Stoccolma, dormire sull'acqua

stato: svezia (se)

Data inizio viaggio: sabato 15 settembre 1990
Data fine viaggio: giovedì 20 settembre 1990

La Scandinavia fino al Circolo Polare Artico, tutta in treno. Un viaggio lungo un mese attraverso Italia, Svizzera, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia. Fino a Rovaniemi, la città di Babbo Natale, nel freddo del nord Europa.

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sabato 15 settembre 1990

Dopo Capo Nord scendiamo verso Stoccolma. Passiamo da Boden, città tipicamente nordica, sita in mezzo alla foresta, con nessuna attrattiva vera se non una pace incantevole. Poi arriviamo, di notte, a Skelleftea, dove non c'è sostanzialmente nulla, se non una stazione squallida, e decidiamo di restare sul treno fino a Stoccolma. E' un viaggio lungo (oltre 1.000 km), faticoso perchè non abbiamo cuccette, ma divertente. Ci sono tanti ragazzi, sui treni, e noi tre ce la passiamo bene. Robert, l'italo australiano conosciuto a Oslo, ci canta le canzoni italiane che conosce. La prima è "rose rosse per te" lo zittiamo subito.

lunedì 17 settembre 1990

Dopo quasi due giorni di treno arriviamo a Stoccolma. la città forse più bella della Scandinavia. Riusciamo a trovare posto nell'ostello più ambito: la barca dormitorio attraccata di fronte ai palazzi reali. Ancora un sacco di ragazzi in giro, si sta benissimo a Stoccolma, davvero bene. La città è piena di cose belle da vedere, e di gente da incontrare. I negozi sono aperti fino a tardi, una novità per queste latitudini, e l'impressione è davvero buona. Ma non possiamo rimanere oltre i due giorni.

mercoledì 19 settembre 1990

Il 19 settembre facciamo lo zaino e ci prepariamo ad andare a prendere il traghetto che ci porterà in Finlandia. Robert, stanco del freddo della Scandinavia (e dell'essere troppo "expensive") decide di partire per il sud Europa. Noi andiamo a Turku, e ci salutiamo. Ma la nostra amicizia non finirà lì. Non tutti parlano inglese, nemmeno noi molto bene, e per disguido pensiamo che al traghetto si possa arrivare con il treno. Ma non è vero, bisogna andare in autobus. Piove a dirotto, ma riusciamo ad arrivare e a salire su quella benedetta nave. E' tardi, però, e non ci sono più cuccette. Non ci restano che le poltrone.