Tour in California del Nord

località: furnace creek, lone pine, yosemite village, san francisco, sausalito, monterrey, carmel-by-thr-sea
regione: california
stato: stati uniti d'america (us)

Data inizio viaggio: domenica 23 marzo 2003
Data fine viaggio: martedì 1 gennaio 2008

Giunto in California del Nord a bordo di un Suv noleggiato alcuni gioni prima a Los Angeles in compagnia di tre amici come parte di un lungo viaggio in U.S.A. comprendente gli Stati di New York, Pennsylvania, District of Columbia, Arizona, Utah e Nevada. Avevamo gia visitato alcuni giorni prima la California meridionale a cui rimando al relativo Tour nel quale descrivo le soste a Los Angeles (Hollywood, Beverly Hills, Santa Monica)e Calico. Entriamo in Californiadel Nord dal Nevada nei pressi di Parhump.

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domenica 23 marzo 2003

Giunto in California del Nord a bordo di un Suv noleggiato alcuni gioni prima a Los Angeles in compagnia di tre amici come parte di un lungo viaggio in U.S.A. Entriamo in California dal Nevada nei pressi di Parhump e siamo subito nella Death Valley, una delle depressioni più importanti del pianeta visto che la sua superfice è quasi completamente sotto il livello del mare. Sbagliamo strada nei dintorni di Shoshoa e prendiamo un viottolo secondario che attraversa un area non particolarmente interessante, inoltre non incrociamo nessuno e questo fa sì che due di noi si preoccupino un pò. Anche il navigatore satellitare sembra perdersi in questo deserto visto che la strada che stiamo prcorrendo non la segnala. Dopo quasi un ora ritroviamo una strada asfaltata e qualche rara macchina che ci fa capire che siamo sulla retta via. In effetti dopo pochi chilometri siamo a Zabronski Point dove scendiamo per ammirare una panoramica su questo sterminato deserto privo di vegetazione, lande desolate che si alternano a rilievi increspati color ocra, superfici cristallizzate dal sale e dune di sabbia. Fà molto caldo per cui ci rimettiamo in macchina per usufruire del condizionatore d'aria a manetta. Proseguiamo per una strada che dopo qualche tornante ci porta su un alto colle, il Dantes Wiew, da cui si ammira un'altra prospettiva della Valle della Morte, stiamo infatti sovrastando il Badwater, un lago che il forte caldo ha fatto evaporare e che al suo posto ha lasciato una grande distesa di sale che si è cristallizzarta, il sole vi riflette dandogli le sembianze di un enorme specchio. Proseguiamo verso il cemtro di Furnace Creek che baipassiamo per continuare lungo la strada che attraversa il Parco. Facciamo una piccola sosta perchè io e uno dei miei compagni vogliamo andare a veder da vicino una superfice cristallizzata dal sale, fa talmente caldo che le nostre macchine fotografiche vanno in tilt. Rientrati in macchina continuiamo costeggiando un area di dune sabbiose molto simili a quelle del Sahara. Percorriamo un ambiente surreale fatto di pietre dalle tonalità di colore più disparate poi scendiamo in una depressione dai colori abbaglianti e che da il senso dell'infinito, ovunque volgi lo sguardo sembra che questo immenso territorio apparentemente privo di vita non finisca mai. La strada risalendo fà intravvedere qualche timido cespuglio che riesce a sopravvivere pure a queste temperature. E'sorprendente come da qui in pochi minuti si cambia completamente paesaggio andando alle pendici di una catena alpina. In pochi chilometri rivediamo qualche pianta e a Lone Pine ricomincia la civiltà. In questa cittadina sono stati girati molti film ed è facilmente comprensibile il motivo, in pochi chilometrio si passa dalle montagne alpine al deserto di sabbia, da uno dei territori più caldi e inospitali della terra a vette innevate, insomma nei dintorni di Lone Pine la cinematografia si può sbizzarire. Nella cittadina sono stati ricostruiti alcuni locali del vecchio west e noi entriamo in uno di questi molto caratteristico. Oltre a cenare discretamente osserviamo i numerosi autografi di attori di hollywood sparsi un pò ovunque sulle pareti di legno e sulle travi del ristorante. Ci sono appese anche foto di set cinematografici, manifesti di film e tipici oggetti del far west. Rifocillati raggiungiamo la località successiva, Bishop, dove dormiremo in un Motel.

lunedì 24 marzo 2003

Da Bishop puntiamo verso lo Yosemite Park. Ieri pomeriggio abbiamo appreso da una coppia di italiani incontrarti nella Death Valley che la strada più breve è chiusa al traffico per neve così saremo costretti ad un giro molto più lungo per poi entrare dalla parte opposta. Così nei pressi del Mono Lake anzichè deviare verso il Tioga Pass proseguiamo a nord fino al bivio di Sonora dove ci immettiamo sulla 108, una strada che per certi tratti è pure interessante con scorci di montagna ricchi di verde e torrenti. Ovviamente la salita e la discesa del Sonora Pass presenta qualche tornante, la strada è lunga ma non monotona, c'è un interessante vegetazione tutta intorno. Man mano che si scende sull'altro versante si incontrano sempre più villaggi lungo la strada poi raggiungiamo Sonora che baipassiamo per immetterci sulla 120. Poco dopo prendiamo la deviazione che finalmente ci conduce nello Yosemite Park. La strada all'interno del Parco presenta in molti punti interruzioni per lavori in corso, si cammina a traffico alternato regolato da semafori che sono lentissimi. Si cominciano comunque ad intravvedere interessanti panoramiche sulle montagne che ci circondano, una lunga vallata fa da sfondo ad una cascata che seppur esile è più alta di quella del Niagara.La panoramica merita una breve sosta assaporando che presto saremo proprio all'interno della valle. Discendendo verso la Yosemite Valley notiamo che ovunque giriamo lo sguardo vediamo una cascata, dopo la desolazione della Death Valley questa natura rigogliosa è esaltante. Man mano che ci avviciniamo a Yosemite Village si fa sempre più evidente El Capitain, la montagna regina di questo parco, un monolito dolomitico che sovrasta tutta la valle.
La strada costeggia il Merced River, un grazioso torrente circondato da splendide montagne. Le cascate viste prima in lontananza ora si offrono a noi con tutta la loro eleganza. Una strada circolare gira intorno al Village passando in prossimità della cascata che ora si intravvede bene tra la fitta vegetazioine di piante dall'alto fusto. Facciamo sosta al Villaggio ed entriamo nel fornitissimo supermarket per comprare qualcosa da mangiare, poi proseguiamo il giro passando vicino a El Capitain ma anche a un altra imponente montagna, l'Half Dom. L'ambiente è molto bello, montagne dolomitichre completamente spoglie da cui scendono fragorose cascate e sotto di loro boschi di conifere e prati verdi. Dirigendoci a sud si incontra un area del Parco denominata Mariposa Growe dove sono visibili alcuni grossi esemplari di sequoia. Questi alberi sono davvero imponenti sia in altezza che per diametro del fusto, siamo così piccoli non solo di fronte a loro ma anche se confrontati a una delle loro numerose radici che emergono in superfice. Tra gli alberi si aggira anche un cerbiatto che attira la nostra attenzipone. Poco dopo lasciamo lo Yosemite Park, è stata una lunga giornata di viaggio e abbiamo macinato molti chilometri ma siamo stati ripagati da quello che la natura ci ha offerto. La stanchezza è tanta e così ci fermiamo al primo paese incontrato, Oakhurst, dove ceniamo in una pizzeria e pernottiamo in un Motel lungo la strada.

martedì 25 marzo 2003

Il Motel che ci ha ospitato è ubicato in un posto molto carino, ieri sera siamo arrivati a buoio e non ce ne eravamo resi conto, facciamo colazione sulla terrazza che si apre in un bel boschetto di conifere, davvero uno dei migliori alloggi di questo viaggio. Da qui affrontiamo un lungo trasferimento verso San Francisco raggiungendo l'agglomerato urbano della città con l'attraversamento del San Matteo Bridge sul quale per la prima volta vediamo la celebre baia. Ci fermiamo in un sobborgo piuttosto desolato, abitato da gente dell'India, per comprare qualcosa da mangiare in un negozio, anche questo gestito da un uomo con turbante. Prima di entrare in città entriamo all'aereoporto, siamo in anticipo sulla tabella di marcia che ci eravamo prefissati e ci piacerebbe trovare un volo per le Haway ma con grande sorpresa scopriamo essere molto cari. Pur essendo un volo nazionale è più costoso comprare un volo per Honolulu qui che a Milano!! Abbandonata l'idea Haway ci dirigiamo nel centro di San Francisco che ci accoglie con i suoi grattaceli, certamente meno imponenti di quelli visti a New York. Dopo aver visto dove si trova l'hotel prenotato in Italia, ma siamo in anticipo e qui verremo solo tra qualche giorno, troviamo una sistemazione in un Motel di Lombard Street. C'è un vento molto forte ed è freddo,ci auguriamo che qui non sia sempre così. E' sera, usciamo solo per un giro nei dintorni e ceniamo in un piccolo ristorante italiano, poi torniamo in Motel per il pernotto.

mercoledì 26 marzo 2003

Ci siamo svegliati con il sole, non tira più vento e decidiamo di iniziare la visita di San Francisco, abbiamo letto che spesso chi viene qui non riesce a vedere il celebre Golden Gate perchè avvolto dalla nebbia ma oggi il cielo è così nitido che merita di puntare subito verso il ponte. Ed in effetti avvistiamo questa superba costruzione, un tempo il ponte più lungo del mondo, si mostra a noi in tutta la sua imponenza. Lo attraversiamo e raggiunta l'altra sponda ci fermiamo nei vari punti panoramici dove si osserva questo splendido contrasto tra il rosso del ponte e il blu del mare, In mezzo alla baia la piccola isola di Alcatraz, fino a poco tempo fa un penitenziario di massima sicurezza da cui era impossibile evadere. Visto che siamo sulla sponda di Sausalito decidiamo di raggiungere anche questa nota località turistica che presenta un porticciolo per natanti e un grazioso centro con numerosi negozi di souvenir. Mentre i miei compagni di viaggio vanno in un bar per vedere in tv una partita di calcio io mi sdraio su una panchina del lungomare e mi appisolo cullato dalla leggera brezza di mare. Quando tornano riprendiamo la macchina ma non riusciamo a tornare dal Golden Gate perchè è stato chiuso a causa di un incidente, passiamo allora più a nord dal San Raphael Bridge. Questo ponte è più lungo e più alto del Golden Gate e dal centro si domina tutta la baia. Giunti dall'altra parte della costa raggiungiamo il Bay Bridge che attraversa la baia appoggiandosi su un isoletta e arriva quasi nel centro di San Francisco. Passiamo in mezzo ai grattaceli e andiamo sul lungomare fino al Pier 39, una banchina del porto trasformata in un polo di attrazione turistica con negozi di artigianato e souvenir, ristoranti, artisti di strada e una colonia di leoni marini. Ceniamo in un elegante ristorante del Pier, il nostro tavolo è di fronte a una vetrata che dà sul mare e gustiamo la specialità di San Francisco, il granchio. In pratica ti portano un granchio intero bollito di cui si mangia la polpa, secondo me niente di eccezionale. Dopo cena rientriamo nel solito motel del giorno precedente per il pernotto.

giovedì 27 marzo 2003

Lasciato il Motel di Lombard Street optiamo per un tour a sud della città. Attraversata la celebre zona della Silicon Valley che ha dato i natali all'informatica moderna raggiungiamo Monterrey, un tempo capologo della California. Ci fermiamo al porticciolo da dove tra l'altro partono minicrocere in barca per vedere le balene ma purtroppo il mare è mosso e non saranno effettuate. E' un posto molto turistico per cui non mancano i soliti negozi di souvenir, le bancarelle alimentari, i ristoranti che propongono pesce. Andiamo poi nel centro della cittadina che ospita il più importante acquario degli U.S.A. dove non entriamo anche perchè c'è una lunga coda. Andiamo invece ancora più a sud, a Carmel, dove si trova la prima Chiesa Cattolica della California con annesso monastero. Il complesso è cinto da mura, presenta un piccolo museo ed è dedicato a San Francesco. Risalendo a nord ci fermiamo in una spiaggetta, la sabbia è un pò ruvida e il mare vi ha depositato delle strane meduse a forma di peretta per il clistero!!!
Tornati a San Francisco dedichiamo la serata alla strada che ospita Little Italy. Ristoranti italiani si trovano un pò ovunque nelle città americane ma qui c'è il monopolio dell'italianità, vera o presunta, perchè in realtà molti dei ristoranti che si affacciano su questa strada sono gestiti da asiatici. Comunque qualche locale italiano c'è ancora: caffetterie, ristoranti e anche alimentari dove si può trovare dal farro della Garfagnana e all'olio Bertolli. Che siano realmente italiani o no qui sei quasi a casa, sui pali della luce è disegnato il tricolore, dalle caffetterie risuonano musiche nostrane e sulla strada veniamo costantemente invitati ad entrare nei ristoranti da connazionali. Ovviamente in tutto questo marasma finiamo per entrare in una pizzeria che di italiano ha solo il nome, comunque mangiamo un'ottimo calzone. Decidiamo poi di cambiare Motel e sempre in Lombard Street ne troviamo un altro, il Motor Hotel. La camera è economica ma quando entriamo scopriamo di essere finiti in un vero porcile: coperte strappate, lenzuola sporche e sotto il letto una "discarica" di rifiuti. Probabilmente quella camera non era stata pulita da anni!! Uno dei miei compagni protesta vivacemente con il portiere, rivogliamo indietro i soldi ma ne nasce quasi un tafferuglio così che il mio amico è costretto a chiamare da una cabina telefonica la Polizia che interviene rapidamente. Restituitici i soldi troviamo un Motel lì vicino piuttosto decente dove pernottiamo.

venerdì 28 marzo 2003

Appena svegli apprendiamo che uno dei nostri compagni non si sente troppo bene per cui non ci seguirà nell'escursione odierna e si trasferirà singolarmente all'Hotel che abbiamo prenotato prima di partire dall'Italia. Vicino al Motel dove abbiamo dormito c'è un localino alla "Happy Days" che sembra invitante. Purtroppo c'è il consueto problema della lingua, nessuno di noi parla inglese e anche questa volta ordiniamo credendo una cosa e ne arriva un'altra. A me comunque va meglio di tutti perchè ciò che viene portato ai miei compagni è davvero immangiabile. A me arrivano le solite crepe un pò alte con quello sciroppo denso al gusto di miele che in mancanza d'altro sinceramente non dispiacciono. La mattinata è dedicata a un ampio giro della città, non solo delle zone turisticamente più note ma anche di quelle secondarie, dobbimo approfittarne perchè domani mattina dovremo riconsegnare la vettura all'autonoleggo. In questo lungo percorso tra le colline che circondano San Francisco da tutti i lati transitiamo per la famosa strada del gabbiano, in teoria dovremmo seguire i cartelli che la indicano ma nella realtà molto spesso ci perdiamo uscendo dal circuito, morale della storia la segnaletica dovrebbe essere rivista. La strada mostra vari luoghi della città, dai parchi pubblici ben curati, alle spiagge ampie ma poco invitanti. Nonostante il litorale non inviti alla balneazione non ci priviamo di ammollarre per qualche secondo le gambe nelle fredde acque del Pacifico. Ci fermiamo anche nel punto panoramico presso l'alta antenna da dove si gode di una grande prospettiva della città. Il circuito finisce nei pressi del Pier 39 già visitato precedentemente. Parcheggiamo e ci addentriamo in Fisherman Warf, zona affollatissima di turisti con numerosi ristoranti di pesce e negozi di souvenir. Dopo aver cercato un buon ristorante finiamo per mangiare un panino in un fast food affollato. Visitiamo poi il vicino parco della Marina alle cui banchine sono attraccate navi mercantili del passato dove saliamo per vedere sia i ponti che le stive. All'interno alcune ricostruzioni mostrano la vita di bordo di quando queste navi affrontavano i mari di tutto il mondo. Tra l'altro visitiamo questo Museo all'aperto e anche la vicina esposizione interna con la tessera dei Parchi Nazionali. Purtroppo la tessera non ci consente invece di salire su un sottomarino militare lì ancorato, il biglietto ci sembra caro per cui rinunciamo. Dovendo sfruttare a pieno lultimo giorno di macchina, transitiamo per il celeberrimo tratto di Lombard Street immortalato in numerose cartoline, ovvero quel breve ma irto percorso a zig zag che collega due delle principali arterie che da Fisherman Warf salgono sui colli per poi ridiscendere nel centro cittadino. Sull'irta strada fiancheggiata da aiuole di fiori c'è il limite a 20 miglia ma non vedo come si potrebbe andare più veloci. Voltandosi verso Fisherman lo sguardo spazia sul mare e sull'isola di Alcatraz. Andiamo poi all'Hotel che abbiamo prenotato dall'Italia dove trascorreremo le ultime tre notti. Qui ci ha preceduto l'altro nostro compagno con cui ci ricongiungiamo. Dopo aver preso possesso delle camere piuttosto belle e spaziose, non possiamo fare a meno di tirarci sul letto per un bel riposo davanti alla televisione. La sera ci sforziamo di alzarci per andare alla ricerca di un ristorante a Little Italy, dopo tante "schifezze" americane desideriamo una cena nostrana. Per raggiungere questo quartiere transitiamo brevemente per la colorata China Town. A Little Italy questa volta ci lasciamo convincere ad entrare in un ristorante che non è italiano solo di nome ma anche come gestione e in effetti mangiamo discretamente. Rifocillati rientriamo in Hotel per il pernotto.

sabato 29 marzo 2003

Al risveglio ci aspetta un abbondante colazione all'americana compresa nel prezzo dell'Hotel e finalmente possiamo sbizzarrirci nello scegliere cio che piu ci aggrada senza rischiare di ritrovarci nel piatto cose sgradevoli. Da giorni ho scoperto la tapioca e mi piace molto gustarmela sciolta nel latte caldo e poi brioshe, panini con marmellata, uova sode ecc. L'abbuffata mattutina ci consentira una certa autosufficenza per tutto il giorno. Andiamo a consegnare l'autovettura al noleggio con la consapevolezza che nei prossimi giorni dovremmo camminare. San Francisco è un saliscendi di viali ma la cosa non ci preoccupa perche potremo usufruire dei famosi tram che attraversano la città. Prima però visitiamo la parte più vecchia di San Francisco dove si trovano i monumenti principali della citta. Il Palazzo Municipale su cui sventolano le bandiere di U.S.A. e California è preceduto da un monumentale viale dove sono incisi i nomi di tutte le Nazioni del mondo in ordine cronologico rispetto al loro ingresso nelle Nazioni Unite, un elenco che in questi ultimi decenni ha subito numerose modifiche. Di frone al Municipio c'e un parco pubblico dove si tiene una festa orientale, del resto qui c'e una grande comunità asiatica. Raggiungiamo poi la stazione dei tram con una non lunga camminata. I tram hanno il loro capolinea nel centro cittadino dove vengono girati a spinta dai tramvieri prima di riprendere la salita, in pratica vengono posti su una specie di giostra azionata a mano. Bisogna fare la coda per salire di qui e i vagoncini sono spesso affollati tanto che alcune persone sono costrette a stare sull'esterno. Il macchinista aziona una potente leva molto simile a un lungo freno a mano. Andiamo a Fisherman Warf aggirandoci tra i numerosi negozietti e visitando un esposizione di giochi meccanici risalenti alla prima metà del '900 ancora in funzione ospitati all'interno di un grosso capannone. Pranziamo velocemente nel fast food del giorno prima poi passeggiamo per Fisherman. Il biglietto che abbiamo acquistato per il Tram vale due giorni e così ne approfittiamo e torniamo in centro per visitare qualche negozio come quello della Machintos dove si può navigare gratuitamente in internet, quello della Virgin e quello dei Levi's, il padre di tutti i Jeans nato a San Francisco.La sera mentre i miei compagni di viaggio cenano in un ristorantino mi soffermo ad osservare la zona delle bancarelle che vendono granchi. Esperti cuochi immergono il granchio nell'acqua bollente, dopo poco tempo lo tolgono dalla pentola, staccano le cheli, estraggono la polpa e preparano un panino. Non resisto alla tentazione di un panino alla polpa di granchio. Anche il pane è particolare, sembra un grosso bignè con poca mollica all'interno in modo che nell'incavo possa essere inserita la polpa. Questo pane viene prodotto poco distante da qui attraverso una catena di montaggio e il ciclo di produzione è visibile dalla strada dove si affacciano le vetrate di questo strano panificio. Ricongiuntomi con gli amici riprendiamo il tram che ci scarica non lontano dal capolinea. Nonostante sia sabato sera non c'e molta gente in strada ma questo lo abbiamo notato un pò in tutti gli U.S.A. ad eccezzione dell'affollatissima Las Vegas. Sembra quasi che da una cert'ora scatti il coprifuoco e sulle strade si trovano solo i barboni, molti dei quali di colore, rannicchiati a dormire su un cartone. Raggiungiamo il nostro Hotel per il pernotto.

domenica 30 marzo 2003

In pratica è il nostro ultimo giorno negli U.S.A. visto che domani prenderemo il volo per il ritorno. Dopo l'abbondante e piacevole colazione a self service in Hotel ci dirigiamo in tram a Fisherman Warf oziando tra la banchina 39 e il resto di questa area turistica. E' domenica e Fisherman è più affollato del solito, alcuni di noi gradirebbero fare una gita ad Alcatraz ma i posti in traghetto sono contingentati per cui sarebbe impossibile riuscirci. I quasi una settimana a San Francisco abbiamo visto più o meno tutto quello che c'e di interessante per cui non rimane che far trascorrere il tempo fino a sera. Visitiamo ad esempio la vicina Piazza Girardelli dove non eravamo ancora stati, praticamente un centro commerciale creato dalla più importante fabbrica di cioccolatini della California fondata da un immigrato italiano di origini liguri. All'ingresso ci vengono pure offerti dei cioccolatini. Verso sera con il solito caratteristico Tram torniamo in centro, sulle guide abbiamo letto che in una piazza dovrebbero esserci dei musicisti di strada ma non se ne vede alcuno. C'e invece una festa orientale, la mia attenzione cade su due giovani asiatiche in difficolta con una macchina dello zucchero filato. Mi inserisco tra loro e visto che lo so fare gli insegno ad avvolgerlo sul cono di carta che qui usano al posto del nostrano stecchino di legno. Rientriamo prima anche perchè domani ci aspetta un lungo viaggio, confermiamo i voli dalla postazione internet dell'Hotel dove abbiamo fatto amicizia con la giovane portiera, una ragazza da poco giunta dall'Uzbekistan di nome Mohi. Andiamo quuindi in camera per il pernotto.

lunedì 31 marzo 2003

E siamo giunti al giorno della partenza e alla fine di questo lungo viaggio negli U.S.A. in cui abbiamo toccato gli Stati di New York, New Jersey, Pennsylvania, Maryland, District of Columbia, Virginia, California, Nevada, Arizona e Utah. Nel nostro itinerario abbiamo visto le città di New York, Washington, Los Angeles, Las Vegas e San Francisco. Siamo entrati nei Parchi di Grand Canyon, Glenn Canyon, Antelope Canyon, Monument Valley, Canyoland, Arches, Bryce, Zion, Death Valley e Yosemite. Abbiamo visitato i Musei di Washington, la piantagione storica di Mount Vernon, la città western di Calico e gli Universal Studios di Hollywood. Si sono percorsi migliaia di chilometri cambiando due autovetture ed effettuando un volo tra la Virginia e la California. Adesso pero siamo giunti al termine e non ci dispiace tornare a casa. Facciamo colazione al buffet dell'Hotel poi prendiamo il taxi che la giovane Mohi ci aveva prenotato la sera prima. Partiamo dall'aereoporto di San Francisco per un volo di circa 13 ore diretto a Londra. Durante il volo distinguiamo dall'oblo la grande ansa formata dal fiume Missouri in South Dakota. L'aereo vola su U.S.A. e Canada, sfiora la Groenlandia, attraversa l'Irlanda e giunge a Londra. Qui cambio di vettore per Roma Fiumicino dove arriviamo nel primo pomeriggio del giorno dopo. Portiamo in Italia il ricordo di un lungo viaggio e un ombrello ciascuno, rimediati al Park Line Hotel di New York la prima notte e che ci hanno fatto molto comodo.