Giorno 118 agosto 2006
Arrivo ad Orleans
Partiamo di buon mattino da Padova con le nostre auto cariche di borse, 6 bici, grinta, un po' di muscoli e il cuore aperto agli incontri e alle emozioni di questo viaggio. Dopo il traforo del Monte Bianco, davvero inquietante per quanto stretto è, la visione del ghiacciaio dal lato francese baciato dal sole rasserena i nostri animi. E' incredibile come sia a portata di mano, con i suoi crepacci, pur ritirandosi sempre più, anno dopo anno. Lungo le autostrade francesi non c'è traffico, si corre sempre in mezzo al verde, bello sì, ma è sempre lo STESSO verde! Uscire dall'autostrada dopo 600 km dunque è un sollievo. Arriviamo ad Orleans verso sera, purtroppo sotto la pioggia e con un freddino niente male: 14 gradi. Lo sapevamo che ci attendeva questo tipo di clima, ma sentirselo sulla pelle fa comunque effetto.
Con un po' di difficoltà troviamo l'albergo, la zona è periferica, centri commerciali tutt'attorno, ma visto che ci dobbiamo passare solo la notte, questa e l'ultima, e avendo a disposizione l'auto per visitare il centro, ci va bene così. Primi approcci personali coi francesi e col francese positivi: sorridono, mi capiscono e spesso io capisco. Stanchi dal viaggio e conoscendo le abitudini dei francesi (dopo le 21.30 è durissima trovare da mangiare!), decidiamo che il "Buffalo Grill" (terribile, lo so) limitrofo può soddisfarci. Loir Hotel Zone Expo Sud - Orleans Tel. +33(0)238510055 Fax +33(0)238511333 Tripla 42 euro più 6 euro a testa per colazione a buffet Parcheggio auto all'aperto ma chiuso da un cancello. Posto bici all'interno dell'albergo. Camere spartane, bagno in stanza ma piuttosto scomodo.
Gestione molto alla mano e cortese; uno di noi ha scordato là i propri occhiali e ce li hanno rispediti in Italia.
Giacobini all'assalto di Chambord
Giorno 219 agosto 2006
Orleans-Blois (75 km)
Mettiamo il naso fuori dall'albergo: ehi, è ancora più freddo! 10 gradi!!! Però c'è il sole! Inaspettato, imprevisto, da prendere al volo. Ma il primo giorno siamo ancora da oliare come gruppo e la colazione (ricca) e la preparazione delle borse e delle bici (meticolosa) fanno sì che prima delle 9.30 non si parta. E' già nuvoloso. Il gestore dell'albergo ci saluta con cordialità, dice che abbiamo coraggio e che spera di rivederci tra una settimana ma non ne è molto convinto. Mi viene il dubbio che quello che stiamo per fare sia un po' sopra le righe anche per i francesi, buongustai delle 2 ruote. Mah! Si parte. Dopo 5 km il primo paese, subito ci si ferma in farmacia: un segno? La prima parte del percorso non prevede pista ciclabile, percorriamo in ogni caso strade con scarso traffico. A Clery St André, ovvero dopo 15 km, intuiamo che è ora di prepararci per la pioggia.
Questa parte di Francia è come l'Inghilterra, il tempo cambia rapidamente: può anche spuntare il sole, ma sicuramente prima o poi pioverà; i 2 giorni successivi partiremo già belli coperti! Scoviamo un bel sentiero lungo l'argine e iniziamo a percorrerlo: pessima scelta! Il fondo peggiora sempre più e non ci decidiamo a tornare sui nostri passi. Risultato: a Meung sur Loire siamo ricoperti di fango ovunque, impresentabili, noi e le bici. Mai più strade sterrate: capiamo tante cose per essere il primo giorno! Qualche chilometro oltre, la prima foratura: di fronte alle centrali nucleari! Il vento è perennemente contrario e molto teso. Arriviamo a Chambord dopo circa 50 km, ma ci sembra una vita! Il sole che fa capolino, un pranzo rifocillante e soprattutto la visione del castello acquietano le nostre preoccupazioni.
Il castello è semplicemente magnifico: pur essendo davvero enorme per dimensioni, viene ingentilito dal verde dei giardini e dei boschi che gli stanno attorno, al punto da renderlo quasi un'opera naturale per come è integrato con l'ambiente che lo circonda. Saltiamo il previsto castello di Chiverny perché la tappa si prospetta più lunga del previsto e abbiamo sicuramente bisogno di un po' di tempo per lavare le bici e sistemarci, viste le condizioni in cui siamo ridotti. Poco prima di Blois, un piccolo distacco viene dilatato dal vento contrario e ci divide in due gruppi separati da minuti. Raffaele ha dei problemi al portapacchi che ripariamo rapidamente. Siamo tutto sommato fortunati, perché a Blois si scatena un temporale violentissimo ma siamo già al riparo in un passaggio coperto di un'abitazione.
In albergo ci diamo una ripulita generale, ci riposiamo, ci riscaldiamo e soprattutto ci guardiamo negli occhi: nessuno si aspettava una massacrata del genere e se le situazioni meteorologiche e meccaniche saranno come quelle del primo giorno occorrerà sicuramente cambiare programma e ridurre il percorso. Il centro storico di Blois ci accoglie per la nostra cena, molti locali con cucina medio orientale o indiana si succedono. Mangiamo discretamente, passeggiamo per Blois e visitiamo la cattedrale di sera, illuminata splendidamente come spesso noteremo qua in Francia. Il suo aspetto, assolutamente asimmetrico, ci colpisce non poco. Il tempo per incontrare lungo la strada un paio di italiani, veneti (gli italiani sono ovunque nel mondo a far turismo, i veneti di più!) ed è ora di far la nanna. Hotel Le Savoie Rue du Docteur Ducoux 6-8 - Blois Tel.
+33(0)254743221 Fax +33(0)254742958 Quadrupla 66 euro, Doppia 48 euro più 6 euro a testa per colazione a buffet Posto bici all'interno dell'albergo, in parte scoperto. Camere discrete, nella quadrupla i bagni in camera sono 2.
Chenonceau
Giorno 320 agosto 2006
Blois-Tours (87km)
Ci alziamo e il tempo non si prospetta migliore del giorno precedente. Miglioriamo, poco, sui tempi di preparazione, anche se la colazione a buffet è un must per noi ciclisti perché possiamo rimpinzarci senza scrupolo né coscienza sporca. Ci mettiamo in marcia e dopo una ventina di km arriviamo a Chaumont. Il castello, di forma molto arcigna, è in posizione fantastica, dominando il paese sottostante e la valle della Loira; i giardini sono di fatto parco pubblico. Abbiamo parecchio freddo a causa del vento, ma non piove e ci rimettiamo in moto in direzione Chenonceau. Assaggiamo i primi saliscendi tipici di queste zone, sì perché il concetto di pianura in Francia è ben diverso da quello nostro padano: una coperta buttata alla rinfusa sul pavimento rispetto a un tavolo da biliardo.I fiumi segnano le valli e le pieghe della coperta sono il dislivello da superare per andare da una all'altra.
Su uno di questi strappi Alberto forza troppo e...rompe la catena, sigh! Ora, uno può riparare la ruota forata, può aggiustare con viti e dadi il portapacchi allentato, ma se rompe la catena non può far altro che imprecare e cambiarla. Ovviamente la cosa è capitata di domenica mattina in agosto nel nulla della campagna francese. Alcuni ciclisti francesi, gentilissimi, provano ad aiutarci a ripararla ma guadagniamo soltanto 5 chilometri. La difficoltà viene superata brillantemente in modo tipicamente italiano, ovvero arrangiandosi: Alberto viene trascinato in bicicletta per 20 km da 2 di noi grazie a delle corde elastiche che legano i telai delle 3 bici.
Morale: occupiamo buona parte della sede stradale essendo in 3 uno affianco all'altro! In questo modo arriviamo tutti a Chenonceau visitando il castello e i giardini, successivamente Alberto prosegue sino a Tours caricandosi la bici in treno, mentre noi ci arriviamo pedalando. Mentalmente quest'episodio è stato importante, perché ci siamo resi conto che a dispetto della "sfiga" che palesemente si stava manifestando, noi eravamo più forti. O cocciuti. O folli. Chenonceau merita una visita accurata ai giardini e anche all'interno del castello. Unico nel suo genere, si sviluppa sopra il fiume Cher come se fosse costruito su di un ponte.
Si presero cura del castello e dei suoi giardini dapprima Diana di Poitiers, amante di re Enrico II che le aveva donato terreno e maniero, poi sua moglie Caterina De' Medici, che alla morte del marito costringe Diana a lasciarle il possesso di Chenonceau! Era possibile rifornire di viveri e materiale i residenti direttamente dal fiume tramite imbarcazioni. Incontriamo (ma tu guarda!) i veneti del giorno prima che avevamo incrociato a Blois. Noi 5 ciclisti proseguiamo per Amboise, il sole ci accoglie in questa cittadina molto viva, con un castello nel bel mezzo del centro storico. Qui tutto ricorda Leonardo da Vinci e il suo soggiorno in questi luoghi. Da Amboise a Tours percorriamo una strada molto trafficata e stretta che fa da argine lungo la Loira e per poco non ci tamponiamo a vicenda in 5.
Ci ricongiungiamo con Alberto e la sera girovaghiamo per Tours e le sue tipiche case in legno col tetto a spiovente. Tours è una città piuttosto estesa, ma il centro storico è circoscritto e pieno di ristoranti per i turisti, purtroppo scegliamo male e ci tocca la cena peggiore della vacanza. Se possibile cercate locali fuori dal centro dunque, un po' più tipici ed economici. La visione notturna della cattedrale di Tours ricompensa della delusione gastronomica: rimaniamo semplicemente senza parole di fronte alla monumentale facciata in classico stile gotico francese. Hotel des Chateaux de la Loire Rue Gambetta, 12 - Tours Tel. +33(0)247051005 Fax +33(0)247202014 Triple a 60 e 64 euro più 6.60 euro a testa per colazione a buffet e 0.70 euro a testa di tassa di soggiorno. Posto bici all'interno dell'albergo, scoperto. Camere pulite e ben arredate, bagno in camera.
Il giardino dei cuori di Villandry
Giorno 421 agosto 2006
Tours-Chinon (60km)
Tutta la mattina è persa per trovare un meccanico disponibile a riparare la catena della bici. Lunedì molti negozi sono chiusi ma ci salva la Decathlon, che in Francia è un'istituzione ed è presente in molte cittadine. Lì un meccanico risolve il nostro problema e si riparte poco prima di pranzo. La tappa prevedeva un chilometraggio notevole, circa 100 km, e molti castelli e borghi da visitare, decidiamo subito di accorciarla, anche perché le condizioni meteorologiche sono nuovamente peggiorate. La prima parte della pista ciclabile, sino a Villandry, è deliziosa: continue curve e saliscendi lungo la Cher, villaggi splendidi come Savonnières, non si incontra anima viva. Poi a Villandry, di colpo il turismo e la massa di gente.
Percorrere questi luoghi in bici è una sorta di viaggio parallelo in un'altra dimensione, che si incrocia con quello mondano e turistico a poche centinaia di metri dai castelli, con i parcheggi affollati di auto e camper (tutti italiani), per poi abbandonarlo subito dopo rituffandosi nel mondo agreste francese. Le prime gocce d'acqua e tutta questa folla ci spingono a prendere una stradella secondaria che ci porta in breve fuori dal mondo, fuori dal tempo, ma dentro un agriturismo (Etape Gourmande il suo nome) che ci offrirà le migliori sensazioni gusto-olfattive della vacanza! Vino Chinon, salades prelibate con insalate di pansé, pesce di lago, abbinamenti dolce-salato arditi ma deliziosi...
A pancia piena si ragiona meglio: piove parecchio, perché salire sulle bici? Meglio far visita ai giardini del castello di Villandry, scelta azzeccata! Dopo l'odorato e il gusto anche l'occhio festeggia in questa distesa di ettari di colori. Giardino dei semplici, giardino delle verdure, giardino ornamentale, giardino dei giochi d'acqua: tutto all'insegna dell'armonia. Ripartiamo ancora sotto l'acqua macinando, finalmente, chilometri in bicicletta costantemente contro un vento molto teso. Si arriva ad Ussè, contenti perché non si punta più verso ovest e il vento è per lo meno laterale.
Il sole fa capolino, una ragazza in auto ci saluta sorridendo: questo il biglietto da visita di Ussè che ci mostra di scorcio improvvisamente la sua gemma, il castello della bella addormentata nel bosco! Il classico castello delle favole, come è nel nostro immaginario, Ussè ha ispirato proprio Perrault nei suoi celebri racconti. L'ingresso per la visita è onerosissimo, ben 11 euro, lasciamo stare perché è comunque bello ammirarlo esternamente allontanandosi dalla strada principale e infilandosi in una delle tante vie che costeggiano i rami del fiume Indre. Saltiamo, ahimè, Azay le Rideau ed il suo castello e puntiamo verso Chinon, villaggio ove decidiamo di fermarci per la notte. Il sole ci restituisce grinta, che utilizziamo subito per superare una salita significativa che ci separa dal paese.
Chinon sorge sulle rive della Vienne, ennesimo affluente di sinistra della Loira, arroccato attorno al suo castello piuttosto fatiscente, in mezzo ai vigneti omonimi. Pernottiamo in un posto delizioso, il paese è pieno di dimore storiche trasformati in luoghi di ospitalità. Ci soffermiamo ad osservare piazze, statue equestri di Giovanna d'Arco, dimore di Rabelais e così rischiamo di restare senza cena perché, qui più che altrove, le cucine chiudono presto! Etape Gourmande Domaine de la Giraudiere - Villandry Tel. :+33(0)247500860 Fax : +330)247500660 www.letapegourmande.com info@letapegourmande.com Hotel Le Plantagenet Place Jeanne d'Arc, 12 - Chinon Tel. +33(0)247933692 Fax +33(0)247984892 http://www.hotel-plantagenet.com info@hotel-plantagenet.com Doppie a 55 euro (dopo trattativa!), colazione con ulteriori 6 euro a testa. E' in assoluto il posto più bello ove abbiamo pernottato.
La struttura è divisa in 3 corpi, ognuno di epoca differente. 2 delle 3 camere erano davvero pregevoli: mansardate con l'intelaiatura in legno originale a vista e in ogni caso molto spaziose. Posto bici all'interno dell'albergo, scoperto. Bagno in camera. La padrona di casa è un bijoux e desiderosa di conversare con i turisti.
Fontvraud
Giorno 522 agosto 2006
Chinon-Les Ponts de Cé (97 km)
Le soleil, finalmente! Previsioni rispettate, il tempo volge verso il bello e la temperatura sale. Condizioni perfette per andare in bici, partiamo di buon ora tutti molto carichi. Io di più: posso finalmente sfoggiare la maglietta anti-Francia, bianca con inequivocabili scritte riferite all'esito della finale mondiale. E' ora di demolire la grandeur francese, percorrere le strade di Francia mettendo in evidenza chi ha vinto e chi ha perso mi pare quasi un dovere morale. Lasciamo Chinon e dopo una quindicina di chilometri siamo a Candes St. Martin, alla confluenza della Vienne nella Loira. Questo borgo è meraviglioso, conservato egregiamente, con una cattedrale gotica elegante e al suo fianco una bella viuzza in pavè che porta ad un belvedere (deviazione consigliata, se siete gagliardi fatela in bici!).
Da qui potete ammirare i 2 fiumi e lo splendido panorama delle colline circondanti con, immancabile, una centrale nucleare, la più antica di Francia! Subito dopo si giunge a Montsoreau, altro bel villaggio con castello annesso. A questo punto consiglio vivamente di deviare verso Fontevraud come abbiamo fatto noi, infatti questo paese ospita un'abbazia meravigliosa risalente al 1100 e da poco restaurata; l'abbazia è la più grande mai costruita e richiede ben 2 ore per una visita accurata (più mezz'ora per la degustazione gratuita di vino del luogo!).
Fontevraud dista 6 chilometri da Montsoreau, non percorrete la strada principale, ma seguite le indicazioni della pista ciclabile: è meravigliosa, si snoda tra colline e fattorie con gli animali che scorazzano liberamente nella strada! Tornati indietro a Montsoreau, la pista ciclabile prosegue verso Saumur con un tratto impegnativo tanto quanto sorprendente. Si entra infatti nella regione dell'Angiò, caratterizzata dai suoi famosi vigneti e dalle Caves, luoghi dentro la roccia dove vengono conservati vini ed altri prodotti gastronomici. I vigneti appaiono ordinatissimi, persino l'erba tra un filare e l'altro è perfettamente tagliata e fiori qua e là colorano queste colline molto pendenti. In bici si alternano strappi brutali (quello di Souzay Champigny non lo si scorda facilmente) a tratti più dolci in mezzo ai vigneti.
Saumur e il suo castello sono un ottimo posto dove fermarsi per una sosta e prendere il sole: un declivio erboso domina sopra la cittadina. Ripartiamo ma un incidente meccanico (toh, che strano!) ci blocca subito: Dario ha la ruota posteriore con i raggi completamente mollati, che di conseguenza non ne vuol più sapere di stare dritta. Oramai siamo esperti: dritti verso Decathlon di Saumur e si riparte dopo meno di mezz'ora! Si succedono borghi uno più bello dell'altro: poche case, gente sempre cordiale che ci saluta al nostro passaggio, macchine inesistenti ad eccezione di vecchie ma affidabilissime Renault 4 che la fanno da padrona in questi territori. Cunault, Gennes, Le Thoureil, in mezzo foreste e foreste: è un posto da favola, che apre il cuore. Mi vergogno della mia maglietta: qua tutti sono affettuosi nei nostri confronti.
Il percorso è così piacevole e il tepore insolito così invitante che i chilometri scorrono, superiamo anche St. Mathurin, puntando a dormire in uno di questi borghi, la Dagueniére, ma una volta arrivati ci rendiamo conto che non c'è posto ove mangiare né dormire! Facciamo tappa allora a Les ponts de Cé, nella periferia di Angers, paese anonimo ma questa sera siamo stanchi e non ci interessa uscire, mangiamo nell'albergo in cui dormiamo col sorriso stampato: è stata la tappa più bella del viaggio. Hotel Restaurant Kyriad Avenue Gallieni, 62 Tel. +33(0)241449244 Fax +33(0)241449224 e-mail: angers.pontsdece@kyriad.fr Doppie a 60 euro, più 6.70 euro a testa per la colazione a buffet e 0.9 euro di tassa di soggiorno. Il più costoso della vacanza, ma la cena, buona ed economica, effettuata presso la stessa struttura ha ammortizzato la spesa.
Posto bici al coperto nel magazzino un po' scomodo, bagno in camera. E' stata in ogni caso una scelta di ripiego. Personale non all'altezza. Richiesta carta di credito come garanzia. Non consigliato (nel paese non c'è nulla), fermarsi in qualche paesino prima, tra Saumur e Angers oppure ad Angers stessa.
Chiesa di Souzay Champigny
Giorno 623 agosto 2006
Les Ponts de Cé-Ingrandes-Nantes (47 km)
Giornata assolata anche questa. La mattina dedicata ad Angers, città adagiata sulle rive della Maine, con un centro storico interessante, l'immancabile castello e una splendida cattedrale, quasi a livello di quella di Tours. Anche qui degustiamo dell'ottimo vino alla "Maison du vin" e girovaghiamo per la zona a traffico limitato di Angers, molto piacevole e viva. Infine attraversiamo il parco cittadino dall'altro lato del fiume, così ampio che potrebbe contenere buona parte della città. Fuori dal parco è già in vista la Loira con le sue ultime anse. A Savenniéres deviamo verso Béhuard, si tratta di un villaggio costruito in un isola creata dal corso della Loira! Sembra di tornare indietro nel tempo, e di tornarci lentamente! Proseguiamo quasi per inerzia e affrontiamo un tratto di pista ciclabile lungo più di 10 chilometri all'interno di un'altra isola della Loira.
Come se non ne volesse sapere di arrivare alla foce, il grande fiume fa di tutto per trattenersi e trattenerci dal giungere a destinazione. In mezzo a questo tipo di sensazioni ed emozioni, la visione di un bar abbandonato dal rivoluzionario nome "Bar Lenin" ci pare quasi naturale: per un po' ho pensato di essere affianco ad uno dei bracci del Po nel ferrarese piuttosto che nella reale Francia. Arriviamo a Montjean sur Loire, ci fermiamo per uno spuntino, ma è una scusa: passiamo il tempo ad osservare chi passa, il ritmo lento della gente, dei pescatori, un po' ammaliati un po' invidiosi. La stanchezza affiora pesantemente su alcuni di noi, Raffaele e Alberto sono un po' "al gancio". Decidiamo di non arrivare a Nantes in bicicletta, ma in treno, risparmiandoci gli ultimi 50 chilometri della giornata.
A Ingrandes, in attesa del treno, vediamo una piscina fluviale popolata dagli abitanti del borgo: è deciso, senza aspettare l'oceano del giorno dopo, si fa il bagno direttamente nella Loira! L'acqua è effettivamente gelida, oltre che torbida, inquinata e insipida, ma la situazione ci rapisce immediatamente: i bambini che fanno i castelli con la sabbia del fiume, le sdraio con gli anziani che prendono il sole in costume a 20 gradi, non ci si può sottrarre. Riscontro l'effetto della tonificante nuotata pochi minuti dopo in treno: l'addetta al vagone delle bici è una ragazza con uno sguardo che non si dimentica facilmente. Attacco bottone baldanzoso. Purtroppo, come era prevedibile, sa solo il francese.
..penso di aver detto tutte le parole che conoscevo di francese in quella conversazione, arrivato a Nantes ero svuotato, ma ero riuscito a proporle un improbabile incontro a Padova! Anche a Nantes troviamo molta cortesia in chi ci accoglie: il portiere dell'albergo sa qualche parola di italiano e si sforza di parlarlo, ci raccomanda un posto lì vicino dove mangiare. Mangiamo molto bene e la cameriera che ci serve pure parla italiano, per via di un anno di Erasmus a Trento. Visitiamo il centro storico di Nantes dopo cena, niente di che, ma nemmeno quel poco che ci si aspetterebbe da un città portuale quale è. Hotel de la Gare Allée Commandant Charcot, 5 Tel. +33(0)240743725 Fax +33(0)240933371 Doppie a 51 euro, più 6 euro a testa per la colazione e 0.6 euro di tassa di soggiorno. A 2 passi dalla stazione (ci faceva comodo), ma il centro a piedi non è lontano.
La zona presenta alberghi più o meno decenti, questo sicuramente è meritevole e il personale cortese. Posto bici ristretto, ma presente e coperto.
Baguettes a go-go
Giorno 724 agosto 2006
Nantes-Pornic-Orleans (55 km)
Oggi finalmente possiamo correre in bicicletta liberi dal peso delle borse: l'obiettivo infatti è quello di raggiungere l'oceano e poi con il treno di tornare indietro a Nantes, prendere i bagagli dall'albergo e proseguire sempre in treno sino ad Orleans dove abbiamo le auto. Questo sgravio di peso unito alla sensazione della meta oramai vicina fa sì che ognuno di noi dia più o meno tutto e corra in modo piuttosto sconsiderato, fregandosene dei compagni di viaggio. Il vento, che mai ci ha concesso il piacere di abbandonarci, e gli ultimi saliscendi fanno il resto.
Dopo l'attraversamento dell'ultimo ponte sulla Loira indicato dalla cartina, che in realtà è un traghetto che fa la spola da una riva all'altra, niente fa più da collante: addirittura si scelgono strade diverse per arrivare a Pornic, cioè all'Atlantico! Personalmente, assieme a Flavio e Dario, scelgo di raggiungere l'oceano ancor prima, a La Bernerie, e di proseguire lungo la costa verso Pornic. Il vento è tesissimo, decidiamo di allungare ritornando verso l'interno lungo una pista ciclabile molto divertente che affrontiamo a velocità folle. Belli gasati arriviamo a Pornic e riusciamo a ritrovarci tutti e 6! Pornic è carina ma sicuramente attorno a Nantes ci sono posti più belli sull'oceano, come ad esempio la Boule o le Croisic, tuttavia la necessità di tornare in giornata ad Orleans con treni trasporto bici non ci ha permesso grande scelta.
Pornic, nome che suona eRotico più che eSotico, un nome che, quando a tavolino abbiamo steso l'itinerario del giro, ci sembrava l'obiettivo massimo, addirittura sino a 2-3 giorni prima, quando annaspavamo in mezzo al fango e sotto l'acqua, ci sembrava l'obiettivo improbabile. E invece era là davanti a noi, materializzato in un castello (ma va'?), in un bel paesino immerso nel verde e nell'ultimo scherzo della natura: la bassa marea! L'oceano era distante chilometri, abbiamo in ogni caso stabilito unanimemente che noi all'oceano c'eravamo arrivati ed era lui, codardo, che se l'era data alle gambe. Il ritorno ad Orleans scorre abbastanza tranquillamente sino a Blois, dove accade l'ultimo tragico assurdo imprevisto. Un uomo si è buttato sotto il treno, ferrovia tra Blois e Orleans interrotta fino a non si sa quando.
Un francese in treno ci spiega che qua è normale, a lui è già capitato 6 volte e che in genere ci vogliono 3 ore prima di ripartire! Normale??? L'ho sempre pensato che troppo verde spinge alla depressione! Visitiamo in bici Orleans che oramai è sera inoltrata. Il centro storico è molto piacevole, con stradine pedonali che si incrociano scendendo verso la Loira, affollate da giovani che chiacchierano fuori dai locali. La cattedrale di Orleans non ha nulla da invidiare a quella di Tours, per lo meno vista dall'esterno. Sfrecciamo verso l'albergo, avrei tanto voluto vedere quella simpatica canaglia dell'albergatore per dimostrargli che sì, eravamo stati coraggiosi e ce l'avevamo fatta. Troppo tardi: qui son tutti già a letto e pare che convenga pure a noi visto che ci aspettano 1100 km (o forse di più?) il giorno dopo per tornare a casa.
Vasi comunicanti
Giorno 825 agosto 2006
Ritorno a Padova
Si riparte in auto per l'Italia. Lo scorrere ozioso della Loira ci ha contagiato, anziché puntare dritti verso l'autostrada, girovaghiamo per stradelle secondarie nelle campagne attorno a Bourges e Nevers: sono luoghi molto belli, che mi hanno ricordato le colline del prosecco attorno a Valdobbiadene. Anche qui vigneti ovunque, ordinatissimi e ogni tanto borghi antichi e caratteristici. Presso uno dei tanti produttori vinicoli ci proponiamo per l'ennesimo assaggio, ma questa volta siamo in auto ed acquistiamo. Di fatto iniziamo a dirigerci seriamente verso casa a metà pomeriggio e alle 3 di notte siamo tutti a casa. Tutti o quasi: qualcuno si è scaricato la bici ed ha dovuto fare ulteriori chilometri pedalando per giungere presso le sue quattro mura!
Per non dimenticare