Navigare lungo costa, ma non tanto.

località: costa anatolica
stato: turchia (tr)

Data inizio viaggio: mercoledì 27 maggio 1998
Data fine viaggio: lunedì 8 giugno 1998

Non sempre si va con io vento in poppa.

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mercoledì 27 maggio 1998

Mercoledì 27 maggio 1998- Istanbul

Siamo arrivati alle 15 con un volo Tarkish. La coincidenza per Smirne è alle 21 e ne approfittiamo per una rapida puntata al centro. L'aeroporto dista 24 km dalla città e con l'autobus ci impieghiamo 30 minuti. Una camminata per i vicoli multicolori e vivaci ci conduce verso il Gran Bazar. Scorci di minareti e di cupole ci prefigurano ciò che vedremo tra qualche giorno quando arriveremo ad Istanbul ,via mare, a bordo della nostra barca. Non vogliamo bruciare oggi la ricchezza di sensazioni che questa città può donarci con calma e quasi siamo schivi di soffermare lo sguardo a lungo su tante meraviglie. Il Bazar, con le sue infinite botteghe rutilanti d'oro e di colori, ci affascina. Siamo un po' frastornati e fatichiamo a renderci conto di dove ci troviamo. Tornando verso la stazione degli autobus scopriamo un paio di caffè dove vogliamo tornare con comodo. Uno di questi è situato tra le tombe di una moschea. Strana sistemazione !

Alle 22 arriviamo ad Izmir (Smirne). Dall'esperienza di Florian ad ottobre sappiamo che il taxi per Kusadasi costa 100.000.000 di lire (naturalmente turche). Iniziamo una lunga trattativa con il tassista che ne pretende 150. Non ci sono alternative, prendere o dormire all'aeroporto. Vince il levantino. (P.S. Scoprirò più tardi che da ottobre la lira turca si è svalutata del 30%)
Troviamo Gattadapelare ben alata, lavata e con una scala pronta per salire a bordo, così come richiesto al telefono. Le batterie sono in ordine e non c'è acqua in sentina. Sembra che le condizioni ci siano propizie per una bella galoppata di 20 giorni sulle onde dell'Egeo. Andiamo a dormire soddisfatti. ( . Ahinoi quanto ci illudevamo !)

Giovedì 28 maggio 1998. Kusadasi

La Marina ci dà la sensazione di essere molto efficiente e organizzata. Per 20$ (oltre a 30 si spese) ci procura un transit-log che avrebbe richiesto, se fatto da noi, l'intera mattinata tra uffici e carte da bollo. Decidiamo per 100 marchi di mano d'opera e 100.000 lire italiane di antivegetativa turca (prodotta su licenza italiana) di far fare il lavoro. Scopro che la corrosione delle camice di raffreddamento dei cilindri è aumentata e che la tamponatura fatta a Creta da Alberto non regge più. Provvedo atappare i buchi con un mastice. Certo non durerà che qualche mese.
La Marina ha cambiato proprietario da pochi mesi. La società attuale, la Setur, fa le cose in grande. Piscina, ristorante, bar, negozi, campi da tennis, officine. La Setur è proprietaria di altre quattro marine e l'ormeggio può essere utilizzato indifferentemente in ciascuna di esse. Andiamo in piscina per mezz'ora e al ritorno troviamo l'antivegetativa ben distesa. Ma come avranno fatto!!
In città Marzia fa shopping ed acquista ottime ed "originali" imitazioni di grandi firme.

Venerdì 29 maggio1998. Kusadasi
Siamo pronti per il varo
Provo a girare la manovella del motore. E' bloccato! La potente gru blocca i freni. Arrivano i rinforzi; si fa un breve consulto meccanico, elettri cista, vice-direttore della marina ed altri, non identificati perso naggi. Si decide di smontare il motorino d'avviamento. E' lui il responsabile. Da una prima dichiarazione dell'elettricista levantino-orientale-furbastro ci vogliono due-tre giorni. Il pezzo deve arrivare da Smirne ed oggi è venerdì. Mi vendo per grande esperto in materia e tutto si risolve in due ore con un po' di grasso. Poiché abbiamo accennato alla necessità di cambiare prima o poi il motore arriva il direttore della Marina. Erdal Kilic, ingegnere navale, 35 anni. Parla bene l'italiano ed ha uno spiccato senso dell'umorismo. Risulta subito molto simpatico. Ci propone due o tre motori e ci invita a cena (su subdola sollecitazione di Marzia: "Ma dove si può gustare la vera cucina turca?").
Facciamo la conoscenza di una anziana coppia italiana di Casalpalocco, i Legnani, che stazionano da 14 anni la barca a Kusciadasi . Abbiamo conoscenze in comune.
Erdal mantiene la promessa e ci ritroviamo in otto (noi due, lui, un comandante ligure di un ferro da stiro du 24 metri, e altri quattro tecnici della marina: Serkan (da noi soprannominato il tedesco per il suo aspetto), Kemal (il veneto), Devrin (il turco) ed una segretaria senza aggettivi. Il locale è fuori città, non ci sono turisti e la cena è ottima fatta di tanti assaggi. Buone le melanzane e la focaccia azzima con semi di sesamo.


Sabato 30 maggio 1998.

Siamo di nuovo pronti per il varo. Tolto l'invaso notiamo delle fuoriuscite di acqua dalla base della deriva. Gocciola e manda un acido odore di osmosi. Si rende necessario rimandare il tutto.
Trapaniamo il fondo, facciamo uscire tutto il liquido ed incamiciamo con vetroresina l'estremità della deriva. Dobbiamo assolutamente evitare che in sentina ristagni acqua di mare. Tutto questo lavoro ci fa rimandare la partenza a domani.
Stavolta spetta a noi invitare lo staff tecnico in trattoria. Si finisce la serata in un piano bar di sapore..turco.

Domenica 31 maggio 1998. Da Kusadasi a Sigacik. 35 miglia

Finalmente la barca è in acqua. Sono le ore 12.00. Salutati dall'ing. Legnani ed accompagnati fuori porto dal gommone di servizio della marina al suono delle sirene di bordo prendiamo il largo. Ci dirigiamo a nord.
Bella giornata con vento debole, ma sufficiente per darci il piacere di andare ogni tanto a vela.
Il piacere dura poco. Ci accorgiamo che il motore schizza acqua polverizzata. Decidiamo di proseguire. L'avaria è seria, ma non grave, al momento.
Entriamo verso le 20 nel porticciolo di Sigacic. E' quasi buio ed ormeggiamo all'inglese. Ci sono solo quattro barche. Naturalmente nessuna batte bandiera italiana. Ci accorgiamo che l' ultima barca italiana che abbiamo incontrato stata quella di "Solimano" a Rodi e la penultima ad Egina, l'anno scorso.. L'alternatore, bagnato, non ha funzionato. Usiamo con cautela la batteria dei servizi. Andiamo a cena e poi a letto

lunedì 1 giugno 1998

Lunedì 1 giugno 1998. Da Sigacik a Cesme 20 miglia

La cittadina antica è tutta racchiusa tra le mura di una antica fortezza veneziana. E' molto modesta,ma non priva di scorci caratteristici. Il solito caffè con gli uomini anziani seduti a bere il tè e giocare a backgammon, il negozietto arredato di cassette di frutta colorata tra le quali sonnecchiano gattini affamati.
Prima di ripartire andiamo a visitare le rovine del tempio di Dionisio a Teos. Una informazione errata ci fa percorrere 6 km a piedi e sotto il sole, prima di arrivare sul posto. E' molto suggestivo. Del tempio, uno dei più importanti dedicati al dio, restano 5-6 colonne ancora in sito. Esse sorgono dall'erba alta, tra piante di olivo e di fico. Intorno solo campagna. Il tempio, era situato ai margini della città, di cui oggi quasi niente si vede.
Il ritorno lo concludiamo con una passeggiate di 20 minuti.
Molliamo gli ormeggi dopo aver pagato 20.000 lire (italiane) di diritti portuali.
Decidiamo di proseguire. Se facciamo attenzione alla batteria riservata al motore e navighiamo solo a vela potremmo tentare di raggiungere Istanbul.
Il motore parte,ma schizza molto più di ieri. Appena disimpegnati dal porto lo spegniamo e veleggiamo. Non c'è molto vento, ma non abbiamo scelta. Sono le 12.00.
Arriviamo a Cesme alle 17.00 e ormeggiamo ad una banchina attrezzata con bagni e docce. Ci aspettiamo di dover pagare anche qui un pedaggio, ma non si presenta nessuno a riscuotere.
Cesme è una graziosa cittadina turistica dominata dal castello veneziano. Ci sono molti negozi e localini dove mangiare. Decidiamo di darci alla vita lussuosa e riserviamo un tavolo al ristorante posto sul mastio del castello.
Sono preoccupato per il motore. Ha stentato a mettersi in moto quando abbiamo manovrato per attraccare.

Martedì 2 giugno 1998. Da Cesme ad approdo libero. 25 miglia

Il motore parte dopo qualche tentativo. Probabilmente si sono bagnati i collegamenti elettrici.
Decidiamo di tornare indietro. Per due ore il vento è molto debole e non facciamo progressi. Poi, finalmente inizia a soffiare con discreto impegno. Abbiamo scelto di pernottare in una baia prima di Sigacik. La baia è ben ridossata, ma il vento arriva a raffiche dalla montagna. Tranne una barca di pescatori che ha calato le reti, non c'è anima viva. Arriviamo e manovriamo di bolina fino a portarci a pochi metri dalla riva.
Serata tranquilla Non scendiamo a terra. Siamo troppo pigri per gonfiare il battellino

Mercoledì 3 giugno 1998. Da baia a Kusadasi. 37 miglia.

Ci svegliamo un po' depressi. Il vento ha rinforzato e le raffiche dall'alto dei monti ci preoccupano. Giustamente, perché l'ancora incomincia ad arare e in breve siamo a pochi metri dalla scogliera. Il motore non vuole mettersi in moto. Potremmo uscire a vela, ma recuperare a mano 30 metri di catena e contemporaneamente issare le vele è troppo per due soli marinai.
Alla fine il maledetto schizzaiolo parte. Se ancora avevamo la velleità di vagabondare un paio di giorni davanti a Kusadasi, adesso siamo più che convinti di riportare la barca in marina. Si procede con vento allegro Alle 17.00 arriviamo tra la perplessità dei nostri amici turchi.
Trascorriamo la serata con Erdal, Kemal e gli altri in trattoria e più tardi in un locale tra il piano bar e la discoteca. Nonostante la delusione del viaggio interrotto siamo di buon umore e ci divertiamo. Sono costretto a cantare una stornellata romanesca sotto l'imperio del conduttore-presentatore-cantante (decisamente checca).


Qui finisce il diario di bordo. Le pagine che seguono sono il diario di 5 giorni trascorsi da terragni, ma che meritano di essere ricordati.


Giovedì 4 giugno 1998. Da Kusadasi a Ohren.

Prendiamo una macchina a noleggio per tornare ad Istanbul. Sono circa 1.000 km di strade dall'asfalto rattoppato. Sembra di stare su un motoscafo, cosi che la sensazione di navigare c'è sempre. La prima tappa della giornata la facciamo a Pergamo (Bergama). Visitiamo i resti dell'antica città (primo possedimento romano in Asia Minore). Pergamo è nota per la pergamena, per la ricca biblioteca antica, per il tempio di Giove, per l' Esculapion. Mi rendo conto che la descrizione è piuttosto sintetica, ma sono giustificato dal fatto che lo skipper non è tenuto a redigere il diario di bordo di un'auto. E poi ci sarebbe troppo da raccontare su Pergamo.
Si riparte per guadagnare ancora qualche chilometro. Ci fermiamo a dormire in un paesino sulla costa, davanti a Lesbo. Nome del paese: Ohren. L'albergo, rosa, sulla riva del mare, non è male, ma è vuoto e melanconico. Facciamo una bella camminata lungo la spiaggia per raggiungere una locanda molto semplice dove tutti si fanno in quattro per servirci.

Venerdì 5 giugno 1998. Da Ohren a Istanbul.

Ci svegliamo in una splendida giornata di sole. Lesbo è davanti a noi e galleggia nel mare, immobile e invitante. Pensiamo a quanto sarebbe stato bello passarle accanto con la barca pregustando il tramonto sul Bosforo.
Siamo diretti ad Assos. Percorriamo una stradina costiera molto panoramica e raggiungiamo le rovine di questa antica città sul cui acropoli, a precipizio sul mare, si ergono ancora le colonne doriche del tempio di Atena. Lesbo è davanti.

Riprendiamo la via per raggiungere Troia.
Sulla sinistra inizia lo stretto dei Dardanelli.
I pochi resti di Troia deludono chi vi cerca meraviglie archeologiche, ma l'atmosfera è magica per chi guarda con gli occhi di Omero. Sotto di noi dalla pianura percorsa dallo Scamandro (poco più di un rio) ci giungono i clamori della battaglia. La biga di Achille trascina, crudelmente, il corpo senza vita di Ettore. Cassandra alza il suo lamento dalle mura che sovrastano le porte Scee. Un gruppo di giapponesi fotografa tutto.
Riprendiamo la nostra corsa. Attraversiamo Bursa, l'antica capitale dei Turchi osmani, prendiamo un traghetto per non girare attorno ad una profonda insenatura, raggiungiamo la Bitinia, ultima patria di Annibale, percorriamo le stradine di Scutari, attraversiamo il ponte Ataturk sul Bosforo...e ci perdiamo nelle stradine di Pera. Finalmente dopo molte domande e giravolte attraversiamo il Corno d'Oro sul ponte di Galata ed entriamo in Stanbul.
Al primo albergo meno pretenzioso ci fermiamo. Sono le 23.30.
La stanza è squallida. La vasca scrostata e arrugginita. Ma siamo stanchi e ci addormentiamo subito.

sabato 6 giugno 1998


Sabato 6 giugno 1998. Istanbul.


Ci alziamo vogliosi di scoprire la città. Con comodo ci dirigiamo verso S.Sofia e la Moschea Blu. Dall'albergo sono solo 20 minuti a piedi. Incontriamo davanti all'Università un mercato di tutto e girelliamo tra le bancarelle di venditori di kebab, di stampe, di macchine fotografiche, di dolciumi, e di paccottiglie. Tutti ti offrono tutto in tutte le lingue.
La giornata corre via tra Gran Bazar, Aghia Sofia, Ippodromo, Camii e kaddesi varie.
A sera raggiungiamo il vivace quartiere di Taksim, il vero cuore commerciale e rappresentativo di Istanbul, il quartiere delle grandi banche, dei consolati e delle compagie aeree. Lì c'è vita fino a notte tarda, mentre la vecchia Stanbul alle 22 è già deserta.
Assaggiamo finalmente il muhallebi (budino di riso e latte) e il tavukgoegsu (lo stesso budino con l'aggiunta di fibre di petto di pollo). Ottimi ambedue. Da consigliare.

Domenica 7 giugno 1998. Istanbul.

Ieri abbiamo scoperto un albergo dietro S.Sofia molto invitante. E' fatto di piccole case in legno a due piani appoggiate al muro di difesa del Topcapi, il gran Serraglio. Sono costruzioni tipiche della Istanbul dell'800 recentemente restaurate dal T.C. Turco. ( Ayasofya Pansiyonlari . Tel. 0090.212.513.36.60- fax 0090.212.513.36.69.) Ci siamo trasferiti qui ed abbiamo preso una camera che guarda lateralmente i minareti di S.Sofia. E' una camera molto accogliente con mobili in stile fine secolo scorso e finestre protette da griglie in legno in puro stile orientale. Depositati i bagagli, sempre più pesanti, siamo entrati direttamente nel Topcapi. Anche questa volta non sono riuscito ad entrare nell'harem. Le visite sono guidate ed hanno luogo ogni ora (max 60 persone). Abbiamo preferito non aspettare ripromettendoci di tornare la prossima volta. Visitiamo invece la Yerebatan Sarayi, l'antica cisterna fatta costruire da Costantino (e resa famosa da James Bond in "Dalla Russia con amore"). Una visita da non mancare. Le sue 336 colonne alte 8 metri sorgono dall'acqua e si perdono nel buio della volta dopo aver giocato con prospettive e allineamenti molto suggestivi.
Con il taxi raggiungiamo i bastioni occidentali della vecchia Stanbul. Il più miserabile quartiere della città giace a ridosso degli antichi bastioni che furono poche volte espugnati. Una volta dai crociati della IV Crociata e una volta, l'ultima, da Maometto II nel 1453. Ai bordi del quartiere la chiesa di S. Salvatore in Chora, con i resti dei suoi bellissimi mosaici bizantini, va assolutamente visitata. Siamo arrivati in ritardo ed era già chiusa, ma il guardiano, intenerito dalla lauta mancia (pari ai biglietti di ingresso = un milione a testa) ci ha consentito di visitarla. Erano con noi altri due italiani ritardatari.
Ancora in taxi raggiungiamo il quartiere di Ortakoi, sul Bosforo quasi ai piedi europei del ponte.
Ortakoi era un villaggio di pescatori; oggi è un pittoresco angolo ricco di negozietti, caffè, trattorie. E' giornata di mercato e tutto è molto colorato e ...levantino. Seduti al tavolo di un caffè gremito di giovani turchi (ritroviamo qui una ragazza incontrata in una taverna di Kusadasi tre giorni fa - grandi feste e scambio di indirizzi-), ci lasciamo trasportare dalle sensazioni che questa città provoca incessantemente. I minareti sono sfumati nell'orizzonte prossimo alla sera ed il Bosforo scorre come un fiume ai nostri piedi. Città di intrighi internazionali, di spie venute dal freddo e dal caldo, luogo di incontro di culture, teatro di romantiche e pericolose avventure. Il cameriere ci invita ogni dieci minuti a consumare tè.
Ceniamo in allegra compagni dei vicini di tavolo (turchi a destra e francesi a sinistra - scambio di indirizzi) sulle sponde dello stretto più avvincente del mediterraneo. Le cupole lontane e lo sciabordìo delle barche ci ricordano Venezia.
Torniamo parte a piedi e poi, stanchi e dissuasi, in taxi. Domani sveglia presto. Il nostro tassista si è prenotato il trasporto all' aeroporto.

Lunedì 8 giugno 1998. Istanbul-Roma.

Puntuale alle 7 ci aspetta il taxi. Partiamo alle 9.10. Arriviamo alle 10.50. Arrivederci Istanbul.
(Il nostro tassista si è prenotato per riprenderci all' aeroporto ad ottobre)