raid in Ucraina

località: cernauty, kiev, odessa, solotvino, rachiv
stato: ucraina (ua)

Data inizio viaggio: mercoledì 1 ottobre 2008
Data fine viaggio: sabato 4 ottobre 2008

Giunto in Ucraina in treno dalla frontiera con la Romania di Vadu Siret. A Vadu Siret sono costretto a scendere dalla polizia di frontiera perchè devo pagare la tratta del treno in territorio ucraino in valuta locale che io non possiedo visto che queste banconote si possono cambiare solo nel Paese che le emette. Purtroppo in questo luogo non c'è niente oltre alla piccola stazione dove si trova la dogana, il posto di polizia e l'ufficio di cambio che però è chiuso e non aprirà fino all'indomani. E pensare che io mi ero procurato il visto in Italia ma non è sufficiente per entrare tranquillo. Il poliziotto che mi ha preso in consegna mi fa capire che dovrò tornare indietro col primo treno, poi che potrò passare la notte seduto nella sala d'attesa della stazione aspettando che al mattino seguente apra l'ufficio cambio, infine si offre con una collega di portarmi a cernauty, la città più vicina dove potrò risolvere il mio problema, ovviamente previo pagamento di 20 euro. In pratica tutta questa scena per 20 euro che qui probabilmente sono una mesata di lavoro, però potevano dirmelo prima e risparmiavo la paura di tornare indietro. La macchina del poliziotto è vecchia e obsoleta, comunque attraversando la campagna semi deserta su una strada di cemento raggiungo la città. Prendo un po di confidenza con il poliziotto tanto per renderlo un pò meno cattivo e ci riesco visto che arrivati alla stazione di cernauty mi aiuta a fare il biglietto e mi accompagna sul treno affidandomi al controllore. La stazione come tutta la città attraversata è scarsamente illuminata, il treno però è confortevole anche perchè ho preso una cuccetta dove dormirò da solo e c'è un assistente che mi fornisce coperte e cuscino. Il giorno dopo verso mezzogiorno arrivo a kiev dove l'ambiente cambia, la funzionale stazione prelude a una capitale abbastanza moderna con larghi viali, parchi, gente elegante. E' strano come in un Paese dai salari miseri ci si possa vestire così bene, probabilmente sono prodotti nazionali surrogati degli originali. A kiev visito la Cattedrale ortodossa di Santa Sofia sovrastata da diverse cupole a cipolla colorate di verde. Insieme ai suoi annessi ospita il Museo della Cristianità. Da qui prendo un tram per il Monastero delle Grotte, un complesso di edifici religiosi posto su una collina a dominio della città e del fiume che l'attraversa. Si chiama così perchè prima che fosse costruito alcuni asceti vivevano in cavità naturali. Torno con un mezzo pubblico alla stazione e prendo il primo treno per la Crimea. Il tratto che percorrerò ancora in cuccetta sarà piuttosto lungo ma molto economico, per noi occidentali la vita in Ucraina non costa nulla, ho cambiato 50 euro ma non riuscirò a spenderli tutti. Il mattino seguente entro in Crimea all'epoca parte del territorio dell'Ucraina (vedi itinerario Crimea). Rientriamo nell'attuale territorio dell'Ucraina in treno. Questa volta è pieno e la signora responsabile dello scompartimento non troppo gentile. Per fortuna in piena notte scendo a Kherson dove dovrò cambiare per odessa. Aspettando il treno osservo la grande stazione piuttosto moderna, ci sono ancora alcuni mobili da scartare. Nel treno per odessa torno ad avere una cuccetta anche se questa volta in compagnia di altre persone. Arrivati in città acquisto un escursione guidata proprio davanti alla stazione. Il tour viene effettuato in bus dove trovo un italiano con la moglie Ucraina. Percorrendo i viali della città una abbondante signora ci racconta un pò di storia e ci mostra aristocratici palazzi, teatri imponenti e studi cinematografici perchè odessa è stata la Holliwood sovietica. Davanti al Teatro dell'Opera scendiamo per proseguire a piedi sulla passeggiata pedonale fino alla celebre scalinata della corazzata Potionk. Che delusione! nel film quando si vede la carrozzina precipitare a valle sembra un enorme scalinata invece nella realtà è molto piccola. Tornato alla stazione che di per sè è un bel monumento con tanto di linda bandiera che sventola sulla facciata, aspetto il treno per Vinnica. Durante il viaggio a forza di gesticolare capisco che per raggiungere cernauty posso scendere pure alla più vicina Vinnica e così faccio. A Vinnica vedo un'altra Ucraina, molto più povera di quella vista fin ora. La grande sala d'aspetto della stazione sembra un cinema con molte fila di sedie una accanto all'altra e davanti un misero bancone bar al posto dello schermo. Siamo in una città rurale, la gente non è elegante qui, sono vestiti con abiti contadini, le donne hanno un foular in capo e una borsa di rafia, proprio come la mia, piena di merce. Il salone è scarsamente illuminato e l'ambiente fumoso lo rende quasi surreale. Provo a uscire all'esterno dove c'è qualche chiosco che vende bibite e panini ma non mi fido e rientro. Finalmente arriva il treno per cernauty dove prendo posto in cuccetta. Nel pieno della notte vengo svegliato dalla polizia di frontiera che mi chiede di alzarmi per mostrare il passaporto. Non mi spiego perchè ci sia una frontiera tra una città e l'altra del Paese poi apprendo che si entrerà per ben due volte per un breve tratto nell'estremo nord della Repubblica Moldova. La linea ferroviaria che il treno percorre è stata costruita dall'Unione Sovietica senza tenere conto dei confini tra le sue repubbliche e così da quando l'impero si è sgretolato i binari serpeggiano da uno Stato all'altro. Mi affaccio dal finestrino del treno e vedo che fuori nonostante sia ottobre c'è neve in abbondanza. Il mattino dopo giungo a cernauty, la città dove ero stato portato dal poliziotto solo alcuni giorni prima. cernauty sembra triste con cupi palazzi e un freddo pungente. Da qui con un microbus diretto in Romania lascio l'Ucraina per la frontiera di Vadu Siret.
Dicono che l'Ucraina sia pericolosa ma io viaggio con una borsa di rafia presa in Romania e sembro uno di loro. Inoltre evito di parlare anche perchè, la loro lingua è incomprensibile ed è pure difficile interpretare le scritte in cirillico.
Sono tornato altre volte in Ucraina anche perchè nel frattempo a Sighetu Marmatiei in Romania hanno aperto il ponte sul fiume Tisa (Tibisco in italiano) e la relativa frontiera un tempo invalicabile.
Una prima volta sono andato a Rachiv dove nella Pazza principale su cui si affaccia una Chiesa ortodossa sono entrato per curiosità in un negozio. Ero con mia moglie e mia cognata ed essendo con un autovettura italiana la Polizia ci ha fermato senza tuttavia farci alcun rilevo.
In un'altra occasione mi sono limitato a rimanere nell'area doganale con un amico a cui volevo far mettere il timbro sul passaporto.
Ad Ottobre 2015 sono stato ospite di un Associazione di Solotvino, cittadina dove vive un importante comunità rumena subito al di là del confine. Un tempo, quando apparteneva alla Romania, era una frazione di Sighetu Marmatiei. Sono stato ricevuto, insieme a due amici rumeni, nella Saletta del Consiglio Comunale poi mi hanno fatto visitare una Scuola d'arte per bambini e mi hanno portato in una località che è definita il centro d'Europa. Qui durante l'Impero Austro-Ungarico il Governo di Vienna fece erigere un cippo. adesso è un area turistica con mercatino di souvenir e un Ristorante che conserva alcuni attrezzi agricoli del passato. Tutta l'area è in stile carpatico e realizzata con il legno delle locali foreste. Torniamo a Solotvino, che i rumeni chiamano Slatina, e visitiamo i laghetti salati utilizzati per il turismo estivo ludico-termale. Visitiamo una struttura turistica di proprietà del cugino del Presidente dell'Associazione che mi ospita. Le strutture termali sono diverse ma piuttosto obsolete. In centro ci fermiamo in un ristorantino dove mi offrono la polenta con il lardo affumicato e il formaggio. Rientriamo poi in Romania.
Sono tornato a Solotvino durante le vacanze di Natale del 2016 per la Conferenza Stampa di una Mostra. Attraversato a piedi il confine con la Romania, venivo ricevuto dalle autorità locali prima in Municipio poi alla Scuola d'Arte. Sono stato poi invitato a pranzo in un Ristorante. Quindi ho attraversato a piedi il vicino confine per tornare in Romania.

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