Giorno 127 marzo 2011
Diario di viaggio In Israele: Gerusalemme. Primo giorno.
All'aeroporto di Tel Aviv arriviamo preparati al peggio. Sappiamo che faranno a pezzi le nostre vite e le setacceranno alla ricerca di una traccia, di un sospetto, di uno straccio di indizio che getti su di noi un'ombra di indesiderabilità. Arriviamo ai banchini della dogana in puro stile essential sixties, prima ancora di aver ritirato lo zainone di Iaia, già intimoriti per quello che ci accadrà. Guardiamo quelli davanti a noi e cerchiamo di captare le loro difficoltà, i punti deboli delle loro risposte alle domande incalzanti della polizia di frontiera. Ma niente, non riusciamo a intercettare quasi nulla, trattenuti a distanza di sicurezza. Al nostro turno avanziamo, salutiamo con garbo e porgiamo i nostri passaporti. Sorridiamo. La giovanissima agente, affiancata da un altro apparentemente più esperto, guarda le nostre foto e i nostri visi. Più e più volte.
Scandisce i nostri nomi e poi ci guarda ancora. Ci chiede per quale motivo stiamo entrando in Israele, per quanto ci staremo, dove andremo e se viaggiamo da soli o in comitiva. Nel frattempo i due scorrono più volte le pagine dei nostri passaporti. Poi ci lasciano lì e si allontanano, ritornano, scorrono ancora le pagine dei passaporti, ci guardano in faccia e noi sorridiamo. Che si fa? Gli si dice di non mettere il timbro? E cuor di leone risponde “se li offendiamo per noi è finita”. E i timbri d'ingresso volano in picchiata sui passaporti. Ce l'abbiamo fatta, siamo dentro, senza nemmeno esser stati rinchiusi in qualche camera di sicurezza e denudati con un sonda che ci percorre l'intestino. Eccoci agli arrivi. Preleviamo al bancomat i nostri primi 1000 shekel e usciamo dall'aeroporto, sotto il cielo d'Israele.
Due ragazze, una spagnola e l'altra argentina, un businessman italiano, una famiglia di brontoloni russi e un distinto signore israeliano che ci fa una piccola introduzione sulla città partono con noi sullo sherut per Gerusalemme: 58,40 shekel a cranio, tariffa fissa stampata all'interno del mezzo, che all'arrivo diventano indiscutibilmente 60. L'autista ci lascia in Nablus street, zona porta di Damasco, proprio davanti alla stazione degli autobus che partono per i territori palestinesi. Noi abbiamo l'hotel in Salah-ad-din street. Prendiamo lo zainone di Iaia, il trolley e la borsa a tracolla, salutiamo le ragazze ispaniche che hanno l'albergo nella città vecchia e c'incamminiamo verso la porta di Damasco per orientarci meglio. Percorriamo una lunga sequenza di banchi di mercato lungo il marciapiede facendo letteralmente lo slalom tra la folla.
Alla porta di Damasco costeggiamo le mura della città vecchia lungo la Suleyman e poi risaliamo in Salah-ad-din fino all'Hotel Capitol, nel pieno del fascino un po' decadente della lussureggiante Gerusalemme est. asciati i bagagli, ripartiamo. Dalla porta di Erode, un accesso piuttosto defilato rispetto alla grande porta di Damasco, entriamo nella città vecchia, lato quartiere mussulmano. C'imbattiamo in bambini che giocano a calcio, anziani che passeggiano stancamente e venditori piuttosto indolenti e per nulla invadenti. Ci muoviamo senza una direzione precisa, seguiamo quel che ci piace nel labirinto della città vecchia, fino all'apparizione improvvisa della cupola d'oro della Moschea della Roccia. continua su http://www.unmondodibene.com/2011/04/diario-di-viaggio-in-israele.html
Il Muro del Pianto
Giorno 228 marzo 2011
Diario di viaggio in Israele: Gerusalemme, secondo giorno.
La sveglia suona presto, ma non prestissimo, del resto la giornata di ieri è stata piuttosto faticosa. Ci vestiamo e scendiamo nel salone della colazione. Sembra siano passate le cavallette. La sala è semivuota ma non c'è un tavolo intonso. Prima di noi è passato un gruppo di pellegrini ortodossi rumeni guidati da un pope dalla lunga barba fulva che abbiamo visto gironzolare per i corridoi con il suo seguito di suorine piccole e rapidissime. In un minuto il gentilissimo personale di sala di apparecchia un tavolo vicino al buffet. La colazione è ricca, più salata che dolce, molte verdure e ortaggi, yogurt, formaggi freschi, qualche fetta di torta, pane da toast e marmellata. Niente bioches, ma quel che c'è ci predispone ottimamente alla lunga giornata che abbiamo davanti. Di nuovo alla città vecchia, questa volta entrando dalla monumentale porta di Damasco.
Qui ci fermiamo per qualche foto ed entriamo, muovendoci un po' alla cieca nel dedalo dei vicoli. Nonostante la colazione abbondante ci lasciamo sedurre dai deliziosi dolciumi delle botteghe del lungo mercato coperto del Cardo, finché la luce che proviene da una via laterale non ci conduce in una via popolata di gatti ma pochissimi umani. Proseguiamo in questo paesaggio così diverso dai vicoli brulicanti del quartiere arabo, accorgendoci a poco a poco, dagli abiti e dai visi dell'Africa orientale, di essere entrati in territorio copto. All'ennesima svolta ecco i primi negozi di souvenir di una via che ci conduce nel cortile assolato del Monastero della Chiesa Etiope. Qui ci accodiamo a un gruppo di italiani ed entriamo da una porta stretta e bassa fino all'antica chiesa etiope, dove un sacerdote ascolta le letture del suo allievo.
Proseguendo, arriviamo a un'altra cappella, altrettanto antica e suggestiva, e poi di nuovo fuori, misteriosamente approdati sul sagrato della Basilica del Santo Sepolcro. continua: http://www.unmondodibene.com/2011/04/diario-di-viaggio-in-israele_10.html
Ebrei ortodossi verso il Muro del Pianto