capodanno a lisbona

località: lisbona
stato: portogallo (pt)

Data inizio viaggio: sabato 30 dicembre 2006
Data fine viaggio: martedì 2 gennaio 2007

Erano diverse settimane che speravo di avere un’ora libera per poter scrivere le mie (nostre!) impressioni di viaggio. Mi presento: mi chiamo Paolo Galgani, architetto e appassionato di architettura moderna (vi posso assicurare che le due cose non coincidono sempre … anzi!) e di viaggi (questa passione trasmessa da Antonella, mia moglie da 8 anni, compagna di viaggio e vittima predestinata dei miei “tour de force” attraverso l’architettura moderna di tutta Europa).
I nostri viaggi partono sempre con qualche mese di anticipo. Una lunga e lenta preparazione per pianificare il viaggio, organizzare gli itinerari, studiare i trasporti pubblici del posto (che poi risultano sempre più efficienti di quelli italiani) e soprattutto per rintracciare le architetture da visitare sul territorio (brutto vizio di tutte, ma proprio tutte le riviste di settore è quello di non mettere mai l’indirizzo).
In queste operazioni internet risulta, giorno dopo giorno, una vera e propria manna dal cielo.
Una volta risolti questi piccoli problemini ... si parte!

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1° giorno

sabato 30 dicembre 2006

Ore 8,00 al parcheggio vicino all’aeroporto di Fiumicino. E’ la prima volta che vado in aeroporto con la macchina e vi posso assicurare che è tutta una altra storia rispetto ai mezzi pubblici (non ne potevo più!!). Non è la prima volta, invece, che arrivo con largo anticipo (l’aereo parte alle 12,20) anche perché mi piace molto l’atmosfera degli aeroporti tanto che ci passerei le giornate.
La linea aerea è la TAP portoghese! Fino ad ora avevo sempre viaggiato con le “Low-cost” e il prossimo che mi dice che le linee di bandiera sono migliori gli faccio una faccia tanto.
Comunque arrivano le 12,00, si sale sull’aereo e alle 12,20, puntuali, si decolla!!
Anche l’arrivo a lisbona è puntuale alle 15,15 ora locale (in Portogallo c’è il fuso di greenwich un ora avanti a noi). L’atterraggio è tranquillo, il tempo non è buono, pioviggina e fa un caldo da morire. Prese le valigie andiamo di fronte agli arrivi dell’aeroporto ad aspettare l’aereobus per il centro e arriva la prima fregatura. Saliamo sull’autobus e l’autista ci fa direttamente il biglietto giornaliero a 3 euro mentre su internet sono riportate altre tipologie di biglietto più economico (a noi serviva solamente andare dall’aeroporto all’albergo!).
La prima impressione che la città ci fà dall’autobus è abbastanza positiva; le periferie sono simili a quelle italiane, ma non caotiche come le nostre, (soprattutto per quello che riguarda il traffico) anche se su tutte le guide c’è scritto il contrario.
Arriviamo al nostro albergo, il “Marques de Sà” in av. Miguel Bombarda , 130 (proprio dietro il museo Galouste Gulbenkiam), non proprio in centro, ma comunque ben collegato con metro e bus. L’albergo, consigliatoci dalla nostra agenzia è ottimo(un tre stelle che sembra un quattro stelle) con una struttura moderna ed un ottimo servizio). La nostra camera è all’ultimo (9°) piano. Peccato che la porta di uscita sul terrazzino sia chiusa perché da lì si godrebbe un ottima vista.
Le nostre impressioni sull’albergo finiscono qui anche perché il tempo che passiamo in camera è giusto quello per dormire.
Si è fatto nel frattempo buio, ma decidiamo, comunque, di tuffarci subito nel centro della città. Scegliamo di prendere il bus anche per sfruttare, almeno in parte, di famoso biglietto di cui sopra. La fermata è a qualche centinaio di metri dall’albergo proprio di fronte al centro commerciale “El Corte Ingles”. Dopo poche fermate scendiamo davanti alla stazione del Rossio in Praca Dom Pedro IV nel pieno centro di lisbona.
Avevo talmente studiato le mappe della città che, invece di avere un momento di disorientamento, ho avuto l’impressione di esserci già stato. E’ stato facile orientarsi per le strade della Baixa (Rua Augusta, Rua Aurea) fino a ad arrivare alla maestosa Praca do Comercio, la piazza principale di lisbona che è circondata su tre lati da edifici ministeriali settecenteschi mentre nel quarto si affaccia sul fiume Tejo. Era stato costruito un incredibile albero di natale illuminato alto 35 m e stavano montando il palco per la festa del 31 dicembre.
Prima di rientrare decidiamo di visitare il Chiado, il famoso quartiere distrutto da un incendio nell’1986 e ricostruito dall’Architetto portoghese Alvaro Siza. Da 0 a 10 a me Siza piace 1 al massimo 1,5 però devo ammettere che il recupero degli edifici distrutti è assolutamente perfetto con il risultato di aver ottenuto una via (Rua do Carmo) elegante e moderna, ma rispettosa della tradizione architettonica della città. Anche Rua Garret, la via dello shopping e dei negozi alla moda, risulta molto bella anche se caotica e soprattutto (sigh!) attraversata da rumorose e puzzolenti automobili. Nella parte più alta del quartiere ci appare la famosissima e bellissima caffetteria “A Brasileira” strapiena all’interno e nei tavolini all’aperto. I turisti fanno la fila per fare la foto d’obbligo al tavolino con il poeta Fernando Pessoa: dopo alcune resistenze anche mia moglie cede ed anche noi ci sottoponiamo agli scatti di prassi. In questa ultima parte il Chiado ci appare in tutta la sua bellezza dando il meglio di sé ed offrendosi per quello che è veramente: il luogo dello “struscio” di lisbona.
Sono le 20,00, con, allo stomaco, solo due panini consumati in fretta al bar di Fiumicino e la fame si fa sentire. Decidiamo di trovare un ristorante e allora scendiamo di nuova alla Baixa dove, a detta dei turisti “incontrati” su internet, ci sono diversi locali interessanti e a prezzi contenuti. Dopo qualche perplessità scegliamo il pubblicizzatissimo “A Covalense” in Rua de Correiros, strada interamente pedonale parallela a Rua Augusta. Il locale è piccolo (al massimo 20 coperti) ed assomiglia alle nostre trattorie, il servizio è buono e i camerieri gentili; prendiamo l’antipasto di formaggio (qui lo portano loro e non ce la siamo sentiti di rifiutarlo), un Arroz de marisco (io!) e pollo al forno con contorno di patate (mia moglie odia il pesce!). La mia portata, che non è altro che un risotto ai frutti mare, si rivela delizioso e abbondante (bastava per 4 persone). Alla fine paghiamo 22 euro: una cosa impensabile in Italia anche nella peggiore bettola!!
Stanchi e sazi decidiamo di riprendere il bus per l’albergo: la prima giornata volge al termine.

2° giorno

domenica 31 dicembre 2006

Ore 7,00 sveglia e colazione a buffet nel ristorante dell’albergo (ottima).
Oggi, come prima giornata per le escursioni, decidiamo di andare a Belem anche perché, essendo domenica, i musei permettono l’ingresso gratuito.
Prendiamo la metro fino al centro e poi, da Praca do Commercio, il tram 15 fino a Belem.
L’ingresso in metro, il primo da quanto siamo arrivati, è veramente singolare; insieme a noi entrano centinaia di immigrati di colore che probabilmente dovevano recarsi anche loro in centro. Ci troviamo dentro la metropolitana con una folla di soli neri e questo a noi, sporchi razzisti bianchi e prevenuti, crea una certa apprensione. Il tutto si conclude con uno di loro che gentilmente ci aiuta anche a fare l’abbonamento (il 7 colinas il più conveniente a lisbona) al box automatico (e noi che pensavamo che ci volessero mangiare ….!!!).
Intorno alle 9,00 arriviamo a Belem. La prima tappa è il famoso monastero da dove partì Vasco da Gama alla scoperta dei nuovi mondi. Una bella scoperta anche la nostra: quella dello splendido stile manuelino che adorna la chiesa e lo straordinario chiostro in cui ci intratteniamo più del dovuto. Per fortuna l’idea di venire qui piuttosto presto ci dà una mano. In pratica quando noi decidiamo di uscire stanno entrando nel complesso almeno 1000-2000 persone contemporaneamente (singoli turisti o gruppi accompagnati): un ora soltanto di ritardo e ci saremmo trovati in mezzo ad una bolgia. Ci affrettiamo allora a raggiungere la tappa successiva, il “Pedrao dos descobrimentos”, un monumento dedicato ai navigatori portoghesi e alle loro scoperte, riportato in tutte le guide, ma che a noi non ha fatto nessuna impressione. Ci siamo allora diretti verso la torre di Belem, una fortificazione difensiva posta in mezzo alla foce del Tejo e che oggi, con lo sviluppo della città, si trova a pochi metri dalla riva. A differenza dello scialbo Pedrao, la torre, anche essa in stile manuelino, è straordinaria. La visitiamo e la ammiriamo entusiasti e soddisfatti nonostante a lunga scarpinata che ci è costata raggiungerla. La quarta tappa della mattinata è il “centro culturale di Belem” progettato dall’Arch. Vittorio Gregotti e costruito nel 1986 in occasione dell’ingresso del Portogallo nella comunità europea. Devo premettere che a me non piace nulla di Gregotti, ma in questa occasione l’architetto ha superato se stesso realizzando un edificio interessante e meritevole di una visita (azzeccato il rivestimento in pietra rosa Portogallo). L’ultima tappa, ma non per importanza è il museo delle carrozze sia per il contenuto, ma soprattutto per l’edificio che lo contiene. All’uscita avviandoci alla fermata del tram passiamo davanti alla mitica pasticceria di belem ma, anche a causa della chilometrica fila non riusciamo propria a gustarci le sue prelibatezze (sarà per la prossima volta!).
Il motivo, in realtà, era che avevamo fretta, alla fine di Dicembre le giornate sono proprio corte e io avevo una gran voglia di raggiungere quella che per me era la meta principale di questo viaggio: l’area dell’Expo 98. Per raggiungerla prendiamo la linea rossa della metropolitana che, attraversando alcune bellissime stazioni che meriterebbero ognuna una visita specifica, raggiungiamo il capolinea dove si trova la straordinaria Stazione d’Oriente dell’Arch. Santiago Calatrava.
Imponente, elegante, maestosa: non si sprecano gli aggettivi per questa che è sicuramente la più bella opera di architettura moderna di lisbona. Ci passiamo davanti, uscendo dal metrò, per addentrarci nell’area-Expò vera e propria, ripromettendoci di tornare più tardi.
L’area è enorme per un unico pomeriggio e, allora, cerchiamo di disegnare un percorso che ci faccia vedere il più possibile nel minor tempo.
Passiamo davanti all’ex padiglione portoghese di Siza (pessimo!), all’edificio “Vodafone” di A. Burmester con il rivestimento in pannelli metallici che sembrano ruotare su se stessi, al gigantesco “Oceanario di lisbona” dell’arch. americano P. Chermayeff, al teatro “Luis de Camoes” degli arch. Salgano e Fei, al “padiglione della conoscenza dei mari” di Carrilho de Graca, al “padiglione atlantico” di R. Cruz e SOM che sembra un astronave appena atterrata, alla stupenda “fiera di lisbona” degli Arch. Barreiros Ferreira e Franca Doria (che scopro essere stata costruita da aziende italiane con tecnologia italiana), alla torre “Vasco da Gama” di Skidmore. Owings & Merril capolinea dell’ovovia che attraversa l’area, all’omonimo centro dello studio inglese Building Design Partnership con le due torri cornute “Sao Gabriel”, al 5 stelle Hotel “Tivoli” di L.Soares e T.Pinto.
Devo dire, però, che l’attenzione e la nostra curiosità è attirata da piccoli particolari che incontriamo come le fontane a forma di vulcano che ogni tot. minuti esplodono l’acqua verso l’alto con grande gioia dei bambini presenti (e anche nostra!), la cascata di acqua accanto all’acquario, i “jardins de agua” e soprattutto l’ovovia che ti trasporta fino alla torre Vasco da Gama facendoti ammirare tutta l’area dall’alto.
Ammaliati dalle bellezze dell’expo non ci accorgiamo che sono ormai le 16,00, l’ora di pranzo è passata da un po’, e i morsi della fame si fanno sentire. Entriamo nel mastodontico centro commerciale “Vasco da Gama” alla ricerca di un ristorante (abbiamo letto all’esterno che c’è anche un locale di cucina italiana), ma purtroppo troviamo chiuso e ci dobbiamo accontentare del famigerato McDonald !!! Ci consoliamo con un enorme gelatone della catena tedesca “Hagen Daz” (uno solo perché mia moglie mangia sempre un po’ del mio!). usciti ci troviamo di fronte ad un bellissimo tramonto e ne approfittiamo per scattare qualche foto alla stazione d’oriente prima che sia troppo tardi. Intorno alle 19,00 decidiamo di rientrare in albergo per prepararci alla notte di fine anno.
Alle 10 siamo in centro, è un brulicare di gente, l’atmosfera è allegra. E’ pieno di chioschetti di caldarroste, alcuni ragazzi distribuiscono l’uva passa (dicono che porta fortuna !): io l’ho mangiata, a prescindere, perché era molto buona. Arriviamo a Praca do commercio piena a metà, ma continua ad arrivare gente. Alle 11,00 comincia il concerto con delle ciofeche di cantanti portoghesi che probabilmente qui sono delle star almeno a vedere le ragazzine che si strappano i capelli e cantano a memoria le canzoni; purtroppo in tutta la piazza ci sono non più di due chioschi di birra con file chilometriche ed allora nonostante la sete rinunciamo. A mezzanotte comincia la parte più interessante dello spettacolo: dei fuochi d’artificio eccezionali che durano più di 30 minuti. Alla fine quando decidiamo di muoverci per raggiungere la metro ci accorgiamo che la piazza è diventata piena all’inverosimile. Spostarci è quasi impossibile, raggiungere la metro al Chiado è quantomeno pericoloso a causa della calca nelle strade limitrofe. Decidiamo di andare dall’altra parte, alla fermata di “Cais de sodrè” e li riusciamo ad arrivare. Non vi stò a raccontare il caos all’interno della metropolitana per tornare all’albergo e questo solo perché nella notte dell’ultimo dell’anno i mezzi pubblici funzionavano solamente fino all’1,00 (allucinante!!!). Serata da dimenticare o quasi soprattutto se paragonata alla super organizzazione del capodanno scorso a Vienna.

3° giorno

lunedì 1 gennaio 2007

Ore 7,00 sveglia e solita colazione. Il tempo è strano, c’è nebbia stile val padana ed è tutto bagnato, ma fa un caldo da morire.
Oggi decidiamo di dedicarci al centro e allora ci dirigiamo verso l’elevador di St. justa, saliamo, da sopra si gode un panorama formidabile verso la Baixa, che stà proprio sotto di noi, e verso le altre colline del centro storico. Raggiungiamo Largo do Carmo passando accanto ai ruderi del convento medievale, ammiriamo il palazzo presidenziale e poi ci incamminiamo verso il barrio alto passando da Rua nova de trinidade. Raggiungiamo così il miradouro di Sao pedro de alcantara: da qui si gode una vista meravigliosa anche se oggi è in parte offuscata dalla nebbia. Attraversiamo i vicoli tipici del barrio alto (sembra di stare nei quartieri spagnoli a Napoli) e arriviamo a Piazza Luis De Camoes.
Da qui decidiamo di prendere il mitico tram 28 per visitare l’altro quartiere tipico di lisbona, l’Alfama.
Scendiamo proprio di fronte al Miradouro di Santa Luzia, ma il panorama verso al città è completamente ostruito dalla nebbia che qui non si è ancora sollevata abbastanza.
Prendiamo allora la strada per il Castelo di S. Jorge attraversando stradine e piazzette veramente caratteristiche: Rua di espirito santo, Rua de santa cruz do castelo, Rua das colinas, Rua das flores de santa cruz sono solo alcune di cui ricordo il nome con le loro casette colorate, i panni stesi, gli anziani a giocare a carte sull’uscio della porta.
Arriviamo al castello visitiamo le mura di cinta da cui si gode un bellissimo panorama. E’ pieno di turisti (italiani) ci facciamo una bella passeggiata tra i ruderi e ci godiamo un sole meraviglioso. La mattinata scorre tranquilla, ma ad un certo punto decidiamo di scendere a piedi verso al baixa. Durante il tragitto visitiamo la cattedrale medioevale di lisbona, piuttosto goffa e brutta, mentre vicino c’è la bellissima chiesa di Sant’Antonio da Padova che visitiamo per la felicità di mia moglie.
Il primo giorno dell’anno, con lisbona piena di turisti, è praticamente tutto chiuso. Non potendo tornare al ristorante della prima sera optiamo per un locale vicino: il ristorante “A portas” in Rua de Correiros. Devo dire che anche in questo caso ci siamo trovati molto bene: seppie alla griglia , patate e birra per me , carne arrosto con contorno per mia moglie 18 euro in totale.
Avendo praticamente visitato le cose più importanti (a dire il vero ci sarebbe piaciuto fare un escursione a Cascais, Sintra, Cabo da roca etc., ma 4 giorni sono troppo pochi per andare anche nei dintorni di lisbona) decidiamo di fare un escursione molto rilassata per veder il moderno Faro progettato dall’Arch. portoghese G. Sousa Byrne alla foce del Tejo. Prendiamo di nuovo il tram n. 15, oltrepassiamo il quartiere di Belem dove eravamo stati il giorno prima, e scendiamo alla fermata di Alges. Ci aspetta comunque una bella scarpinata fino alla foce del fiume. Durante la passeggiata ci accorgiamo di essere gli unici turisti in questa zona sicuramente poco frequentata di lisbona, ma comunque molto caratteristica con una bellissima spiaggetta in cui, a causa della giornata festiva e del clima quasi estivo, molti locali stavano prendendo il sole. Purtroppo una volta arrivati ci accorgiamo che il faro si trova ad almeno un altro km di strada e allora non ci resta che ammirarlo da lontano durante il tramonto del sole sull’oceano (che romantici!!) per poi girare i tacchi e prendere la strada del ritorno. Ritorniamo, allora, in centro città.
Non avendo molta scelta la sera ritorniamo allo stesso ristorante del pranzo (rapporto prezzo-qualità ottimo). Salmone e patate per me (e una superbock naturalmente) carne al forno e contorno per mia moglie . Di nuovo 18 euro in totale,
Al termine della cena, stanchi e satolli, facciamo ritorno all’albergo il giorno successivo si riparte (sigh!)

4° giorno

martedì 2 gennaio 2007

Sveglia alle 8,00 e solita colazione. Prepariamo i bagagli: purtroppo dobbiamo partire. Non vorremmo staccarci così presto da lisbona e vorremmo visitare gli altri mille caratteristici angoli della città che, per il poco tempo a disposizione, non abbiamo visto.
L’aereo parte tardi, alle 14,20, e l’aeroporto è vicino. Decidiamo di ritardare il più possibile l’arrivederci scegliendo di fare un ultima passeggiata nei dintorni dell’albergo e più precisamente nella vicina Praca do Duque de Saldanha dove si trova un edificio per uffici di Ricardo Bofill: l’ennesimo esempio di vomitevole architettura razionalista di cui è capace l’arch. catalano e che non merita nemmeno una foto.
Tornati all’albergo, prendiamo le valigie, ci sorbiamo la scarpinata fino alla fermata dell’aereobus, subiamo di nuovo la rapina dei 3 euro a biglietto per 6-7 km e arriviamo, con largo anticipo, al settore partenze dell’aeroporto.
L’aeroporto di lisbona è molto grande e molto ben organizzato (oltre ad essere più bello dei nostri) e, nonostante le migliaia di persone in fila per il “check-in”, in poco tempo consegniamo le valigie e ci dirigiamo all’imbarco. Con nostra disapprovazione notiamo che gli aerei TAP diretti in diverse capitali europee sono tutti nuovi di zecca mentre quello diretto a Roma che dovremo prendere noi è vecchio e scaciolato…… e infatti durante il viaggio di ritorno dimostra tutti i suoi anni e i suoi acciacchi (mai più, mai più, evviva i “low-cost” !!!).
Atterriamo all’aeroporto di Fiumicino, ritiriamo i bagagli. Ci vengono a prendere con il pulmino e ci accompagnano al parcheggio dove ci aspetta la nostra macchina: un servizio con i fiocchi non volevamo credere ai nostri occhi visto che eravamo abituati a trascinare le nostre valigie attraverso i famigerati trasporti pubblici romani.
Alle 19.00 partiamo per casa, ma già è tanta la nostalgia del nostro indimenticabile viaggetto … arrivederci lisbona!!!