USA ON THE ROAD

località: yosemite park, death valley, las vegas, bryce canyon, capitol reef, arches national park, monument valley, page, antelope canyon.
regione: california, nevada, utah, arizona
stato: stati uniti d'america (us)

Data inizio viaggio: venerdì 17 settembre 2010
Data fine viaggio: domenica 3 ottobre 2010

Il racconto di questo viaggio nasce dal desiderio di condividere questa esperienza meravigliosa con persone che amano viaggiare per conoscere luoghi e culture diverse dalla propria, e dalla volontà di fornire qualche informazione utile a coloro che decideranno di organizzare il proprio tour on the road..

Di seguito il nostro itinerario...

Il nostro viaggio parte da Milano Malpensa il 17 settembre, su un volo Delta Airlines diretto a San Francisco. Facciamo scalo ad Atlanta, in Georgia. L'aereoporto è immenso (tanto che al suo interno vi è una sorta di metro per spostarsi da un gate all'altro!) per noi che siamo abituati ad aereoporti dallo standard europeo. Trattandosi di un volo interno recuperiamo i nostri bagagli che successivamente vengono imbarcati senza doverli far ripassare al chek in. Inutile menzionare quanto siano attenti i controlli da parte del personale, che una volta giunti alla "dogana" ci domandano il motivo del nostro ingresso in America. Il volo a/r, prenotato on line con 2 mesi di anticipo è costato, compreso di tasse, circa 800 euro a testa. Da Malpensa ci sono volute circa 14/15 ore di volo per arrivare a San Francisco, oltre le 2 ore trascorse ad Atlanta durante lo scalo. Ricordate che in california il fusorario prevede che le lancette del vostro orologio vengano tirate indietro di ben 9 ore rispetto all'orario che vige in Italia.
Arrivati a San Francisco ci attende mio cognato, in quanto per qualche giorno saremo ospiti di mia sorella che da pochi mesi si è trasferita a Dublin.
Trascorsi due giorni di riposo siamo finalmente pronti per il nostro tour!

Lunedì 20 settembre , Dublin - Yosemite Park - Mammoth Lake 160 miglia

Dopo un abbondante colazione con chunky (biscotti rotondi con gocce di cioccolato che danno dipendenza, specialmente al mio fidanzato) e caffelatte, ci accompagnano alla hertz per ritirare l'automobile che abbiamo noleggiato tramite internet.
Finalmente chiavi in mano, carichiamo la nostra valigia e gli zaini e siamo pronti per partire !
Decidiamo di fare subito il pieno.. dopo le prime difficoltà alla pompa di benzina (diversa da quelle che abbiamo in Italia) ci sentiamo un pò impacciati per via del nostro inglese "livello scolastico", ma grazie all'intervento di un simpatico signore, riusciamo a venirne a capo. Mettiamo in moto la nostra Nissan Versa (classificata come compact ) e cominciamo a divorare qualche miglia. Solamente dopo aver percorso molta strada ci rendiamo conto di quanto sarebbe stato più rassicurante essere a bordo di un mezzo più "robusto". Negli Stati Uniti troverete ovunque cartelli che indicano l'attraversamento di qualche animale di taglia più o meno grande.. che sia un temibile bear (orso) piuttosto che un timido deer o un elk (cervo o alce).. e il pericolo di spiacevoli tamponamenti è sempre in agguato.. specialmente se guidate dopo il tramonto, poichè la maggior parte delle strade è assolutamente priva di illuminazione. Inoltre in diverse zone i cellulari non hanno campo e in caso di necessità sarete quindi totalmente abbandonati a voi stessi, o al massimo se sarete fortunati, potrete chiedere aiuto a qualche passante. Nel nostro caso non è stato necessario, ma se possibile meglio essere previdenti.

La California nel mese di settembre è caratterizzata da colline dorate e dal contrasto verde dei suoi vigneti, da cui si ricava il rinomato vino californiano. Le pale eoliche che girano di continuo si stagliano contro il cielo azzurrissimo. Lungo le strade troverete piantagioni di mandorli e ulivi e diversi frutteti.. non a caso ogni 200 mt potrete incontrare venditori di frutta che espongono in bella vista fragole, pesche profumatissime, mele e, dato il periodo, anche zucche di tutte le dimensioni.

Avvicinandosi a Yosemite National Park il paesaggio muta, offrendo alla vista una zona decisamente più rocciosa con foreste di abeti verdeggianti. Con l'arrivo dell'autunno purtroppo le cascate che durante gli altri mesi impreziosicono il panorama tendono a prosciugarsi completamente, perciò noi avevamo già optato per dirigerci direttamente alla Valley. Arrivando dalla Big Oak Flat Road, una delle strade d'accesso, ci troviamo all' ingresso del parco dove acquistiamo il pass da 80 $ che ci permette di risparmiare inquanto valido per tutti i National Park degli stati uniti. A ridosso della Valley svetta El Capitan, una parete rocciosa di granito, mentre in lontananza l'Half Dome domina su tutto il parco. Si possono ammirare prati verdissimi e se si è fortunati è possibile vedere da vicino qualche cervo. Solo se davvero avete a disposizione più di un giorno concedetevi una passeggiata per andare a vedere le sequoia, ma per quanto sia rilassante essere immersi nella natura e affascinante ritrovarsi circondati da piccoli scoiattoli che vi scrutano da ogni ramo come fossero folletti, non aspettatevi di vedere nulla di impressionante. Probabilmente per vedere alberi davvero giganteschi è più indicato visitare il Sequoia Park.
Vi suggerisco invece di percorrere prima che tramonti il sole la Tioga Road, una meravigliosa strada panoramica che attraversa il parco da ovest ad est. La Sierra Nevada vi rimarrà nel cuore.

Giunti ormai in tarda serata a Mammoth Lake ci dirigiamo subito al Motel 6, dove ci attende la camera che abbiamo prenotato. La stanza è piccola e non particolarmente accogliente, ma infondo ce la siamo cavata con meno di 60 $. Per dormire va più che bene. L'atmosfera è proprio quella del motel da film americano, insegna luminosa e tanto di macchine parcheggiate proprio davanti alle camere. Appena sotto le coperte cadiamo in un sonno profondo!






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Mammoth Lake - Death Valley - Las Vegas 350 miglia

martedì 21 settembre 2010

Al mattino la sveglia suona alle sei, ma io sono sveglia già da un pò.. quando si tratta di espolare nuove mete ogni minuto è prezioso. Anche dalla stanza accanto alla nostra giungono rumori di gente che ha fretta di ripartire.
Ci vestiamo di corsa, facciamo l'appello di tutti i nostri bagali e andiamo di corsa a fare colazione.. entriamo in un posto carino dove le sedie sono ancora capovolte sui tavoli per via dell'orario.I nostri occhi però cadono sul bancone di leccornie.. prendiamo tre donuts, le ipercaloriche ciambellone col buco ricoperte di cioccolato.. per intenderci quelle di cui va ghiotto Omer! Il "cappuccino" ce lo servono in quei bicchieroni di carta col tappo che si vedono sempre nei film in mano ai poliziotti a bordo delle loro autovetture. Solo ora mi accorgo di quanto la televisione sia in grado di imprimere certe immagini nelle nostre menti. Consumata la nostra colazione ripartiamo.

L'itinerario prevede di dirigerci verso la Death Valley, ma noi percorriamo qualche miglia per tornare indietro, voglio fare tappa a Mono Lake . Ed ineffetti lo spettacolo insolito che ci si presenta agli occhi ne vale davvero la pena! E' ancora mattina presto e c'è una quiete a cui non siamo abituati. Ci fermiamo a contemplare questi pinnacoli di roccia, per la precisione di tufo, che emergono dalle acque calme del lago.. tutto intorno sono montagne che fanno da sfondo a questa meraviglia della natura. Scattiamo un pò di foto, ci godiamo ancora qualche attimo di relax per sgranchire le gambe e ripartiamo verso la Death Valley.

Ci aspettano diverse ore di macchina e siamo già in ritardo sulla nostra tabella di marcia. Ogni cosa però che vediamo ci fa venire voglia di accostare e fermarci per fare qualche altro scatto, che sia una roccia, una strada o un albero, come i Joshua tree che sono davvero particolari ! Ancora una volta chiusi nell'abitacolo dell'auto osserviamo intorno a noi un paesaggio che continua a cambiare.. ora diventa più arido, le rocce si fanno grigie, prima più chiare e poi più scure e ci ritroviamo con lo sguardo perso nell'immensità di questa " valle della morte" che si estende dalla California fino allo stato del Nevada. La strada si fa tortuosa, un sali e scendi di tornanti nel bel mezzo di raffiche di vento. La temperatura all'interno della nostra Nissan inizia a diventare più calda, quasi soffocante e siamo costretti ad accendere l'aria condizionata che io detesto. E pensare che in estate le temperature si spingono anche oltre i 50 gradi! Un cartello che indica l'attraversamento tartarughe mi fa sorridere.. non sarà che il caldo mi fa avere dei miraggi !?!
Proseguendo arriviamo in prossimità della zona caratterizzata dalle sand dunes, ovvero le dune di sabbia. Scendiamo dalla macchina per scattare qualche altra fotoricordo. A farci compagnia c'è solo qualche impavido turista che sfida una tremenda calura, tale che quasi impedisce di respirare. Qualche minuto per ammirare questo panorama desertico e riprendiamo il viaggio.

Inizialmente non avevo considerato la Death Valley tanto da includerla nel nostro tour, ma essendo di strada non potevo fare altrimenti, ed in effetti per quanto possa diventare un impresa ardua, consiglio almeno di attraversarla (attrezzati di borsa frigo e qualche bottiglia d'acqua fresca!). Noi ne siamo rimasti affascinati e l'abbiamo paragonata ad un paesaggio lunare, un esperienza quindi unica.

Oramai abbiamo percorso molte miglia e in lontananza intravediamo una città.. sembra proprio la sfavillante Las Vegas che ci attende. Improvvisamente ci troviamo immersi nel traffico a cui non eravamo più abituati, nel cielo si muovono decine di piccoli elicotteri. Sembra di essere in un set cinematografico invece sono i turisti che rientrano dall' escursione sul Grand Canyon. Cerchiamo di orientarci per raggiungere il Planet Hollywood, l'hotel dove pernotteremo. Essendo capitati in un giorno infrasettimanale la tariffa è accessibile, si aggira intorno ai 100 $ compresa di tasse. Considerate che soggiornando invece nel week-end i prezzi raddoppiano e spesso possono anche triplicarsi ! Posteggiamo nel parcheggio self service e ci dirigiamo verso la hall. Per fortuna l'attesa non è lunga e riusciamo quasi subito a fare il chek - in. Ci chiedono di mostrare il n di prenotazione, il passaporto e la carta di credito per la cauzione. La nostra camera è al diciottesimo piano.. appena entriamo ci rendiamo subito conto di quanto sia spaziosa! Il letto è grande e ricoperto di cuscini, ma soprattutto c'è una vetrata che occupa un intera parete, da cui possiamo ammirare una parte della città. Facciamo una doccia per rinfrescarci e una volta vestiti e profumati lasciamo la stanza per la nostra passeggiata sulla "strip".

Appena usciamo dal centro commerciale adiacente al nostro albergo ci ritroviamo difronte al Bellagio. Appena il tempo di realizzare e subito parte lo spettacolo delle fontane che creano giochi d'acqua a ritmo di musica. Lo ripropongono ogni quarto d'ora e noi ne approfittiamo per rivederlo una seconda volta. E' tutto molto emozionante.
Sulla destra troviamo l'hotel Paris con una magnifica riproduzione della Tour Eiffel tutta illuminata.. Las Vegas Blvd S. è tutto questo.. confusione, brulichio di gente, musica, via vai di taxi e di limousine, scintillio di luci e colori, negozi e alberghi a tema. L'aria è calda e secca, resto in canottiera nonostante siano ormai le undici di sera. Ceniamo all'aperto in un messicano che serve delle favolose fajtas, poi ci allontaniamo per andare a vedere il New York New York con la Statua della Libertà. Poco più lontano c'è anche l'Excalibur che si presenta come un castello in stile fantasy, tipo quello del logo Walt Disney. Senza rendercene conto è già la una e dato che abbiamo camminato parecchio e abbiamo esaurito tutte le energie, chiamiamo un taxi che ci riporta al Planet. Andiamo a letto stanchi ma molto soddisfatti della giornata.

Las Vegas - Bryce Canyon 260 miglia

mercoledì 22 settembre 2010

La sveglia suona alle 7.30.
La luce inonda la stanza dalla vetrata, ma Las Vegas sembra stia ancora dormendo e la città si è trasformata. Ora le strade sono vuote, c'è silenzio e il caos è tornato ordine. Dopo una bella dormita mi sento decisamente rigenerata. Lasciamo il Planet e ci dirigiamo al Paris per fare colazione.
La cosa divertente è poter entrare e uscire dagli altri alberghi anche se non si è ospiti. Passeggiare all'interno del Paris è davvero come passeggiare per qualche vicolo di Parigi, per esattezza mi sembra di essere tornata a Montmartre, una collina nella zona nord di Paris, centro bohemien dove sorge il Sacro Cuore. Consumiamo la nostra colazione con qualche croissant e il solito cappuccino bollente.
Prima di lasciare Las Vegas andiamo ad ammirare The Venetian, l'hotel che riproduce fedelmente Venezia. Rimaniamo a bocca aperta.. c'è tutto, piazza San Marco, il campanile, il ponte, i canali.. e ovviamente le gondole con i gondolieri ! Risaliamo in macchina e riprendiamo il nostro viaggio. Sorridiamo al pensiero che non abbiamo fatto nemmeno una puntata al casinò, ma infondo non siamo andati a Las Vegas per quello e ne siamo felici.

Ci dirigiamo verso il Bryce Canyon. Anche oggi le miglia da percorrere sono molte, ma è così piacevole guardarsi ingiro che starsene in macchina non pesa poi un granche. Ogni tanto ci diamo il cambio alla guida. Oltrepassiamo il cartello che ci indica che stiamo entrando nello stato dello Utah, quello che poi mi rimarrà nel cuore più di tutti. Le strade tagliano in due il paesaggio, gli spazi sembrano infiniti e nonostante siamo in mezzo al nulla sentiamo che non ci manca niente. Ci riempiamo gli occhi di forme e colori e dell'immensità che ci circonda. E' difficile capire finchè non lo si prova.
Dopo più di cinque ore di macchina e un paio di soste finalmente ci avviciniamo alla nostra meta. Percorriamo una strada da cui intravediamo il Red Canyon, e come si intuisce dal nome, rimaniamo colpiti dal colore rosso mattone di queste rocce. La immaginavo una zona più arida, invece mi stupisco dei prati e degli alberi che vediamo passando. Bryce Canyon City è molto carina, in stile country.

Finalmente ecco l'ingresso del parco, salutiamo il ranger ed esibiamo il nostro pass. Proseguendo troviamo un altro cartello che segnala l'attraversamento di altri animali.. questa è la volta delle marmotte!! Dopo nemmeno un miglio incontriamo subito le indicazioni per Sunrise point, ma dato che è già pomeriggio ci dirigiamo al Sunset per goderci questa meraviglia della natura illuminata dalla luce del tramonto che ne esalta la bellezza.
Lasciamo la macchina al comodo parcheggio e dopo aver fatto poche centinaia di metri raggiungiamo il view point. Quello che ci si presenta è assolutamente uno spettacolo mozzafiato. In realtà non si tratta di un vero e proprio canyon ma piuttosto di un altopiano la cui erosione ha dato origine a questi hoodoos, ovvero pinnacoli di roccia rossa. Rimaniamo qualche minuto a contemplare l'unicità del paesaggio che si estende intorno a noi, un anfiteatro di guglie che dal rosa tenue si accendono di sfumature più intense sotto ai raggi del sole. Ogni persona presente sembra raccogliersi in una sorta di silenzio mistico.
Decidiamo di seguire il Navajo Trail, un sentiero di poco più di due km che scende di circa 170 m attraverso l'anfiteatro principale. Il percorso è accessibile a tutti coloro abbiano voglia di immergersi totalmente nel cuore del parco.. poca fatica che verrà ripagata da scorci emozionanti ed irripetibili.
Trascorrono quasi tre ore senza nemmeno rendermene conto, non me ne andrei più via, resterei ancora a camminare fra le rocce e gli alberi, ma Giacomo fa presente che il sole è calato già da un pò e che presto diventerà buio.

Lasciamo il parco per dirigerci al Best Western Ruby's Inn. Tramite internet avevo letto molte recensioni positive su questo albergo, ma il riscontro si è rivelato anche meglio delle aspettative. La struttura è decisamente caratteristica, in stile western. La hall è accogliente. Anche qui il check - in è rapido e ci consegnano subito le chiavi della stanza che abbiamo prenotato. Il complesso è suddiviso in diversi lodge, il nostro è Lakeview Lodge e sorge difronte ad un grazioso laghetto che allo spuntare della luna diventa anche molto suggestivo. Il cielo è limpido e stellato, l'aria è frizzante. Ci concediamo un oretta di relax nella nostra camera che è davvero impeccabile sia per i comfort che per la pulizia. Alle 20.30 ci rechiamo al ristorante dell'albergo, molto caratteristico anch'esso, unica pecca l'attesa.. evidentemente tutti vengono qui.
Scopriamo poi che in effetti si mangia molto bene e rimaniamo soddisdatti sia della cena che del servizio... l' atmosfera poi rende tutto ancora più speciale...

Bryce Canyon - Arches - Monument Valley 440 miglia

giovedì 23 settembre 2010

Ci svegliamo alle prime luci dell'alba, dopo un fantastico sonno ristoratore. Sarà stata la stanchezza o forse la pace che circonda Bryce ma sono certa che sia stata una dormita memorabile!

Anche la colazione che ci servono al ristorante ci stampa un bel sorriso sulla faccia. Preferiamo una colazione più classica a quella americana che consumano gli altri alloggiatori. Toast caldi con burro e marmellata, un paio di muffin ai mirtilli, il mio solito caffelatte e un bel bicchierone di caffè americano per la mia dolce metà. Fatto il carico di energie lasciamo tristemente il Ruby's Inn e prima di salutare Bryce andiamo a Sunrise point per goderci lo spettacolo un ultima volta.. il cielo è di un azzurro tenue, leggermente striato di rosa e il panorama è favoloso. Rimarrà impresso nelle nostre menti. Per concludere in bellezza, mentre stiamo per lasciare il parco, scorgo tra gli alberi una felice famiglia di cervi.. scatto una foto e restiamo emozionati ad osservarli per qualche istante.

La strada per raggiungere Arches National Park è davvero lunga, ma altrettanto piacevole. Le curve che si susseguono ci dondolano dolcemente tra gli alberi, in mezzo ad una natura incontaminata. Il cielo è sereno e l'asfalto grigio scorre veloce sotto ai nostri occhi. Incontriamo un gruppo di motociclisti che ci fanno un invidia tremenda. Ci superano e scompaiono all'orizzonte, lasciando dietro di se solo il frastuono delle loro marmitte che rompe il silenzio. Accendiamo la radio ma riusciamo a sintonizzarci solo su una stazione, ovviamente di musica country.
Stiamo percorrendo la scenic byway 12, una strada panoramica che passa da Escalante. Poi ci immettiamo sulla 24 che attraversa invece il parco di Capitol Reef.
Ormai non seguiamo più nemmeno le indicazioni del navigatore, e con la cartina in mano risaliamo lo Utah. Spostarsi da un parco all'altro non è difficile, le highway sono poche ma ben segnalate. Un altra nota positiva oltre al fatto che la benzina costa poco, sono le autostrade assolutamente gratuite.

Dopo diverse ore di viaggio finalmente sullo sfondo delle rocce compare la scritta Arches National Park. Dopo poche miglia, varcato l'ingresso, con l'auto cominciamo a salire da alcuni tornanti e improvvisamente ci rendiamo conto che il parco è più grande di quanto pensassimo. Purtroppo il tempo a nostra disposizione è poco perciò proseguiamo verso i punti panoramici che ci interessano di più. Superiamo quindi Park Avenue, Petrified Dunes e arriviamo a Balanced Rock dove ci meravigliamo di come la natura abbia creato simili sculture.
Raggiungiamo The Windows section e scattiamo un pò di foto dispiaciuti di non poter percorrere nessun trail. L'effetto che crea il contrasto delle rocce rosse con l'azzurro intenso del cielo è stupendo e rende questo territorio selvaggio davvero unico.
Arrivati all' Upper Delicate Arch viewpoint, il punto panoramico più vicino al Delicate Arch, rimaniamo un pò delusi scoprendo che per raggiungere l'arco bisogna percorrere un sentiero di quasi 5 km, tra andata e ritorno ci vorrebbero quindi circa 2 ore e noi questo tempo non l'abbiamo. Ci arrampichiamo tra le rocce per poter ammirare questo imponente arco di arenaria che sorge sospeso su una parete di roccia. Le persone che sono proprio lì sotto a fotografarlo in confronto ci sembrano puntini in movimento. Il sole picchia sopra le nostre teste e la stanchezza comincia a farsi sentire.
E' ora di lasciare Arches, ci dirigiamo verso l'unica uscita del parco ripercorrendo in senso contrario la strada che ci ha portato fino all'ultimo viewpoint.

Per raggiungere Monument Valley dobbiamo percorrere ancora circa cinque ore di strada. Il tramonto ha ormai portato via l'ultimo raggio di luce e una luna tonda e grande è già pallida nel cielo. Dopo diverse miglia siamo finalmente sulla highway 163 che conduce alla Navajo Nation Reservation ma purtroppo è già buio e non riusciamo a goderci come vorremmo il paesaggio. Riusciamo però a percepire la sacralità di questo territorio e all'idea che siamo quasi arrivati il cuore inizia a battere più forte per l'emozione .
La strada è un rettilineo in leggera discesa che attraversa un territorio pianeggiante cosparso però da butte e mesas, particolari formazioni rocciose.
Improvvisamente notiamo qualcosa in lontananza e quando capiamo che si tratta di un piccolo coyote rimaniamo incantati, ma scompare subito nel buio. Sembra abbia voluto darci il benvenuto!
Finalmente arriviamo al The View Hotel. Solito rito del chek-in ed esausti ci rifugiamo nella nostra camera, purtroppo praticamente a digiuno in quanto il ristorante dell'albergo ha già chiuso e nei dintorni non sembra esserci molto.
Questa struttura inaugurata alla fine del 2008 è situata infatti proprio nel cuore del parco e la cittadina più vicina, Kayenta, dista circa 30 km.
Prima di cadere in un sonno profondo ci godiamo dal nostro balcone un cielo stellato che non ha eguali! La luna piena crea un alone di luce intorno ai Mitten e l'impressione è quella di udire da lontano i vecchi canti intonati dagli indiani...

Monument Valley - Page - Mesquite 320 miglia

venerdì 24 settembre 2010

Ci svegliamo prestissimo come al solito. Armati di macchina fotografica e cavalletto ci precipitiamo sul balcone per immortalare un momento davvero magico.. L'aria è fredda e il sole è ancora timidamente nascosto dietro ad uno dei Mitten, ma in pochi istanti le prime luci dell'alba illumineranno tutta la Monument Valley che assumerà colori unici e quest' immagine rimarrà impressa nella mia mente come fosse una cartolina che arriva da lontano..
Dopo una colazione memorabile con vista sul Tribal Park siamo pronti per partire verso l'Arizona.

La prossima tappa è Antelope Canyon. Arrivati nei pressi di Page, incontriamo un parcheggio sterrato vicino alla centrale elettrica. Da qui partono dei tour organizzati. Tutto è gestito da indiani Navajo che con i loro mezzi ti accompagnano alla scoperta di questo canyon, largo appena due metri e lungo circa 200, un tempo attraversato dal fiume Colorado. In base alla posizione del sole nel cielo scegliamo il tour delle 11.30. Capirete di seguito il perchè.

Dopo un breve tragitto la nostra guida fa una deviazione su una strada sterrata e dal vetro del finestrino ridiamo dei gruppi che ci seguono su furgoncini aperti e che ora sono in balia delle nubi di sabbia che lasciamo dietro di noi. Ma come dice il proverbio ride bene chi ride ultimo e appena arriviamo ad Antelope rimaniamo insabbiati e, nel tentativo di venirne fuori, il nostro amico indiano fonde il motore e il cofano fa fumo dappertutto! Rimaniamo sconcertati ma ci dicono di non preoccuparci, che in un modo o nell'altro ci riporteranno indietro.

Siamo all'ingresso del canyon pronti per addentrarci in questo antro oscuro della terra. Qui l' effetto dell'erosione ha scolpito le pareti rocciose conferendogli forme davvero indescrivibili. Dopo i primi passi nell'oscurità raggiungiamo degli spazi più ampi e rimaniamo ammaliati dal gioco di colori. Dall'alto infatti a quest'ora i raggi del sole penetrano perpendicolarmente creando dei fasci di luce così visibili che sembra di poterli toccare e il canyon assume colori di tonalità diverse che vanno dal viola al rosa fino all'arancione.. sembra di essere in un altra dimensione! Il percorso dura circa un ora e mezza, durante la quale continuando a scattare una foto dietro l'altra esaurisco quasi la memoria della mia macchina digitale!
Sono felice di essere ad Antelope Canyon.e penso che un esperienza del genere valga davvero tutte le miglia che abbiamo percorso per arrivarci !

Purtroppo però arriva il momento di ripartire perciò, stanchi ma soddisfatti, ci rimettiamo in viaggio, questa volta verso la cittadina di Mesquite, nell'intento di ridurre il più possibile le ore di strada che ci aspetteranno domani per fare ritorno verso Dublin. Questa volta improvvisiamo e decidiamo di trascorrere l'ultima notte del nostro tour presso un hotel Best Western, inquanto ci siamo già trovati bene con questa catena alberghiera.

Il personale anche qui si dimostra infatti molto accogliente e cortese, e la camera è decisamente graziosa e pulita. Lasciati i bagagli nella stanza ne approfittiamo per usufruire anche della piscina, ma soprattutto della piccola vasca idromassaggio che è a disposizione degli ospiti senza alcun costo aggiuntivo. Senza rendercene conto diventa tardi e la fame inizia a farsi sentire! Ci prepariamo e con l'auto andiamo in cerca di un posto dove mangiare, ma a parte un mc donald's non c'è molto. Proviamo ad entrare all'Eureka Casinò Resort dove troviamo "Experience the Buffet", molto suggestivo con l'acquario immenso che c'è all' ingresso, ma essendo già le 21.15 ci dicono che il ristorante sta per chiudere. Tristi ed affamati gironzoliamo ancora per Mesquite. Finalmente troviamo un posticino nascosto, sull'insegna lampeggia la scritta "Home Plate 50's style". Da fuori non gli si darebbe molto, ma all'interno è davvero carino, stile happy days!
Qui un cameriere ci fa sentire subito i benvenuti e ci fa accomodare al tavolo, su dei divanetti di pelle rossa. Ci lascia le liste e come al solito cerchiamo di capire cosa ordinare.. per me un pot roast dinner, ovvero un tenerissimo arrosto con contorno di fagiolini e patate al cartoccio con salse varie, e per Giacomo two grilled pork chops! Cioè due belle braciole di maiale con patatine fritte! La carne è favolosa, cucinata alla perfezione e il servizio è impeccabile. Al termine della cena quando ci portano il conto non crediamo ai nostri occhi.. appena 18 $ !! Eppure è proprio così. Lasciamo una bella mancia e ce ne andiamo contenti. Se capitate a Mesquite non potete non provare questo posto! Ve ne sarà grata la pancia e anche il portafoglio!
La giornata si conclude bene anche questa volta..

Mesquite - Dublin 650 miglia

sabato 25 settembre 2010

Dopo una buona colazione abbondante carichiamo i bagagli e ripartiamo. Oggi dovremo percorrere molte miglia per tornare a Dublin.

Lasciato alle nostre spalle il Nevada con le sue strade che attraversano un territorio arido e roccioso, e Las Vegas che così lontanta sembra un miraggio, decidiamo di dirigerci verso la costa della California per rendere il nostro rientro più piacevole e interessante. Dopo qualche ora il paesaggio inizia a cambiare e vediamo di nuovo spuntare alcune file di pale eoliche. Le colline dorate si estendono a perdita d' occhio verso l'orizzonte e ogni tanto si vede in lontananza qualche mandria di vacche e di buoi. Una deviazione per la città di Los Angeles o Santa Barbara significherebbe allungare di alcune ore il nostro tragitto, perciò decidiamo di dirigerci verso la freeway 1 per percorrere questa strada panoramica che costeggia il Pacifico e che collega Los Angeles a San Francisco.

L' ultima tappa prima dell'arrivo a Dublin la facciamo a San Simeon. In un parcheggio sterrato vediamo dei ragazzi con le tavole da surf che si allontanano dal loro pick up. Parcheggiamo anche noi. Nell'aria si respira l'odore intenso e pungente della brezza che proviene dall'oceano. E' emozionante che tutto questo sia proprio davanti ai nostri occhi.. Ma la cosa strana è vedere da un lato della carregiata gli animali che pascolano e dall'altro lato queste spiagge immense e le ammucchiate di leoni marini che se ne stanno sdraiati sotto al sole! Alcuni si rotolano, altri sono immobili e sembra stiano dormendo, ma in realtà secondo me sono vigili e disturbati dalla folla di gente che è intenta a fotografarli. Uno più piccolino sembra avvicinarsi a noi.. ma la staccionata di legno ci divide, inquanto questi animali non sempre sono molto pacifici ed è comprensibile il motivo.
Del mare non ho mai avuto timore, ma trovarsi difronte all'oceano fa davvero un effetto strano, ti accorgi di quanta forza si agita in quest'immensa distesa d'acqua e allora percepisci la fragilità dell'uomo davanti alla grandezza della Natura..
Lasciamo questa spiaggia e percorriamo solo qualche miglia per trovare un punto panoramico da dove scattare le ultime foto. La strada non è dritta ma piuttosto sinuosa, la vegetazione qui è fitta. Subito dopo una curva c'è uno spiazzale dove accostarsi.. sullo sterrato c'è il segno di altri pneumatici.. probabilmente si fermano in molti a godersi il panorama da qui. Noi ancora una volta siamo davvero fortunati e riusciamo a goderci un tramonto favoloso sul pacifico.. ma quella del sole che scompare dietro l'orizzonte, infuocando dei sui raggi il cielo e l'oceano è un immagine che non si può descrivere.. dovreste semplicemente vederlo con i vostri occhi..

Buon viaggio a tutti,

Klaudia.