Formentera: piccolo paradiso

località: formentera
regione: baleari
stato: spagna (es)

Data inizio viaggio: domenica 4 luglio 1999
Data fine viaggio: lunedì 19 luglio 1999

Old Travel _ By Luca, Sabrina e Federico

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domenica 4 luglio 1999

E' il giorno della partenza, una partenza, come nostro solito, piuttosto travagliata: per dire la verità stiamo tutti bene noi partecipanti al viaggio, a non essere proprio in forma sono i nonni, gli unici nonni rimasti a casa, visto che gli altri sono in vacanza in Polonia. Federico per tutta la settimana è rimasto con la nonna a Lido di Classe e, più saltuariamente col nonno: la prima è stata colpita da un poco simpatico attacco di bronchite, il secondo da un devastante Fuoco di Sant'Antonio, ed è proprio per questo che siamo preoccupati, non tanto per lo stato di salute del nonno, che sicuramente si rimetterà, quanto per il pericolo di un eventuale contagio di Federico: il virus appartiene infatti allo stesso ceppo della varicella e la malattia potrebbe colpire il piccolo proprio durante il viaggio. Diciamo una preghierina, facciamo i dovuti scongiuri e cerchiamo di goderci il giorno della partenza.
In tarda mattinata rientriamo da Lido di Classe allo scopo di sistemare le ultime cose, Federico è già al settimo cielo, per di più, quando apre la porta della sua cameretta, si ritrova di fronte ad una sorpresa: un nuovo letto, una scrivania, una libreria e un comodino tutti per lui, è contentissimo e, dopo pranzo, corre a letto senza patemi. Consuma una lunga dormita e, soprattutto, non cade dal letto. Nel frattempo io e Sabrina completiamo i bagagli, li sistemiamo in macchina e al risveglio di Federico tutto è pronto ... alle 17:15 siamo già in strada alla volta di Bologna, alle 17:30 in autostrada a Faenza e poco dopo ... fermi in coda! ... Il traffico è decisamente intenso, impieghiamo una buona mezz'ora per arrivare a Imola: Federico, beato lui ... canta!
Quando sono ormai intenzionato ad uscire dall'autostrada il traffico riparte ad un ritmo accettabile, meno male ... intorno alle 18:30 raggiungiamo l'aeroporto Marconi di Bologna. Lasciamo l'auto in un parcheggio e arriviamo al banco della Going in perfetto orario: pochi minuti prima delle diciannove.
Tutto procede al meglio, a parte l'orario di partenza che, purtroppo, slitta di un'ora e mezzo: ci lasciamo uscire qualche imprecazione ma in fondo sappiamo che poteva andare peggio, se non fosse per Federico non ce ne saremmo preoccupati affatto.
Inganniamo il tempo vedendo partire qualche aereo e rammaricandoci vedendone uno prendere quota alle nove in punto, giusto l'ora prevista per quella che doveva essere la nostra partenza.
Finalmente tocca a noi, con Federico emozionatissimo e con una assai poco ben augurante colonna sonora del film "Titanic" in sottofondo, il volo Spanair Jk 6158 stacca da terra alle 22:28: non più di un'ora e mezza di volo e saremo ad Ibiza. Sulla nostra destra, in lontananza, grossi nuvoloni neri, lampi e saette ci fanno capire che si sta consumando il più classico dei temporali estivi. Federico si incanta a guardare le luci delle città dall'alto e per una buona decina di minuti ne viene letteralmente ipnotizzato, mentre sotto di noi sono perfettamente riconoscibili il mar Ligure e la città di La Spezia.
Giusto il tempo di prendere quota e già si comincia a scendere verso Ibiza, è quasi mezzanotte e Federico manifesta i primi sintomi di stanchezza, Sabrina non è da meno e, ormai in prossimità dell'arrivo, scambia il fanalino intermittente posizionato sull'ala dell'aereo con la luce di una discoteca (è già nel mondo dei sogni!).

lunedì 5 luglio 1999

Tocchiamo terra ad Ibiza a mezzanotte e quattro minuti, ci mettiamo in attesa delle valigie, mentre Federico, vista la presenza di altri bambini, si riprende: è pimpante come non mai! Saliamo sul pullman che ci porterà fino al porto, dove arriviamo in non più di dieci minuti: la nostra barca, o meglio la nostra bagnarola, è ormeggiata, guarda caso, nel punto più lontano possibile da dove ha parcheggiato il pullman. Arranchiamo lungo il tragitto con zaini e valigie, per fortuna il piccolo, bravissimo, per-corre tutta la strada da solo e quando è a bordo chiede subito di potere andare in perlustrazione sul natante, lo accompagno e gli faccio vedere la cabina di pilotaggio, lui, contentissimo, a sua volta, mi fa vedere un salvagente, mi spiega che lo usa il bagnino e che facendolo girare fa andare avanti il moscone (complimenti per la fantasia).
Salpiamo alla volta di Formentera quando le lancette dell'orologio segnano ormai l'una e mezzo, sarà necessaria almeno un'altra ora di navigazione ... l'odissea continua, Sabrina è stravolta dal sonno, Federico si appoggia a lei e dolcemente chiude gli occhi: è arrivato al capolinea.
E' una nottata tiepida e piacevole, esco a prua per farmi accarezzare dalla brezza che odora di salsedine, me ne riempio i polmoni, mentre la luna fa capolino fra le nuvole e in lontananza già si vedono le luci de La Savina, porto di Formentera. Quando arriviamo prendo in braccio Federico e lo porto fin sul mezzo che ci accompagnerà al residence, per un attimo apre gli occhi e chiede dove siamo. Ancora pochi minuti ed eccoci al Mar i Sal, ci viene subito assegnato l'appartamento, il bimbo apre gli occhi e si sveglia, si fa infilare il pigiamino senza il minimo pianto, bravo piccolo ... dieci e lode! ... poco dopo dorme fra noi due: sono da poco passate le tre.
La luce del sole filtra fra le tende, non sono ancora le nove e Federico già salta sul letto chiedendo di partire, a fatica mi alzo dal letto, Sabrina, piuttosto insonnolita, fa, controvoglia, la stessa cosa. Consumiamo una striminzita colazione e alle dieci siamo alla reception per un veloce briefing, prendiamo le necessarie informazioni e ci rechiamo a fare una indispensabile spesa allo scopo di acquistare, per lo meno, i generi di prima necessità.
Al ritorno, piuttosto accaldati, ci tuffiamo, senza remore, nella piscina del residence e lì restiamo per molto tempo. Ad un certo punto fa la sua apparizione presso il bar un noto personaggio dello spettacolo, stentiamo un po' a crederlo ma quello che si para davanti ai nostri occhi è proprio Luca Laurenti, conduttore di numerosi programmi del circuito Mediaset: pare stia facendo il filo ad una ragazza e per un attimo mi balena in testa l'idea di uno scoop per "Novella 2000", poi faccio rientrare i miei fantascientifici propositi lucrosi e mi concentro sulla piscina, dalla quale Federico non sembra proprio intenzionato ad uscire ... lo convinco quando mezzogiorno è già suonato e l'ora di pranzare è ormai prossima.
Sabrina e Federico hanno recuperato buona parte del sonno arretrato ... così nel pomeriggio ci rechiamo in spiaggia , la più vicina e quindi raggiungibile a piedi, visto e considerato che, almeno per oggi, non avremo nessun tipo di mezzo a nostra disposizione per spostarci sull'isola. Raggiungiamo così la spiaggia di Cavall d'en Borràs, posizionata in prossimità del porto de La Savina e ciononostante molto bella, con acqua azzurra e trasparente. Non resistiamo a lungo sul bagnasciuga e quasi subito siamo a crogiolarci fra le onde, il solo problema è convincere Federico ad uscire dall'acqua: tutte le scuse sono buone per riuscirci, prima fra tutte la solita vecchia storia delle grinze alle mani, che sortisce per fortuna l'effetto desiderato, ma che scatena una serie di domandine fra le quali, oltre al perché ciò si verifichi, una, in particolare, ci fa sorridere e riguarda la presenza o meno di tali grinze anche su pesci e rospi, a noi sembra tutto così ovvio ma non lo è per un bimbo di tre anni, ed è normale ma anche buffo. Intorno a noi, lungo la spiaggia, molti nudisti tranquillamente prendono il sole, per fortuna non scatenano in nostro figlio un'altra quanto mai imbarazzante serie di domandine.
Formentera, posizionata parecchi chilometri più a ovest dell'Italia adotta, come tutta la Spagna, di cui fa parte, lo stesso fuso orario e offre, soprattutto in questo periodo dell'anno, giornate lunghissime: alle otto di sera il sole è ancora alto sulla linea dell'orizzonte, ed in spiaggia si sta magnificamente, ce ne andiamo verso il residence più per necessità legate alla fame che per altro, nei prossimi giorni cercheremo di organizzarci in maniera da poter godere più a lungo di questi momenti. L'unico problema legato al rientro dal mare in ora tarda è che da tavola e quindi dalla doccia non si esce prima delle dieci e non resta molto tempo per la serata: giusto due passi fino al porto e ritorno.

martedì 6 luglio 1999

Nottata calda quella appena trascorsa, con Federico già sveglio alle cinque del mattino e con qualche problema per riuscire a fargli riprendere sonno. Fatto sta che alle nove ci alziamo tutti piuttosto stralunati e per di più fuori dalla finestra non splende un bel sole.
Pochi minuti, neanche il tempo di fare colazione, e suona il citofono: alla reception mi attende l'addetto dell'agenzia di noleggio per consegnarmi l'auto. Ancora assonnato firmo un pacco di fogli contenenti le condizioni del contratto e ritiro l'auto (targata PM 8474 CM): una Punto, blu, cinque porte ... due ore d'aereo e una di traghetto per arrivare in un'isola in mezzo al Mediterraneo e vedermi consegnare un'auto praticamente uguale a quella che ho a casa! ... niente di male, per carità, ma i casi della vita a volte sono davvero strani.
Dopo colazione saliamo a bordo della nostra "nuova" auto e raggiungiamo la vicina Sant Francesc Xavier, capoluogo dell'isola con i suoi milleduecento abitanti, dominata dall'omonima chiesa, dall'aspetto fortificato per sopperire alle numerose invasioni e scorrerie di pirati, molto frequenti in questo luogo qualche secolo fa. Da sempre l'isola, per la sua posizione strategica in mezzo al Mediterraneo è stata oggetto di invasioni: a cominciare dai fenici per poi passare ai greci e ai cartaginesi, quindi ai romani che la trasformarono in uno dei tanti granai dell'impero, da cui il nome dell'isola: Frumentaria, poi diventato Formentera.
Passiamo tutta la mattinata a spasso per Sant Francesc Xavier, facendo alcune indispensabili compere e pregando per il ritorno del sole: Federico è smanioso e vuole andare in spiaggia, speriamo di poterlo accontentare nel pomeriggio.
Veniamo esauditi e qualche ora più tardi splende un bel sole, così carichiamo i bagagli in macchina e raggiungiamo l'unica spiaggia presente sulla costa ovest dell'isola: Cala Saona, la cui omonimia con l'isololotto di Santo Domingo è curiosa almeno quanto il noleggio della Punto blu, strana coincidenza, anche se in questo caso non credo che Saona abbia nulla a che fare con Savona. Una cosa hanno in comune i due luoghi, anche se divisi da un oceano: un bellissimo mare, con una quanto mai innegabile manciata di punti di vantaggio a favore della Saona caraibica.
Raggiungiamo la spiaggia e piantiamo l'ombrellone acquistato in mattinata a Sant Francesc Xavier, un piccolo ritaglio d'ombra non guasterà, anzi a guastarci un po' la festa è il sacco dei giochi di Federico, rimasto, nostro malgrado, in appartamento, per fortuna il piccolo non ne fa un dramma e richiede solo qualche bagno in più.
Rientriamo e ceniamo con un pollo allo spiedo acquistato in una rosticceria di fronte al residence, poi usciamo per una passeggiata a Es Pujols, il centro più turistico dell'isola, con un gradevole lungomare tempestato di bancarelle hippy. Federico viene ammaliato da un pittore e si incanta a guardarlo, poi ci fermiamo in un bar e sono già le undici.
Affrontiamo la strada del ritorno e in una delle ultime curve ci vediamo venire in contro due fanali: succede tutto in un attimo, metto una buona mezza auto fuori dalla carreggiata ed evito lo scontro frontale ... è andata bene, tremendamente bene ... l'adrenalina sale e mi invade tutto il corpo, braccia e gambe sono molli, sudo freddo: c'è mancato poco, davvero poco!
Nel terrazzo appena fuori dall'appartamento ci aspetta, come tutte le sere, un simpatico geco, gli diamo la buona notte, chissà ... che sia lui in nostro angelo custode?

mercoledì 7 luglio 1999

Federico chiama la mamma e reclama la colazione, fuori, oltre le tende, risplende il sole di una bellissima giornata, giornata che siamo intenzionati a trascorrere interamente in spiaggia, sperimentando il sonnellino del bimbo sotto all'ombrellone, a tal proposito ci organizziamo preparando il minimo indispensabile per pranzare.
La spiaggia prescelta per l'esperimento è quella di Ses Illetas, la più famosa e forse anche la più bella di Formentera, oltre che una delle più vicine al residence, nel caso in cui l'esperimento dovesse fallire.
Dalla strada principale si stacca uno sterrato che si avventura a nord, verso quello stretto lembo di terra che si protende verso l'isola di Ibiza. Ad un certo punto, in prossimità di un bar, la strada termina e lascia il posto ad un ampio parcheggio dove lasciamo l'auto. Ci incamminiamo verso il mare situato ad ovest della strettissima penisola, e quindi verso la spiaggia principale di Ses Illetas alla cui vista si rimane letteralmente esterrefatti: una piscina naturale si para davanti ai nostri occhi, una piscina dalle mille tonalità di azzurro, in una crescente escalation, fino al blu intenso che si staglia contro il cielo all'orizzonte e contro il severo profilo montuoso della vicina Ibiza.
A poche centinaia di metri dalla riva una fila interminabile di barche staziona ciondolando prima a destra e poi a sinistra, per tutto il giorno, e non c'è da chiedersi perché lo siano venute a fare proprio qua ... resteranno, come noi, fino al calar del sole.
Ci riempiamo gli occhi dei magnifici colori che ci circondano, mentre Federico gioca con la sabbia fra un bagno e l'altro, fino a mezzogiorno, l'ora X. Per il pranzo non c'è problema, la novità di mangiare in spiaggia è allettante e il piccolo divora qualsiasi cosa gli venga proposta, è un po' più complicato riuscire a farlo dormire, per fortuna ci si mette d'impegno, si rigira sul telo per una buona mezz'ora e, nonostante tutto, si addormenta ... bene ... esperimento riuscito!
Intanto che dorme ne approfitto per fare un bagno in completa solitudine, accompagnato solo dal fruscio delle onde ... idilliaco! Poi Federico si sveglia, contentissimo di essere già in spiaggia, divora un gelato (anzi divoriamo un gelato), poi gioca con i barattolini che lo contenevano, e così per molto tempo, senza disdegnare un bel bagno come intermezzo. Alle 19 e 30 lasciamo la spiaggia, ma verrebbe voglia di restarvi ancora, niente male, perché ci torneremo, questo è sicuro, infatti difficilmente troveremo sull'isola un posto più bello di questo.
Passiamo la serata in appartamento, a parte una breve sortita in un piccolo e vicino parco giochi, dove Federico cade e si sbuccia un gomito: un breve e quanto mai scontato pianto e tutto è finito, così come è finita una gradevole giornata.

giovedì 8 luglio 1999

Federico è puntuale come un orologio svizzero: alle nove meno dieci ci da la sveglia ... ci aspetta un'altra bella giornata di mare, fuori non soffia un alito di vento ed il cielo è completamente sgombro da nubi, l'occasione giusta per frequentare una delle spiagge situate sulla costa est dell'isola, normalmente più esposta alla furia di Eolo.
Prima di arrivare sulla spiaggia prescelta effettuiamo una deviazione sulle rive dell'Estany Pudent, un piccolo lago salato interno a Formentera, dove, su di un minuscolo promontorio si trova la più antica testimonianza di presenza umana sull'isola: Ca Na Costa, un sepolcro megalitico risalente al 1600-1900 A.C., niente di straordinariamente bello, in apparenza un grosso cumulo di enormi sassi, ma più in particolare sistemati meticolosamente a formare una sorta di camera circolare, presumibilmente la camera sepolcrale. I monumenti megalitici suscitano in me forti emozioni, sono attratto dal loro enigmatico aspetto, le millenarie pietre sembra emanino strane energie e anche questo, nel suo piccolo, riesce a catturarmi, magari anche solo a livello inconscio. Non è la stessa cosa per Federico, il quale appare, soprattutto, dispiaciuto del fatto che il sito sia recintato e non sia possibile scorazzargli sopra per dargli la scalata finale.
Sono da poco passate le dieci quando seguiamo un cartello con su scritto "playa", ci inoltriamo, per mezzo di una strada sterrata, nella pineta e dopo un breve tratto questa si allarga a formare una sorta di parcheggio. Lasciamo l'auto e c'incamminiamo verso la spiaggia di Sa Roqueta, così chiamata probabilmente per la presenza di un piccolo scoglio a poche decine di metri dalla riva. Il sole è quasi di fronte a noi e il colpo d'occhio non è dei migliori, ma basta avvicinarsi per vedere che l'acqua è la stessa, trasparente e azzurra del giorno prima.
Piantiamo l'ombrellone e giochiamo, mi tuffo in acqua e pesco un paio di paguri per Federico ... nel frattempo il sole cambia lentamente posizione e il mare acquista i suoi meravigliosi colori: anche questa spiaggia è una bellissima perla di Formentera.
Dopo pranzo consumo un altro indimenticabile bagno tutto da solo: scusami piccolo, è bellissimo fare il bagno assieme a te, ma certe sensazioni si colgono meglio in completa solitudine e contemplazione, in un mare dai riflessi indescrivibili e con la scura e severa silhouette di Ibiza all'orizzonte.
Più tardi sono di nuovo in acqua, questa volta con Federico ... si sta divinamente. Assieme costruiamo un castello e lo distruggiamo, ne costruiamo un altro e il pomeriggio scivola via tranquillo, poi si ferma un bimbo tedesco e gioca con Federico: insieme distruggono anche il secondo castello, non parlano la stessa lingua ma incredibilmente si capiscono, forse nel profondo della loro innocenza esiste un canale e quindi una frequenza sconosciuta a noi adulti, insieme fanno il bagno e si divertono da matti, dobbiamo letteralmente strapparli al mare quando ormai è sera, ed in acqua sono rimasti solo loro.
Il bimbo tedesco se ne va, Federico saluta con la manina poi chiede a noi come si chiami ... ci guardiamo un po' con fare interrogativo e piuttosto banalmente gli rispondiamo: "Franz, quel bimbo si chiama Franz" ... chissà, forse è vero!
Raccogliamo tutte le nostre cose e torniamo in appartamento.
Più tardi il sole, forse indispettito per lo spettacolo che fin qui ci ha offerto il mare, ci fa capire di non essere da meno e con l'aiuto di qualche nuvola e lo specchio d'acqua di una salina crea un tramonto di rara bellezza, da immortalare nei ricordi, così da chiudere degnamente un'altra bellissima giornata.

venerdì 9 luglio 1999

Lo sfrignacchiare di Federico apre abbastanza ingloriosamente la nuova giornata, dobbiamo invocare a più riprese l'arrivo del signore del piano di sopra per intimorirlo ed invitarlo ad un comportamento migliore. Quando, finalmente, riusciamo a caricare tutto in macchina, bimbo compreso, finalmente la musica cambia e possiamo partire alla scoperta della parte centro orientale di Formentera.
Il nostro primo obbiettivo è la Playa de Tramuntana, il cui nome lascia ben intendere quale sia la sua esposizione, infatti, dopo aver percorso una strada stretta e dissestata ed essere giunti in prossimità del mare, non possiamo far altro che prendere atto dei ben evidenti effetti della tramontana sul tormentato tratto di costa ... e della playa neanche l'ombra.
Ritorniamo praticamente a passo d'uomo sulla strada asfaltata e continuiamo a seguirla verso sud, sulla cartina è indicata un'altra spiaggia sullo stesso tratto di costa. Alcune dune lambiscono il nastro d'asfalto e oltre le dune si trova Ses Platgetes: il diminutivo, anche se in spagnolo, lascia ben intendere che non troveremo grandi arenili.
Cerchiamo di parcheggiare l'auto lungo la strada dove sono già alcuni motorini e proprio mentre lo stiamo facendo notiamo una famiglia di Dovadola che avevamo conosciuto all'aeroporto di Bologna, li chiamiamo e li salutiamo, anche loro hanno un bimbo (Davide) di poco più grande di Federico, e come noi sono alla ricerca di una spiaggia sabbiosa dove poterlo far giocare. Insieme a loro andiamo a Ses Platgetes ma solo per prendere atto del fatto che sì la spiaggia è sabbiosa, ma il bagnasciuga e quindi il fondale sono formati da grandi lastroni di roccia che non fanno proprio al caso nostro.
Torniamo indietro, cancelliamo il posto dall'elenco delle possibili soste balneari e ripartiamo in compagnia degli amici: cambiamo lato dell'isola, e ciò vuol dire, in questo punto, che ci spostiamo di due o tre chilometri al massimo.
Raggiungiamo la Playa di Es Arenals, e questa volta almeno il nome promette bene, l'arenile infatti non manca e non manca nemmeno un bel mare, il solito bellissimo mare che grazie ai raggi del sole appare come un immenso cristallo dalle infinite sfaccettature: par quasi che a tirarvi un sasso debba frantumarsi in mille pezzi.
Giusto il tempo di sistemarci e Federico è già a bagno con Davide ... non mi resta che seguirlo, e lo segue anche Sabrina così che tutti siamo in acqua ... e vi restiamo per parecchio tempo, facendoci cullare dalle onde, onde che, fra l'altro, in questa spiaggia sono più grosse del solito.
In breve arriviamo a mezzogiorno e quindi all'ora di pranzo, se pranzo si può chiamare uno spuntino ... niente di grave, siamo contenti così e questo in fondo è ciò che conta.
Nel pomeriggio passiamo momenti di grande divertimento, l'acqua è caldissima ed invitante. Federico, copiando Davide, impara i primi rudimenti del nuoto: è buffo con quei paffuti braccioli e con quel sorriso sempre stampato sulle labbra. Sembra un piccolo anatroccolo ancora impaurito, e più che altro solleva grosse quantità d'acqua, ma la strada è quella giusta. Gioca in maniera costante per tutto il tempo con Davide: ha preso confidenza e si sente, lo testimoniano le fragorose risate che arrivano dal bagnasciuga, dove i due si rincorrono fin quasi a sera.
Le sorprese non finiscono mai, dopo Luca Laurenti incontriamo un altro noto personaggio, fra l'altro a lui indissolubilmente legato: è Paolo Bonolis, che transita di fronte a noi, passeggiando in riva al mare, guarda caso in compagnia di una bella bionda. Qualche paparazzo sarà sicuramente appostato nelle vicinanze.
Poco dopo Davide se ne và. Salutiamo lui e tutta la sua famiglia, speriamo di rivederli, infondo l'isola è piccola e non dovrebbe essere così difficile ... noi invece restiamo: Federico vuol fare un ultimo bagno e lo accontentiamo.
In serata vorremmo uscire un po' dopo cena, ma naturalmente, si fa tardi: io che sono l'ultimo a far la doccia ne esco quando le freccette dell'orologio son già ben oltre le dieci, non resta che gingillarsi un po' per casa prima di coricarsi.

sabato 10 luglio 1999

Secondo notizie fresche ed attendibili in Italia piove, e lo farà disgraziatamente per tutto il week-end. Noi per fortuna ci troviamo a Formentera, dove, osservando il cielo di un'altra mattinata limpida, la pioggia sembra lontana anni luce.
Ci dirigiamo per un'altra volta verso la stretta penisola che si protende verso Ibiza, parcheggiando in prossimità della Playa de Ses Illetas e proseguendo a piedi oltre quest'ultima. Più avanti la penisola si restringe a tal punto da avere due spiagge praticamente a specchio: a sinistra quella che è la continuazione della Playa de Ses Illetas e a destra la Playa del Levant. In quest'ultima il mare appare piuttosto mosso e soffia vento, così ci sistemiamo nella prima.
E' incredibile come la colorazione della sabbia sia omogenea in tutte le spiagge di Formentera, una colorazione piuttosto banale, grigiastra, in apparenza simile a quella del mare Adriatico, e ciononostante l'acqua assuma, in questo posto, come in tutti gli altri visti fino ad oggi, quei magnifici colori e quella straordinaria trasparenza che solitamente richiedono un fondale più bianco.
Soffia un fastidioso vento di tramontana ed il luogo, praticamente in mezzo al mare, non è affatto riparato, dopo un bagno ed il pranzo, consumato in anticipo, vista l'insistenza di Federico a farlo, ci spostiamo nella più tranquilla e bellissima spiaggia principale di Ses Illetas, dove trascorriamo il resto della giornata.
Sabrina, colpita da un'eritema solare in varie parti del corpo è per questo piuttosto arrabbiata e poco socievole: passa tutto il tempo sotto all'ombrellone facendo ben attenzione a non esporsi ai raggi del sole.
Lasciamo la spiaggia un po' in anticipo rispetto al solito: è sabato sera e vogliamo uscire per mangiare una pizza. Rientriamo in appartamento per una doccia mentre da una delle camere accanto arrivano, quanto mai chiari, degli strani "urli gioiosi" ... buon divertimento! ... Federico ci domanda cosa sia ... stanno giocando, gli rispondiamo.
Ci rechiamo a Es Pujols e ci fermiamo nella prima pizzeria che incontriamo, si chiama Chez Fred ma poco importa, prima di collaudarle sono tutte uguali ... La pizza è così ... senza infamia e senza lode, ce ne riempiamo la pancia prima di gettarci nella marea della gente lungo le strade del paese fin quando, alle undici, ormai in procinto di rientrare, incontriamo Davide e relativa famiglia. Ci fermiamo per due chiacchiere ed i bimbi cominciano a giocare: sembrano divertirsi, e nessuno riesce a distoglierli fin quasi a mezzanotte.

domenica 11 luglio 1999

Facciamo colazione mentre in televisione, al posto dei soliti cartoni animati, vanno in onda le immagini del warm-up del gran premio d'Inghilterra di Formula uno, le seguo abbastanza disinteressatamente, oggi, malgrado io sia un appassionato, non sono intenzionato obbligare nessuno in casa per seguire la corsa, tanto più che quello di Silverstone non è un circuito tradizionalmente favorevole alle Ferrari (che però vinceranno sicuramente!).
Usciamo di casa e partiamo: oggi dovremo percorrere "tanta" strada (non più di una ventina di chilometri), fino a raggiungere la punta più remota dell'isola, dove si trova il faro de La Mola.
In breve giungiamo in vista della più classica delle costruzioni marine, situata alla sommità di una vertiginosa scogliera che seguiamo, per un breve tratto, a piedi, scattando numerose fotografie. Sabrina e Federico camminano prudentemente a diversi metri dall'orlo del precipizio: i flutti del mare, di un blu intenso, sono a non meno di cento metri sotto ai nostri piedi ed il panorama è davvero imponente. Il luogo, fra l'altro, è stato ricordato anche da Giulio Verne in uno dei suoi tanti romanzi di fantascienza ... e di fantascienza senza ombra di dubbio doveva trattarsi, visto che nel contesto della storia il faro e tutta l'isola si trovavano in un clima polare, a meno venti gradi, ed il mare era completamente ghiacciato.
Sulla strada del ritorno facciamo sosta al caratteristico Molí Vell de La Mola, un vecchio mulino, perfettamente conservato, costruito nel lontano 1778. Federico, molto interessato, scende dall'auto e chiede di potervi fare il giro attorno.
I mulini, nelle loro più svariate forme, sono una costante fissa di tutte le isole del Mediterraneo a testimonianza dell'azione pressoché continua dei venti in questi luoghi e Formentera non fa certo eccezione.
In tarda mattinata arriviamo finalmente in spiaggia, una bella spiaggia situata fra il Caló des Mort ed il complesso turistico di Mariland, nella parte sud-occidentale dell'isola. I complimenti vanno ancora una volta a nostro figlio, che ha apprezzato in maniera evidente le visite alternative alla spiaggia, non disdegnando comunque, ormai in prossimità del mezzogiorno, la costruzione di un castello ed un lungo bagno, nel quale ... udite, udite ... per la prima volta ha percorso un breve tratto di mare, con acqua alta, completamente da solo ... bravo "ranocchio"!
Intanto che dorme vado in perlustrazione, a piedi, fino al Caló des Mort, una piccola insenatura con non più di venti, trenta metri di spiaggia, riparatissima, con l'acqua calma e perfettamente piatta a formare una piccola piscina naturale, quanto di meglio si possa chiedere per un bimbo ai primi "passi" nel nuoto.
Dopo merenda riempiamo gli zaini, rinfoderiamo l'ombrellone e "armi in spalla" ci dirigiamo verso la piccola spiaggetta. Nel frattempo da un signore apprendo che Schumacher ha avuto un brutto incidente ... stagione finita: il gran premio di Formula uno non poteva andare peggio.
Mi consolo in acqua con Federico che ci ha preso gusto e nella tranquilla "piscina" di Caló des Mort sembra proprio un piccolo anatroccolo, sempre più sicuro dei suoi mezzi.
Il luogo ha una strana particolarità: scogliere alte almeno dieci metri e sopra le scogliere ... le dune, che solitamente stanno in riva al mare, e non dieci metri sopra!
Più tardi una sfilata pressoché continua di nuvole si mette fra noi ed il sole, rovinandoci un po' il pomeriggio. Pomeriggio che andiamo a concludere a El Pilar de La Mola, un piccolo paesino situato sull'altopiano, nell'estremità sud-orientale dell'isola, dove si tiene un caratteristico mercatino hippy.
Furono proprio gli hippy a scoprire in qualche modo, turisticamente, l'isola negli anni settanta, elevandola a loro piccolo regno. Da allora molte cose sono cambiate: il turismo è diventato di massa, il movimento hippy è passato di moda e i suoi ultimi rappresentanti, nella maggior parte dei casi non più giovani, cercano di guadagnarsi da vivere restando in qualche modo fedeli ai loro ideali, ed il mercatino di El Pilar de La Mola ne è la migliore espressione.
Rientriamo in appartamento quando sono già le otto e mezzo, accendo precipitosamente la televisione: Schumacher ha subito la frattura di tibia e perone e ne avrà per diversi mesi ... ceniamo, facciamo una doccia e sono già le undici ... non possiamo negare un po' di giochi a Federico ed è già mezzanotte ...

lunedì 12 luglio 1999

La giornata parte abbastanza stancamente, ci alziamo più tardi del solito e dobbiamo anche fare la spesa. Arriviamo alla Playa des Salines, situata a nord-est dell'isola, non lontano dalle saline, come fa supporre il nome, intorno alle undici, solo per constatare che su quel lato dell'isola il mare è troppo mosso e poco invitante.
Ci spostiamo quindi più a sud e sull'altro lato di Formentera dove seguiamo un'indicazione scritta a mano che dice: "Playa Strand": il nome è completamente inventato, in realtà è un piccolo tratto di costa facente parte della lunga Playa de Migjorn, sicuramente non una delle migliori spiagge dell'isola, ma dobbiamo accontentarci, ormai è mezzogiorno e bisogna far fare un bagno a Federico. Anche qui il mare non si può dire calmo: ci deve essere stata burrasca in giro e queste sono le conseguenze, anche se la trasparenza e i colori dell'acqua restano sempre invitanti.
Le "nuotate" fra le onde sembrano comunque divertire il piccolo, in più Sabrina sembra aver risolto il problema eritema e gioca assieme a noi per tutto il pomeriggio.
Lasciamo la spiaggia intorno alle 18 e 30: abbiamo programmi per la serata e siamo intenzionati a rispettarli. Facciamo una veloce doccia, ceniamo e siamo di nuovo in strada: obbiettivo Cap de Barbaria, l'estrema punta di una penisola che si estende a sud-ovest di Formentera, un lembo di terra che sembra dimenticato da Dio e dagli uomini, un paesaggio scarno e roccioso, senza alberi e senza case: l'unica costruzione è il faro, che domina una vertiginosa scogliera, gli unici suoni sono il fruscio del vento e il gorgogliare del mare parecchi metri più sotto. Lo "strillo pungente" di qualche gabbiano saluta il sole che se ne va dietro le nuvole e quindi oltre l'orizzonte. Comincia ad imbrunire ed il paesaggio incute quasi timore nella sua struggente desolazione, ci si sente quasi un tutt'uno con le pietre fra le quali si cammina, par di essere un temerario come le sparute piantine pungenti che riescono a crescervi ... poi tutto finisce come d'incanto quando ci si ritrova dentro l'auto, dentro a quel piccolo pezzo di tecnologia e quindi di civiltà, ci si lascia la luce del faro alle spalle e quasi dispiace di lasciare il posto.
E' stata una bella esperienza, anche se non il miglior tramonto, offuscato da troppe nuvole. Ancora qualche chilometro e siamo a Sant Francesc Xavier. Visitiamo il paesino, semideserto, ne ammiriamo ancora una volta la piazzetta con la chiesa illuminata, a creare un'atmosfera piacevole, dove assaporare lentamente un gelato, seduti in una panchina, fino all'ora giusta per rientrare ... bella serata!

martedì 13 luglio 1999

Sembra una giornata torrida, una di quelle giornate di bonaccia, col mare piatto come l'olio. Facciamo in fretta colazione e ci precipitiamo verso la Playa de Ses Illetas: sembra la giornata giusta per raggiungere l'estrema punta settentrionale dell'isola, la più esposta all'azione del vento.
Giunti sul posto ci rendiamo invece conto che il vento soffia piuttosto forte da ovest e che il nostro residence rimaneva probabilmente coperto. Il mare è agitato sulla più bella spiaggia di Formentera ed è inutile proseguire a piedi, meglio cambiare obbiettivo.
Ci dirigiamo verso Es Pujols e quindi verso la sua spiaggia, situata sulla costa est, dove naturalmente il mare è calmissimo, protetto anche da una dirimpettaia isoletta, poco più che uno scoglio. Fra il bagnasciuga e quest'ultima si crea un tratto di mare splendido, piatto e trasparente, una piscina nella quale Federico può divertirsi per l'intera giornata. Infatti subito è a giocare in acqua, quindi mi aiuta a costruire un castello, poi è di nuovo in acqua, infine si fa ora di pranzo e di fare la nanna.
Mentre dorme gli vado a comprare un cuscino gonfiabile così potrà affinare ulteriormente i concetti del nuoto. Al risveglio glielo regalo e lui tutto contento si precipita subito in acqua, lo seguo ed insieme andiamo sull'isolotto di fronte.
Stiamo bene a Formentera, in un certo senso ci sentiamo come a casa, è un luogo così ... a misura d'uomo, dove tutto è a portata di mano.
Rincasiamo e ci prepariamo ad uscire. Incontriamo Davide con tutta la famiglia e insieme andiamo a cena al ristorante S'Avaradero, dove mangiamo ottimo pesce, anche se tarda ad arrivare. Usciamo da tavola quando ormai è mezzanotte, e Federico è più pimpante che mai, così facciamo una passeggiata ed è quasi l'una, forse l'ora giusta per rientrare.

mercoledì 14 luglio 1999

Ci dirigiamo per l'ennesima volta verso la Playa de Ses Illetas, vogliamo a tutti i costi raggiungere la punta, e forse questo è il giorno giusto per farlo. Il mare è calmo, non tira vento forte e c'incamminiamo. A fatica arranchiamo lungo il percorso con zaini e Federico sulle spalle: servono quasi quarantacinque minuti di duro cammino, grondiamo di sudore, ma alla fine arriviamo a destinazione ... solo per constatare la più grande delusione del viaggio: non c'è spiaggia, o meglio: c'è spiaggia, ma sta sull'altra sponda di Es Pas, lo strettissimo braccio di mare che divide Formentera dal­ l'isolotto di Espalmador, e non ci sembra proprio il caso di tentarne il guado, sconsigliato anche da un cartello, e tanto meno con un bambino. Scattiamo una foto, beviamo una boccata d'acqua e ci apprestiamo a tornare sui nostri passi.
Ci fermiamo, lungo il percorso, nella più settentrionale delle spiaggiette di Ses Illetas: bellissima. Appoggiamo il fardello e ci lasciamo andare fra le onde, abbassiamo progressivamente la temperatura corporea così da poter meglio apprezzare i colori che ci circondano.
La lunga camminata ci ha stancato ed è stanco anche Federico: gli mancano un po' di ore di sonno e adesso ne paga le conseguenze, è noiosissimo e a fatica riusciamo a fargli mangiare qualcosa prima che crolli.
La vista è sublime: rivolti a nord sulla nostra sinistra c'è l'azzurro mare della Playa de Ses Illetas, oltre l'isola di Espalmador e ancora più in lontananza Ibiza, di fronte il caotico profilo della penisola e sulla destra l'altrettanto azzurro mare della Playa del Levant con, all'orizzonte, la piatta sagoma dell'isola di Espardell, e tutto questo con una sola rotazione della testa.
Completamente presi dal mare in un batter d'occhio arriviamo a sera, raccogliamo tutte le nostre cose e torniamo in macchina, mangiamo qualche cracker lungo la strada e ci dirigiamo verso El Pilar de La Mola per una veloce sortita al suo mercatino. Lungo la strada notiamo un Folletto (non quello dei boschi), uno di quegli strani turbini d'aria che si formano in condizioni climatiche particolari, praticamente un tornado in miniatura: ci attraversa la strada, lo facciamo passare e proseguiamo oltre.
Al mercatino Sabrina nota degli orecchini in un atelier, gli piacciono e vorrebbe un ciondolino nello stesso stile ma non esiste, glielo confezioneranno su misura per venerdì e noi torneremo per acquistarlo.
Quando rincasiamo ormai è tardi, resta solo il tempo per cenare e sbrigare alcune faccende prima di chiudere le tende e quindi il sipario su di un'altra giornata.

giovedì 15 luglio 1999

La nostra intenzione non è quella di andare subito in spiaggia, vorremmo prima far visita alla Torre di Gavina, posizionata su di uno sperone roccioso nella parte ovest dell'isola. A tal proposito imbocchiamo una strada che presto diventa sterrata, e, seguendo la costa, in breve ci approssimiamo al sito, fin quando due paletti con una catena ci impediscono di proseguire oltre. Un cartello indica il sentiero che porta alla torre, che comunque è ancora distante e non ci sembra il caso, vista anche l'esperienza di ieri. Eppure sulla cartina a nostra disposizione una strada sembra arrivarvi, proviamo a seguire un altro percorso e tra innumerevoli sterrati ben presto perdiamo la bussola, le uniche indicazioni portano alla spiaggia di Saona, le seguiamo e lì arriviamo. Percorriamo la strada asfaltata fino a Sant Francesc e poi tentiamo la fortuna un'altra volta, transitiamo accanto ai bei mulini di Sa Mirada e per l'ennesima volta ci approssimiamo alla torre: a passo d'uomo seguiamo una strada piena di buche, ma si rivela un altro vicolo cieco.
Purtroppo dobbiamo rinunciare alla torre, doveva essere un piccolo diversivo di non più di mezz'ora e siamo finiti col dedicargli almeno un'ora e mezzo e non venirne a capo, almeno abbiamo vissuto alcune delle più ruspanti strade dell'isola, caratterizzate da alti muretti a secco ... e in quanto al caldo ... per fortuna esiste l'aria condizionata!
Sono ormai le undici e mezzo, non vogliamo sbagliare spiaggia e andiamo a Ses Illetas. All'imbocco della stradina che vi arriva incontriamo Davide con i genitori (Carlo e Patrizia), se ci fossimo dati appuntamento non saremmo stati più precisi. Con loro andiamo in una delle poche insenature che ormai mancavano della nostra presenza, facciamo un lungo bagno ristoratore, ci fermiamo a guardare il mare, quel mare che fra pochi giorni ci mancherà tanto, quel mare sul quale ormai non vale più la pena sprecare altri aggettivi.
Intanto le lancette dell'orologio corrono, è già l'una e dobbiamo ancora pranzare, continuano a correre per tutto il pomeriggio e in un batter d'occhio, fra un bagno e l'altro, è già sera: quando ci si diverte, chissà perché, le ore e i minuti sono più brevi!
Usciamo dopo cena per una passeggiata a Es Pujols, ormai è certo, l'unico posto nell'isola dove alla sera si ritrovi un po' di gente.
Mentre Federico divora un gelato più grande di lui, assieme a Carlo, Patrizia e due ragazze di Bologna, bevo una gradevole sangria al Tennis Bar, Sabrina ci tiene compagnia con una Coca-cola ... e arriviamo fin quasi a mezzanotte.

venerdì 16 luglio 1999

Dagli spiragli delle tende non sembra entrare troppa luce, le scostiamo timorosi ... fuori non splende un bel sole e nuvoloni grigi coprono tutto il cielo.
Non ci facciamo intimorire, non piove, e fiduciosi prepariamo gli zaini come tutti gli altri giorni: cercheremo di impegnare in maniera diversa la mattinata, con la speranza che poi le nuvole si aprano lasciando passare i raggi del sole.
Ci rechiamo a Sant Francesc Xavier per alcune compere, poi andiamo alla Cuevas d'en Xeroni, una piccola grotta con stalattiti e stalagmiti. Federico è emozionatissimo prima di entrare, non è mai stato in una grotta e questa, seppur piccola, quasi a voler essere proporzionata all'isola, lo entusiasma non poco e parla a ruota libera, quasi più della guida. Quest'ultima ci spiega che il piccolo anfratto ha non meno di tre milioni di anni, che al suo interno vi sono costantemente, in estate e in inverno, ventidue gradi centigradi e che il suo soffitto raggiunge appena il metro di spessore: non a caso dal centro della volta rocciosa, oltre alle stalattiti, penzolano le radici delle canne di bambù piantate sul terreno sovrastante.
Non è una grotta bellissima, del resto non si poteva chiedere di più, è gradevole e forse quando l'avranno collegata a quella nuova, scoperta a pochi metri di distanza, chissà ... solo una cosa è davvero strana: lasciano scattare foto anche col flash ... lo faccio anch'io, ma forse non è un bene.
Torniamo all'aria aperta, mentre le nuvole lasciano il posto all'azzurro del cielo e incontriamo Davide in procinto di entrare nella grotta. Con lui ci diamo appuntamento al termine della visita per andare in spiaggia, nel frattempo corriamo a El Pilar de La Mola per ritirare il ciondolo di Sabrina ... non è ancora pronto e ci tornerò nel primo pomeriggio.
E' mezzogiorno e andiamo verso la spiaggia seguendo una strada sterrata nei pressi del complesso residenziale di Ca Marí, fino alla Playa de Migjorn: c'è il sole ma tira un forte vento ed il mare è agitato, decidiamo di pranzare e ripartire verso altri lidi.
Scegliamo a tal proposito la Playa del Levant, anche lì tira vento, ma troviamo un angolino di mare più riparato: c'è aria di burrasca in giro, e visto com'era qualche ora fa non si può pretendere di meglio. Piantiamo l'ombrellone e poco dopo Federico dorme, così me ne vado per l'ennesima volta verso El Pilar de La Mola, mi faccio consegnare ciondolo e orecchini e dopo meno di un'ora sono di ritorno.
Federico fatica a svegliarsi. Quando lo fa si scatena con Davide ed è un bagno praticamente continuo fino a sera. La giornata anche se ventosa ora è decisamente gradevole, così come gradevole è la serata, trascorsa in un bar di Es Pujols, con la stessa compagnia della sera precedente. I bambini non stanno a sedere un attimo, mi gira quasi la testa a forza di seguirli con lo sguardo, ma è anche così piacevole vederli divertire. Peccato dormano già quando, quasi all'una di notte, a La Savina, nell'ambito di una festa paesana, scoppiano numerosi e colorati fuochi d'artificio, che io e Sabrina, già in pigiama, seguiamo dal parcheggio del Mar i Sal.

sabato 17 luglio 1999

Anche alla mattina dell'ultimo vero e proprio giorno a Formentera splende un bel sole, il miglior sole che si possa desiderare. Vogliamo chiudere il nostro viaggio alla grande e come farlo se non alla bellissima spiaggia di Ses Illetas?
Ci fermiamo nell'unica insenatura che mancava della nostra visita: quella più meridionale. Parcheggiamo l'auto e varchiamo le dune. Subito si para davanti ai nostri occhi l'ennesima meraviglia, forse una delle più sublimi: un'ampia baia protetta da alcuni isolotti, invasa per la maggior parte da un sottile velo d'acqua, a formare una vera e propria laguna blu.
Sistemiamo le nostre cose e ci fermiamo a guardare lo spettacolo di fronte a noi. Non c'è ancora gente: ci facciamo accarezzare dalla leggera brezza che soffia alle nostre spalle, ci facciamo, senza presunzione, baciare dai primi caldi raggi del sole e guardiamo il mare, nelle sue infinite sfumature, che placido si infrange a minuscole onde sul bagnasciuga ... se il paradiso esiste non deve essere molto dissimile.
Ci lasciamo andare in acqua e voliamo con la fantasia, ci facciamo prendere dalla situazione e siamo felici, anche se traspare una certa dose di amarezza al pensiero che domani tutto questo sarà solo un ricordo. Federico corre, si diverte e gioca: corri, corri piccolo, divertiti e gioca, fai il pieno di tanta meraviglia, non fermarti mai, il mondo è pieno di posti meravigliosi, basta cercarli e, puoi starne certo, li cercheremo ... ora dormi, fai tanta nanna, riposati, questo pomeriggio, ancora questo pomeriggio giocheremo nel mare di Formentera ... e giochiamo, giochiamo fino a sera, fino all'ultimo minuto, fino a quando con un briciolo di tristezza e con tanta, tanta gioia per aver vissuto un'indimenticabile vacanza, dobbiamo, nostro malgrado, abbassare il sipario sul bellissimo mare di questa minuscola isola mediterranea.
Ce ne andiamo piuttosto mestamente verso l'auto e rincasiamo, quindi ci rechiamo per l'ultima volta a Es Pujols, dove mangiamo una pizza al ristorante Maritim.
Concludiamo la serata con una passeggiata ed una sosta in uno dei più noti locali di Formentera: il Bananas & Co., frequentato abitualmente dai personaggi famosi ... e si fa tardi fra chiacchiere e risate.

domenica 18 luglio 1999

La sveglia suona più presto del solito, devo consegnare l'auto e soprattutto dobbiamo preparare i bagagli per la partenza.
Mi reco al porto, dove si trova la compagnia di autonoleggio, la Betacar, lascio il veicolo nel parcheggio e consegno la chiave: poteva mancare anche uno sportello che non se ne sarebbero accorti. Mi fanno firmare un altro foglio e mi restituiscono la cauzione. Rientro a piedi fermandomi ad acquistare il pane, nel frattempo Sabrina ha già quasi completato le valigie ... così poco dopo le dieci siamo già in piscina per un'ultima rinfrescata. In breve si fanno le undici e anticipiamo il pranzo, visto che dobbiamo lasciar libera la stanza entro mezzogiorno.
Più tardi Federico dorme sui bordi della piscina ... bene, bravissimo, non avresti avuto, in questa convulsa giornata altre occasioni per farlo.
Il pullman che ci accompagna al porto è puntualissimo, meno puntuale sembra essere l'aereo: si parla già di circa due ore di ritardo.
Saliamo su di un traghetto veloce che in circa mezz'ora arriva ad Ibiza e per mezzo di un altro pullman giungiamo, in breve, all'aeroporto. Ci apprestiamo a fare il check-in mentre si parla di tre ore e mezzo di ritardo, anche se niente è ancora ufficiale e sul tabellone delle partenze il volo Spanair Jk 6157 risulta in partenza alle 18:20 e per molto tempo non viene apportata alcuna variazione. Poi, finalmente, appare il presunto orario di partenza: 21:45 ... poteva andare peggio, viste le voci che circolavano ... e dopo un po' va ancora meglio: 20:46. Ma non è finita: arriva un nuovo aggiornamento per le 20:51. L'attesa è lunga ma finalmente arriva l'ora della partenza, anzi, manca poco, pochissimo ... ed il volo slitta alle 21:10. Saliamo sull'aereo e ... non partiamo, dobbiamo aspettare le 22:31 per staccare finalmente terra da Ibiza ... ancora un'ora e mezzo e saremo a Bologna.

lunedì 19 luglio 1999

Tocchiamo terra pochi secondi dopo la mezzanotte e mezz'ora dopo siamo fuori a recuperare l'auto, mentre Federico grazie al cielo è ancora sveglio. Crolla sulla tangenziale di Bologna ... pochi minuti dopo Sabrina.
Anch'io forse crollo, anche se solo mentalmente: nei pressi di Imola riesco a farmi prendere da uno strano gioco di parole e, ormai tutto solo, penso: a Formentera c'era La Mola, qui non siamo da meno e abbiamo I Mola ... è ormai pura demenza, mi do uno schiaffetto sulla guancia e proseguo. All'uscita di Faenza è l' 1:11, e venticinque minuti più tardi, all' 1:26, siamo finalmente a casa, è stata dura ma ce l'abbiamo fatta, adagiamo Federico sul letto e ce ne andiamo a dormire, concludendo una bellissima vacanza, tanto più che il bimbo non si è ammalato e i nostri timori si sono rivelati infondati e, comunque vada nei prossimi giorni, siamo riusciti a passare indenni le ferie. Siamo contenti, molto più che contenti del viaggio, ci aspettavamo molto e abbiamo avuto tanto di più, sia da Formentera che da Federico!!