“Fra tutte le città della Lombardia è lodata come la rosa o il giglio fra i fiori, come il cedro nel Libano, come il leone fra i quadrupedi, come l’aquila fra gli uccelli, sì da apparire come il Sole tra i corpi celesti”. Con queste parole piene di entusiasmo scriveva di Legnano il maggior poeta e scrittore lombardo del XIII secolo, Bonvesin de la Riva che visse qui fino al 1288. La meta della nostra giornata “appena fuori porta” è stata proprio questa grandiosa città della provincia di Milano, situata a circa venti chilometri dal capoluogo lombardo. Se nel XIII secolo Legnano era ammirata per la fertilità delle sue terre e per il conseguente benessere, oggi colpisce per la sua atmosfera tranquilla e molto vivibile, nonostante la presenza di numerose aziende.
Sin dal Settecento i contadini legnanesi integravano il loro lavoro nei campi con delle attività manufatturiere svolte in casa, trasformandosi in filatori e tessitori di cotone, di lana e di seta. Infatti, fu poi l’industria tessile a svilupparsi in modo particolare con il cotonificio fondato da Eugenio Cantoni. Successivamente anche l’industria meccanica divenne determinante, grazie soprattutto all’azienda Franco Tosi. Lo stile di vita che ruota intorno alla produttività e guarda al futuro, a Legnano convive serenamente con le più antiche tradizioni che affondano le loro radici nei leggendari avvenimenti della storia della città. Qui si svolse, nel 1176 la Battaglia di Legnano, nel corso della quale le truppe della Lega Lombarda, probabilmente guidate dal mitico condottiero Alberto da Giussano, sconfissero l’imperatore Federico I il Barbarossa.
Perfino l’inno di Mameli ricorda questa storica battaglia: “Dall’Alpe a Sicilia, Dovunque è Legnano”, e Legnano è anche l’unica città, oltre a Roma, ad essere menzionata nell’inno. Alla fine di Maggio di ogni anno i legnanesi rendono omaggio al ricordo della battaglia celebrando il Palio delle otto contrade storiche. La leggenda vuole che il Barbarossa fosse poi fuggito attraverso una galleria sotterranea che collegava San Giorgio su Legnano e il Castello. Tra le tappe della nostra passeggiata a Legnano, non poteva certo mancare il monumento di Alberto da Giussano, opera del 1900 dello scultore Enrico Butti, e nemmeno l’imponente Castello di Legnano, che sorge su un’isola del fiume Olona ed è stato ristrutturato e riaperto al pubblico nel 2005.
Accanto al Castello si trova lo stupendo Parco di Legnano, una vastissima area verde con numerose conifere, abitata da tanti scoiattolini e uccelli acquatici che abbiamo ammirato nei laghetti e ruscelli, in cui vive una moltitudine di specie ittiche. Legnano possiede anche un importante patrimonio religioso: oltre alla Basilica di San Magno, la chiesa principale costruita a partire dal 1504, in città si trova circa una ventina di chiese. Tra queste abbiamo visitato il Santuario della Madonna delle Grazie, costruito in seguito a un miracolo mariano che ridiede il dono della parola a due bambini sordomuti, e la chiesa del SS. Redentore, nella contrada di Legnarello.
Dopo questi piacevolissimi giri nella storia legnanese, abbiamo deciso di fermarci a mangiare presso un ristorante consigliatoci da un amico che viene spesso qui per pranzare e che ci ha parlato molto bene del menù di mezzogiorno e delle pizze del locale. Ci accomodiamo quindi presso i tavoli del Ristorante Al Cantuccio, in via Manzoni. “Noi siamo qui da circa quattro anni, ma il locale è storico, avrà almeno trent’anni”, ci racconta il titolare mentre iniziamo a studiare il menù. Il nostro gruppo è composto da alcuni appassionati di pesce, da un paio di “carnivori” e da due ragazzi che si buttano subito sulla lista di ben 65 pizze, scegliendo la Pizza Soleluna e la Pizza Pazza.
Iniziamo quindi con degli antipasti a seconda del gusto di ognuno di noi: il Gran Misto del Pescatore per le anime marinare, con capasanta gratinata, fritto misto, polipo caldo, salmone marinato, moscardini in umido e polenta, mentre gli amanti della terra scelgono il Gran Misto del Contadino, con sopressa, funghi trifolati, polenta e taleggio. Continuiamo con i paccheri al branzino e con l’orata del Cantuccio con frutti di mare, mentre i nostri amici scelgono gli gnocchi di zucca con crema di Fontina e noci, il risotto con pere e taleggio, e come secondo, gli straccetti di manzo con verdure al fiammifero. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini, tra cui del Morellino di Scansano e del Brunello di Montalcino. Chiudiamo in gran dolcezza con la specialità del posto, il Cantuccio Ciok, guarnito con cioccolata calda, e con delle crepes con gelato e cioccolato caldo.
Dopo questa bella giornata possiamo riconoscere che Bonvesin de la Riva aveva ragione: Legnano è davvero una città che vale la pena visitare. Cercheremo di farci nuovamente un salto, magari un giovedì sera, per approfittare anche delle degustazioni di vini, con dei piatti abbinati, proposti al Cantuccio. Francesca Bertha PER INFORMAZIONI: www.legnano.org www.alcantucciolegnano.it Ristorante Pizzeria Al Cantuccio Via Manzoni, 17 (ang. Via Porta) Legnano (MI) 0331/441160