Brindisi-Nevsehir A/R

stato: turchia (tr)

Data inizio viaggio: giovedì 3 luglio 2003
Data fine viaggio: mercoledì 23 luglio 2003

Tornare ancora una volta
nel proprio villaggio
rivivere l’atmosfera
della propria capanna
e perdersi nel profumo
di innumerevoli ricordi
intrisi di nuove sensazioni
contaminati da nuove esperienze
ogni attimo un filo
che corre con tutti gli altri
veloce nello stesso vecchio telaio
ad andare ad annodare
quello che un giorno sara’
il tappeto della vita


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venerdì 4 luglio 2003

04/07/03
e intraprendere un ennesimo viaggio tentare l'ennesima evasione la fuga dal mondo la fuga nel mondo dentro se stessi ma lontano dalla propria quotidianità; nel tentativo continuo di perdersi per poi ritrovarsi un ennesimo viaggio per tentare un'ennesima volta di capire per potersi ritrovare al rientro pieni di rinnovato ottimismo colmi di nuove speranze magari un pò più tolleranti un pò più rispettosi del diverso e forse anche un pò più diversi per potersi ritrovare al rientro forti di una rinnovata voglia di opporsi e di lottare vivi in un nuovo esasperato spirito di sopravvivenza maggiormente coscienti maggiormente attenti
e intraprendere un ennesimo viaggio tentare l'ennesimo processo di crescita di edificazione della propria persona di demolizione dei propri limiti nel tentativo continuo di protendersi verso nuove frontiere verso nuovi orizzonti verso nuove culture per nutrirsi del mondo nel mondo per vivere la gente con la gente per trovare finalmente se stessi dentro ogni cosa
intraprendere quest' ennesimo viaggio che allontanandoci ci avvicinerà

yasamak bir agac gibi
tek ve hur
ve bir orman gibi, kardescesine
bu hasret bizim!
NAZIM HIKMET

(Vivere solo e libero come un albero e in fratellanza come una foresta. Questa nostalgia è la nostra!)

sabato 5 luglio 2003

05/07/03 KATARA
Riattraversare il suolo greco sei anni dopo e non sentire più il seppur esistente limite linguistico nè quello culturale nè quello religioso correvano via veloci l'asfalto e le cime dei monti esattamente sei anni fa quel suolo che mi vedeva estranea e disorientata corre via sotto ai miei piedi la stessa terra finalmente pronta ad accogliermi rispettosamente come cittadina del mondo sicuramente cresciuta avendo trasformato il mio semplice muovermi in un artistico viaggiare

e riassaporare gli stessi monti e le stesse valli senza le infinite nostalgie di una volta respirare nel vento senza soffrire per ciò che si perde alle mie spalle ma instancabilmente proiettata verso ciò che di bello sarà



LEPTOKARIA
e sarà il mare sarà l'Egeo lo chiamano così eppure canta esattamente come il mio Adriatico odora e spumeggia esattamente come il mio Adriatico solo la gente lo celebra in un'altra lingua e con un'altra religione e a farmi compagnia la Mythos ha sostituito la mia Moretti e le Assos le mie Diana eppure stranamente a differenza di sei anni fa ora prendo coscienza che anche se celebrato in un'altra lingua e con un'altra religione questo mare che chiamano Egeo odora e spumeggia esattamente come il mio Adriatico

domenica 6 luglio 2003

06/07/03 ASPROVALTA
domenica mattina all'alba la forza del vento e il canto del mare ancora in viaggio senza aver avuto neanche il tempo di fermarmi a meditare sull'immensità fisica e culturale del monte Olimpo scivolato via alla mia sinistra ancora in viaggio spinta da una sovrannaturale voglia di proseguire da una strana forza che mi spinge continuamente ad alzarmi e camminare perchè il limite è il tempo ed è profondamente ingiusto fermarsi ed aspettare e allora si riparte ancora si corre veloci si corre entusiasti verso il confine turco

06/07/03 LAGOS
paesino con poche anime solo qualche pescatore di anguille e pochi uomini consumati forse dal sole e dalla solitudine fermi a fissare il mare con la loro birra e le loro innumerevoli sigarette piccolo paesino in riva al mare il cielo attraversato dalle cicogne e dai gabbiani come fossero a guardia delle barche nel minuscolo porto piccolo paesino ultima breve tappa prima del confine ultima solitaria pausa di riflessione prima di immergermi nella meravigliosa vita della mia Turchia e anche questa nazione è scivolata via sotto ai miei piedi anche questa nazione con il suo favoloso mare i suoi verdi monti e il suo cielo di un azzurro quasi innaturale anche questa nazione a strisce bianche e azzurre è scivolata via forse troppo in fretta forse anche un pò inconsciamente è scivolata via

Uomini
che vivono questo mare
che vivono questo cielo
come evasione
porto
unico contatto col sociale
regolato da leggi
scritte da altri uomini
per questi uomini
che liberamente scelgono
di vivere questo mare
di vivere questo cielo
come evasione

tre ore alla frontiera in fondo è normale titica burocrazia turca e subito dopo la strada tipica strada turca chiarificatrice della mentalità turca qui i monti non si accarezzano teneramennte sui fianchi nè si attraversano dall'interno la strada sale su ripida l'asfalto sconnesso come a voler sfidare tutte le leggi della fisica e poi giù; quasi a rotolare a valle veloci nel vento il prossimo centro abitato a poco meno di 40 km cinque abitazioni una moschea centinaia di bambini scalzi per strada e poi più niente per altri circa 30 km sarà; di nuovo la strada solo questa linea innaturalmente retta e ogni tanto alcuni uomini stanchi che proseguono a piedi ai lati di questa tutto fa pensare ad una strenua lotta lotta che apparentemente sembra concludersi solo con l'arrivo a TEKIRDAG circa 100 km dal confine circa 100.000 abitanti l'asfalto liscio le luci al neon le lokante i caffè ma basta muovere pochi passi lontano dal centro per rendersi conto che tutta questa "civiltà" è solo un'illusione basta assaporare l'atmosfera della periferia per riconoscervi la tipica strenua lotta dell'uomo turco quest'uomo un tempo cittadino del grande impero quest'uomo un tempo depositario della civiltà ridotto ora a mera Periferia eppure coraggioso e forte è questa la Periferia della vita tuca orgogliosa rispettabile e onorevolo Periferia è questa la Turchia la mia Turchia

lunedì 7 luglio 2003

07/07/03 ISTANBUL
come ogni anno il solito esagerato bagno di folla la solita inconfondibile emozione il solito odore di infinite esperienze che si incontrano e si scontrano anche solo un istante per fondersi Istanbul semplicemente l';essere almeno per un giorno parte del tutto il sentirsi allo stesso tempo enormi e minuscoli Istanbul è tante piccole cose è fermarsi a pregare avvolti dall'aria mistica di una moschea è dar da mangiare una pannocchia ad un uomo solo per strada è ammirare estasiati le rive del Bosforo dai sedili di un rumoroso battello è immergersi nelle urla dei venditori di chincaglierie nei bazar è continuare stremati a camminare tra la folla perchè nessun pur minimo particolare sfugga ai sensi Istanbul è tutto e niente attimi che si inseguono sensazioni che si rincorrono Istanbul è semplicemente l';eccesso la totalità in ogni cosa

e all'alba si riparte solo un giorno per assaporare fugacemente la mia Istanbul solo un giorno per succhiarne l'esistenza e poi fuggire via anche solo per non rischiare di rimanere intrappolati in questo eterno eccessso anche solo per evitare di innamorarsene a tal punto da non poterne più; fare a meno e così ampi da domani la lunga e innaturalmente retta fascia d'asfalto sconnesso mi accompagnerà altrove strappandomi via da questo favoloso paradiso del caos eppure in cuor mio ne sono certa questo non è un addio ma solo un arrivederci

mercoledì 9 luglio 2003

08/07/03
un fugace saluto al mare corro veloce verso luoghi dove la vita raramente riserva agli uomini l'opportunità di conoscere lo splendore dell'immensa distesa d'acqua lungo questa apparentemente infinita strada che sembra dividere esattamente a metà l'austero altopiano anatolico i rumorosi vecchi camion alcuni malconci trattori e i carretti trainati da stanchi asini che portano intere famiglie di contadini verso dure fatiche i girasoli il grano l'oppio la vita scivola via su se stessa sembra quasi che per questa gente tutto si ripeta esattamente uguale giorno dopo giorno tra lavoro nei campi e splendidi tramonti sul lago e forse loro non avranno mai la fortuna di vedere il mare ma chi di noi può immergersi in uno di questi tramonti dove tutto si colora di un rosa intenso? il lago Tuz immensa distesa di sale cristalli bianchissimi che si colorano di sole e di cielo il lago Tuz infinita ricchezza di questo popolo contadino schiavo dei giorni e della fatica Natura meravigliosa Natura divina eppure malvagia e ingiusta infiniti sforzi lavoro duro continua lotta e un villaggio e poi un altro e un altro ancora distrutti dai terremoti l'uomo costruisce la Natura distrugge

mercoledì 9 luglio 2003

09/07/03 AKSARAY
l'Anatolia il mio momento per perdermi nell'immenso il mio momento per ritrovarmi in un giardino del te con il mio cay il forte aroma del tabacco turco un buon libro del grande Hikmet una penna e un pezo di carta il verde e l'azzurro tutt'intorno le chiassose chiacchere di qualche numerosissima famiglia e il calore a tratti dolcemente invadente del contadino o del pastore anatolico e la sua infinita esperienza nascosta dietro l'apparente ignoranza l'Anatolia non è Istanbul la Turchia non è Istanbul la Turchia non è solo Istanbul il favoloso paradiso del caos cede il passo a quest'immensa terra dove regnano infinita semplicità e umana cordialità l'Anatolia è questo spazio troppo grande dove si perdono milioni di vite tutte uguali l'Anatolia è questo immenso paradiso dove l'Occidente ancora non riesce a ritagliarsi degli spazi è l'evasione un'evasione che permette all'uomo di capire il perchè

09/07/03 TASPINAR
e tutto ciò che da noi ipersviluppati occidentali è considerato civile ormai è scivolato via alle mie spalle e da oltre 150 km anche il verde dei monti e dei prati è scomparso alla vista per lasciare il posto all';arsura della steppa percorsa solo dai venti di questi oltre 1000 metri di altitudine sono rimasti solo il caldo soffocante del giorno il freddo gelido della notte poche abitazioni dai tetti di fango e paglia alcuni venditori di frutta e poi tutt'intorno solo quella che noi civili occidentali chiamiamo desolazione una desolazione carica di spiritualità di misticismo di vita una desolazione che da sola mi accompagneràper altri almeno 100 km prima di offrire alla mia vista il prossimo grande centro urbano

NEVSEHIR
la città nel cuore della Cappadocia che amichevolmente mi ospita da ormai otto anni la città che anno dopo anno mi ha vista crescere sempre più la città che mi ha vista avvicinare a questa cultura fino quasi a fondermi con questa gente questa gente così fraternamente amichevole così piacevolmente invadente chiassosa ma gentile a tratti rude ma fiduciosa mai diffidente allegra e disponibile questa è la mia gente questa la mia tanto sognata terra una terra che non ha molto da offrire se non tanta pace e solidarietà una terra che mi urla contro di tornare nel mio occidente anche solo per diffondere i meravigliosi insegnamenti che ha saputo darmi una terra che è come se mi investisse di una missione che è come se mi investisse dell'arduo compito dell'insegnamento di un diverso stile di vita questa terra così vicina alla Palestina al Kurdistan e all Iraq questa terra sorella del Medio Oriente eppure così; pacifica e solidale incontaminata dagli artificiali "valori" del nostro occidente "civile"

giovedì 10 luglio 2003

10/07/03
Pensavo di ripartire di scappare via come al mio solito eppure so di non riuscire ad abbandonare quest'oasi di pace prima di qualche giorno prima di averne appreso fino in fondo i ritmi e i profumi

respiro profondo cosciente
alito di vita incessante
profumo di verde e di azzurro
profumo di sole e di pace
calore di una casa
ospitale e accogliente
dolcissima melodia di voci
che parlano una lingua diversa
che esprimono valori e speranze diversi
bambini che giocano
giochi che non conosco
donne che pregano
preghere che non conosco
respiro profondo cosciente
alito di vita incessante
la vita in ogni cosa
la vita nel verde e nell'azzurro
nella pianta nell'acqua
nel cielo nel sasso
la vita dentro
e tutt'intorno

mezzanotte il freddo gelido reso dolce e mite da un çay in compagnia e non sentire più il consumistico bisogno di avere qualcosa da fare solo perchè è sera ed è estate e bisogna assolutamente chiudersi in qualche pub o discoteca basta un çay offerto di cuore e quattro chiacchiere scambiate amichevolmente in turco basta così poco per trascorrere alcune ore stupende ore di sorrisi sinceri piene di calore umano e di vita piena un portafogli gonfio che si fa da parte per lasciare spazio ad un sorriso un barilotto di birra che come per magia si annulla davanti all'aroma di un semplicissimo çay finalmente resa pienamente felice dall'assoluta semplicità

venerdì 11 luglio 2003

11/07/03
venerdì e venerdì è festa ferventi preparativi eccitazione palpabile nell'aria eccessiva allegria in ogni paio di occhi le luci colorate che tingono di rosso di giallo e di blu questo favoloso prato tra i monti anatolici la musica che rende viva ogni cosa il profumo della carne d'agnello gettata quasi distrattamente sui carboni rossi di fuoco uomini e donne che si corrono incontro per salutarsi con calorosi abbracci in fondo oggi è; venerdì e venerdì è festa ed è come se stranamente tutti si volessero bene e ci si ritrova a mangiare sullo stesso tavolo a condividere gli stessi argomenti a scambiarsi gli stessi calorosissimi sorrisi questa magnifica terra resa ancora più adorabile da un venerdì di festa

sabato 12 luglio 2003

12/07/03
e questa terra capace di portarsi via tutti i cattivi pensieri e i brutti sentimenti questa terra dove la nostalgia e la tristezza non trovano posto dove si piange solo di gioia e ogni fatica è dolce questa terra che da sola riesce a colorare le vite e vorrei poter entrare a far parte delle esperienze di tutti questi uomini vorrei poter rendere indistruttibile il legame che c'è fra me e questo paradiso anche solo per non dimenticare -una volta rientrata nell'inevitabile consumistica routine della mia vita- che il paradiso su questa terra esiste ed è; meno lontano di quanto si possa credere anche solo per ricordare che esiste su questa terra gente capace di donarsi interamente all'altro senza pretendere niente in cambio

e oltre duecento invitati seduti allo stesso tavolo e il sublime suono del saz i palloncini colorati e tante lucine sfavillanti nella notte e ancora tanta partecipazione sincera e infinita felicità per un bimbo che sta per diventare un piccolo uomo

domenica 13 luglio 2003

13/07/03 IZMIR
molte centinaia di chilometri a separarmi ormai dal mio piccolo grande paradiso e questo strano sentimento di uzgunluk tutto turco rimasto da solo a farmi compagnia e forse solo ora per la prima volta con tutta me stessa sento il bisogno di averti qui chiunque tu sia per stringerti forte a me e succhiare tutto il tuo calore umano per assaporare sulle tue dolci labbra la nostalgia e la tristezza e per confondere -il mio viso contro il tuo- le tue lacrime con le mie e mi mancano Erdal Ali Aise Murat Mehmet Gu;lay Ahmet... e forse davvro solo ora per la prima volta con tutta me stessa sento il bisogno di averti vicino chiunque tu sia vorrei averti qui con me in questa notte tornata ad essere troppo calda e quasi eccessivamente occidentale vorrei potermi svegliare in un dolce abbraccio e condividere con qualcuno questa travolgente uzgunluk che già so mi accompagnerà; ancora per giorni o forse settimane o chissà tristemente tenera eredità lasciatami con amore dal mio piccolo grande paradiso da quella generosa terra che ancora una volta è riuscita ad entrarmi dentro fino a farmi sentire quasi estranea a questo ora eccessivo occidente

lunedì 14 luglio 2003

14/07/03 -21/07/03 CESME
il venditore di cozze all'uscita dalla discoteca e il venditore di pannocchie sull'affollatissima spiaggia i camerieri incravattati che servono doner kebap le armonie turche che si confondono in discoteca con le ritmiche rock l'uomo che -vedendoti seduto su una panchina lungo l'Ataturk caddesi- ti chiede se desideri qualcosa da bere il çay caldissimo alle due del pomeriggio in spiaggia il chiedere lo sconto anche su un pacchetto di sigarette il carretto trainato da un asino e la limousine fermi l'uno accanto all'altra gli yacht che sembrano guardare con distacco le vicine barchette dei pescatori il muetzin che -alle cinque del mattino- invita i turisti alla preghiera gli innumerevoli gattini a farti compagnia al tavolo di un qualsiasi rinomato ristorante le finestre dello Sheraton che si affacciano su un caratteristico vicolo del centro storico la colazione a base di formaggio e cipolle e l'anguria i cetrioli e le carote serviti con disinvoltura in discoteca

martedì 22 luglio 2003

22/07/03
troppo difficile
il porto che scompare all'orizzonte
çesme si allontana
presto sarà solo il mare
tutt';intorno
presto non sarà più
l'inconfondibile odore della terra turca
troppo difficile
dover rinunciare
ancora una volta
alla felicità assoluta
per correre
ancora una volta
verso l'infelice ma sicuro porto
della mia casa

e canto ancora una volta le separazioni canto gli addii e le lacrime il sentirmi il vuoto tutt'intorno lontana da una cultura che sento sempre più mia e che ora scivola via lontano dal mondo che mi circonda inghiottita dalle onde di questo mare e canto ancora una volta i riavvicinamenti canto i bentornata e le lacrime il sentirmi piena di un vivere estraneo a chi mi circonda il sentirmi perfetta e allo stesso tempo straniera innaturalmente felice della mia nuova riacqistata diversità