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città della scienza
Diario di viaggio · Spagna · 2004

Capodanno a Valencia

30 dicembre 2004 La partenza è fissata per il giorno 30 e il ritrovo è al check-in di Alitalia a Malpensa. Partiamo con 40 minuti di ritardo per una serie di problemi in fase di imbarco. Al decollo ancora una…

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30 dicembre 2004 → 4 gennaio 2005
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ValenciaSpagna · Europa
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30 dicembre 2004 → 4 gennaio 20056 giorni · viaggio del 2004
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claudia@cloud77
Il racconto
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Giorno 130 dicembre 2004

30 dicembre 2004 La partenza è fissata per il giorno 30 e il ritrovo è al check-in di Alitalia a Malpensa. Partiamo con 40 minuti di ritardo per una serie di problemi in fase di imbarco. Al decollo ancora una volta vengo stupita dall’efficienza del personale Alitalia, che in fase di rullaggio, come se fossimo su un bus, anziché in corsa a quasi 500 kmh con il carrello praticamente staccato dal suolo, decide di far cambiare posizione ad alcuni passeggeri per far viaggiare vicino due coppie. Manovra parecchio spericolata, per fortuna non cade nessuno. Questa volta ci becchiamo un capitano davvero unico, con mega “erre moscia” che ci intrattiene per tutto il volo, dimostrandosi particolarmente entusiasta quando sorvoliamo la Costa Azzurra, segnalandoci in particolar modo Saint Tropez (chissà come ha fatto a riconoscerla, avessimo sorvolato Parigi.….).

Il nostro capitano poi ci avvisa che il volo sarà solo di 1 ora e 18 minuti (ma che precisione), anziché 2 ore, perché abbiamo fortissimi venti favorevoli in coda…olè, se siamo partiti in ritardo almeno si recupera…Il comandante alla fine ci augura buon anno e ci invita a darci alla pazza gioia al festone per l’ultimo dell’anno. Mitico!! L’aeroporto dista circa 8 km dal centro, ma ci mettiamo un’ora a uscire, perché non troviamo l’uscita giusta dove si prende il bus (forse perché bisognava scendere al piano di sotto???) e due ore a raggiungere l’ostello. L’ostello dal nome “Home” è inglobato in una chiesa del Barrio del Carmen, il vecchio centro storico.

E’ kitsch e molto carino, con i muri dipinti di tutti i colori, arredato con gran gusto con dei mobiletti e poltroncine molto particolari, diverse cose molto strane appese qua e là come complementi d’arredo, ma soprattutto è dislocato su 3 piani senza ascensore. La cosa più particolare sono i lampadari tutti diversi uno dall’altro, in cucina col cappello da chef, sulle scale con un paio di collant bianchi che scendono ripieni di palle che fanno da contrappeso, in corridoio con delle ali appese e la scritta “love is in the air”, alle pareti con bocche sorridenti, polli chiusi da semicerchi in plastica con sullo sfondo la foto di una pancia, bolle di sapone finte, etc. Vista l’ora in cui siamo riuscite ad arrivare, cerchiamo subito un posto per la cena convinte che la patria delle tapas e in particolar modo la regione della paella possano offrire molto.

Siamo affamate, tanto per cambiare, diciamo pure che siamo 7 cessi e che chiunque farebbe bene ad avere paura ad avvicinarci quando siamo a tavola. La prima sera non abbiamo tanta voglia di girare e ci infiliamo un po’ a caso in un ristorante che ci promette un menù a 12 euro con tanto di fotografia allegata. Purtroppo non ha la tovaglia a quadri come richiesto dai nostri standard, ma sembra carino…..Avremmo dovuto saperlo che i ristoranti con menù fotografato sono disastrosi di solito, ma la fame era troppa e la voglia di cercare poca, quindi stendiamo un velo pietoso sulla cena inguardabile e immangiabile, sul riso nero con seppie e salsina “alitosi” all’aglio e maionese (che purtroppo a Valencia va per la maggiore), sulla zuppa con uovo molliccio galleggiante e sulla torta di cioccolato di gomma.

Fortuna che non abbiamo nessun appuntamento galante a fine serata, perché avremmo fatto scappare chiunque… Cerchiamo di dimenticare la cena e consolarci con la movida, ma capiamo di avere sbagliato orario e non la troviamo. Come primo giorno non ne azzecchiamo una, ma è presto, bisogna capire come funziona la città.

città della scienza
città della scienza
Giorno 231 dicembre 2004

31 dicembre 2004 Al secondo giorno comincia la vera scoperta di Valencia. Come prima cosa facciamo un salto al mercato generale, che è molto interessante dal punto di vista architettonico, ma soprattutto perché è fonte di cibo e dobbiamo procacciarci le calorie necessarie per il mega cenone di fine anno che faremo in ostello. Praticamente perdiamo una mattinata intera a fare la spesa, comprando il famoso jamon iberico, salame, mandarini, banane, queso e delle patatine fritte che somigliano molto alle “dixie”, ma sono strepitose. Insomma il classico cenone tradizionale molto ricco e sano a base di tortellini, salmone, cotechino e lenticchie…. Passiamo infine dentro una forneria dove una commessa ci prende per il culo con le colleghe, e per sfotterci perché siamo un po’ indecise ci fa segno di cantare.

Umiliate dall’ennesimo Valenciano antipatico (non ne abbiamo trovato nemmeno uno gentile in tutto il viaggio) compriamo brioche, torte e varie per il dessert del cenone e chiediamo alla nostra “amica” fornaia dove conviene andare per festeggiare Capodanno. Lei ci guarda, ci fa segno con le mani e ci consiglia di girare per le vie del barrio perchè “è pieno così”…..evviva!! A spesa ultimata, con moltissima calma, seguendo i ritmi spagnoli (anche se sembrano più messicani), si comincia anche il giro culturale della città e come prima tappa ci fiondiamo al museo di arte moderna. L’ingresso costa solo 1 euro (grazie al magico tesserino universitario che io nonostante l’età e la laurea che risale al lontano aprile 2001 continuo a sfruttare) e ti danno pure il catalogo.

Ci tocca mettere il copri scarpe, tipo quello che si mette in sala operatoria per non rovinare il pavimento e le opere d’arte!!!. Io l’arte moderna non la capisco proprio, non la apprezzo, sarò ignorante, non so che dirvi. Rimango colpita da un quadro (così lo definiscono) che si intitola “parcheggio a pagamento” e decido di fare un test a tutte le sisters per chiedere loro cosa ci vedano, senza far loro guardare la soluzione. La cosa consolante è che tutte ci vedono una mandria di mucche….pure io ci avevo visto la stessa cosa e capisco che non sono io ad essere matta, ma è l’arte moderna ad avere qualcosa che non vada. Abbandoniamo l’idea di dare un senso a quell’opera e alle altre appese. Il barrio comunque è splendido e consiste in una serie infinita di vialetti incasinati.

Ogni via del centro è dedicata a un mestiere: libri, artigianato, mobili con tante piccole botteghe e negozi fashion pieni di commessi stra-belli. Diciamo che il tutto è un po’ fatiscente, ha quell’aria decadente che però non guasta affatto e mi ricorda vagamente Napoli e i quartieri spagnoli. Stanno sistemando tutto in vista dell’America’s Cup, sicuramente presto la città diventerà un gioiello, ma preferisco averla vista così, un po’ vissuta. Purtroppo, allo stesso tempo, sembra una città fantasma perché è sempre tutto chiuso (ma che orari fanno questi spagnoli, si può sapere??) e contrariamente all’Italia gli Spagnoli tirano giù le serrande metalliche e non si capisce cosa ci sia dietro….ha un po’ un’aria abbandonata, peccato.

Queste vie tutte contorte dove ci si incontra sempre con le stesse persone più volte (provare per credere), portano sempre nello stesso punto, ovvero il nostro ostello, dove è concentrato il massimo della vita di Valencia e dove tutte le sere, per tutta la notte, si radunano decine di punkabbestia che si fumano tranquillamente cannoni giganti. In realtà il centro nevralgico, oltre il nostro ostello, è la Piazza della Vergine. Anche questa volta, non avendo ancora capito a che ora, come e dove mangino gli spagnoli, finiamo verso le 3 del pomeriggio, stremate e affamate, nell’unico ristorante che troviamo aperto, dove vediamo il primo pezzo di cibo intorno alle 4 e dove del menu del giorno segnato alla lavagna non è rimasto quasi nulla.

Praticamente una volta Valencia era attraversata in mezzo da un fiume, che non si sa per quale motivo è stato deviato o interrato e, dove c’era un tempo il letto, c’è ora un immenso parco con varie cose nel mezzo. Immaginate la lunghezza e ampiezza di questo parco. Ce lo facciamo quasi tutto fino al mare, attraversando lo zoo alla ricerca di Boris (lo scimpanzé del Giardino Botanico) che non troviamo, il museo della musica, la fiera dell’artigianato, piste ciclabili, pedane per fare skate, etc.. Incredibile, dovremmo dire ad Albertini di farsi un giro da queste parti per farsi un’idea su come riqualificare i Navigli…. La sera finalmente comincia il veglione di fine anno in ostello, dove facciamo amicizia con dei ragazzi sardi nostri vicini di stanza.

Verso la mezzanotte, tutte agghindate ci dirigiamo verso la Plaza de l’Ayuntamento dove dovrebbe essere “pieno così”, ma non c’è quasi nessuno. La mezzanotte sta per scoccare, ma evidentemente sbaglio rintocco e stappo la bottiglia con qualche secondo di anticipo….speriamo non porti sfiga!!! Ci diciamo ognuna i buoni propositi per il 2005 e cerchiamo di seguire poi la “folla” che abbandona la piazza per scoprire cosa fare del resto della nottata, ma non si capisce dove vadano tutti, ci si continua a incrociare, girano tutti a vuoto. Molti locali prima delle 3 non aprono, sono tutti chiusi, e quando finalmente aprono non proviamo nemmeno a entrare visto le code kilometriche all’ingresso e il nostro abbigliamento poco adatto. Insomma, ci auto-rimbalziamo per evitare l’umiliazione.

Ci sediamo sconsolate in Piazza della Vergine, dove, sul sagrato di una chiesa, assistiamo a una partita a calcio di un gruppo di ragazzi nostri connazionali. Le nostre facce parlano da sole e degli altri ragazzi italiani che passano canticchiando “attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità” ci guardano chiedendoci se ci è presa a male…si capisce così tanto?? Come se non bastasse sento la mia canzone-sfiga per strada e già capisco come butterà il 2005….no comment!!! Sono segnata…sono 2 anni di fila ormai. Come l’anno scorso il nostro veglione finisce prestissimo e si va a nanna!!!

cattedrale
cattedrale
Giorno 31 gennaio 2005

1 gennaio 2005 Continuiamo a esplorare questa bellissima città dal clima meraviglioso e primaverile, molto simile per certi aspetti a Parigi. Rimbalzate per l’ennesima volta al ristorante perché siamo 7 (e allora??, chissà perché gli spagnoli non concepiscono l’idea di aggiungere una sedia al tavolo da 6 e mettere un posto a capotavola) finiamo a mangiare in paninoteca. Vabbè, poco male, in fondo la Spagna è il paese dei bocadillos, quindi qualcosa di tipico la stiamo mangiando…. Non essendo riuscite a mangiare tipico, proviamo almeno a bere “Valenciano” e andiamo in un locale molto pettinato dal nome “Marrasquino” a provare la famosa Agua de Valencia, un cocktail a base di succo d’arancia, vodka, cointreau e spumante davvero ottimo.

albufera
albufera
Giorno 42 gennaio 2005

2 gennaio 2005 Il giorno seguente è dedicato alla visita della più grande e famosa opera moderna che la città offre: la città della scienza e l’oceanografico del famoso architetto Calatrava. Io credevo che questa immensa e incredibile opera fosse già finita, ma i lavori termineranno nel 2006 in vista dell’America’s Cup. Poco male, il grosso è fatto, manca solo il completamento del palazzo delle arti che assomiglia a un grandissimo pesce metallico. E’ davvero maestosa questa cittadella, e vale il viaggio. Sotto un ponte con giardino botanico appena lì fuori, si nasconde perfino una pista di pattinaggio su ghiaccio. Purtroppo però le ragazze mi impediscono di vedere le foche all’Oceanografico, il più grande acquario d’Europa, perché costa 20 euro entrare. Andiamo a piedi al mare (fosse vicino….), già, siamo da 3 giorni in una città di mare e ancora non l’abbiamo visto…è incredibile.

Si perché Valencia è sul mare, ma non proprio, nel senso che si sviluppa verso l’interno e la parte storica dove siamo state finora è nell’entroterra. Il mare però può aspettare, sono le 4 del pomeriggio e finalmente troviamo un ristorante aperto che incredibilmente ha pure la tovaglia a quadri, l’unico che ricorderemo con piacere. Affamate e devastate ci spariamo fritti misti, insalata, paella, dolce, etc. poi ci piazziamo in spiaggia a prendere il sole, digerire e guardare una partita a beach volley… Questa del mare è anche la zona della cittadella universitaria, ci sono le varie facoltà distribuite qua e là, peccato che gli studenti siano in vacanza….

albufera
albufera
Giorno 53 gennaio 2005

3 gennaio 2005 La meta prevista per tutta la giornata è la cittadina di mare di Albufera dove pare si mangi la meglio paella di zona e dove pare ci siano i pescatori che ti portano a fare un giro in barca. Ci promettiamo di tornare in città per sera per fare il tipico shopping dell’ultimo giorno, visto che finalmente le feste sono finite e i negozi sono aperti.

In realtà finisce così: finiamo di fare colazione tardi, per andare alla stazione ci perdiamo tra i negozi finalmente aperti, svaligiamo Skunk Funk che eleggiamo il nostro negozio tipo, dove facciamo impazzire il proprietario già isterico di suo (immaginate 7 donne impazzite che fanno shopping contemporaneamente in un negozio minuscolo), poi compriamo tutte la stessa maglia da turista in Plaza de la Reina, e, siccome non abbiamo fatto abbastanza ginnastica in questi giorni, saliamo senza sosta i 207 gradini della Torre S.Miguel per vedere la città dall’alto. Da favola! Praticamente verso le 3 del pomeriggio (con 5 ore di ritardo sulla tabella di marcia) arriviamo in stazione (che per la cronaca dista una decina di minuti dal nostro ostello), dove prendiamo il bus per Albufera.

Albufera si trova una quarantina di minuti a sud di Valencia e si tratta di una laguna nascosta in una riserva naturale. Mi ricorda vagamente il delta del Po’…il panorama è splendido e pare che si assista ad uno dei tramonti più belli che ci siano in Europa….speriamo!!! L’autista del bus ci molla nel mezzo del nulla in una parte della laguna con dei pontili dove c’è un vecchio pescatore con una barchetta di legno. Dopo la sosta foto, facciamo un giro in barca per la laguna e ci dedichiamo al bird watching. Finito il giro in laguna, appurato che i famosi ristoranti dove si mangia la paella coi pescatori sono frutto dell’immaginazione della guida della Lonely Planet, quindi ancora a stomaco vuoto, cerchiamo di andare a esplorare l’altro lato della riserva dove ci dovrebbe essere il mare aperto e ci perdiamo nella macchia mediterranea.

Seguendo un sentiero molto carino stile Mago di Oz fatto di travi di legno, maciniamo altri km in mezzo ai boschi per poi scoprire che se avessimo seguito la strada asfaltata non avremmo fatto nemmeno 100 metri, e alla fine il mare non lo troviamo perché è ancora distante, troviamo solo un lago, ma ci tocca rientrare alla base perché dobbiamo andare a prendere l’ultima corsa del bus (ce ne sono davvero pochissimi). Quello che dovrebbe essere il tramonto più bello d’Europa è un tramonto normale, è bello perché è bello il posto, ma di posti belli ce ne sono a centinaia. La sera facciamo un altro po’ di shopping, dobbiamo tirare le 6 del mattino senza dormire perché è l’ultimo giorno, dobbiamo essere in aeroporto alle 4.40 (del giorno dopo) e non abbiamo prenotato l’ultima notte per risparmiare e perché ci sembrava inutile andare a letto per dormire poi un paio d’ore.

Torniamo all’Home e occupiamo i divani della sala comune per riposarci e perdere un po’ di tempo, dopodichè, per tirare almeno le 4 e ripigliarci, decidiamo di uscire e passare il resto della nottata in un locale. L’unico aperto (si vede che il lunedì è giorno di chiusura….che strano!!!) è un caffè letterario dove ci sbronziamo (perché alla fine abbiamo mangiato solo l’ennesimo misero panino seguito da biscotti) con caffè corretti che in realtà dovrebbero tenerci sveglie e strani infusi alle erbe magiche

piazza della vergine
piazza della vergine
Giorno 64 gennaio 2005

4 gennaio 2005 Sono le 4 del mattino e chiamiamo il taxi. Pare ci vogliano 20-30 minuti fino all’aeroporto, ma io, Betty e le due sorelle becchiamo Speedy Gonzales, un nonnetto 70enne che inforca gli occhialini mettendoli sulla punta del naso, non si ferma mai a nessun semaforo, nemmeno se rosso, guida con un dito solo, si immette a 120Kmh in prossimità dell’aeroporto in una curva parabolica molto stretta che è segnalata con limite di velocità a 40 e in meno di 5 minuti (giuro, cronometrati) arriviamo coi capelli in piedi in aeroporto. Il secondo taxi col resto delle ragazze arriva ovviamente ben dopo, ma non si capisce come, le ragazze paghino molto meno di noi. Il supplemento era per lo spettacolo? In aeroporto è tutto chiuso, siamo arrivate davvero in anticipo. In questa vacanza con la tempistica non ci siamo proprio.

Attendiamo che aprano i banchetti, non ci passa più e cominciamo a far fuori tutte le provviste rimaste. Arriva il momento del check-in che facciamo al banco della prima classe, dal momento che sono una frequent flyer di Alitalia. La tipa al check-in vede che c’è qualcuna nel gruppo che tanto per cambiare stona un po’: Frodo. Evidentemente a pelle le sta proprio sulle palle e decide che non può salire a bordo col suo zainetto perché è grosso (??) e perché l’aereo “è pieno così!!!!”.

Frodo, in preda a ira funesta, svuota lo zaino, mette tutto il contenuto in un sacchetto e molla lo zaino vuoto da imbarcare alla tipa del check-in che non capisce….Cosa cavolo imbarchi in stiva uno zaino piccolo e vuoto??? Frodo cerca vendetta e, non soddisfatta, torna dalla tipa per chiederle come mai il sacchetto che ha lo stesso volume e peso dello zaino, poiché ci sono le stesse cose dentro, invece lo fa passare in cabina.

La tipa le spiega che le buste sono ammesse…..non ho parole!! Passata la dogana, ci accorgiamo che il resto dell’aereo ha con sé l’impossibile…..divani, tavole da surf, trolley… Finalmente saliamo sul bus e arriviamo fin sotto l’aereo che si chiama Libeccio e ci affidiamo a lui...non so che tipo di vento sia, speriamo! Ci servono un plumcake congelato e disgustoso al sapore di caffè, ma non ce ne accorgiamo nemmeno, tanto abbiamo mangiato male per 5 giorni, poi siamo troppo stanche per pensare e, ad una ad una, ci abbandoniamo tra le braccia di Morfeo, finché il simpatico pilota ci sveglia di botto dicendoci che stiamo atterrando e che la temperatura esterna è di meno 1!!!!! Stiamo per subire un’escursione termica di una ventina di gradi, che problema c’è??? A Milano aspettiamo la consegna del bagaglio per oltre 1 ora.

Pare che sul volo in arrivo da Valencia (e solo sul nostro volo) debbano fare dei controlli per ragioni di sicurezza. E’ l’ora dei saluti….

piazza della vergine
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