Compleanno a Bratislava

località: bratislava
stato: slovakia (sk)

Data inizio viaggio: sabato 3 febbraio 2007
Data fine viaggio: domenica 4 febbraio 2007

Quest'anno per i miei 30 anni ho deciso di offrire alla mie migliori amiche un pazzo weekend a Bratislava.
Mi sembrava un'idea carina per festeggiare il passaggio dalla "giovinezza" all'età adulta:)
La meta è fattibile in un weekend perchè è molto vicina e parecchio a buon mercato.
Per questioni di orario e godere i 2 giorni di weekend il più possibile, ho preso Sky Europe all'andata e Ryanair al ritorno.
Con Skyeurope ho trovato il biglietto a 0 euro...provare per credere. Con Ryan ho speso 15 euro.
La vita a Bratislava poi è molto cheap, quindi per tutte le tasche.
Vi consiglio di andare....

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sabato 3 febbraio 2007

3 Febbraio 2007
La sveglia suona alle 5.30 di una mattina di sabato e vado in stazione centrale a prendere l’autostradale per l’aeroporto di Orio al Serio.
Arrivo a Bergamo con mezz’ora di anticipo sull’appuntamento con le ragazze e con 20 minuti di anticipo sull’orario previsto dall’Autostradale.
Tanto per ingannare il tempo e soprattutto il mio stomaco, mi vado a fare cappuccio e brioche in un microscopico bar. Arrivate le ragazze, facciamo check-in velocissimamente e ci mettiamo in coda per i controlli.
E’ l’ora dell’imbarco, il 737 ci aspetta tutto nuovo di pacca in pista, sulla carlinga c’è dipinta una Miss sorridente con scettro e coroncina. A bordo siamo le uniche donne o quasi. Diciamo pure che le coppie e i giovani sono diretti a Vienna, che dista pochi Km da Bratislava (infatti ufficialmente il volo si chiama Bratislava/Vienna), mentre gli uomini sono diretti a “Brati”a quanto pare meta di turismo “alternativo”. Il volo sembra tranquillo e io e Annalisa ordiniamo il caffè.
Quando finalmente il caffè si raffredda e comincia a diventare bevibile, cominciano le rafficone di vento forza 4….ma perché la legge di Murphy ci piglia sempre? Se volete evitare turbolenze in aereo, non ordinate mai da bere, parola di una frequent flyer!
Atterriamo a Bratislava in una pianura disseminata di mulini a vento, un po’ storti rispetto alla pista, ma senza problemi ed in perfetto orario. Recuperiamo le borse alla svelta e compriamo i biglietti per l’autobus n.61 che ci porterà in centro città. Ci sono biglietti di vari prezzi a seconda della durata.
Stando all’orario, il bus dovrebbe passare ogni 15 minuti, speriamo perché comincia a piovere ghiaccio! Dopo il quarto d’ora è più lungo della mia vita arriva il mitico 61. Annalisa si mette a contare sapientemente le fermate, perché è tutto scritto in slovacco e non abbiamo idea di dove siamo e dove stiamo andando. Dopo 12 fermate arriviamo ad uno snodo dove dobbiamo salire su un tram vecchissimo (il numero 12, ma uno vale l’altro), che segna il percorso su un pannello luminoso. La città è di stampo tipicamente comunista dal punto di vista architettonico. In meno di mezz’ora arriviamo nel nostro ostello di nome Patio. Nonostante la facciata stia per cadere a terra, dentro non è malissimo, è tutto arredato Ikea e poi abbiamo una stanza coi letti a castello tutta per noi!
Dopo esserci sistemate, piantina alla mano, comincia la nostra scoperta di Bratislava, sotto un tempo così pazzo che pare inspiegabile, è un continuo alternarsi di pioggerellina inglese, sole, vento in stile bora, nevischio. Non si capisce più nulla.
Facciamo un giro del centro storico, che è bellissimo, ancora meglio di come me lo aspettassi. Tutti i palazzi antichi sono perfettamente rinnovati, dipinti di fresco e ristrutturati. La città mi ricorda abbastanza Praga, anche se in versione mini e chiaramente meno bella, solo che ha un’aria così stranamente deserta.
Ci sono un sacco di gallerie d’arte, bei negozi, caffè, fontane e statue stranissime! Dopo nemmeno mezz’ora che giriamo, ci sentiamo già deboli ed entriamo in uno dei caffè storici della città per farci una cioccolata calda. Il caffè è molto carino, c’è pure una fontana di cioccolato fuso all’ingresso. La cameriera ci fa accomodare in un tavolino del primo piano con vista piazza. Il menù è tutto in slovacco e ceco, ma per fortuna becchiamo un serie di cioccolate di marca italiana, quindi riusciamo ad ordinare a gesti.
Riprendiamo il giro della città, dei suoi negozietti, dei suoi locali, finché non decidiamo che è ora di mangiare qualcosa. Ci fiondiamo in un ristorante tipico, tutto fumoso (adoro sempre di più la legge Sirchia). Il menù è ovviamente scritto in slovacco, ma per fortuna c’è una parziale traduzione in inglese. Ci arrivano dei piatti con porzioni da camionista., comunque è tutto buonissimo, anche se un po’ tanto pesante per le nostre abitudini.
Nel pomeriggio per digerire andiamo a piedi su fino al castello che domina la città e ci guardiamo dall’alto il bel Danubio blu, un’altra serie di mulini a vento e la periferia iper-comunista dall’altro lato del fiume.
Vista l’ora in cui ci siamo svegliate questa mattina, l’idea è quella di andare a dormire un paio d’ore prima di cena per poi essere pronte e fresche per folleggiare tutta notte e festeggiare degnamente il mio compleanno, il vero obiettivo di questo viaggio.
Dopo una bella dormita ci infiliamo a mangiare in un posto appena dietro l’angolo. Il posto è molto carino, sembra un castello medioevale. E’ enorme e ci sono 7 stanze che credo rappresentino le stanze della cavalleria. Fa un caldo torrido e ci sono nubi di fumo ovunque…che fastidio accidenti! Il riscaldamento in questo paese è un concetto parecchio strano. Sarà che sono abituati ad avere inverni rigidi, ma non è normale riscaldare così, credetemi, ci saranno stati 27 gradi… La cena è pesantissima, come al solito a base di carne, patate e formaggio, anche se ottima. Usciamo a fare quattro passi, per rinfrescarci un attimo, digerire la cena e per ricercare la Movida. Proviamo a cercare un locale giusto per festeggiare, ma sono tutti o stracolmi, o con selezione all’ingresso o troppo caldi, sia per la temperatura interna, sia perché alcuni sono solo per i maschietti a caccia.…
Comunque non c’è che dire. Le donne in questo paese sono davvero bellissime….adesso si spiegano tante cose

domenica 4 febbraio 2007

Ma che caldo fa? Mi sveglio con la gola arsa. Ma non è che il buco dell’ozono è venuto per colpa degli slovacchi e del loro uso smoderato dei riscaldamenti nelle case? Com’è che è finito sopra la Nuova Zelanda, così verde e pulita?
Ci siamo portati le cibarie da casa con l’idea di fare colazione in ostello e risparmiare, ma rinunciamo ben presto, perchè la cucina consiste in un lavello, dove la gente si va a lavare i denti perché l’unico bagno del piano è sempre intasato e la sala comune è nel sotto scala senza finestre. Ma chi ha concepito un ostello con 4 camerate da 6 persone per ogni piano e un bagno solo composto da 5 docce senza vetro o tenda davanti, ma un solo water e un solo lavandino? Roba da squilibrati. Lavarsi è pressoché impossibile. Per consolarci, andiamo in una bageleria. Il posto è davvero molto chic, con poltrone di pelle larghissime, divani e zone per attaccare il proprio laptop e navigare liberamente. Questa città è proprio una contraddizione unica, essenziale e spartana da un lato, ultra trendy e moderna dall’altro.
L’idea di oggi è di fare una gita fuori porta per andare a visitare le grotte di Smolenice, peccato siano già le 10 del mattino, abbiamo perso già troppo tempo. Andiamo in ostello a chiedere informazioni e la tipa dice che le grotte sono lontanissime. Noi ci guardiamo perplesse, perchè ci risulta che siano distanti solo 40 km….Proviamo a chiedere gli orari dei treni, ma niente, sembra impossibile raggiungerle. Smanettiamo su internet, ma senza connessione adsl è una tortura.
Decidiamo di andare all’ente del turismo e vedere cosa ci consigliano. Perché non andare a Vienna, visto che in fondo è quello che fanno tutti atterrando qui? Vorremmo andarci in barca, ma le crociere sul bel Danubio Blu in inverno sono sospese e il treno pare un miraggio. Finalmente a Frodo viene l’idea geniale di affittare un’auto. Accidenti è domenica mattina, dove la troviamo? Io e Frodo siamo dell’idea di andare in aeroporto che è l’unico posto sicuro, ma Annalisa tutta convinta ci dirige piantina alla mano alla sede dell’Avis in città….che non esiste. Dopo varie figure di merda in tutti gli hotel a 5 stelle della città, torniamo sui nostri passi e andiamo finalmente in aeroporto, dove ci sono diversi autonoleggio, Hertz, Avis, Europe Car. Ec è il più conveniente, sono 35 euro con assicurazione per tutto il giorno. Noleggiamo l’ultima auto rimasta a Brati; una Peugeot 305 nuova di pacca. Comincia l’avventura verso i monti Carpazi e verso Smolenice, seguendo la rotta dei vini. Le grotte in inverno sono chiuse, ma pare ci siano comunque dei bellissimi castelli in zona.
Lungo la strada ci fermiamo in un vari paesini e proviamo a cercare un ristorante, ma sono posti dimenticati dall’uomo, dove non c’è nulla. Riprendiamo l’auto, sono ormai quasi le 3 del pomeriggio, ma non demordiamo, dobbiamo arrivare a Smolenice e soprattutto dobbiamo trovare un ristorante.
Dopo svariati km allietati da un paesaggio mozzafiato, troviamo un altro cartello. Sarà l’ennesimo pacco?
Entriamo in questo posto con Harley Davidson attaccate per aria all’ingresso,. Chiediamo timidamente se a quest’ora si possa mangiare, ma siccome le 2 ragazze sedute parlano solo slovacco dobbiamo farci capire a gesti. Ci sediamo al tavolo e ordiniamo un po’ di piatti tipici.
Arriva il nostro abbondantissimo pranzo. Ma com’è che da queste parti nessuno è obeso? Sarà che hanno patito la fame fino all’altro ieri e hanno un metabolismo invidiabile?
E’ ora del caffè, è già tardi. Chiamiamo la proprietaria e chiediamo 3 caffè, solo che ognuno lo vuole alla sua maniera. Frodo fa la figa e chiede il decaf, dimenticandosi di non essere da Starbucks, ma in mezzo alle campagne slovacche, io ordino quello locale, Cristina l’espresso e Anna il thè. La tipa comincia a farci una serie di domande in slovacco, ma non capiamo. Ride, parla e poi ci fissa, allora ci alziamo per andare in cucina per capire che voglia e comincia a indicarci una serie di tipologie di caffè. Non si capisce bene che dica, cmq io indico il barattolo di Nescafè e Cri la macchinetta. Speriamo….
Ovviamente non ci siamo proprio capite. L’espresso si rivela caffè americano fatto con la classica macchinetta che ti regalano al super con i punti, quindi una specie di espresso in tazza grande. Il mio Nescafè invece è caffè turco, quello che devi lasciare sedimentare, di decaf nemmeno l’ombra, il thè per fortuna è thè…
L’alito mi puzza di aglio e cipolla a mille, fortuna che non devo baciare nessuno.
Arriviamo a Smolenice dove c’è un bellissimo castello, ma non abbiamo nemmeno il tempo di andare in cima alla collina dove è situato, perché abbiamo i minuti contati e perderemmo troppo tempo a visitarlo. La strada del ritorno è splendida, il cielo è meraviglioso, il tramonto e i colori pazzeschi.
In meno di 20 minuti siamo in aeroporto in perfetto orario, 5 minuti prima che chiuda il check-in e con il serbatoio pieno come da contratto.
In aeroporto, come nel resto della città, si scoppia di caldo e la sala d’attesa è troppo piccola per contenere tutti i passeggeri che la affollano. Per fortuna imbarcano abbastanza velocemente, anche se in maniera un po’ brusca.
Non ho mai volato Ryanair, con cui faremo il volo di ritorno verso Bergamo, non mi ispira molta fiducia. L’aereo già da terra mi sembra messo maluccio. Adesso capisco perché abbia dei prezzi così competitivi….Ma starà in aria ‘sto coso?
Scherzi a parte, siamo arrivate a casa sane e salve e in perfetto orario.
Quello che hanno di buono le compagnie low cost è che atterrano in aeroporti poco trafficati e difficilmente fanno ritardo.