con miglior rapporto qualità prezzo.
Usciti dal ristorante ci incamminiamo per la strada e ad una curva invece di scendere verso la spiaggia proseguiamo fino a delle rovine quelle della Fortaleza di Arrifana, dove si apre la vista ,a nord su un panorama per diversi chilometri di scogliere e a sud sulla spiaggia e sullo spuntone di roccia che esce dall’oceano diritto come un ago di pietra (Pedra d’ Agulha)
Abbiamo anche una guardia del corpo, all’uscita del ristorante,un magnifico cane si è avvicinato strusciandosi sulle gambe di Michele e si è fatta accarezzare,ci hà accompagnato e si è accucciato ai nostri piedi mentre restavamo ad ammirare questo spettacolo,l’unica luce che illuminava le scogliere era quella della luna, ritornati all’auto ci ha salutati con un piccolo ululato e se ne è tornato a casa.

martedì 19 maggio 2009


Martedì 19 maggio
Bordeira-- Carrapateira--Torre de Aspa -- Sagres--spiaggie di Tonel , Beliche-- Cabo de Sao Vicente--Ponta da Piedade--Spiagge Dona Ana, Do Camilo--Mertola--300 km

Lasciamo Arrifana e il Baixo Alentejo per costeggiare il litorale della regione dell’ Algarve che occupa il sud del Portogallo, con la N268 passiamo Bordeira e ci troviamo davanti un’un ampia spiaggia contornata da dune e dall’estuario del Rio Carrapateira che forma una laguna ,in alcuni punti l’acqua bassissima ci permette di proseguire fino all’ oceano a piedi
Tra le spiagge di Bordeira ,Carrapateira e Amado una strada sterrata percorribile in auto costeggia l’oceano ,il paesaggio è incontaminato, la vista spazia sullo spettacolo naturale delle falesie con pareti a picco ,insenature nascoste e grotte battute dalla violenza dell’oceano.
La strada prosegue verso l’interno in una zona arida e le piante che vi crescono sono cespugli bassi a ridosso del terreno,dopo circa tredici chilometri arriviamo a Vila di Bispo con la torre dell’acquedotto che spicca sopra il piccolo villaggio di casette bianche con una bella chiesa .
Nella preparazione del viaggio mentre raccoglievo notizie del Portogallo mi aveva colpito un diario dove si parlava di un posto selvaggio ,affascinante come Torre de Aspa e difficile da trovare, le tre cartine consultate non la indicavano ,via michelin non la trovava ,la guida Routard non dava nessuna informazione di questo posto,le poche notizie raccolte mi indicavano questa zona.
Andiamo un po’a casaccio verso la costa e ad un incrocio riesco a vedere sotto un albero un sasso che esce dal terreno con scritto quasi illeggibile Torre de Aspa e una freccia ,imbocchiamo subito questa stradina che mano a mano che si procede diventa sempre più difficoltosa, Michele deve seguire i solchi nel terreno lasciati dai carri agricoli , così profondi che ci fanno temere di rompere l’automobile ,tutto intorno cespugli in fiore cosi fitti da non vedere intorno a noi.
Finalmente dopo qualche chilometro sbuchiamo su uno spiazzo davanti ad una casa forestale dove si apre uno dei più suggestivi panorami di queste spettacolari scogliere .
Questo posto con i suoi 156 mt è il punto più alto della zona costiera del Parco naturale sud ovest Alentejano e della Costa Vicentina, guardando a nord vediamo decine di chilometri di scogliere con le lunghe strisce di sabbia delle spiagge di Castelejo, di Cordoama e di Mouranitos ,verso sud un profondo precipizio termina con uno sperone roccioso che digrada verso l’oceano.
Dopo esserci riempiti gli occhi con la vista di queste coste selvagge e riempito i polmoni con l’ aria frizzante che circola intorno a noi, continuiamo il viaggio dirigendoci verso la fortezza di Sagres costruita su un promontorio roccioso che per mancanza di tempo non visitiamo.
Il territorio che collega Sagres a cabo de Sao Vicente è un tavoliere ricoperto da bassa vegetazione e la N268 corre alta lungo la costa frastagliata e a strapiombo sull’oceano, alcune deviazioni portano verso delle spiagge come quella di Tonel, qui le onde colpiscono con violenza gli scogli imponenti e di color ocra che la circondano o come quella de Beliche piccola ,più riparata e con caverne.
Cabo Sao Vicente è il punto sud occidentale più estremo dell’ Algarve, scesi dal ‘auto vediamo diverse bancarelle che vendono maglioni molto pesanti tipo norvegese e camminando verso la punta dove è stato costruito un faro capiamo perché, il vento che ci ha sempre accompagnato mentre visitavamo le coste qui è molto più forte e freddo,
qui la natura è assoluta dominatrice di questo paesaggio incontaminato.
Lasciamo Cabo sao Vicente per dirigerci verso le spiagge poste a pochi chilometri dalla città di Sagres. Ci fermiamo alla praia Do Camilo vista dall’alto è un piccolo angolo circondato da rocce rosse ,una lunga scalinata in legno ci porta sulla spiaggia dove ci sono persone che prendono il sole e altre che si immergono nell’ acqua trasparente, il sole è molto caldo e anche noi arrotoliamo i pantaloni e ci togliamo le scarpe per bagnarci in questa acqua limpida.
Proseguiamo fino a Ponta da Piedade promontorio di rocce rosse e frastagliate ,qui una scalinata in pietra porta ad un intreccio di rocce spettacolari, archi, insenature ,grotte il cui colore contrasta in modo straordinario con le diverse tonalità dell’ acqua
In una insenatura alcune imbarcazioni aspettano i turisti per un giro verso le grotte, paghi della vista di questo scenario affascinante e fuori dal comune decidiamo di rinunciare al giro in barca.
Con la A22 attraversiamo la parte sud dell’Algarve fino quasi al confine con la Spagna dove prendiamo la N 122 che sale verso l’Alentejo ,attraversa pianure e colline dove si alternano ulivi e grandi distese coltivate a grano e cereali che ondeggiano al soffio del vento, ai margini dei campi decine di pali con nidi occupati da famiglie di cicogne, è veramente un bello spettacolo
La strada ci porta fino a Mèrtola villaggio arroccato sulle colline che sovrastano il rio Guadiana e ci fermiamo alla pensione Beira Rio dove per 46 € una signora gentile ma sbrigativa ci fa vedere una camera confortevole con la finestra che si affaccia sul fiume
Dopo aver lasciato i bagagli ci dirigiamo verso la parte alta del paese che sorge su un colle dominata da un castello
Camminando notiamo nei lineamenti delle persone la forte dominazione islamica avuta nei secoli passati così come le abitazioni ,le viuzze strette e acciottolate passano tra case bianche con finestre curvilinee traforate e davanti alla chiesa dal tetto merlato.
Per cenare ci fermiamo al ristorante Alengarve dove per due porzioni di spezzatino di montone con patate spendiamo 24 €
Da quando siamo entrati nella regione dell’ Algarve e anche qui a Mertola nel basso Alentejo al centro del Portogallo, la temperatura è salita di diversi gradi e il caldo diventa fastidioso anche di notte.

mercoledì 20 maggio 2009

Mercoledì 20 maggio
Evora- Elvas- Caceres -Truijllo 374 km.

Oggi siamo diretti a Evora antica capitale dell’ Alentejo , parcheggiamo vicino al grande giardino pubblico e attraversiamo le mura romane che circondano la città .
Ci dirigiamo verso Praca do Giraldo, la piazza è circondata da eleganti palazzi con grandi arcate , al centro una fontana rinascimentale, su un lato l’Igrea de Santo Antao, ma la bella piazza è anche tutta occupata da ombrelloni e tavolini dei bar circostanti.
Proseguiamo per un intreccio di viuzze fino ad arrivare nella piazza dove un alto basamento sorregge 14 colonne in granito con capitelli corinzi, questo antico tempio pare sia stato dedicato a Diana dea della caccia
Vicino alla piazza c’è anche il palazzo ducale e il convento dos Loios diventata una pousadas
Poco avanti c’è la cattedrale, impossibile da visitare per lavori di ristrutturazione, proseguendo si arriva a largo de porta de Moura con la fontana e ai lati edifici in stile moresco
Continuiamo la visita fino all’ Igrea de Graca con la facciata rinascimentale, ai due angoli con le gambe a penzoloni, le statue degli Atlanti personaggio mitologico che per punizione sorregge il mondo
A circa 100 mt c’è un ‘altra chiesa, quella di Sao Francisco con un bel portale ,l’interno è riccamente decorato, questa è anche la chiesa che contiene una cappella particolare chiamata Capela dos ossos, per entrare si passa da un piccolo chiostro e paghiamo 2 € più altri 2€ per poter scattare delle fotografie.
Si passa da un corridoio con il bel soffitto lavorato in rilievo e teche con esposto libri religiosi antichi, da qui un ampia porta con la scritta “ Noi ossa che qui giaciamo stiamo aspettando le vostre”ci immette in questa cappella così macabra,le pareti sono decorate con le ossa di circa 5000 persone riesumate dai cimiteri vicini, delle piccole finestre illuminano l’ordine accurato con cui sono state disposte le ossa, crani e tibie, appesi come marionette anche 2 scheletri essiccati, 8 colonne sempre ricoperte da ossa sostengono il soffitto bianco con dipinti che alleggeriscono l‘ambiente.
Proseguiamo il viaggio, a una decina di chilometri dal confine spagnolo usciamo dall’autostrada per visitare Elvas, città di frontiera racchiusa da fortificazioni che testimoniano il ruolo strategico avuto nel passatoLa prima cosa che vediamo dalla strada che sale sulla collina dove è stata costruita la città, è il grandioso acquedotto di Amoreira lungo 7,5 km.,si alza per 4 piani con 843 archi, è davvero impressionante e fornisce ancora acqua alla città.
Proseguiamo con l’auto fino al castello dove dagli spalti vediamo i dintorni, un panorama arido punteggiato da ulivi , le mura che circondano la città con il forte da Graca e il forte Santa Luzia.
Sono le ore 14,30 fa molto caldo, la città è deserta ed è tutto chiuso, giriamo velocemente alcune stradine fino ad arrivare in praca da Repubblica pavimentata a rombi grigio e nero ,da un lato la cattedrale con la scalinata d’entrata parzialmente coperta dalla torre campanaria, mentre il corpo principale esterno è un susseguirsi di pinnacoli , merli, gorgoyle come un castello,intorno le case bianche bordate di ocra mettono allegria.
Proseguendo a fianco della cattedrale passando sotto un’arcata sormontata da una loggia si arriva a largo de Santa Clara con al centro un pelourinho.
Lasciamo Elvas ed entriamo in territorio Spagnolo per arrivare dopo circa 2 ore a Caceres, la città vecchia è racchiusa al’interno di mura ricca di edifici di epoca romana,islamica ,gotica e rinascimentale.
Incominciamo la visita dalla grande Plaza Mayor circondata da case con portici ed archi, ristoranti ,negozi e dal municipio ,da un lato la torre di Bujaco e una scalinata con l’arco de Estrella ci aprono l’entrata ad un labirinto di stradine medioevali
Vaghiamo nel silenzio tra palazzi,case signorili con stemmi ,chiese, torri ,conventi molto ben conservati.
Plaza Santa Maria con la chiesa e la statua di San Pedro, il Palacio Episcopal, sulla parte superiore del portone un medaglione che rappresenta il vecchio e il nuovo mondo, Palacio de los Golfines de Abajo, la facciata è sormontata da una cresta plateresca con rosette e la torre ha merli ed archi, qui soggiornavano i re cattolici quando erano in città e in segno di gratitudine hanno dato il permesso di incidere il loro scudo sulle finestre.
In Plaza de San Jorge, c’è la chiesa San Francisco Javier con due torri campanarie bianche,la piazza si trova ad un livello inferiore e la vista dal basso è davvero impressionante, per raggiungere l’entrata bisogna salire due rampe di scale
Plaza San Mateo con la chiesa e la casa di las Veletas con la facciata barocca e i pinnacoli chiamati veletas (banderuole).
Continuiamo tra palazzi e chiese ,torri ricoperte da edera e bouganville che si arrampicano a coprire i balconi fino ad arrivare a plaza de Santa Clara dove termina la città vecchia .
Lasciamo questo patrimonio dell’ umanità e con la A58 e la N521 arriviamo a Trujillo ,
Già dalla strada nazionale si vede molto bene la piccola collina con le mura e le torri che racchiudono la città.
Qui sono nati Francisco Pizarro conquistatore del Perù e Francisco De Orellana che scopri e diede il nome al rio delle Amazzoni e molti altri conquistadores importanti che lasciarono il segno in Sudamerica
La statua equestre di Francisco Pizarro si trova nella bella plaza Major con intorno ristoranti e bar,la chiesa di San Martin dove i nostri sguardi si soffermano a guardare oltre l’architettura anche diversi nidi di cicogne posti sulle due differenti torri Di fronte alla chiesa, il palacio de los Duques de San Carlos, il portone è incorniciato da decori ,una facciata è abbellita con busti e medaglioni e da una con loggia con porticato ,sul’angolo lo scudo della famiglia con putti e cornucopie
Dal’altra parte della piazza il palacio de los Marqueses de la Conquista fatto costruire da Hernando Pizzaro fratello di Francisco, il titolo fu dato alla famiglia per le eccezionali conquiste in Perù.
La facciata ha un porticato con arcate, i tre piani superiori hanno finestre con inferriate in ferro battuto , decorazioni con medaglioni , volti umani e lo scudo di famiglia con due orsi ed un pino che si ripete per tutta la facciata.
Sull’angolo un balcone circondato da colonne decorate è sormontato da uno scudo con i busti di quattro membri della famiglia, Francisco Pizarro Yupanqui, la moglie Ines Huaylas principessa Inca ,la loro figlia Francisca che a 18 anni sposò lo zio di 74 anni Hernando Pizarro
Una stradina porta al massiccio palazzo del cugino Juan Pizarro de Orellana con due torri , un’ imponente veranda con colonne e capitelli balconi rinascimentali e gli scudi delle famiglie Orellana Pizarro
Proseguendo si arriva alla porta di Sant Andres e ,seguendo le mura ,arriviamo al castello nel punto più alto della città, dove si ha una bella vista .
Il castello è chiuso così ritorniamo all’auto , cerchiamo una camera e la troviamo all’Hostal ristorante Leon( € 40) dove anche ceniamo con un piatto di stufato e uno di migas, pietanza cucinata con pane secco sbriciolato, ciccioli e peperoni accompagnati con Ribeira del Gaudiana (€27 )più 16 € per alcune bottiglie di vino che il proprietario ci ha dato dopo i complimenti fatti da parte di Michele.

giovedì 21 maggio 2009

Giovedì 21maggio
Monastero di Montserrat--Terrassa 920km.

La tappa di oggi sarà lunga, è il primo dei due giorni che impiegheremo per il ritorno a casa ed anche il giorno in cui ci accadranno cose strane e commetteremo degli errori nelle impostazioni del navigatore
Il programma è quello di arrivare al monastero di Montserrat per le17,30--18, visitarlo e cercare un hotel.
Michele imposta il navigatore e partiamo, io non guardo neppure la cartina stradale non ci sono tappe intermedio solo alcune fermate per sgranchire le gambe e per uno spuntino,ma dopo la circonvallazione di Madrid guardando i cartelli che indicano Valencia ho un dubbio, la strada migliore è quella verso Saragoza e Leida ,chiedo a Michele di controllare e si accorge di due Montserrat una quella del monastero e una vicino a Valencia e di avere dato l’impostazione sbagliata .
Reimpostiamo e riprendiamo il nostro itinerario ma abbiamo fatto100 km in più e perso un’ora (a questo punto se controllavamo meglio avremmo dovuto proseguire facendo quasi gli stessi km)
La strada per salire al monastero in auto s’inerpica per la montagna dalle strane formazioni rocciose e si fa tortuosa ,sono da poco passate le ore 19 quando arriviamo al parcheggio e forse è per questo che troviamo la sbarra aperta e non paghiamo l’entrata.
Il monastero è incastonato nella montagna, le rocce dentellate sembrano guglie e pinnacoli che fanno da contorno e da difesa.
Per arrivare agli edifici attraversiamo praca de la Creu con aiuole fiorite e negozi oramai chiusi, da un lungo passaggio coperto a strapiombo della montagna abbiamo una vista sulla valle e agli altri due mezzi con cui si può salire al monastero, la funivia e la funicolare a cremagliera .
L’insieme del monastero è costituito da diversi edifici, quelli per accogliere i pellegrini e i visitatori con ristoranti, negozi , musei ,una scalinata porta in praca de Santa Maria con la facciata moderna e le due ali del chiostro gotico, da qui si passa al cortile interno chiuso da costruzioni con sgraffiati che decorano le mura e portici con dipinti, alcuni raffigurano personalità famose e re cattolici, il pavimento ha disegni che assomigliano a quelli del piazzale del Campidoglio a Roma.
Di fronte la facciata della basilica con una serie di statue raffiguranti Cristo e gli apostoli, un grande rosone e un orologio
Una delle due porticine centrali in bronzo è aperta, entriamo per visitare la basilica, è ad una sola navata sostenuta da colonne con intagli in legno, ai lati diverse cappelle, ci fermiamo qualche minuto ad ammirare la cupola ornata e l’altare smaltato e dipinto con un crocifisso in avorio, sopra l’altare dietro un vetro la statua della “Morenita “così viene chiamata la Vergine dalla carnagione di colore scuro ufficialmente patrona della Catalogna.
La statua è tutta dipinta d’oro e la Madonna in una mano tiene una sfera che simboleggia l’ universo mentre il bambino Gesù con una mano alzata benedice e nell‘altra stringe una pigna.
Ci sono altre cose da vedere ed ascoltare, come il famoso coro di voci bianche del’Ascolana, la grotta dove è stata ritrovata la statua, musei, il percorso della via crucis e quelli verso punti panoramici ma è tardi e lasciamo il monastero per cercare un hotel non sapendo che in questo complesso di edifici ce ne fosse uno
Questa visita sarebbe stata meglio averla fatta con più tempo a disposizione, con calma e anche più informata di quello che avrei potuto vedere.

giovedì 21 maggio 2009

Lasciamo il monastero ,scendiamo dalla montagna e commetto un altro errore, al bivio con il cartello che indica da una parte autostrada dall’altra un paese dell’interno dico a Michele di dirigersi verso il paese pensando fosse più facile trovare un albergo
Dopo 30 minuti stiamo ancora cercando, stanchi e nervosi incominciamo a chiedere informazioni alle persone che incontriamo e tutte ci dicono, no qui non ci sono alberghi dovete andare a Terrassa.
Bene: andiamo a Terrassa dove arriviamo che sono le ore 22, ci fermiamo al primo hotel che incontriamo e qui il portiere mentre compila i documenti ci chiede un’informazione che ci lascia perplessi ,è la prima volta che ci viene chiesto il nomi di battesimo dei genitori,chiediamo spiegazioni.
La risposta è: che alcuni mesi precedenti la polizia ha scoperto un terrorista con falsa identità,svolgendo delle indagini hanno visto delle incongruenze tra i dati anagrafici e i nomi dei genitori che non corrispondevano.
Pacgiamo la camera 50€ e dopo aver lasciato i bagagli andiamo al ristorante Biaix dove per due piatti di carne con contorno spendiamo 33,65€
La giornata è stata lunga e anche domani dovremo percorrere molti chilometri, rientriamo in hotel pensando di addormentarci velocemente, ed invece no.
Le voci e i rumori delle auto che entrano dalla finestra aperta ci disturbano.
Cerchiamo comunque di riposarci ma ad un tratto sentiamo rumori e urla ancora più forti ,a questo punto arrabbiatissimo Michele si affaccia alla finestra e in dialetto milanese urla di non rompere…. poi esce dalla camera.
Io in ansia pensavo a cosa sarebbe potuto accadere ma ,dopo pchi minuti rientra e mi spiega di avere aperto la porta ad una coppia con bambini molto piccoli,il portiere li aveva chiusi fuori e se ne era andato a dormire.
Dopo questo altro inconsueto avvenimento finalmente ci addormentiamo

venerdì 22 maggio 2009


Venerdì 22 Maggio
Terrassa--Villa cortese 1010 km
Oggi ritorno a casa tutta autostrada, l’unica cosa da segnalare è che da Arles al confine con l’Italia che sono circa 590 km ci siamo dovuti fermare per ben sei volte ai caselli autostradali.






Il nostro viaggio è durato 18 giorni abbiamo percorso 7440 km è ci è costato in totale
€ 2446
Gasolio € 439
Pedaggio €247
Hotel e colazioni anche quelle non comprese nei prezzi di alcune camere € 929
Cene € 473
Chiese musei castelli ecc €161
Bottiglie di Porto,vino ,souvenir €127
Panini ,frutta ,pranzo € 50
Parcheggi € 20

Conclusioni

Quando Michele mi ha detto cosa ne dici di trascorrere le vacanza visitando il Portogallo, non avrei mai immaginato di riuscire a pianificare questo viaggio e di poter vedere tutte queste meraviglie della natura ecostruite dall’uomo.
La scelta del mese di maggio è stata perfetta, specialmente per me che non sopporto il caldo e il sole troppo forte e senza aver fatto nessuna prenotazione non abbiamo mai avuto problemi per trovare un alloggio( solo l’ultima notte in Catalogna)
Le coste atlantiche sono molto fresche e il vento a volte leggero altre volte impetuoso è il vero dominatore ,in questo mese abbiamo incontrato qualche giorno di pioggia che non ci ha dato molto fastidio anzi la leggera nebbiolina che aleggiava ha reso il paesaggio misterioso
In questo viaggio verso il Portogallo abbiamo attraversato regioni spagnole viaggiando quasi sempre sulle coste e visitando superficialmente le grandi città e l’entroterra che senz’altro meritano un altro viaggio
La costa dei Paesi Baschi è meno frastagliata delle altre regioni da noi visitate , da non perdere è l’eremo di San Jean de Gaztelugatxe e l’Alto del Sollube, Un’altra cosa che mi ha colpito è la pulizia e l’ordine dappertutto, per terra non una carta né lattine ne bottiglie, perfino le stradine pulitissime .
La Cantabria dove incominciano le rias e le falesie ,con città antiche e storiche come Castro Urdiales e la medioevale Santillana del Mar e dove inizia la spettacolare catena montuosa dei Picos d’Europa
Le Asturie dove continuano i Picos d’Europa con il santuario di Covadonga ,Cabo de Penas
La Galizia bellissima e selvaggia le impressionanti falesie della playa de las Cattedrales, la strada turistica più a nord della Spagna che arriva a Punta de la Estaca de Bares, la Sierra de la Capelada e la turbolente costa della morte con Cabo Vilan, Punta da Barca e Muxia e la grandiosa cattedrale di Santiago de Compostela
E cosa dire del Portogallo una delle nazioni più antiche d’Europa , potenza marinara, patria di alcuni dei più grandi navigatori ed esploratori con bellissime coste,impressionanti falesie ,spiagge ,città medioevali , lo stile Manuelino che adorna cattedrali e palazzi da favola,l’ artigianato con gli azulejos piastrelle che raccontando la storia del Portogallo, decorano case, parchi, chiese ,i coloratissimi galletti di Barcelos simbolo della nazione i vini bianchi ,rossi e liquorosi che ci hanno piacevolmente sorpreso ,la cucina, il pesce cucinato con una grandissima scelta ,la carne con il porco à Alentejana e i dolci , non so quale aggettivo usare per descrivere le opere d’arte della pasticceria.


Daniela e Michele