Verso Cipro

località: antalya, cipro
regione: anatolia
stato: turchia (tr)

Data inizio viaggio: martedì 29 maggio 2001
Data fine viaggio: domenica 10 giugno 2001


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martedì 29 maggio 2001


29 maggio 2001 Roma-Antalya

Sono
partito da solo alla volta di Finike per preparare la barca prima che il resto dell'equipaggio mi raggiunga per la una crociera che dovrebbe concludersi a Cipro. Durante l'inverno ho messo un annuncio su "Bolina on line" per trovare un equipaggio degno di Gattadapelare. Il "mitico secondo" quest'anno non verrà e si impone una buona sostituzione. Ma della numerosa schiera di aspiranti alla fine sono rimasti solamente Gino e Marcus. Gino ha avuto occasione di conoscerlo alcuni giorni fa nel corso di una vua visita a Roma. Viene da Bruxelles dove lavora come interprete. Ho avuto di lui una buona impressione; positivo, e non banale. Credo sarà un buon compagno di viaggio.
E dunque eccomi ad Antalya dove arrivo alle 18 dopo un volo Roma-Istanbul.
L'hotel Perla si trova nella Cittadella ed il giardino è fresco e circondato dal vecchie mura. Alberi di limone ambreggiano i tavoli della colazione ed una piccola, limpida piscina rinfresca lo sguardo. Vecchia la struttura dell'albergo, ma armoniosa tra mura della cittadella. Non certo attraente per il turista esigente, ma capace di accarezzare le mie fantasie orientali. La stanza è abitata, di notte, da altri timidi esseri.

30 maggio 2001 Antalya-Finike

Ho raggiunto la marina di Finike con un piccolo trasporto pubblico. La vista della mia barca sospesa su trampoli di legno risveglia emozioni e ricordi. Finike, approdo d'arrivo e di partenza di un nuovo percorso. Panta rei !
Il giorno trascorre nel caldo e nei lavori di manutenzione. Bevo molto. Ceno solitario nella trattoria della marina.

31 maggio 2001. Finike
Proseguono lavori di manutenzione. Sostituisco la tazza del cesso e riparo la chiglia che sotto il peso della barca a secco si è aperta lungo un bordo. Lavoro con calma. Domani arriveranno Elke, Gerlinde e, con il medesimo volo, anche Gino. C'è festa paesana lungo i moli. Il volto duplice della Turchia, antica e tradizionalista, moderna ed occidentale, si esprime nel comportamento delle coppie e nell'abbigliamento delle donne.



1° giugno 2001, domenica. Finike.
Attendo l'arrivo di Gino lavorando alla barca. Non sono soddisfatto perché non riesco a sigillare completamente la fessura nella chiglia. Un'ombra di umidità che ancora filtra dalla sentina impedisce alla vetroresina di aderire bene. Aumento gli strati di materiale. Nel pomeriggio faccio mettere Gattadapelare in acqua ed acquisto una nuova batteria. L'idea che il motore non si metta in moto in caso di necessità mi spaventa. E' vero che con un equipaggio sufficiente e preparato il motore non è indispensabile, ma una di queste condizioni non si è mai verificata. Naturalmente non parlo della preparazione, che è sempre stata di buon livello . Trascorre la giornata tra i lavori ed l'attesa di Gino.
Finalmente una telefonata mi avvisa che l'aereo è atterrato. Le signore sono dirette verso l'hotel Perla (gli piacerà ? Ne dubito, ma ormai è prenotato.) e Gino sta venendo qui.
Finalmente arriva alle 20. Si cena al canto di nenie orientali in un locale sul molo e si fanno programmi per domani. Vogliamo arrivare presto ad Antalya.

2 giugno 2001. Finike-Antalya. 58 miglia
Si naviga. Dopo otto mesi di inerzia la chiglia della mia barca fende golosa le acque del mare. In questi mesi sono profondamente mutati alcuni equilibri ed è iniziata una nuova fase del viaggio di Gattadapelare nel Mediterraneo. Il progetto di giungere fino al Mar Rosso, e di qui ad Aqaba, è ormai abbandonato. Ho intenzione, dopo la sosta a Cipro, di rientrare nell'Egeo e trovare nell'Attica o nel Peloponneso, una base definitiva per la barca. Ciò avverrà entro un paio d'anni. Poi si vedrà.
Siamo partiti alle 10.00 dopo aver combattuto con l'avvolgifiocco che non voleva saperne di riprendere a lavorare dopo otto mesi di riposo. Abbiamo diretto la prua ad est in una giornata serena e calma. Navighiamo a vela e motore con brezze deboli lungo la costa. Il mare è così invogliante che il nuovo marinaio mi esorta a farsi trainare per un'improbabile pesca al pescecane. Lo trascino per un quarto di miglio a tre nodi e poi scambiamo i ruoli. E' una buona occasione per Gino di appropriarsi della barca. Mi confessa poi che l'idea gli era passata per la mente, ma trattandosi di Gattadapelare ha cambiato idea.. Che avrà voluto dire?
La pesca di un tonnetto eccita il senso fotografico di Gino ed il mio appetito.
La navigazione procede tranquilla ed abbiamo tempo, Gino ed io, per familiarizzare. La vela è un meraviglioso catalizzatore e crea o distrugge amicizie. Gino mi sembra di conoscerlo da sempre.
Senza una carta nautica particolareggiata l'ingresso alla marina di Antalya è più un'ipotesi che una certezza. Arriviamo ancora con la luce e ci facciamo raggiungere dalle signore con un taxi.
La loro esperienza con l'Hotel Perla e con la proprietaria, come temuto, non è stata entusiasmante.
Sono entusiaste, invece, di una altro alberghetto che hanno scovato in prossimità del porto e che costa quanto l'altro. Dunque, ci cedono volentieri la loro prenotazione al Perla e tutti insieme ce ne andiamo a cenare sui bastioni dell'antico porto crociato.

3 giugno 2001- Domenica di Pentecoste. Antalya-Aspendos-Perge.
Oggi e domani non si naviga. Vogliamo visitare due stupende località archeologiche a poca distanza da Antalya. Per questo affittiamo una macchina e sotto il sole caldo, ma sopportabile, visitiamo prima le rovine di Perge e poi il ben conservato teatro di Aspendos. Qui stanno allestendo il palcoscenico per la rappresentazione dell'Aida e un enorme faraone viene rizzato davanti ai nostri occhi. Luoghi e tempi mal si adattano all'Egitto, ma in fondo siamo in oriente ed agli occhi occidentali tutto si confonde in un unico scenario. Abbiamo mangiato molto bene in una trattoria lungo la strada statale. Cucina genuinamente turca e buon vino bianco. Sulla via del ritorno scegliamo l'albergo in cui passeremo (forse !!!) alcuni giorni a giocare a golf. Un bell' anonimo, internazionale, asettico albergo sulla riva del mare. Penso al fascino del nostro Hotel Perla, genuino caravanserraglio, ospitante tartarughe e scarafaggi, dalle scale scricchiolanti e dai bagni senza serratura. Non c'è paragone!

lunedì 4 giugno 2001

4 giugno 2001 .S.Quirino di T. Antalya- Telmessos.

Siamo diretti in quota a ritrovare le rovine di quest'antica città che ospitò Alessandro Magno. E' sulle montagne, tra boschi ed amene valli, a circa 800 metri di altezza. Ma prima andiamo a vedere alcune caverne che ospitarono meno famosi personaggi vissuti nella preistoria. Dalla costa che risaliamo per raggiungere l'ingresso si domina la pianura sottostante. La calura estiva fa vibrare l'aria ed il canto delle cicale accompagna il nostro faticoso camminare. Seduti all'ombra di un magro albero ci facciamo accarezzare dalla brezza che sale da valle e cerchiamo di cogliere le note del flauto di Pan.
La caverna e fresca ed oscura e trasmette sensazioni di primordiali esistenze.
Mangiamo nuovamente in una trattoria lungo la strada. Trota alla mugnaia e vino. Tutto ha però un sapore diverso da quelli della Foresta Nera. Non il cibo, ma l'aria, l'atmosfera, gli odori locali, condizionano il gusto. Da tempo abbiamo imparato a non tornare a casa dai nostri viaggi portando con noi i cibi che ci piacquero sul posto. Non hanno mai lo stesso gusto.
Le rovine di Telmessos sono nascoste tra gli alberi e tra le rocce. Poche cose restano di una grande città. Il teatro è ben conservato e in una splendida posizione. Alto, fiancheggiato da un'alta costa di roccia rossastra, domina, guardando verso il mare, la pianura sottostante.
A sera arriva Marcus da Roma. Noi uomini dormiamo in barca, le signore in albergo.

5 giugno 2001. S. Bonifacio - Da Antalya a Alania. 70 miglia.

A
lle 9 arriva tutto l'equipaggio e partiamo diretti a sud-est. Il tempo e molto bello. Passiamo davanti ad Antalya che ci appare alta sulla costa rocciosa. Dopo un po' la costa diviene bassa e sabbiosa e resterà così per molte miglia. Il vento, dapprima modesta brezza, rinforza. Viene da nord-ovest e ci spinge tra il gran lasco ed il giardinetto. Teniamo anche un po' di motore perché la tratta è lunga e l'equipaggio non preparato alle "sofferenze" di tante ore in mare. Procediamo perciò anche a 8 nodi il che non impedisce ad un notevole, e verosimilmente veloce, tonnetto di lasciarsi pescare. Le signore si comportano molto bene. In alcuni momento Gattadapelare è ben inclinata, tanto che nel pozzetto viene preferita la posizione sottovento per dormicchiare sdraiati. Trascorriamo la giornata parlando, dormendo e facendo calcoli su rotta e posizione (compito assunto da Gino). Cala la sera, tramonta il sole, sorge la luna ed una argentea autostrada davanti a noi ci indica la rotta. Finalmente vediamo, alta sul mare e sapientemente illuminata, la fortezza medievale di Alania. Sorge su un capo roccioso dietro il quale si nasconde la città. Anche il porto si nasconde e trascorriamo due ore a cercare un approdo ragionevole. Da un lato la risacca è talmente forte che con fatica facciamo sbarcare le signore affidandole alle robuste braccia di volenterosi turchi. Noi ci andiamo a rifugiare in un bacino interno, buio e scomodo, dove finalmente attracchiamo tenendoci a qualche metro dalla disagiata banchina. Raggiungiamo Gerlinde ed Elke ad un ristorante, come da accordi. Le signore hanno già scelto un albergo economico e vicino, nel quale si rifugia anche Marcus. Dunque Gattadapelare è tutta per Gino e me.
Durante la notte sento il vento. Ieri una sartia si è sganciata dall'arridatoio.e ho visto l'albero flettere. Una sensazione che mi ha turbato. Non sono molto sicuro del lavoro fatto a Marmaris. Temo che gli arridatoi non siano stati ben serrati e che sotto vento possa perdere l'albero. Mi giro e rigiro nella cuccetta ascoltando il vento e pensando che domani abbiamo da fare 70 miglia per arrivare a sera in un porto di cui non so nulla. Non ho un portolano serio ne sappiamo nulla che tempo farà nelle prossime ore. A malincuore decido di tornare indietro e lasciare la barca nella marina di Antalya dove potrò far fare, in vista della prossima stagione, un serio controllo al sartiame. Domattina ne parlerò con Gino.

6 giugno 2001- Da Alania ad Antalya- 70 miglia.

E così faremo. Gino ha grandi capacità di adattamento. Si trova d'accordo a rinunciare alla parte della crociera più interessante per amor della mia tranquillità. Lasciamo gli altri al tavolo della colazione e partiamo con mare mosso e vento come ieri. Solo che oggi lo abbiamo quasi di prua. L'incontro con una grande tartaruga che si lascia quasi accarezzare segna il passaggio dal ridosso del promontorio al fastidio degli spruzzi. Poggiamo un poco per prendere meglio vento e mare e siamo costretti anche a fare un paio di virate. Antalya è proprio alle ore 12. Le ore trascorrono lente e piuttosto sofferte perché non c'è in questa tratta la curiosità della novità. Il tonnetto di ieri viene destinato a due diversi pasti. A pranzo pastasciutta (Gino dice ottima). Trascorrono le ore. Fa fresco e ci vestiamo pesantemente utilizzando anche le cerate. Finalmente alle due di notte entriamo nella marina. Stanchi e vagamente insoddisfatti.


giovedì 7 giugno 2001

7 giugno 2001- Antalya-Alania.

Facciamo alare Gattadapelare e trapano la chiglia per far uscire tutta l'acqua che è in sentina. Mi guardano tutti con sorpresa incredulità. Come posso spiegare che desidero asciugare totalmente la sentina per poter sigillare la chiglia senza problemi di umidità residua ? Ho intenzione di intraprendere questo lavoro a ottobre quando tornerò e voglio essere sicuro di non fallire nuovamente.
Espletate le formalità per l'abbandono della barca in Turchia, il cosiddetto transit log, prendiamo il bus per Alania e ci lasciamo viziare da una sorta di steward che distribuisce, a richiesta, bicchieri di acqua fresca. Ad Alania saliamo sulla rocca a vedere il tramonto. La discesa attraverso le medioevali case dirupate ci avvolge nell'atmosfera di tempi oscuri fatti di mezzelune, scimitarre, infedeli squartati ed altre cose tipo "mamma li turchi". Invece incontriamo un ragazzino che, saputo che siamo italiani, si informa sulla Juventus.
Trascorriamo la notte nel noto albergo.

8 giugno 2001 Da Alania a Girne (Cipro turca)
Il

viaggio nel catamarano si conclude in poco più di quattro ore. A Girne nell'Hotel British ci aspettano Elke, Gerlinde e Marcus che sono arrivati qui ieri. Il porticciolo di Girne è molto pittoresco, ricco di ristoranti e locali, ed affollato da turisti di mezz'età piuttosto tranquilli. Il resto del paese non ha molto da presentare. Festeggiamo la riunione con abbondanti libagioni di raki. Gino é un raro esempio di marinaio astemio. Meglio così, siamo in meno a dividere.

In taxi ce andiamo a Bellapais. Qui visse e scrisse Lawrence Durrell , inglese di nascita e cipriota d'adozione. Il suo libro "Aranci amari" descrive questi luoghi attraverso gli occhi innamorati di un nordico prigioniero dei profumi e delle atmosfere di un'isola orientale per geografia, cristiana e musulmana per storia, gotica e mediterranea. Un ponte tra due mondi legati ad un comune faticoso, conflittuale destino. I resti dell'abbazia di Bellapais dominano la pianura che va a terminare nel mare.
I monaci che qui vissero furono tanto gaudenti da incorrere nella punizione di Riccardo Cuordileone. Ma come non giustificare la loro colpa: il posto e bellissimo e invita al peccato.
Più tardi gironzoliamo per il porto ed infine ceniamo in un locale sulla banchina.

9 giugno 2001- Isola di Cipro- zona turca.
Prediamo un'auto a noleggio e andiamo a visitare l'isola. La nostra libertà di movimento è limitata alla zona turca. Ma, ci dicono, questa è la parte più bella perchè meno inquinata dal turismo. In effetti lungo la strada che corre verso est lungo la costa di quella lunga penisola che si chiama Karpaz incontriamo solo rare automobili e nessun posto dove poter pranzare. La carrozzabile è poco più che un sentiero asfaltato e la guida a sinistra , alla maniera inglese, non presenta alcun problema. Si viaggia sempre al centro della strada.
Tagliamo e vediamo il mare dal lato sud della penisola. Nostro obiettivo è Famagosta. Solo il nome evoca battaglie tra crociati e maomettani, tra cristiani e musulmani , tra veneziani e turchi. Qui Mustafa Pascià fece scorticare vivo l'ammiraglio Morosini dopo aver conquistato l'ultimo baluardo veneziano a difesa dell'isola. La parte antica della cittadella è chiusa tra diroccate mura difensive.

Numerose facciate di belle chiese gotiche è ciò che resta dopo le distruzioni arrecate dai vincitori dopo l'assedio del 1571 Alcune sono trasformate in moschee e appaiono irreali innesti architettonici.
Raggiungiamo Nicosia e la tristezza della sua realtà spaccata tra due mondi inimicati.
Non ci piace questa atmosfera di odio e di attesa di eventi cruenti. La lasciamo senza alcun rimpianto per ritornare alla gradevolezza turistica di Girne.
Aperitivo con raki. Ceniamo allo stesso ristorante


10 giugno 2001-Domenica. Nicosia-Istanbul-Roma
Partenza all'alba.
Gino viaggia in prima classe con i VIP, noi, semplici turisti, in seconda.
Lui perde i bagagli.
Noi no.
Gerlinde ci lascia ad Istanbul per Vienna.
Gino a Roma ci lascia per Bruxellese per Maria.

MA SAPPIAMO CHE CI RITROVEREMO ANCORA TUTTI ASSIEME A CALPESTARE LE TAVOLE DEL PONTE DELLA VECCHIA GATTA.

E ALLORA: BUON VENTO PER I PROSSIMI MESI E ARRIVEDERECI