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Dalla Villa Reale al favoloso mondo del sushi brasiliano: viaggio nel viaggio a Monza - Parte I.
Diario di viaggio · Italia · Lombardia · 2016

Dalla Villa Reale al favoloso mondo del sushi brasiliano: viaggio nel viaggio a Monza - Parte I.

La prima immagine che a molti di noi salta in mente quando pensiamo a Monza è quella delle auto della Formula 1 che sfrecciano a trecento chilometri all’ora sull’autodromo. Velocità e adrenalina, ma anche le…

FRdiario di Francesca Bertha
Milano
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30 marzo 2016 → 30 marzo 2016
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MonzaItalia · Europa
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30 marzo 2016 → 30 marzo 20161 giorni · viaggio del 2016
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Francesca Bertha@Francesca Bertha · Milano
Il racconto
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La prima immagine che a molti di noi salta in mente quando pensiamo a Monza è quella delle auto della Formula 1 che sfrecciano a trecento chilometri all’ora sull’autodromo. Velocità e adrenalina, ma anche le atmosfere sacre e misteriose, ispirate alla figura storica della monaca di Monza, descritta dal Manzoni nel celebre romanzo “I Promessi Sposi”. Si potrebbe iniziare il giro della città anche proprio da lei, compiendo un tour letterario: nella realtà la monaca si chiamava Marianna de Leyva, in religione Suor Maria Virginia. Via della Signora e la via De Leyva conservano il suo ricordo, oltre all’ex convento dei frati cappuccini di via Marsala. Nel secolo VII Monza fu capitale estiva del Regno Longobardo, e anche nel Sacro Romano Impero godette di ampia autonomia e di una serie di privilegi.

Il monumento più imponente di Monza testimonia la sua grandezza: entrando nella Villa Reale ci troviamo immersi nelle atmosfere della corte dell’Impero Austro-Ungarico. Fu infatti proprio Maria Teresa d’Austria a decidere la costruzione dell’allora Villa Arciducale, e scelse Monza per “la salubrità dell’aria e per l’amenità del paese”. Dai giardini della Villa la nostra passeggiata prosegue nell’ampissimo parco di Monza, il quarto parco recintato più grande d’Europa. Vicino al punto dove il fiume Lambro esce dal parco di Monza, sorge il bellissimo santuario di Santa Maria delle Grazie. Costruita tra il 1463 e il 1467, il santuario è meta di pellegrinaggio, nonostante non sia noto alcun miracolo leggendario legato al luogo.

Le edicole in cotto che delimitano il cortile, raffiguranti le tappe della Via Crucis, ad opera dello scultore Dante Ruffini, rappresentano un importante luogo di raccoglimento. Durante la nostra passeggiata ammiriamo diverse altre chiese molto belle come la Santa Maria al Carrobiolo, così chiamata perché un tempo i carriaggi, ovvero i carri trainati da animali, si fermavano nella piazza antistante il monumento. Il senso di pace delle vie del centro storico viene accentuato anche dalla presenza del fiume Lambro che attraversa la città. E dove c’è un fiume, ci sono anche dei bei ponti: il ponte dei Leoni, costruito nel 1842 vicino ai resti del ponte romano, e il ponte di San Gerardino, dedicato a San Gerardo dei Tintori. Nel 1174 il santo fondò un ospedale per i poveri presso la propria casa.

Il ponte attraversa il fiume proprio in corrispondenza dell’antico ospedale del cui complesso fa parte anche la chiesa di San Gerardino, e nelle vicinanze si trova il settecentesco Mulino Colombo. Quando arriviamo in piazza Duomo ci troviamo nel bel mezzo di un set cinematografico: la straordinaria bellezza del Duomo, costruito tra il XIV e il XVII secolo, ha ispirato un regista ad ambientare la scena di un film nell’elegantissima piazza. Poco distante dal Duomo abbiamo ammirato anche l’Arengario, l’antico Palazzo Comunale, costruito nel XIII secolo. Dopo questa bella passeggiata nella storia monzese, decidiamo di abbandonarci ai piaceri del palato compiendo un viaggio nel viaggio: dalle atmosfere brianzole arriviamo così in un lampo tra quelle esotiche del Ristorante Barracuda Tropical Maki, situato in via Gianfrancesco Parravicini.

Gli ambienti esclusivi delle sale arredate in uno stile informale e di tendenza, vestite delle morbide note di una piacevole musica soffusa fanno da cornice a una proposta culinaria estremamente affascinante e creativa, capace di unire terre lontane tra loro creando una sintesi di sapori e di emozioni del tutto irresistibile. “In questo edificio c’è sempre stato un ristorante, tempo fa era un locale tipico brianzolo. Il nostro progetto, basato su un format italo-giapponese nasce dall’idea di un gruppo di amici. Prima avevamo un piccolo locale in via Volta, il Barracuda Sushi and Wine, dopodiché quattro anni fa abbiamo deciso di allargarci rilevando e ristrutturando totalmente questo ristorante. Dall’iniziale Barracuda Downtown siamo poi approdati alla realtà attuale, basata su una formula di sushi brasiliano.

In pratica a Monza siamo stati i primi a creare un ristorante di sushi e nonostante che nel frattempo sia decollata questa moda, il nostro format originale ci consente di distinguerci al punto che abbiamo clienti che arrivano perfino da Milano. Il segreto è migliorarci sempre”, ci spiegano Andrea, Francesco e Guido, i giovani titolari che gestiscono il ristorante con autentico entusiasmo e grande professionalità. “Il perno del nostro progetto è però Giada, la nostra sushi girl, ovvero la chef. Ha imparato il mestiere con un maestro riuscendo a superarlo grazie al suo talento e alla passione con cui lavora”.

Le parole di ammirazione espresse dai titolari nei confronti di Giada trova presto conferma anche nella nostra esperienza, appena iniziamo ad assaggiare le prime sue creazioni, delle vere e proprie opere d’arte dove però la bellezza non è mai fine a se stessa: ogni ingrediente, ogni decorazione, perfino la più piccola goccia di salsina contribuisce all’armonia dei sapori e alla perfezione del piatto. Mentre a pranzo il menù è italiano e il sushi è disponibile su richiesta, la sera è tutta dedicata al sushi, preparato con materie prime italiane di ottima qualità. Apprezziamo anche il correttissimo rapporto qualità- prezzo che consente di assaggiare il meglio senza timore per il portafoglio.

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