Andalusia, gemma di Spagna.

stato: spagna (es)

Data inizio viaggio: martedì 20 gennaio 2015
Data fine viaggio: mercoledì 28 gennaio 2015

L’Andalusia è la regione della Spagna che molti considerano più bella e, un po’ perché ci è capitata un’occasione strepitosa con Ryan su Siviglia, un po’ perché l’estate è caldissima e per noi è più difficile partire a settembre o in primavera, abbiamo colto l’occasione e ci siamo andati a fine gennaio. Vi abbiamo trascorso 8 notti e 9 giorni, e nonostante ci siamo persi i giardini in fiore o i cortili pieni di gerani di Cordova, tutto ci sembrato bellissimo e, anzi, alcuni paesaggi sia cittadini che di montagna, tra la presenza della neve e quella, rara, della nebbia, hanno acquistato magia!
Abbiamo preso in affitto una macchina appena arrivati a Siviglia e l’abbiamo riconsegnata sempre in aeroporto, 2 giorni prima della partenza, poiché li avremmo dedicati alla visita della città. Come sempre è stato davvero difficile operare una scelta, perché da vari racconti letti, avevo capito che l’Andalusa non si traduce solamente in Siviglia-Cordova-Granada perché è piena di paesi caratteristici, di una natura incredibile e perché ha tanti diversissimi paesaggi davvero unici. Siccome io ero entrata in fissa con una miniera unica al mondo che si trova a nord-ovest di Siviglia, il Parco Minerario di Riotinto e siccome a gennaio è possibile visitarla con un trenino solo la domenica, io ho letteralmente imbastito su questo tutto il percorso di 2600 km, cercando anche di tener conto di tutti gli orari dei musei, chiese e monumenti che consideravamo davvero imperdibili in ogni città. Per cui, come si può facilmente immaginare, lo studio fatto, non è stato indifferente. Alla fine, comunque, siamo rimasti soddisfatti di tutto con l’unica eccezione del deserto di Tabernas. Tra le cose che avremmo voluto vedere, ma che mi è risultato davvero impossibile “insertare” nel viaggio, sono state Tarifa e Gibilterra, ma poco male, visto che siamo rimasti entusiasti del resto! Abbiamo fatto un giro più o meno antiorario e siamo rimasti soddisfatti di tutti posti in cui abbiamo dormito. In ultimo, in generale l’Andalusia come il resto della Spagna, del resto, è più economica dell’Italia, ad eccezione, forse dei monumenti che in media costano come da noi, con l’aggiunta di alcune chiese che sono a pagamento. Per dormire,ho pagato molto meno nelle città, ad eccezione di Cadice, che comunque risulta essere una città più costosa della media, che nei paesi.

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martedì 20 gennaio 2015

Presa la macchina affittata con Budget attraverso Rentalcars all’aeroporto di Siviglia verso le 13, ci siamo diretti subito verso sud. La nostra prima tappa è stata Arcos de la Frontera, bellissimo paese arroccato su una collina che da una parte sale dolcemente per affacciarsi poi da un’altra su una rupe di pregevole altezza. Nonostante piovigginasse e fosse quasi tutto chiuso, il benvenuto andaluso ci è sembrato grandioso: case bianche, vicoli strettissimi e chiese barocche sono i caratteri che subito colpiscono di questo paese. Abbiamo mangiato nel piccolo e caratteristico locale Jovenes Flamencos dove abbiamo ritrovato l’eccellente ed economica cucina spagnola e apprezzato la tradizione di molte parti dell’Andalusia, e certamente della provincia di Granada, che consiste nell’ avere almeno una tapa gratuita, minimo la ciotoletta di olive. Da Arcos ci dirigaimo completamente a est attraversando le colline, che poi tanto colline non sono, su cui poggiano i bellissimi Pueblos Blancos, ossia i paesi bianchi. La natura è selvaggia, la vegetazione è di una varietà pazzesca, ma che convive in maniera originale e per me insolita. Pini marittimi, insieme a querce, fichi d’india, cycas, agavi e alberi simili ad abeti; montagne dolci e rocciosissime, altipiani e brughiere: tutta questa meraviglia costituisce in parte il Parco Naturale de la Sierra de Grazalema. A rendere ancora più esaltante questi incredibili paesaggi qualche abbondante nevicata dei giorni precedenti che ricopriva tutto di bianco.
Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Ronda, cittadina famosa per la Plaza de Toros più antica di Spagna, che abbiamo potuto vedere solamente da fuori e per il fatto che questa città è stata costruita a ridosso e sopra un canyon vero e proprio, veramente ad un’altezza vertiginosa. Tuttavia, forse per l’ora tarda, per il fatto che qualsiasi cosa da visitarsi era chiusa e per la pioggerellina insistente, insomma a noi Ronda non è piaciuta un granchè. Finalmente ci siamo diretti verso l’ultima tappa della giornata: Setenil de la Bodega, dove abbiamo dormito nel pregevolissimo Hotel de Setenil. Paese costruito con case troglodite inserite tra incredibili rocce di granito, quasi completamente al di fuori delle solite rotte turistiche in maniera del tutto ingiustificata e scoperto veramente per caso: un autentico spettacolo! Trovando quasi tutto chiuso, ceniamo nel ristorante dell’hotel.

mercoledì 21 gennaio 2015

Dirigendoci sempre verso est, facciamo sosta ad Antequera, altra bellissima cittadina che vanta il maggior numero di chiese di tutta la Spagna. Effettivamente, dal colle su cui sorge l’Alcazaba, ossia il castello dei mori, i campanili spuntano numerosissimi in mezzo al mare di costruzioni bianche. Qui spicca anche la bella Collegiata di Santa Maria, il cui biglietto di visita, con un paio di euro in più, consente l’ingresso, appunto, dell’Alcazaba. Un’audioguida, compresa nel prezzo, ci consente di iniziare a entrare nel mondo e nella storia dell’Andalusia, la bellissima Al-Andalùs moresca. Anche la parte bassa e più moderna della città ci sembra interessante e dinamica, ma non riusciamo a trovare un nuovo parcheggio e decidiamo di riprendere il viaggio.
Questo del parcheggio, tuttavia, sarà, come già sapevamo, un problema per tutto il viaggio: o non si trovano o costano molto e anche tenendo conto di questo aspetto non indifferente, ho dovuto scegliere tutti i posti per dormire, con l’eccezione di Siviglia, dove non avremmo più avuto la macchina. Da tener presente anche che molte strade nei paesi e non solo sono davvero ORRIBILMENTE strette, quindi attenzione alla macchina che prenderete! Arriviamo a Granada in poco più di un’ora. Qui ho scelto di dormire alla Pension Suecia, perché non lontana a piedi da più di un luogo di interesse, per il suo costo modico e perché avevo letto che in zona è possibile (con un po’ di fortuna) trovare parcheggio gratuito. Di fatto, ci va ancora meglio! La Pension si trova in una piccola oasi appartata dal traffico insieme ad altre piccole costruzioni e villini e dispone di alcuni parcheggi interni e forse visto che siamo in inverno e non c’è grande affluenza di turisti, il padrone ci consente di lasciare la macchina all’interno di questi cortiletti, pur essendoci in realtà il divieto di parcheggio. Fantastico, anche perché per 2 giorni non la useremo e, al di là del grosso risparmio, ce l’abbiamo al sicuro e sempre sotto gli occhi! La Pension è un villino in stile un po’ liberty che si trova sotto il colle su cui sorge l’Alhambra, anche se da qui non si vede. Le parti comuni sono carine, la stanza è la meno bella che avremo e il letto è un po’ piccolo, ma la posizione è buona, il proprietario è di una gentilezza squisita, per cui io sono soddisfatta della scelta. Le cose da vistare sono tutte raggiungibili a piedi, sai da qui che tra loro. Ugualmente, a mio avviso, rimane tutto un po’ “dispersivo”. Considerata la viabilità che in tante parti del centro è davvero mignon, ci sono diverse linee di piccoli autobus che le collegano continuamente per pochi soldi pagati a bordo. Iniziamo con la visita della grandiosa Cattedrale, talmente circondata da costruzioni da non farne assolutamente capire le dimensioni o la forma complessiva dall’esterno se non poi quando la vedremo dall’alto dei colli dell’Albaycin e dell’Alhambra. Vicino alla Cattedrale si vista la Capilla Real commissionata da alcuni re per ospitarne le tombe e forse più bella della stessa. Bellissimo quello che resta della Madraza, la suola coranica, che si può vedere con una breve visita guidata in inglese o spagnolo ogni 15 minuti e aperta fino alle 20!Sempre in questa area c’è l’Alcaiceiria, il vecchio suk arabo, oggi pieno di negozi di souvenir, ma ugualmente carino e che dà un po’ l’idea di come erano questi mercati, spesso nascosti tra le altre costruzioni.
Stanchi e bagnati dalla pioggia che ci ha sempre un po’ perseguitati per fortuna solo nei primi 2 giorni di viaggio, troviamo un locale in cui torneremo a mangiare anche il giorno dopo, perché si mangia benissimo e perché ci sembra abbastanza autentico, la Bodega Castaneda. Le tapas gratuite sono originali e sempre diverse, anche tra un tavolo e l’altro: al nostro, la prima sera uno spezzatino fantastico e la seconda gamberetti crudi(!).

giovedì 22 gennaio 2015

Le previsioni per oggi erano sconfortanti, ma per fortuna, tanto per cambiare, totalmente sbagliate ! Il vincolo della giornata è che alle 13.30 abbiamo la visita prenotata tramite internet all’Alhambra e che dobbiamo stare TASSATIVAMENTE lì con l’ampio anticipo di un’ora. In effetti scopriremo che:1) forse per la stagione in cui siamo, ma non troveremo alcuna fila per entrare e abbiamo pagato inutilmente di più, comprando i biglietti online, quando normalmente dovrebbe essere il contrario ;2)L’orario è fondamentale solo per la visita scaglionata al Palazzo dei Nasridi, ma questo non te lo dice nessuno. Di fatto l’Alhambra è costruita su una vasta area ed è composta da tante cose da vedere e se uno già fosse informato di questo dettaglio da chi ti vende il biglietto, potrebbe organizzarsi leggermente meglio e sicuramente viverla con minore ansia! Ad ogni modo, la mattina ispezioniamo il quartiere dell’Albaycin, residuo dell’antico quartiere arabo e situato sulla collina antistante l’Alhambra. E’ caratteristico, delineato da stradette strette e ripide, chiese, molti miradores, ossia “balconi” da cui affacciarsi sulla città da diverse prospettive e antichi palazzi, alcuni dei quali anche visitabili, come casa de Zafra e casa de Porra, ora centro universitario. Alla base del colle, vicino alla Carrera del Darro, visitiamo i bellissimi Bagni Arabi, una vera chicca, tra le ultime rimaste in Spagna e il Monastero della Concezione, dove una signora molto appassionata ci accompagna per le numerosissime sale pienissime di oggetti sacri preziosi e davvero insoliti. Consigliatissimo! Percorriamo l’affascinante Carrera del Darro, stretta e affascinante via che affianca il rio omonimo e che fa da spartiacque tra le 2 alte colline dell’Albaycin e dell’Alhambra e costeggiata da numerosi edifici sacri. Ci sono anche molti locali su un suo lato, ma in questo periodo dell’anno i numerosi tavolini che nella bella stagione animano le città, ma le invadono anche un po’ troppo, fortunatamente non ci sono! Ci arrampichiamo dunque sul colle dell’Alhambra da questo lato un po’ selvaggio, con l’ansia dell’appuntamento da rispettare, ma ce la facciamo, riuscendo pure a comprare qualcosa da mangiare poi su. Sul colle rimaniamo più di 2 ore, riuscendo a visitare tutto senza fretta. Tra tutti i monumenti, giardini e palazzi, la cosa veramente spettacolare è il Palazzo dei Nasridi, pieno di sale e giardini di rappresentanza che sono un vero gioiello di architettura araba. Per noi che abbiamo visitato le città imperiali del Marocco, non è una novità e per me non sarà questo il monumento emozionante con la E maiuscola di tutto il viaggio, tuttavia, tuttavia è uno splendore assoluto che da solo varrebbe un viaggio in questa regione e che è anche il monumento più vistato di Spagna. Successivamente saliamo in autobus al colle del Sacromonte, il quartiere gitano dove ci sono ancora alcune case troglodite e che dovrebbe essere tanto caratteristico. A noi non dice proprio niente. Il resto della giornata andiamo un po’ a zonzo per capire ancora un po’ meglio questa città, che alla fine ho trovato affascinante e che nella mia graduatoria tra le 3 principali, colloco decisamente al secondo posto.

venerdì 23 gennaio 2015

Lasciamo Granada e ci dirigiamo ulteriormente a est verso Gaudix, ma raggiuntala, non ci fermiamo, perché il nostro obiettivo della mattinata è il deserto di Tabernas, non lontano da Almeria. Percorriamo un’autostrada che si snoda su grandissimi altipiani, praticamente circumnavigando la grandiosa Sierra Nevada, che mai come adesso ha il nome appropriato. Alla fine di uno di questi alti pianori dai panorami mozzafiato, che mi ricordano, per quanto assurdo possa sembrare, paesaggi visti in documentari sulla Mongolia, facciamo una brevissima deviazione verso il Castello della Calahorra, solo per guardarlo un po’ più da vicino, dal momento che in inverno è aperto solamente il mercoledì. Sorge grandioso su una collinetta da cui domina davvero su tutta l’immensa valle e che si trova subito all’imboccatura della strada che poi conduce a sud, verso il mare. Riprendiamo per il deserto, per raggiungere il quale allunghiamo di ben 150 km: una bufala totale. Sembra solo una zona un po’ arida…ma neanche poi troppo. Seccatissima per questo abbaglio che avevo preso,gambe in spalla ripercorriamo a ritroso ben 75 km che ci fanno approdare al prossimo fichissimo albergo ad Alcudia de Gaudiz, la Cuevas del Zenete. Cuevas vuol dire “grotte” ed effettivamente si tratta di casette costruite una di seguita all’altra, su un solo piano e..completamente scavate nella collina calcarea, perché questo paese, così come Gaudix, Purullena ed altri sono pieni di queste case troglodite che, a differenza di quelle di Setenil, dove erano costruite in mezzo a blocchi di granito, sono scavate nelle colline di materiale più morbido, talvolta argilloso talaltra calcareo e che in certi casi ricordano molto i Camini delle fate della Cappadocia. Le nostre cuevas sono fantastiche, arredate con grande gusto e con un bel camino che poi accenderemo in serata: con 6 € si può avere una quantità di legna fenomenale. Il soprannome che daremo a questo luogo magico, dal clima freddo e dai cieli azzurri e profondi è la cosa degli Hobbit!Ripartiamo alla volta di Purullena, il paese delle ceramiche, dove visitiamo l’interno di una di queste case adibita a museo e che dall’interno è ancora più inquietante, perché sembra un formicaio! Case troglodite significa case scavate nella terra o incastrate in essa e da queste parti è stato accertato che ci abitavano già un milione di anni fa. Poi andiamo a Gaudix, dove oltre alle numerose case di questo tipo, che a volte si riconoscono solo per il fumo dei camino…che si trovano sulle numerosissime collinette, spiccano anche la grande Cattedrale in stile gotico- rinascimentale e la fortezza araba o Alcazaba, purtroppo chiusa. La sera ceneremo ad Alcudìa.

sabato 24 gennaio 2015

Lasciamo “l’alta” provincia di Granada e riscendiamo letteralmente verso ovest. La nuova tappa che ci attende è Cordova, dove abbiamo i tempi estremamente stretti, visto che vi rimaniamo solo una notte e che la mattina successiva entro le 7.30 dobbiamo ripartire per andare alla Miniera di Rio Tinto. Ciò nonostante, riusciamo a vedere tutto quello che avevo in testa e forse più! Prima di arrivare in città, andiamo a visitare la Medina Al Zahra, che si trova ad una decina di km a est di Cordova stessa. Si tratta di uno dei siti archeologici più importanti del paese, una medina fatta costruire poco prima dell’anno 1000 dai mussulmani, ancora padroni di questa terra ed “esistita” solo per 70 anni, prima di essere distrutta dai Berberi nordafricani nel 1010. Le vestigia grandiose e ancora rivestite in marmo, fanno intuire la magnificenza del califfato di Cordova. Dal parcheggio si raggiunge il sito obbligatoriamente con un autobus navetta. Andiamo a Cordova dove lasciamo la macchina in un parcheggio coperto per la modica cifra di 12 € per 24 ore che si trova a ridosso delle mura dell’Alcazar e quindi del centro a e in 10 minuti raggiungiamo il nostro nuovo fantastico albergo! Si tratta dell’Hotel Mezquita, un 2 stelle che a mio parere ne vale 4!Carino, economico, centrale, caratteristico e poi…apri la finestra, a 3 metri ti trovi le mura della fantastica, immanente, meravigliosa, grandiosa, unica e non so quanti altri aggettivi potrei trovare.. Mezquita..e svieni! Sì, questo si rivelerà il MIO monumento, e Cordova la MIA città andalusa. Ossia quello che mi ha più emozionato in questo viaggio e tra le poche cose che mi hanno fatto scorrere lacrime silenziose e prepotenti tra le tante che ormai posso dire di aver visto nella mia vita. Eccitatissimi, molliamo armi e bagagli e incominciamo le nostre perlustrazioni per la città. Intanto, posso dire che è la mia preferita perché è un salotto, il centro è tutto compatto, i vicoli sono tanti e curati, è piena di atmosfere ed è bianca, bianca, bianca e rifinita di azzurro e come si fa a non subire il fascino della luce e del cielo?? E se penso che tutto questo amore prorompe nonostante i gerani di cui è abbondantemente ornata la città non sono in fiore e nonostante si intravedano soltanto alcuni cortili per cui è famosa…cosa provere ,chesò, se venissi qui a maggio?? Mi consolo pensando che allora la città sarebbe troppo piena di turisti per i miei gusti, visto che perfino ora non sono affatto pochi!!Riusciamo a vedere la piccola e preziosa Sinagoga, nel quartiere della juderia, una delle 3 rimaste in Spagna: le altre 2 sono a Toledo, una delle quali siamo riusciti a vedere. Poi, andiamo alla casa Andalus, una tipica casa in stile arabo, piena di cortili ed angoli segreti. Passiamo per il piccolo mercato interno del Zoco, in realtà un patio su cui affacciano diverse botteghe artigiane che me ne ricorda uno bellissimo visto a Damasco. Passeggiando, attraversiamo la Plaza del la Corredera, che nonostante la sua forma simile alla Plaza Mayor di Madrid, mi piaccia moltissimo, mi lascia in realtà molto delusa perché è completamente tappezzata dei tavolini dei vari locali. Quello che avevamo scampato alla Carrera del Darro di Granada, qui rovina davvero tutto! Peccato. Vediamo l’Alcazar de Los Reyes Cristianos, le storiche scuderie de los Caballerizas Reales de Cordoba, dove la sera torneremo a vedere uno spettacolo equestre, il ponte Romano e il Palazzo de Viana, in realtà un insieme di case e innumerevoli cortili aristocratici assemblati, dove però il personale che ci ha venduto i biglietti non ci ha informato che avremmo anche potuto fare una visita guidata per vedere gli interni del palazzo, altrimenti VIETATI, decidendo per noi che non saremmo stati in grado di capire lo spagnolo! Poi giriamo in lungo e in largo, tra vicoli, palazzi, chiese e monasteri..fino ad arrivare al vero gioiello, ossia alla Mezquita. Mezquita significa semplicemente Moschea, è l’unica moschea medievale spagnola sopravvissuta ed una delle moschee più grandi del mondo. E perché è arrivata fino a noi? Perché al suo interno il grande Carlo V a dispetto delle pressioni della Chiesa affinchè fosse demolita, la fece salvare…facendovi costruire al suo interno una grande Cattedrale. Questo concetto è grandioso e a vedere questo incastro meraviglioso, mi è venuta in mente la domanda più banale del mondo, ma purtroppo di grande attualità: ma perché queste 2 grandi religioni non possono convivere con questa meravigliosa armonia ?L’enorme struttura,circondata da mura, ha una superficie di 24000 mq ed è stata costruita in più fasi che hanno coperto quasi 300 anni. Vi si accede dalla Porta del Perdòn, una porta immensa accanto al campanile barocco che ingloba l’antico minareto. All’ interno delle mura c’è il Patio de Los Naranjos, con almeno un centinaio di alberi e numerose fontane che servivano per le abluzioni prima di entrare in moschea. Dicono che quando gli aranci sono in fiore, il giardino è meraviglioso, ma, fidatevi, anche quando sono carichi di frutti, come in questo momento, è qualcosa di bello. Finalmente entro nella Mezquita e non appena scorgo nella penombra queste colonne che terminano in archi a ferro di cavallo e in tutto volevano e riescono a rievocare un’oasi infinita di palme, l’emozione mi stringe la gola e giro e cammino da sola, cercando di allontanarmi da tutto e da tutti, con le lacrime che scendono copiose ed un groppo in gola. Ma come può l’uomo aver concepito tanta bellezza? E’ questo che ci fa percepire quanto è grande Dio? Probabilmente sì.
Questa moschea che in fondo alla mia mente mi rimanda alla meravigliosa Moschea degli Omayadi di Damasco, conta 824 colonne tutte diverse, così come i capitelli, molti dei quali recuperati da precedenti strutture romane e visigote. Il doppio ordine di archi fu copiato dagli acquedotti romani sia per scopi strutturali che per aumentare la luce. Osservando con maggiore lucidità, noto mille particolari degni di nota, i soffitti finemente intarsiati nel legno e nella pietra, il Mirhab, ovvero la nicchia della preghiera da cui l’imam esortava i fedeli, mosaici e cupole decorate e pavimenti in marmo, brani del Corano scolpiti a stucco in cornici di marmo. Sul lato destro alcune sale e cappelle barocche ospitano un ricco tesoro e poi la Cappella Reale e poi la Cattedrale rinascimentale-barocca di Santa Maria. La Cattedrale può essere vista come uno sfregio fatto alla Moschea, anche da me che sono cristiana..eppure credo che davvero, senza questa idea della cattedrale interna, la Moschea non sarebbe arrivata fino a noi. E avremmo perso qualcosa di grande, veramente. Avremmo perso questa oasi di palme di pietra, come vita nel deserto.

domenica 25 gennaio 2015

Alle 7.30 partiamo per raggiungere la tanto agognata Miniera di Rio Tinto e, come al solito, riusciamo ad allungare la strada alla grande. Quando non esisteva la tecnologia a me capitava assai meno di adesso: mah!
Col personale del parco ci eravamo scambiate numerose email che mi hanno un po’ fregato, perché loro mi avevano dato tutta una serie di orari per visitare le varie componenti della zona mineraria; di fatto, era indispensabile solamente trovarsi lì alla visita guidata alle 12 e poi alla partenza del trenino alle 13.30, perché tutto il resto si poteva vedere in poco tempo. E’ uno dei distretti minerari più produttivi e antichi del mondo e il suo fascino è decisamente extraterrestre. Il museo si trova nell’antico ospedale della Compañía de Riotinto, la società che sfruttò i giacimenti dal 1873 al 1954. L’edificio, una casa in stile vittoriano, è il primo museo in Spagna del suo genere e propone un percorso attraverso le differenti tappe dello sfruttamento dei giacimenti della zona, riproduce una miniera romana e ospita innumerevoli pezzi legati alle attività estrattive e oggetti dell’archeologia industriale. La Peña de Hierro è uno dei luoghi più belli della Regione, e i visitatori, accompagnati da guide specializzate, possono ammirare magnifici paesaggi, visitare un tunnel sotterraneo lungo 200 metri, trovare le sorgenti del Rio Tinto e conoscere il luogo dove la NASA ha condotto la ricerca per il progetto MARS. Cessate da tempo le attività estrattive, la zona di Rio Tinto offre oggi un paesaggio che sorprende e disorienta, per le profonde ed aride cicatrici lasciate dalle operazioni di scavo, e soprattutto a causa del colore rosso intenso che caratterizza le acque del fiume, totalmente sature di ossido di ferro. Sembra proprio di trovarsi su un altro pianeta, e non sorprende che tra gli scarsi visitatori abituali della zona vi siano scienziati della NASA, che approfittano dell'atmosfera surreale e quasi "marziana" di questi paraggi per cercare di chiarire come la vita possa sopravvivere in condizioni estreme. L'acidità delle acque e la quantità di minerali che vi sono disciolti rendono il fiume inadatto per il nuoto.... ma non è certo per questo che vale la pena venire qui. Il viaggio in treno di 22 km che si snoda attraverso le miniere e poi per la lussureggiante vegetazione che costeggia la Sierra de Aracena ed il Parco Naturale Picos de Aroche offre uno spettacolo unico di contrasti e colori indimenticabili. E’ valsa la pena tutta questa deviazione? Direi di sì: il fiume la cui acqua rossa arriva fino al mare da secoli, è una cosa incredibile!
Però abbiamo ancora tanta strada da fare, perché dobbiamo arrivare a Cadice, dove trascorreremo una sola notte. Arriviamo intorno alle 17,ma per una serie di disguidi riusciamo a mollare la macchina al parcheggio della stazione (10 euro al giorno)e ad entrare nel bellissimo appartamento preso, almeno dopo un’ora. Grrrr! Vabbhè, l’appartamento è a un passo dal mare, nel centro storico , che, a sua volta, è completamente circondato dall’acqua ad eccezione di un filo di terra che la collega alla terraferma. Ed è molto molto carino e raffinato, inserito in parte all’interno dell’area del Monastero adiacente: si chiama Santa Maria 12 Boutique ed il suo gestore, Rafael, è molto appassionato al suo lavoro!
A Cadice andiamo solamente in giro sul lungomare e tra i numerosi vicoletti, ma anche grazie al respiro dell’aria di città sull’oceano, ci basta e ci piace moltissimo! Ceniamo seduti alla giustamente decantata Freidurias Las Flores, dove, oltre alla buona ed economica frittura di pesce, si possono prendere delle tapas e l’immancabile e mai costosa birra, o dir si voglia cerveza o cana.

lunedì 26 gennaio 2015

Abbiamo ancora un po' di tempo per vedere la città alla luce del giorno e, dopo una bella colazione a base di cioccolata calda e churros, giriamo tra i vicoli, visitiamo la grande Cattedrale ed io mi compro ben 2 paio di scarpe che avevo adocchiato la sera prima e che non so come sistemerò in valigia, insieme alle ceramiche azzurre e verdi in perfetto stile granatino (2 insalatiere ed un poggia posate!), comprate a Purullena! Ma ce la faremo!
Lasciamo la città e l’oceano e ripartiamo per l’aeroporto di Siviglia, dove lasciamo la macchiamo e prendiamo immediatamente l’autobus che ci porterà in città. Qui, il criterio con cui ho scelto l’ultimo albergo del nostro viaggio è stato quello della distanza dal centro, dall’autobus per tornare in aeroporto a prendere l’aereo e dal prezzo che l’hotel ci ha proposto per prendere il taxi sempre per l’aeroporto, in caso lo avessimo scelto come mezzo di trasporto. Per questo ho scelto l’Hotel Patio de la Cruces, senza infamia e senza lodo, ma comunque caruccio, piazzato in pieno centro e col prezzo per il taxi più conveniente di tutti glia altri alberghetti contattati. Infatti il nostro aereo partiva alle 6.30 del mattino e alla fine, per una volta, siamo stati meno taccagni e abbiamo scelto il taxi. Colpo di fortuna, su richiesta dell’albergatore, abbiamo condiviso la spesa con 2 italiani che avevano lo stesso volo. Per trovare l’albergo, nascosto tra i vicoli vicino alla cattedrale, abbiamo impiegato un altro sproposito di tempo..! E vabbhè! Poi, abbiamo iniziato a studiare Siviglia, dove abbiamo dormito 2 notti e che ha tradito le grandi aspettative che avevo. Troppo piena di turisti e di italiani, il centro troppo grande, la inserisco al terzo posto tra le 3 mitiche città andaluse. Per carità, è bella, ma onestamente non capisco come mai tante persone che conosco se ne sono innamorati e ci tornerebbero all’infinito. Forse per la movida o per il Flamenco? Bho!? E poi il Flamenco non respira solo qui. Nei 2 giorni scarsi a nostra disposizione, al solito, abbiamo macinato chilometri e visto tante cose. Cito in ordine sparso le cose che veramente ci sono piaciute molto. Una è Piazza di Spagna, unica nel suo genere, fatta ad anfiteatro, con un laghetto antistante e tutta ricoperta di ceramiche che rappresentano le varie regioni e province di Spagna. Ci arriviamo al tramonto ed il rosso dei suoi mattoni insieme alle ceramiche lancia riflessi di tutti i tipi. Il Real Alcazar è bellissimo, molte sale e porte preziose, unitamente ai numerosi giardini ricalcano lo stile dell’Alhambra e ne hanno la stessa finezza ed eleganza: decisamente il più bello dell’Andalusia. Ci piace molto l’arena dei tori, Plaza de Toros de la Maestranza, una delle più importanti di Spagna, forse anche perché la guida che ci è capitata è davvero brava. E’ bello il Palazzo conosciuto come Casa de Pilato, dove ci accoglie un’altra guida appassionata ed anche il Metropol Parasol, una sorta di terrazza panoramica la cui struttura costruita con criteri di bioedilizia è assolutamente avveniristica. Passeggiarci sopra ,però, costa 3 € e non ci sembra poco. Arriviamo alla Cattedrale e alla sua torre, la Giralda. E’ un edifico sacro pieno di primati: la terza al mondo per grandezza, col retablo più grande esistente e tutto ricoperto con l’oro rubato ai messicani o a coloro che gli Spagnoli definirono il Nuovo Mondo, pieno di quadri preziosi fino a farla diventare la terza pinacoteca di Spagna e chissà quante altre grandiosità ancora..eppure tutte queste indubbie meraviglie non mi danno alcuna emozione. Inoltre, mega fila per entrare e gran baccano al suo interno.
La cattedrale di Siviglia sembra non incutere affatto quel senso di rispetto e quel desiderio di silenzio e introspezione, quel giusto timore di Dio che la Mezquita mi ha trasmesso e continua a trasmettere, qui, oggi, nella mia casa.
Comunque, nel complesso, grazie sempre,Spagna.