USA 2009 - NEVADA

località: las vegas, death valley, badwater basin, zabriskie point
regione: nevada
stato: stati uniti d'america (us)

Data inizio viaggio: lunedì 1 giugno 2009
Data fine viaggio: mercoledì 3 giugno 2009

Fra i tanti viaggi che un camperista sogna, è quello di attraversare gli Stati Uniti da costa a costa, il Camper Club Italia, lo ha organizzato e noi abbiamo aderito. Era da tanto che ne parlavamo con amici, altri, con altre organizzazioni oppure da soli, c’erano stati, ma sempre in percorsi molto limitati: California, Nevada ed Utah, nessuno, che noi conoscessimo, aveva fatto il “coast to coast”. Visto il programma, abbiamo notato che era molto vasto, ma ristretto nel tempo, in poche parole: bisognava correre, però si poteva fare. Dopo due riunioni a Bologna, sede del club ed una a Bergamo, dove abbiamo avuto tutti i ragguagli ed i costi definitivi, si decide e si và. Il costo, tutto compreso (purtroppo non sarà così) è stato quantificato in € 12.500. Venti giorni prima della partenza ci sarebbe stato un conguaglio, a favore o a sfavore, sul valore dollaro/euro e questo poi non si è avverato, circa € 400 a favore. E’ stato deciso di fare un costo uguale per tutti per i camper anche se erano di diverse misure perché non tutti potevano avere quelli piccoli, pertanto si è estratto a sorte. Il massimo dei partecipanti doveva essere di 20 camper con due responsabili, si sarebbero fatti due gruppi, purtroppo uno dei due capi, per motivi di salute ha dovuto rinunciare, ci è stato chiesto se volevamo partire con un solo responsabile e tutti abbiamo accettato, però il costo del secondo personaggio era già stato conteggiato e non è stato rimborsato ai vari partecipanti. Molti hanno fatto richiesta di rimborso, ma non c’è stata risposta.
Per poter immettere più foto e rendere la lettura più veloce, ho voluto inserire questo viaggio diviso in stati, ad ogni gruppo oltre alle foto inerenti, ci sarà il diario dei giorni collegati a quello stato.



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Da Meadview stato dell’Arizona a Las Vegas stato del Nevada km. 180.

lunedì 1 giugno 2009

Arriviamo a Las Vegas, al mattino verso le 11.00. Il campeggio si trova nel centro della città, per arrivarci, finalmente, vediamo strade e svincoli che avevamo visto nei film, molto intricati ma con segnalazioni chiare. Sistemati i camper in questo campeggio tutto asfaltato, ci prepariamo per il nostro appuntamento con la guida nel pomeriggio alle 18. Dopo pranzo un meritato riposo, ci saremmo dovuto trovare con PL per le 16.30 per discutere su un reclamo da inviare al CC Italia ed all’Hotelplan, ci eravamo appena coricati quando PL ci bussa e ci comunica che la riunione è anticipata, si farà alle 15, sapremo poi che questo spostamento era dovuto alla richiesta di uno del gruppo che volendo visitare la città per suo conto voleva anticipare l’incontro per avere più tempo a disposizione, per ottenere questo, non ha tenuto conto delle persone che come noi erano già a letto per riposarsi, di chi era in piscina e di chi stava uscendo presto per rientrare all’ora fissata. PL ha dato retta ad una sola persona senza pensare ai vari programmi degli altri, questo ha creato malumore nel gruppo e Tina in particolar modo ha reagito in un modo poco ortodosso con la persona in questione che anziché chiedere scusa per il suo comportamento l’ha accusata di parole non dette che persone poco attendibili gli avevano riferito. Dopo la discussione si è passato alla compilazione delle lettere: un elenco di manchevolezze da parte dell’agenzia, sia per i mezzi che nell’assistenza. Lettera inutile. A parer mio, i partecipanti hanno sempre avuto a che fare con il CC Italia, ad esso è stato versato l’importo di 12.500 euro ed ad esso dovevano essere rivolti i reclami, la Hotelplan entra in subordine. Probabilmente PL ha voluto e richiesto questa lettera per pararsi il ………
Arriva il bus e la guida, una simpatica signora che ci accompagnerà nella visita dei vari hotel e case da gioco. Ci porterà ad inebriarci di tutto quello che è finzione, spettacolo, seduzione, gioco. Qui le stelle non esistono, la stella principale è lei, capace di illuminare a giorno il cielo. L’aveva immaginata il gangster Bugsy Segal, quando nel 1964, vi aveva aperto il primo casinò. Las Vegas, la Sin City, la città del peccato e delle mille tentazioni, è la cattedrale costruita dall’America in mezzo ad un deserto, in onore del dio denaro. Basta un attimo per perdersi dentro di essa, si viene storditi dall’intensità dell’aria calda, avvolti dallo spettacolo dei grandi hotel dello Strip che, all’imbrunire, risplende come immenso luna park. Cominciamo dal The Venetian, una Venezia artificiale, dove gondolieri intonano melodie in napoletano, procedendo lentamente tra i canali. Il cielo è sovrastato da una luna meravigliosa, stavolta (caso più unico che raro) autentica. La Tour Eiffel troneggia imponente verso l’alto, al Paris. Da un lato c’è il Mirage, dall’altro lo spettacolo dei pirati del Treasure Island, con tanto di spari di cannone e attori che improvvisano battaglie che non abbiamo visto perché fuori orario. Subito dopo il Caesar Palace domina la scena, risplendendo in tutta la sua aura di antica Roma. Di fianco, flutti d’acqua emergono, come per magia, dal laghetto del Bellagio, danzando a ritmo di musica classica o jazz. Sullo sfondo scorgiamo il castello di Excalibur risplende di mille colori, con i suoi tetti rossi e blu che sembrano di marzapane. In lontananza si distingue, invece, il profilo della spettacolare piramide di Luxor, con la sua sfinge che di notte sembra quasi fosforescente, dove ceneremo ad un self service, si paga prima di entrare e si mangia quello e quanto si vuole. A Downtown l’atmosfera è molto meno glamour e turistica, se non lungo il Glitter Gulch con la Fremont Street Experience, dove si proiettano video e installazioni di luci con effetti speciali per uno spettacolo strepitoso. Il cielo sopra le teste è artificiale: vi corrono colori, immagini e flash a ritmo forsennato.
Chi la fa da padrone a Las Vegas sono comunque i casinò, con le loro roulette, le mille slot machines, i tavoli dei poker, del baccarat. Basta percorrere lo Strip per sentire ovunque il rumore delle monetine che scendono dalle macchinette mangiasoldi. Persone che al bar, mentre bevono un drink, si fanno massaggiare le spalle anchilosate per il continuo movimento del braccio, che dopo aver inserito la monetina, deve abbassare la leva e questo di continuo sempre nella speranza di vedere una pioggia di monetine di vincita. All’interno i vetri dei casinò sono camuffati per far perdere il senso del tempo, sono sempre uguali, sempre identici che sia il giorno che la notte, non fanno passare la luce del sole, per un’atmosfera artificiale e totalmente ingannevole. Il trucco sta nel far sì che il giocatore più accanito non si accorga del passare delle ore. Anche noi avremmo voluto provare l’ebbrezza del gioco, ma il tempo ci è mancato, alla fine ci siamo accorti che avevamo vinto perché non avevamo perso. Rientrando al campeggio, cerchiamo il silenzio.
Campeggio Las Vegas Circus Koa – N 36 08 31 W 115 09 57.

Da Las Vegas a Furnace Creek stato del Nevada Km. 336 e più

martedì 2 giugno 2009

Lasciamo Las Vegas che già al mattino è viva e brulica di persone. O forse sono quelle della notte che ancora non sono andate a dormire? Ci dirigiamo alla volta del Death Valley National Park. le imponenti rocce multiformi di Artist Palette e le distese salate di Badwater (N 36 13 47 - W 116 46 01) a 86 mt.sotto il livello del mare.) Giungiamo a Furnace Creek (N 36 13 15 - W 116 43 35), 55 mt. sotto il livello del mare. Ci troviamo di fronte ad un luogo magico, come sanno esserlo solo i luoghi veramente ostili. Non è che ci viva abitualmente molta gente e all’estate, tutto si svuota a causa delle temperature elevate, intorno e oltre i 50°. Dopo un’ora, il rosso cede il passo a un bruno intenso, e con l’avanzare del giorno i colori della Death Valley diventano sempre più luminosi e netti. La luce e i colori fanno parte del fascino arcano di questo luogo che, per molti giorni dell’anno, è il più caldo del pianeta. La Valle della Morte non è realmente così differente da gran parte del resto delle zone desertiche. E’ una cripto depressione che fa parte del Great Basin. E’ solo un po’ più profonda, un po’ più calda e un po’ più secca. Ancora poche miglia, si stacca verso destra della Highway 190, la Dante’s View Road (mt. 1525) (N 36 13 15 - W 16 43 35) da cui si godono incredibili panorami di tutta la vallata con le vette scure che s’innalzano dalle distese di sale. In particolare, si ha un’ottima veduta del Badwater, il punto più basso del Nord America, a 86 metri, sotto il livello del mare. Due miglia a sud di Furnace Creek, sulla Highway 190 possiamo ammirare il Golden Canyon (N 36 25 13 - W 116 50 51), una breve gola che taglia la roccia di arenaria in coloratissime sfumature di arancio, rosso e oro che, con il contrasto del blu dell’orizzonte, si rivelano ancora più intense. Un’occhiata al termometro e vediamo che segna già 47° gradi all’ombra. Procediamo verso il tranquillo e solitario Zabriskie Point, noto per la bellezza del paesaggio. E’ di origine sedimentaria, vulcanica ed in seguito, erosiva. Michelangelo Antonioni girò qui, nel Gower Gulch, l’omonimo film. Gran parte della terra ha il colore della sabbia, eccetto alcune colline verso nord, dalle sfumature rosso-brune. Qui dovrebbe terminare il percorso della giornata, ci dirigiamo al campeggio Death Valley Furnace Creek (N 36 27 52 - W 116 52 09) ma lo troviamo chiuso, dopo varie telefonate ne troviamo uno molto più avanti ed allora proseguiamo sul percorso che avremmo dovuto fare domani mattina.

Da ??? stato del Nevada a Visalia stato della California km. 500 circa

mercoledì 3 giugno 2009

Alla sveglia, pronti per partire nessuno si fa vivo, si decide di avviarsi senza pagare.
Oggi una lunga tappa di trasferimento.
Arrivati al campeggio si decide di fare una bella grigliata tutti assieme, ognuno porta la carne che ha e Giovanni penserà a cuocerla in un bellissimo braciere messo a disposizione dal campeggio, inutile dirlo: io ho fatto una torta, ma anche questa è stata fornita dalla comunità, chi aveva la farina, chi il burro, l’altro aveva lo zucchero, oltre alla marmellata non avendo altro, l’ho guarnita con uvetta passa e confettini colorati di non so chi, comunque, come al solito è piaciuta e mangiata.
Campeggio Visalia Koa – N 36 20 57 W 119 24 22.

Conclusione

sabato 13 giugno 2009

Tanti sforzi e tanta fatica per questo viaggio che ci ha regalato emozioni difficili da descrivere. Ogni giorno è stato unico, imperdibile, straordinario, grazie anche all’impegno e la volontà di tutti i nostri compagni di avventura. Che cosa ricordiamo di più? Difficile dirlo. Ogni luogo, nel suo genere, è stato meraviglioso. Questo viaggio sarà memorabile. Il nostro pensiero va, nell’ordine, al fascino impetuoso delle cascate del Niagara; ai calanchi delle Badlands; alle facce dei Presidenti scolpiti nella montagna; alla magnifica Dewil Tower, all’emozionante Old Faithful e a tutto il Parco dell’Yellowstone (anche se non abbiamo visto l’orso Yoghi e Bubu), alla Monument Valley, ed ai suoi delicati archi e le sue guglie; alla luce filtrata attraverso l’Antelope Canyon; al mitico Lago Powell con la Glen Canyon Dam; al superbo, al grande, al bellissimo, al mozzafiato Grand Canyon; alle luci, ai suoni di Las Vegas; al caldissimo Badwater nella Death Valley; al vecchissimo e grossissimo General Sherman ed all’inaspettata nevicata al Sequoia National Park; al meraviglioso Golden Gate Bridge ed allo skyline di San Francisco visto dalla romantica Sausalito; ed infine, alla grandissima New York, ai suoi grattacieli, al Central Park, al ponte di Brooklyn, alla Statua della Libertà (vista da lontano). Ci sarebbero state tantissime altre cose da raccontare che non abbiamo inserito in questo testo. Altre che avremmo potuto dire ma che si trovano in tutte le guide turistiche. Altre ancora, come le sensazioni e le emozioni più intime….che non si potranno mai descrivere ma che rimarranno prigioniere per sempre in noi. Ora è proprio tutto finito. E’ tempo di ritornare a casa, rivedere gli amici, continuare la nostra vita di sempre, in attesa di un altro meraviglioso viaggio da gustare insieme.