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Veduta della città
Diario di viaggio · Italia · Lombardia · 2013

Torri medievali e storie di streghe lungi la Via del Sale: una giornata a Varzi

Mentre si viaggia verso Varzi, il pensiero vola facilmente a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Straffora con il mare, al posto dei camion c’erano i muli carichi di sale. Sì, perché da…

FRdiario di Francesca Bertha
Milano
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19 maggio 2013 → 19 maggio 2013
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VarziItalia · Europa
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19 maggio 2013 → 19 maggio 20131 giorni · viaggio del 2013
Chi
Francesca Bertha@Francesca Bertha · Milano
Il racconto
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Mentre si viaggia verso Varzi, il pensiero vola facilmente a molti secoli fa, quando sulla strada che collega la Valle Straffora con il mare, al posto dei camion c’erano i muli carichi di sale. Sì, perché da Varzi, data la sua posizione strategica, al confine tra tre regioni, transitava la famosa Via del Sale lombarda, i cui traffici stimolarono lo sviluppo della città. Nota dal 993, e situata su un territorio abitato sin dalla preistoria, oggi Varzi è la meta ideale di un turismo “slow”, che apprezza le numerose testimonianze storiche e artistiche del luogo, insieme alla bellezza del paesaggio dell’Oltrepò Pavese.

Arrivando in città, si viene avvolti dal fascino delle sue atmosfere medievali: le torri, il castello e le mura che ammiriamo oggi, furono costruiti nel secolo XIII su ordine del marchese Azzolino, capostipite della linea di Varzi della famiglia Malaspina che a lungo dominò queste terre. Varzi divenne una delle principali giurisdizioni dell’Oltrepò e il suo centro era pieno di uffici, negozi e magazzini, ma non solo: c’era “spazio” anche per qualche strega e ai misteri a loro connessi. Infatti, uno dei primi edifici che visitiamo è il Castello, nella cui robusta torre, detta “delle Streghe”, nel 1460 fu rinchiuso un folto gruppo di persone accusate di stregoneria, successivamente bruciate nella pubblica piazza. Ma misteri e leggende avvolgono anche la vita religiosa della città, e proprio grazie al patrono San Giorgio.

Nella chiesa parrocchiale sono conservate le reliquie del braccio e della mano destra del santo, portate in città tra il 1473 e il 1479. Si narra che una volta a un ladro, che tentò di rubare la reliquia si sia staccato il braccio. Ma non solo: tempo fa sul piazzale della chiesa c’era un enorme castagno d’India, chiamato l’albero delle streghe, del diavolo, ma anche del ladro della reliquia di San Giorgio, perché pare che il malvivente corresse intorno al castagno cercando di farla franca dopo il furto, ma proprio lì fu preso. L’albero, poi, fu trovato caduto al suolo sradicato. Durante la nostra passeggiata visitiamo anche la Chiesa dei Cappuccini, esistente già nel 702 d.C.

e nota come l’antica pieve di San Germano, la Chiesa dei Rossi, il cui campanile fa da “faro” ai varzesi e il Tempio della Fraternità di Cella, eretto dal cappellano militare reduce dalla seconda guerra mondiale Adamo Accosa per trasmettere un messaggio di pace, utilizzando delle pietre provenienti dalle rovine del conflitto mondiale. Seguiamo le orme dei Malaspina anche nell’individuare il luogo della nostra cena: raggiungiamo, infatti, Pietragavina, citata già nel 1164, e appartenuta ai Malaspina che ebbero addirittura una loro linea di Pietragavina, estinta poi nel secolo XV. Percorriamo la strada battuta per secoli dai mercanti provenienti dalla alta Valle Staffora e dalla Val Tidone che da qui passavano andando al mercato di Varzi, e ci fermiamo presso l’Albergo Ristorante della Posta, dove all’epoca si cambiavano i cavalli e si faceva una sosta per mangiare e per dormire.

Nell’ambiente spazioso e famigliare ci accolgono con grande gentilezza il titolare Oreste Centenaro, detto Tino, e sua moglie Rosangela che fa la cuoca. Dal nostro tavolo osserviamo una bella foto d’epoca che mostra com’era il locale ai tempi della sua fondazione, nel 1920. “Ad aprire questo ristorante fu la zia di mio nonno, anche lui Oreste, come me”, inizia il racconto del signor Tino. “I suoi figli, Giovanni, mio padre ed Ernesto, mio zio, facevano i salami, attività che continuiamo tuttora”, prosegue. Cominciamo, infatti, assaggiando una selezione dei buonissimi salumi di produzione del locale, tra cui la coppa e la pancetta piacentina. Tra la ventina di antipasti disponibili gustiamo anche diversi piatti preparati con le verdure di stagione, come addirittura l’asparago selvatico, detto lovertise. Proseguiamo con i malfatti col sugo di funghi e con i tagliolini al sugo di cinghiale.

Una parte del nostro gruppo non resiste al risotto con la pasta di salame e Bonarda, ma anche le mezzelune in crema di noci piacciono moltissimo. Una nostra amica sceglie entusiasta una delle zuppe, sempre disponibili, di orzo, di farro o di funghi. Tra le pietanze non manca mai la selvaggina, visto che il signor Tino è un esperto cacciatore, così possiamo abbandonarci al piacere del cinghiale in umido con polenta e del cinghiale alle erbe aromatiche. Anche l’agnello in sugo di spinaroli e la scaloppa con i funghi fanno proseliti, per non parlare del maialino in agrodolce.

Siamo certi di tornare ancora qui per nuove passeggiate e nuove cene succulente, e stavolta salutiamo Varzi deliziandoci con i dolci della casa, tra cui il salame di cioccolato, le crostate alla marmellata, il semifreddo di ricotta e i mattoni, ovvero dei biscotti secchi con crema di burro al freddo e cioccolato in polvere. Infine, assaggiamo anche i potenti e squisiti zuccherini, fatti con l’alcol a 90 gradi e aromatizzati con l’anice. Francesca Bertha PER INFORMAZIONI: www.comune.varzi.pv.it Albergo Ristorante Posta Via Fraz. Pietragavina, 1 Varzi Tel.: 0383/576045 Sabato e domenica sempre aperto Chiuso martedì Apertura infrasettimanale su prenotazione

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