ILULISSAT E BAIA DI DISKO

località: ilulissat
stato: groenlandia (gl)

Data inizio viaggio: giovedì 8 marzo 2007
Data fine viaggio: venerdì 9 marzo 2007

La Groenlandia rappresenta ancora una meta lontana, da intendersi non come distanza, ma in senso di diversa e strana… lontana dalla nostra società e dai paesaggi a noi consueti. Il grande nord inizia a 66°33’ di latitudine (Circolo Polare) e finisce a 90° del Polo Nord; così almeno è segnato sulle carte geografiche, ma in realtà è un luogo senza confini che richiama la sfera dell’immaginazione a mitiche spedizioni e che oggi offre al viaggiatore avventure entusiasmanti, in aree poche frequentate dal turismo.

Groenlandia. ILULISSAT. Inverno. Primi di marzo. Quattro giorni da trascorrere a 69°23’40’’ di latitudine nord, ben 280 chilometri oltre il “circolo polare artico”, in un luogo sperduto del pianeta.
A bordo di un Dash-7, l’aero a doppia elica che collega Kangerlussuaq a ILULISSAT, con lo sguardo incollato ai finestrini per tutti i 45 minuti di volo, indifferenti dell’assordante rumore del bimotore, la Groenlandia appare per quel che è: “un mondo ghiacciato”. Sulla destra, del senso di marcia, la calotta glaciale, immensa distesa bianca che si perde in lontananza; proprio sotto la banchisa di ghiaccio, che ancora ricopre la parte di mare più prossima alla riva, spezzata qua e là, segni dell’arrivo della bella stagione; a sinistra il mare aperto, libero dal pack, dove galleggiano enormi isole di ghiaccio, gli iceberg. Il fascino che la Groenlandia esercita è qui rinchiuso: i ghiacci, i paesaggi e l’estreme condizioni atmosferiche.
In questo brandello urbano ai confini dell’universo, d’inverno, s’arriva solo con l’aereo, …e non sempre. ILULISSAT prima ancora di essere un ben determinato luogo fisico (69° di latitudine e 51° di longitudine) è un luogo, secondo i punti di vista, sublime e spietato, smodato e limitato, fausto e apocalittico. Un piccolo paese sperduto tra i ghiacci Groenlandesi, dove la gente vive la propria scialba vita con dignità e spiccato senso comunitario. L’inverno buio, gelido e tetro miete annualmente le sue vittime. La piaga dell’alcolismo in primis e, poi, i suicidi, che si diffondono sempre più fino a diventare la prima causa di morte tra i giovani, colpiti da forme depressive per la mancanza di luce e svaghi, oppressi dagli angusti confini entro cui si svolge la loro esistenza, frustrati dall’impossibile realtà ambientale. Ecco perché il 13 di gennaio, tutti gli anni, la piccola comunità sembra risvegliarsi a nuova vita, quando il sole ritorna a fare capolino dopo la lunga notte artica (2 mesi di buio totale). Si gioisce e si festeggia sulla collina di Sermermiut. Quella che per noi è un’anomala bizzarria per i giovani soprattutto è una triste condizione di vita. Se non si cede all’alcool si fa’ l’amore. ILULISSAT pullula di bambini e asili infantili. ILULISSAT, “la città degli iceberg”, (in lingua inuit) convive oltre che con i ghiacci con una comunità di quasi 6.000 cani, così numerosa da superare i 4.700 abitanti della città. Sono gli eskimo, razza pura, dato che non è possibile portare alcun cane in Groenlandia, proprio per preservare questa specie, forte da sopportare le intemperie del clima e resistere a lunghi digiuni. Di vitale importanza nell’economia della città, servono a trainare le slitte nel periodo invernale, in particolare per andare a cacciare. I cani da slitta fanno parte del paesaggio. Si sentono abbaiare e ululare di continuo. Vivono legati a delle corde all’incirca di sei metri e il loro spazio vitale è un misero fazzoletto di terra. Solo ai cuccioli e alle femmine, in attesa, è consentito girare liberamente per la città. I cani vecchi, ormai inutili, sono lasciati deliberatamente, senza collare, affinché diventino facile preda degli accalappiacani comunali che li abbattono a colpi di fucile. Le case hanno tutte colori sgargianti: blu, azzurro, rosso, arancione, giallo, verde; questo per alleviare le lunghe notti e le cupe giornate di brutto tempo. Le strade sono un continuo saliscendi e finiscono ai bordi della città. L’unica asfaltata, al di fuori dei limiti cittadini, è quella che porta all’aeroporto. Il manto stradale ghiacciato per tutta la giornata le rende pericolose non solo per i pedoni (attenzione a camminare); ma per le auto stesse, molti sono i mezzi ammaccati che sbandano a causa della scivolosità. Esiste una sola industria e si trova al porto. Si tratta della Royal Greenland, che lavora gamberetti e altro genere di pesce, dando lavoro alla maggior parte della popolazione. Il porto è semi gelato e ci sono delle barche ancora bloccate dal ghiaccio. Da annoverare tra le città più sperdute del pianeta, ILULISSAT è da visitare non solo per la forma d’arte eccelsa dei suoi iceberg, che capeggiano nell’antistante baia, ma per l’insolito stile di vita, o anche, semplicemente, perché fa pensare
Ecco allora il punto: luogo idilliaco o luogo nefasto? ILULISSAT che posto occupa nel villaggio globale? Sta per aprirsi al mondo o è esattamente il contrario? Ognuno avrà la sua personale risposta. Quella di Silver, il cui vero nome è Silverio Scivoli, ex Corvi, “mitico” gruppo degli anni sessanta, titolare dell’agenzia Tourist Nature, insieme al figlio Crhistian, personaggio carismatico, la sua risposta la diede tempo fa’, …lui vi vive ormai da trenta lunghissimi anni.

La baia davanti alla città è quella famosa di Disko, il pack che si scioglie è il segno del risveglio della natura e dell’ormai prossimo arrivo della primavera, ma soprattutto il mare non è più imprigionato dal ghiaccio e questo significa che è possibile effettuare la gita in barca fino a Iluminaq. Per arrivarci è gioco forza passare in quel braccio di mare che centinaia e centinaia di iceberg, staccatisi dalla calotta glaciale, raggiungono dopo aver disceso per circa 30 km, il Kangia Icefjord, il fiordo di ILULISSAT. Quando il fronte del ghiacciaio Sermeq Kujalleq, che vanta la maggiore produzione di iceberg di tutto l’emisfero settentrionale, viene a contatto con l’acqua marina, la temperatura più calda del mare provoca il distacco di blocchi di ghiaccio, dando origine a monolitici iceberg. Paradosso della natura l’acqua è una sostanza che allo stato solido pesa meno che allo stato liquido, per questo gli iceberg galleggiano. Una volta in mare aperto le correnti li spingono verso sud…, proprio da qui partì l’iceberg che a sud di Terranova, la notte fra il 14 e 15 aprile 1912, affondò il Titanic.
Questi iceberg dalle dimensioni e forme stravaganti, tutti insieme, formano il più strano e meraviglioso dei musei a cielo aperto, costituito da migliaia di monumenti di ghiaccio: obelischi, macigni, colonne, cime, pinnacoli. Ogni iceberg è in sé un’opera unica. Qui, per un attimo, l’era glaciale sembra ancora realtà. Non si può immaginare la grandezza che raggiungono; alti cento metri e più, lunghi un chilometro e più. Le onde del mare vi si abbattono come frangenti contro gli scogli. Vi passiamo vicino quasi a sfiorarli, mi domando se non sia pericoloso dato che sotto la parte emergente si nasconde una massa sette volte maggiore di quella visibile. Sinistri pensieri mi assalgano quando vediamo in lontananza un blocco di ghiaccio crollare in acqua, spezzando quello che fino allora era stato l’unico rumore: lo schioppettio della nostra imbarcazione. Capisco, finalmente, perché gli inuit hanno quasi cento parole diverse per definire il ghiaccio, costituito com’è da una miriade di striature e infiniti colori: bianco, grigio, blu, indaco, azzurro, celeste, turchese, verde chiaro, prugna, lilla, rosa.
La banchisa di ghiaccio (il pack) è ancora particolarmente unita e spessa in prossimità della costa tanto che l’imbarcazione non riesce ad avanzare così si è costretti a passare più al largo. Nel corso del

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