1971 Romania-Bulgaria-Grecia-Yugoslavia

località: due mai, costanza, monte athos, atene, corinto
regione: yugoslavia, bulgaria, romania, grecia
stato: romania (ro)

Data inizio viaggio: venerdì 13 agosto 1971
Data fine viaggio: lunedì 30 agosto 1971

Ancora all'Est. Partiamo venerdì sera da Collebeato fino a Trieste c'è l'autostrada, poi addio! Ci fermiamo prima della frontiera. Passiamo veloci da Lliubliana, prima di Zagabria la macchina, una FIAT 124 si blocca, a Zagabria c'è una filiale della FIAT, ci sistemano il galleggiante del carburatore. Belgrado, Nis, la frontiera della Bulgaria, frontiera della Romania, Bucarest, Costanza sul Mar Nero e quindi Due Mai dove in un campeggio molto spartano piazziamo le nostre canadesi fra le molte tende di paesi dell'est. Di questo viaggio di circa 2000 km. quasi senza mangiare e poche soste, ricordo il controllo minuzioso alla frontiera tra Bulgaria e Romania una prima e una dopo il ponte sul Danubio. Siamo a 2 Mai la domenica pomeriggio ho un gran mal di testo per la fame, il campeggio è su un costone che scende verso il mare, oltre ad una lunga costruzione dove si trovano dei semplici rubinetti ed un lungo sedile con una fila di buchi per il resto (!) non c'è altro, che fame. Vicino al campeggio c'è una spiaggia dove giovani e non prendono il sole senza niente addosso. E' la prima volta che mi capita. Ci sono bellissime ragazze che vorrei ammirare, ma devo buttarmi in tenda per il gran mal di testa. Domani andrà meglio, cerchiamo di scattare delle foto, ma sopra di noi c'è una caserma della marina militare con sentinelle armate fornite di binocolo che scrutano il mare e noi, non appena vedono una macchina fotografica scendono immediatamente. A noi occidentali non succede niente, ai nostri vicini dell'est sequestrerebbero la macchina fotografica. Saliamo il costone, alcune donne con sporte di paglia vanno in giro a raccogliere sassi per formare la massicciata della stradina per il campeggio. Cerchiamo un negozio, c'è ne solo uno piccolissimo, non c'è quasi niente, comperiamo quel poco che si può. Vediamo tantissime bottiglie con scritto "spuma" ne facciamo incetta, almeno la spuma ci potrà dissetare, fa un gran caldo. Ci siamo accorti poi che si trattava di grappa di prugne, la sera, per esaurirla, abbiamo invitato ad una bicchierata i nostri vicini dell'est. Con l'alcol gli animi si sono riscaldati, ho chiesto ad un cieco informazioni su Dubcek (segretario comunista ed artefice con altri della primavera di Praga, silurato). Mi ha risposto con un'altra domanda :"Kennedy?" si riferiva a JFK assassinato a Dallas. Che botta per noi che ci sentivamo migliori! Le voci si alzano ed arrivano le sentinelle armate della caserma, i nostri ospiti si ritirano immediatamente nelle tende, alcune tende domani non ci saranno più. Sulle strade c'è un gran dispiegamento di polizia, ogni pochi km. un posto di blocco, noi occidentali non abbiamo problemi ma, una sera ritornando da Costanza, avevamo dato un passaggio ad una ragazza, al primo posto di blocco la polizia l'ha fatta scendere dalla macchina. Conosciute alcune ragazze siamo andati nella loro casa per ascoltare musica ma, appena inserito il disco nel mangiadischi il padre è diventato una furia e ci ha scacciati. Per loro era proibito ascoltare musica occidentale. Mercoldedì si parte, ci fermiamo a Bucarest dove, in una piazza enorme, assistiamo alle prove della sfilata per il giorno della festa nazionale. Studenti, operai con tuta e gavetta, dopo ore di lavoro, arrivano con bus sgangherati, vengono messi in fila e fatti sfilare avanti e indietro. Da noi si viveva ancora l'atmosfera del 68! Riattraversiamo la Bulgaria, visita a Sofia, poi giù verso la Grecia. Sosta per la notte sulle spiagge della penisola calcidica. Il giorno dopo il Monte Athos, passiamo Ouranopolis, arriviamo ad un muraglione. Aldilà del cancello c'è un uomo, cerchiamo di sapere come possiamo proseguire, ci fa segno di ritornare indietro e continua a ripetere "ore dodeka". Torniamo ad Ouranopolis, è quasi 1/2 giorno, andiamo a vedere il mare, poi penseremo al pranzo. Nel porticciolo c'è un barcone strapieno in partenza. Ci fanno capire che si dirige lungo la costa verso il primo monastero dell'Athos. Ci imbarchiamo, andiamo a dare un'occhiata e poi penseremo al pranzo. Che sprovveduti! Un barcone è in partenza, saliamo, andiamo a dare un'occhiata Il barcone parte, ci troviamo con altri, pochi, turisti e molti monaci un po in disordine, chi teneva una gallina(o gallo?) per le zampe, chi un cesto di frutta o di verdura, ma tutti maschi. Ci ricordiamo che all'Athos possono accedere solo persone ed animali di sesso maschile. Il barcone rullando continua a procedere lungo la costa. Sono le 12,30 poi le 13, poi le 13,30, noi pensavamo di tornare per il pranzo! Un altro giorno a pancia vuota. Finalmente dopo le 14 si intravede un porticciolo, Dafnì, il barcone accosta e sbarchiamo. La polizia ca ci chiede il visto di accesso. Noi non sappiamo niente. Vabbe torneremo indietro, almeno potremo pranzare Di fronte a 3 sprovveduti ragazzi di paese si impietosiscono, "potete passare, ma dovete lasciare la cinepresa, poi, appena arrivati alla "periokes postasias"dovete presentarvi al controllo per ottenere il visto e pagare il dovuto. Saliamo su un pulmino sgangherato che imbocca una mulattiera strettissima piena di tornanti. La nostra strada per il Passo Gavia in confronto è un'autostrada! Sui tornanti si deve fare avanti e indietro, per non uscire di strada l'autista procede con la testa fuori dal finestrino. I molti monaci paiono tranquilli! Finalmente arriviamo su un altipiano dove c'è la "periokes postasias", rappresentanza amministrativa dei vari monasteri disseminati sull'Athos, ciascuno dei quali è assolutamente indipendente. Pagando otteniamo il visto per 3 giorni. Cerchiamo un ristorante. Ci sono solo piccoli e antichi negozietti gestiti dai monaci o da uomini. Qui ogni monaco fa vita indipendente e deve provvedere alla propria sussistenza, per cui svolgono i mestieri più svariati. Riusciamo ad ottenere un piatto di minestra di fave, il vino con le resine è imbevibile, ci sfamiamo con pane e anguria. Visitiamo un monastero, troviamo un monaco che parla un po di italiano. Capisce tutto, ci chiede soldi, quando chiediamo informazioni sulla loro vita monastica inspiegabilmente non capisce. Appena fa sera ci troviamo catapultati nel passato, non c'è illuminazione, dobbiamo andare a dormire in grandi cameroni offertici gratis, al lume di lanterna. Avremmo voluto fermarci alcuni giorni ma, la fame ci spinge a ritornare per la stessa via dell'andata a Ouranopolis. Attraversiamo la Grecia, siamo ad Atene dove comandano ancora i "Colonnelli" che da pochi anni hanno fatto un colpo di stato. Atene ci appare come una città medio orientale, polvere rossa per le strade e un gran caldo. Bello il Partenone ma anche qui è un problema farci capire al ristorante. Chiediamo una bistecca e ci viene servita carne in scatola alla griglia! In piazza Sintagma la macchina ci lascia un'altra volta a piedi. E' sabato ed è vietato lavorare, dobbiamo aspettare lunedì per far riparare la macchina, torniamo in capeggio in taxi. Lunedì via verso Corinto. Che impressione il profondo taglio dello stretto visto dal ponte che lo attraversa. Vorremo tornare in Italia con un traghetto che da Patrasso va a Brindisi ma non c'è posto. Torneremo passando per la Yugoslavia facendo altri 2000 km. che aggiunti agli altri già fatti sono circa 5000. Dopo Trieste dalla radio veniamo a sapere che il traghetto che volevamo prendere si è incendiato in mezzo al mare e ci sono stati dei morti. Telefoniamo a casa per tranquillizzare. Abbiamo fatto circa 50000 km, visto luoghi nuovi e meravigliosi, conosciuto persone molto diverse. Che bella esperienza anche se ho perso 12 kg. Ritorneremo, speriamo!

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