Sotto il sole di Cipro

stato: cipro (cy)

Data inizio viaggio: venerdì 24 aprile 2015
Data fine viaggio: lunedì 27 aprile 2015

In poco meno di 3 ore raggiungiamo Paphos, Cipro, dall’aeroporto di Roma-Ciampino con la nostra speciale compagna di viaggi, Ryan Air. Abbiamo scelto questa meta principalmente perché cerchiamo il sole sicuro e a fine aprile, considerato che avevamo solo un fine settimana lungo e volevamo spendere poco, ecco che è saltato fuori Cipro, paese nell’estremo est del Mediterraneo. Da un viaggio inizialmente concepito come una parentesi di totale relax, è diventato come al solito un tour de force..ma evidentemente per adesso questa è la nostra esigenza prioritaria.Infatti, tanto per iniziare abbiamo affittato una macchina, perché anche se sapevo che esiste una fitta rete di autobus urbani ed extraurbani che rispettano anche gli orari, sapevo altresì che possono avere orari non frequentissimi. Inoltre, avevo scoperto che c’è molto da fare e da vedere..ed ecco ratificata la decisone. Siamo arrivati alle 10.30 del mattino e ci siamo diretti a ritirare la nostra Picanto prenotata presso la Sixt, tramite la nostra solita Rentalcars. Tenendo conto che all’aeroporto di Paphos bisogna pagare in loco 20 € di tasse con qualsiasi compagnia, noi, se non saltano fuori sorprese (con le compagnie ci è capitato 2 volte a posteriori), ci siamo trovati bene. La stessa consegna della macchina è stata piuttosto rapida e soprattutto tutto ci è stato spiegato con molta chiarezza e trasparenza, dato, anche questo, non sempre scontato con le compagnie di noleggio auto. Così, con la guida all’inglese, ci siamo diretti subito a Nicosia, unica capitale al mondo ancora divisa da un muro, che separa la parte greca dalla turca. Abbiamo circa 140 km da percorrere, più i 160 da rifare per raggiungere il nostro albergo, a Paphos, ma le città sono collegate da un’autostrada ottima e gratuita! Arriviamo verso mezzogiorno, ma per quanto l’autostrada finisca direttamente letteralmente su un lungo stradone che porta in centro, troviamo un gran traffico e impieghiamo molto tra fare pochissimi chilometri e parcheggiare. Man mano che ci approssimiamo alla città, riusciamo a identificare 2 bandiere gigantesche (se si vedono ad almeno 20 km di distanza!)scavate o intagliate o non si capisce cosa,sulla collina stessa retrostanteNicosia, che rappresentano la Turchia e la Cipro turca, ossia stella e mezzaluna scure su fondo chiaro e viceversa! Devo dire, un po’ inquietante! La Repubblica di Cipro Nord, è riconosciuta solo dalla Turchia che, approfittando di un momento di instabilità, ha invasol’isola nel 1974 con l’avallo dei soliti inglesi per motivi di posizione assolutamente strategica e ne ha “trattenuto”, a conti fatti, circa il 36% del territorio. Cipro è stata occupata nei secoli da svariati popoli, ma la sua essenza rimane greca.
Tornando a Nicosia, la parte greca, quella sud, è nuova, efficiente, piena di attività commerciali e di vita, ma anche se appare prevalentemente costituita da palazzi bianchi non altissimi, tipo Atene, in realtà, rimane un po’ anonima: potremmo essere ovunque. Lasciata la macchina in un parcheggio a pagamento, ci dirigiamo subito verso Ledra Street, una via pedonale e piena dei negozi delle solite catene che troviamo ovunque, alla fine della quale c’è il passaggio nella parte turca, dove ci tratterremo un paio d’ore, incluso il pranzo. Visitiamo la Moschea di Selimiye, chiaramente residuo di una chiesa gotica molto bella esternamente e il Buyuk Han, antico e pregevole esempio di caravanserraglio..anche se troppo pieno di tavolini dei vari ristoranti. Bighelloniamo un po’ tra i vicoli, cercando di allontanarci dalle strade più prossime al confine, piene di negozi e molto commerciale, proprio per farci un’idea un po’ più chiara. Ed effettivamente prevale subito una grande miseria, con case mezze diroccate e piene di rifiuti; ciò nonostante, non si ha affatto un’idea di pericolo e ,a dirla tutta, questa minima parte turca che abbiamo visitato, a me è piaciuta più della linda parte greca.
Verso le 15.30 eravamo di nuovo in macchina per ridirigerci a sud e nuovamente abbiamo trovato un gran traffico per lasciare la città. Lungo la strada del ritorno, un po’ prima di Limassol, ci siamo fermati a visitare il sito archeologico di Choirokoitia, segnalato come uno dei più notevoli dell’isola. Effettivamente, per come sono sistemate le passerelle in legno che lo circondano, non si coglie affatto la grandiosità dell’ insediamento risalente al Neolitico. Peccato!
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo l’Hotel Axiothea, dotato di un suo parcheggio e che sorge su una collina da cui si domina la città e il mare. E’ un tre stelle molto degno e l’abbondante colazione fatta dietro una fantastica vetrata con vista mare ti concilia col mondo a partire dal mattino! La sera, per cenare, facciamo a piedi i 3 km che portano alla marina: di locali tra cui scegliere ce ne sono fin troppi e per tutti i gusti! Ne scegliamo uno e ci abbuffiamo di cucina greca, per cui i tre km di risalita all’albergo saranno proprio un toccasana per un vago avvio di digestione..in posizione verticale!

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sabato 25 aprile 2015

Oggi, tenendo conto che i siti archeologici più importanti aprono alle 8 e chiudono alle 19.30, prima di dirigerci verso la Penisola di Akamas, visitiamo innanzitutto le Tombe dei Re, a Paphos. Si tratta di uno strepitoso ed esteso sito che funse da necropoli dal VI al II secolo a.C., con numerose tombe scavate nella roccia, anche in un piano letteralmente “seminterrato” rispetto a quello di camminamento, talvolta in vere e proprie sistemi di stanze con tanto di colonne, corridoi, nicchie e ornamenti incredibili! Pare che queste tombe ospitassero le vestigia di nobili, ma vengono chiamate dei Re per la loro imponenza. Effettivamente, sono grandiose e nonostante io ci veda un vago collegamento con le sarde Domus de Janas, di migliaia d’anni più antiche e forse anche con le necropoli etrusche, mi sembra di vedere davvero qualcosa di diverso.Notevole anche la posizione a ridosso del mare, caratteristica che riscontreremo anche negli altri due futuri siti visitati. Soddisfatti, ci dirigiamo verso la penisola di Akamas, a nordovest, riserva naturale dove c’è anche la spiaggia di Lara, considerata una delle più belle e selvagge dell’isola e dove, in estate, nidificano le tartarughe. Seguendo la costa, decisamente troppo costruita, arriviamo fino ad Aghios Gheorghios, ed esattamente finchè la strada costiera non diventa sterrata. Da quel momento, dopo circa 5 km scarsi di strada sterrata, si arriva al ristorante di Lara e quindi alla baia. Questa strada è stata percorribile con una macchina normale, ma ce ne sono tantissime altre dove è indispensabile un fuoristrada oppure il quad, che si affitta in più punti. Effettivamente, la cosa bella di questo tratto di penisola, è che non è antropizzata, altrimenti non è che sia questa cosa eccezionale. L’entroterra sembra la Sardegna o certe zone del siracusano(ma con molta minore grandiosità e bellezza)e la baia stessa di Lara…ne abbiamo di simili o più belle in tutta Italia. Oltre alla fruibilità del mare, tuttavia, si possono fare percorsi di trekking nell’interno o lungo un canyon che entrando, si restringe sempre più. Noi ci fermiamo in 2 spiagge e alla fine pranziamo con birre e pittas economiche e buonissime al Lara Restaurant, sbracati su una terrazza sul mare: questa è vita! Il sole picchia e decidiamo, assai infaustamente, di cambiare assolutamente scenario e dirigerci verso il Monastero di Kikkos, considerato il più ricco dell’isola, nella Foresta di Paphos. Credendo di tagliare, facciamo una miriade di stradette attraverso la penisola di Akamas, che in realtà ci fanno allungare e perdere un sacco di tempo. Inoltre, come sciocchi, non pensiamo di fare benzina, tanto per cautelarci: con una macchina che non conosci, direi che è una vera cretinata. Dopo quasi 2 ore di macchina(!), stressatissimi ed anche molto preoccupati, raggiungiamo una località in mezzo alle montagne chiamata Stavros Tis Psokas, sperando e dando per scontato di trovare un benzinaio. Quattro o 5 km prima di raggiungerla, la macchina ci entra in riserva e lungo gli ultimi 21 km, in mezzo a queste oscure montagne piene di boschi di abeti neri, senza una casa, con molte pareti almeno su un lato della strada “sgretolate” e con la carreggiata piena di sassi staccati, abbiamo incrociato solo tre macchine.. Invece, questo non è un paese, ma un insieme di resort per vacanze di montagne, con un bar aperto, una sola macchina parcheggiata e NESSUNO in vista. Per non parlare del fatto che il Monastero di Kikkos da qui dista altri 29 Km!!! Panico totale! Al bar c’è una signora, che ci dice che il primo benzinaio dista 34 km e che dobbiamo rifare molta della strada da cui siamo arrivati, Di fronte alla nostra ansia, fa capire che, se siamo scemi ad esserci ridotti così, il problema è solo nostro: questo è ovvio! Sentiamo delle voci che arrivano dall’alto, dove si intravedono anche delle costruzioni e ci inerpichiamo a piedi in preda ormai alla totale agitazione. Raggiungiamo una casa con delle persone che chiacchierano e trascorrono un bel sabato pomeriggio, in mezzo ad un’atmosfera che, se uno ha benzina, è sicuramente bellissima e, proprio senza alcuna remora, ci buttiamo dentro e gli riversiamo addosso tutto il nostro problema: ossia, secondo noi non riusciamo a fare 34 km fino a Polis, perché abbiamo una macchinetta e dubitiamo che ci sia abbastanza riserva..visto che dal libretto delle istruzioni non ci è chiaro quanti litri di benzina possa contenere. Bhè, che dire, le 3 famiglie cipriote si dimostrano eccezionali: ci offrono da bere o da mangiare; provano a fare il succhio di un po’ di benzina dalle loro macchine, ma non ci riescono. Allora si attaccano al telefono (minuti e minuti e ancora minuti di attesa)con la Sixt, prima per sapere se nella nostra assicurazione era incluso il “salvataggio” e visto che, ovviamente no, chiedono loro quanti km potevamo fare con la riserva e dopo altro tempo, il tipo gli fa sapere che ne avevamo 50 !Insomma, potevamo farcela! Per tranquillizzarci ulteriormente, ci hanno lasciato i loro cellulari, dicendo: voi andate e state tranquilli, perché ce la farete, ma se proprio non dovesse essere così, ci chiamate e noi arriviamo! Inutile dire che avevano ragione e che ce l’abbiamo fatta, cosa della quale li ho avvertiti con un SMS, che non so se hanno mai ricevuto. Alla fine, scampato il pericolo, è subentrata la rabbia, perché era troppo tardi per fare altro e il pomeriggio era andato completamente perso. Lungo la strada del ritorno, poco prima delle 18, abbiamo visto un gradevolissimo locale con palmette che si affacciava su una spiaggetta e abbiamo colto l’occasione al volo, decidendo di fermarci. E ben ce ne incolse, perché questa sosta rilassante ci ha fatto rivedere tutto in prospettiva: i monti erano davvero affascinanti, senza questa storia non avremmo avuto occasione di entrare DAVVERO in contatto con ciprioti e.. mai più così superficiali con la benzina! Dopo esserci gustati il mojito e l’ ouzo davanti a un bellissimo tramonto sul mare, siamo tornati in albergo stanchissimi, ma ristorati. La sera, ottima cena leggera vicino all’ albergo e a letto!

domenica 26 aprile 2015

Domenica, l’ultimo giorno pieno, prima di puntare verso i Monti Troodos alla ricerca di Monasteri, visitiamo l’altro sito archeologico di Paphos, Kato Paphos, sempre situato sul mare. In questo caso, si tratta di una serie di ville romane disposte ancora una volta su un’ampia aerea prospiciente il mare e in cui si trovano degli splendidi affreschi rappresentanti prevalentemente scene mitologiche e di caccia. Peccato che molti mosaici siano coperti, tuttavia, per quanto Piazza Armerina rimanga insuperabile per estensione, bellezza e varietà dei mosaici, la sconosciuta Villa del Tellaro, vicino Siracusa, abbia in assoluto i più bei mosaici che io abbia mai visto per particolari e “movimento” delle scene, questi mosaici sono molto molto belli. Lasciato il sito, ci dirigiamo verso i Monti Troodos, il cui Monte Olimpo raggiunge i 1900 metri. A dispetto dei fantastici e fallaci consigli della Lonely Planet, che ti dice che in certi monasteri basta essere gentile e ti fanno entrare, mentre quando tu arrivi dopo non si sa quanti chilometri di strade di montagna, è tutto sprangato tanto da sentirti in colpa solo per aver pensato di avvicinarti, tanto per citare un SOLO esempio, riusciamo a vedere, seguendo altrui direttive, almeno 2 chiese e un monastero, tra i tanti di queste montagne che fanno parte dell’Unesco. Quella veramente spettacolare è la chiesetta di Archangelos Mihail, datata 1476, nel lontano paesetto di Pedoulas: una singola mini navata completamente affrescata, con un piccolo piano superiore per le donne, (più simile a una piccionaia), coperta da un tetto in legno tipico di questi monti, ossia con uno dei 2 spioventi più lungo dell’altro: questa sola chiesa, per me è valsa la traversata del Massiccio! Dopo questa visita, siamo tornati verso sud, direzione Limassol. Lungo la strada del ritorno, in parte diversa, abbiamo visitato un monastero di cui non so il nome, appena chiuso, ma le cui suorine hanno riaperto per noi, offrendoci pure dei dolcetti e, dopo pranzo, il villaggio di Omodos. Questo paesino, situato molto più in basso, a circa 800 mt di altitudine, merita una visita. Nonostante sia molto turistico, sia il centro veramente ben preservato, che il Monastero della santa Croce, secondo la tradizione, voluto da Sant’Elena e costruito nel 327, sono davvero interessanti e meritano una bella sosta.
A questo punto, scendiamo definitivamente verso il mare, per visitare l’ultimo importante sito archeologico del nostro viaggio, situato a 19 km da Limassol in direzione Paphos, Kourion. Qui ci tratta dei resti dell’omonima Città-Stato, famosa per i suoi templi ed oracoli, che consistono in edifici, colonne, mosaici, bagni termali, ed un anfiteatro, bello ma un po’ troppo ricostruito. Il sito si trova su una roccia che sporge sul mare: posizione dominante, ancora più grandiosa di quelle dei due siti di Paphos, dove la costa è bassa. Qui ci sono spiagge circondate da alte scogliere. Infatti, l’ultima meta della giornata è proprio Petra tou Romiou, la famosa spiaggia di Afrodite, circondata da alte e bianche scogliere, con dei faraglioni antistanti..lungo la strada per Paphos.Ci fermiamo solo per vedere com’è ed effettivamente, l’acqua gelida è trasparente e lo scorcio merita, nonostante gli scomodissimi sassi. La sera ceniamo in un ristorante di Paphos consigliato dalla sempre meno stimata Lonely Planet, di cui non voglio fare il nome, perché è stato il meno buono e il più costoso di tutto il viaggio… per cui, seguite l’istinto e non questi assiomi che la LP detta con tanta sicumera.
La mattina dopo, partiamo alle 10.30 e ci mettiamo più di tre ore per raggiungere casa.
Questi tre giorni a Cipro sono stati una gradevole parentesi; questo paese, geograficamente molto mediterraneo, perché ricorda in alternanza, Sardegna, Sicilia, Malta, Libano, Grecia e chissà quanti altri paesi o regioni che non ho visitato, è perfuso di ellenismo, come ci ha sottolineato anche il gestore del nostro albergo e per chi ama questa cultura, una visita può valere la pena, considerato anche che la vita, come spesso succede, è molto meno cara che nella nostra mitica penisola! Efharistò, Cipro !