Per molte persone la voglia di visitare l’antica capitale del Ducato di Parma e Piacenza nasce dopo aver letto il celebre romanzo di Stendhal, “La Certosa di Parma”. Le atmosfere romantiche del libro, tra cui le scene in cui Fabrizio Del Dongo, imprigionato nella Torre Farnese si sente estasiato potendo ammirare dalla sua cella non solo la catena delle Alpi, ma anche una finestra dove ogni tanto compare la donna delle sue brame, hanno fatto sognare milioni di persone. Arrivando a Parma, città attraversata dall’omonimo torrente e abitata sin dall’età del bronzo, il primo monumento che iniziamo a cercare è proprio la Certosa. Con nostra grande sorpresa, ne troviamo addirittura due. Il complesso della Certosa di San Girolamo, detta Certosa di Parma, che si trova nel quartiere San Lazzaro fu per mezzo millennio un monastero di certosini.
L’abbazia ad aver ispirato il romanzo di Stendhal è però un’altra: la Certosa di Paradigna, costruita a partire dal 1298 e nota anche come Abbazia di Valserena o di San Martino de’ Bocci. Avvicinandoci al centro storico, scopriamo che la città era circondata da antiche mura e alcune delle porte sono tuttora ben conservate. Tra esse la più importante è la Porta San Francesco, edificata nel 1261, attraverso la quale i pellegrini diretti a Roma lungo la Via Francigena lasciavano la città. Storicamente la difesa di Parma era affidata anche alla Cittadella. All’interno della grande fortezza cinquecentesca oggi sono i bambini a fare i cavalieri nell’ampio spazio verde attrezzato. Marcel Proust prima di visitare Parma l’aveva immaginata “liscia, compatta, color malva e morbida”: aggettivi che trovano tutti riscontro ammirando gli storici palazzi e gli innumerevoli edifici religiosi.
Tra essi il più importante è il Duomo, considerato tra le maggiori opere del romanico in Italia, celebre anche grazie alla sua cupola, dipinta dal Correggio. A fianco del campanile ammiriamo lo stupendo Battistero in marmo rosa, punto di giunzione tra l’architettura romanica e quella gotica. Poco distante, tra il Campanile e il Battistero si scorge l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, un complesso benedettino la cui cupola è anch’essa affrescata dal Correggio. Durante la nostra passeggiata tra il centro storico e il quartiere Oltretorrente, visitiamo anche la chiesa della S.S. Annunziata, dalla forma ellittica, ma c’è anche la Chiesa di Santa Maria del Quartiere, del 1619, a forma di prisma esagonale e con la cupola affrescata da Pier Antonio Bernabei, raffigurante il Paradiso.
La nostra passeggiata parmigiana continua sulle note di Giuseppe Verdi, nato a Roncole, frazione di Busseto: infatti, decidiamo di fermarci a cena presso il Ristorante Il Trovatore, in via Affò, a due passi dal Teatro Regio, nel centro storico intriso della cultura musicale verdiana. Ci accomodiamo nella raffinata e confortevole sala del locale ristrutturato alla fine degli anni Novanta, dotato anche di un ampio dehor estivo. Veniamo accolti con un calice di vino spumante che sorseggiamo ascoltando le note verdiane in sottofondo. Scambiando quattro chiacchiere con il padrone di casa Pasquale Giordano, che gestisce il ristorante insieme alla chef e sorella Lucia Giordano, scopriamo che i menù, tradotti anche in inglese e francese, comprendono specialità strettamente stagionali e che la cucina tradizionale viene rivisitata con spunti di creatività.
Iniziamo con un ricco antipasto di terra spaziando dal culatello di Zibello con pan brioche e burro salato al prosciutto crudo di Parma stagionato 24 mesi con la giardiniera fatta in casa, oltre ad altri ottimi salumi della tradizione parmigiana, e formaggi locali sia di pianura che di montagna. Continuiamo con i tortelli d’erbetta e alla zucca classici di Parma con burro fuso e parmigiano, il risotto alla zucca e pancetta croccante e le tagliatelle con straccetti di prosciutto crudo croccante su crema di porri. Tutta la pasta, così come il pane e i dolci sono fatti in casa. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini nazionali, selezionati con grande cura dal titolare e conservati nella cantina seicentesca del ristorante che abbiamo anche il piacere di visitare. Tra i secondi gustiamo il filetto di manzo all’aceto balsamico con cipolline borettane glassate e il guanciale brasato.
Concludiamo con una ricca degustazione di formaggi selezionati, con miele e confetture fatte in casa. I nostri amici prediligono invece il menù mare, gustando, tra l’altro, i gamberi al forno su verdurine in agrodolce, il polipo croccante su crema di ceci, i tagliolini all’astice, gli scampi con pomodorini e cous-cous, la tagliata di tonno con ristretto al balsamico e composta di cipolle e uvetta e il famoso astice alla catalana. Infine, ci abbandoniamo a degli sfiziosi dolci della casa e chiudiamo assaggiando un’ampia selezione di distillati. Sarà un piacere tornare a Parma in occasione dei prossimi eventi culturali, momenti che abbineremo senz’altro alle gioie della buona tavola.
Francesca Bertha PER INFORMAZIONI: www.comune.parma.it www.iltrovatoreristorante.com Ristorante Il Trovatore Via Affò, 2/A Parma Tel.: 0521/236905 Le fotografie della città sono opera di Zsuzsanna Petrovics, ad eccezione delle seguenti: Teatro Regio, Cittadella, Monumento Verdi (di dominio pubblico), il Battistero (di Philip Schäfer) e il Torrente (di Davide Bolsi), le quali provengono da Wikimedia Commons e sono pubblicate ai sensi della licenzaCreative Commons – “Attribuzione Condividi allo stesso modo 3.0 Unported”.