Vanuatu

località: tanna, port vila, havanna harbour
regione: tanna, efate
stato: vanuatu (vu)

Data inizio viaggio: domenica 9 ottobre 2016
Data fine viaggio: giovedì 13 ottobre 2016

Giunto alle Isole Vanuatu con un amico come seconda tappa di un lungo tour in Oceania comprendente anche Australia, Fiji e Tonga. Arrivato all'Aeroporto di Port Vila con volo Virgin Australia da Brisbane. Ripartiremo con volo Fiji Airways per Nadi.
Le Vanuatu, che durante la colonizzazione si chiamavano Nuove Ebridi, erano uno strano condominio anglo-francese. La Capitale è Port Vila.

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Arrivo a Port Vila

domenica 9 ottobre 2016

Arriviamo all'Aeroporto di Port Vila nel pomeriggio ed espletate le facili procedure doganali prendiamo un taxi per il nostro alloggio.
Durante l'atterraggio abbiamo potuto osservare l'isola di Efate dall''alto constatando quanto sia ricca di vegetazione tropicale. Siamo scesi dall'aereo sotto la pioggia raggiungendo lo scalo a piedi. Il nostro Lodge è ubicato negli immediati dintorni della Capitale, è una piccola ma funzionale struttura i cui alloggi si affacciano su un cortile. La recepsion si trova in un casottino dove ci riceve una donna locale. L'etnia autoctona è melanesiana. Accompagnati nell'alloggio scopriamo sorprendentemente che si tratta di un appartamento con camera matrimoniale, soggiorno con letto singolo, divano tv e angolo cottura provvisto di tutto ciò che serve per cucinare. Il bagno ha la doccia e abbiamo a disposizione anche un giardinetto. Appurato che è troppo tardi per recarci alle Mele Falls, decidiamo di andare in città. La signora del Lodge ci ha spiegato che non occorre servirci dei taxi che sono cari, è sufficiente andare sulla vicinissima strada e fare l'autostop a pagamento. A fianco al Lodge c'è un magazzino alimentari dove però non trovo molto da acquistare. Come suggerito chiediamo un passaggio che otteniamo subito da quello che loro chiamano bus ma che in realtà si tratta di un vecchio microbus fatiscente e polveroso. Il costo della corsa è però decisamente inferiore a quello di un taxi. In centro è quasi tutto chiuso perchè è Domenica. Facciamo una passeggiata sul lungomare osservando le vicine isole. Troviamo all'imbrunire un fast food aperto dove cena solo il mio amico. Io mi limito ad acquistare un risotto liofilizzato e dei biscotti in un supermercato abbastanza fornito. Rientrati, ancora in autostop, al Lodge ed acquistate due bottiglie d'acqua, preparo il risotto e un the caldo (le bustine sono fornite in appartamento). Ci ritiriamo poi per il pernotto.

Vulcano Yasur a Tanna

lunedì 10 ottobre 2016

Lunga giornata che inizia al mattino nel Lodge di Efate da dove con un mezzo pubblico raggiungiamo l'aeroporto. Abbiamo ottenuto dalla signora della reception di lasciargli il bagaglio grande in custodia in modo da poter affrontare la trasferta a Tanna con il solo bagaglio piccolo in cui abbiamo messo le cose che pensiamo possano servirci. Al piccolo Aeroporto di Port Vila la sala di attesa dei voli interni è uno stanzone senza troppe pretese. Il bancone del check in è spartano. Nell'attesa del volo cerchiamo di scambiare quattro chiacchiere con un abitante di Tanna per ottenere informazioni su come effettuare l'escursione al vulcano dell'isola. E' una giornata grigia e saliamo sull'aereo mentre fuori imperversa un violento temporale. La giovane hostess durante il decollo sembra aver più paura di noi. In quaranta minuti l'aereo Air Vanuatu atterra a Tanna che ci accoglie con una pioggerella. L'Aeroporto è piccolo ed essenziale e i bagagli sono consegnati a mano. Appena usciti chiediamo ad alcuni tassisti come è possibile effettuare l'escursione odierna. Uno di loro ci sale sul retro di una camionetta con cui percorriamo una strada sterrata diretta a sud. A un certo punto in mezzo al nulla il mezzo inspiegabilmente si ferma, ci ha raggiunto un altro fuoristrada su cui siamo invitati a salire. Sopra ci sono due melanesiani di cui uno è il conducente. Otteniamo di portarci al Lodge che abbiamo prenotato dall'Italia. Tutto a un tratto il mezzo devia su una strada ancora più accidentata che si fa largo in una selva. Stranamente è proprio la via che conduce al Lodge. Una capanna di legno funge da reception e ristorante, purtroppo c'è solo una cameriera e dobbiamo attendere circa un'ora prima che arrivi la giovane proprietaria per il check in. Il Lodge è costituito da pochi bungalow allineati a un centinaio di metri dal mare. Quando la proprietaria arriva con un potente suv ci viene mostrato il nostro alloggio, una capanna con due letti singoli, bagno con doccia e zanzariere che non useremo. L'ambiente è ampio e pulito ma una finestra è rotta. Con le stesse persone che ci hanno portato qui iniziamo il tour dell'isola. Prima tappa nel capoluogo Lenakel, un villaggio di capanne sparse con un piazzale polveroso su cui si affacciano banca, ufficio postale e altri servizi. Poco distante il mercato agroalimentare dove i locali contadini portano la loro merce per essere venduta. Ci sono frutti e verdure tropicali che in alcuni casi qui hanno assunto dimensioni maggiori a quelle che normalmente siamo abituati a vedere. Immancabile il taro, il tubero celebre per la produzione della kava, la tipica e inebriante bevanda delle Isole del sud Pacifico. Tanna è ricca di vegetazione, molte le palme da cocco e soprattutto i grossi baniani, piante dalla enorme circonferenza che offrono riparo dalla calura. Spesso si vedono persone intente a riposarsi all'ombra di questi grossi alberi, stanno sedute sull'erba con i loro macete in mano. C'è anche un ristorantino ad uso dei locali assolutamente poco invitante. Il nostro autista carica sul cassone posteriore diverse persone che sballoteranno dietro di noi lungo la strada dissestata. Per caricarle facciamo un giro pindarico nel capoluogo tracciando un assurdo percorso su strade improbabili che passano pure al centro di un campo da basket. Noto che tra i mezzi che incontriamo, tutti con quattro ruote motrici, molti appartengono a organizzazioni internazionali in aiuto alla popolazione locale. Finalmente, con tutta quella gente dietro il cassone, prendiamo la lunga strada che inerpicandosi tra le colline attraversa l'isola per giungere alle pendici del Vulcano. Percorriamo una zona desertica di sabbia scura su cui emerge la siluette della montagna fumante. Un impervio e stretto sentiero ci porta a un villaggio tradizionale dove i locali ci mostrano danze in costume e l'accensione del fuoco sfregando due tronchi d'albero. Donne e bambini ballano sullo sfondo del Vulcano che emette in continuazione i suoi boati fumosi. Noi ci uniamo alla danza insieme agli altri uomini.Ci mettono al collo una collana vegetale come ricordo del nostro incontro. Da qui ci trasferiamo all'ingresso del Parco del Vulcano Yasur. Veniamo affidati ad una ragazza che ci accompagna su un fuoristrada dove con noi sale una coppia straniera. Siamo sul cassone esterno e subiamo i continui sbalzi del mezzo che percorre una strada sconnessa fino all'inizio della salita del Vulcano. Sono molti i mezzi che hanno condotto i turisti ad assistere al tramonto sullo Yasur, il vulcano più accessibile del Mondo tra quelli costantemente attivi. Non sempre è possibile salire fino in cima, dipende dall'umore del Vulcano. Una guida ci accompagna fino al bordo del cratere dove sostiamo in tre diversi punti. Dal primo approccio con lo Yasur capiamo che questo sarà il mast dell'intero viaggio che stiamo effettuando in Oceania, una visita che non scorderemo facilmente. La terra trema sotto di noi ogni volta che lo Yasur comincia a borbottare con prepotenza sprigionando dalla terra fumo e lapilli. Frammenti di lava ricadono sui bordi del cratere a non molta distanza da noi facendo avvertire chiaramente il loro contatto con la terra. E' un eccezionale spettacolo della natura, la dimostrazione di come doveva essere la Terra al momento della creazione. Lo Yasur offre il meglio di se dopo il tramonto quando il fumo non è più visibile e ai nostri occhi si presenta un grandioso spettacolo pirotecnico che l'uomo non potrà mai eguagliare. Molto soddisfatti lasciamo a malincuore il cratere e scendiamo al buio con l'ausilio di torce elettriche e luce dei cellulari. Ripreso il fuoristrada veniamo condotti all'ingresso del Parco da dove eravamo partiti. Qui ci attende un rifocillante buffet di frutta tropicale e latte di cocco da succhiare direttamente dalla noce. Devo ammettere che non ha lo stesso gusto di quello che ho bevuto in Brasile, questo è troppo forte. Mentre mangiamo ci avvicina un ragazzo che ha sostituito gli autisti di oggi e che ci condurrà al Lodge con lo stesso mezzo che riconosciamo perchè ha il vetro anteriore incrinato. Ci rendiamo subito conto che cammina come un pazzo, velocissimo attraversa il deserto di sabbie scure superando numerosi mezzi e si immette sulla strada collinare che porta dall'altra parte dell'isola. Vorremmo stare vigili ma la stanchezza non ce lo permette e ci addormentiamo. Ci svegliamo solo all'arrivo al Lodge dove paghiamo quanto pattuito e andiamo direttamente nel bungalow per coricarci. Giornata fantastica e surreale.

La gente di Tanna

martedì 11 ottobre 2016

Durante la notte avvertiamo frequenti lievi scosse di terremoto, pare che questo avvenga molto spesso a causa del vulcano. Al mattino abbiamo la colazione compresa nel prezzo nella capanna che funge da ristorante a due passi dal nostro bungalow. Ci portano tè, caffè, pane con marmellata e un piatto di frutta fresca. Poco prima, quando il mio compagno di viaggio si attardava a letto, sono andato sulla vicina spiaggia, numerosi bambini dai villaggi circostanti si recavano alla scuola. Seguendoli sono entrato pure io nel plesso scolastico entrando in una classe e parlando con un maestro elementare.
Dopo la colazione insieme al mio amico sono tornato sulla spiaggia per fare una passeggiata, per il fenomeno della bassa marea c'era una vasta zona intertidalle scoperta. In una pozzanghera dove era rimasta intrappolata l'acqua una donna lavava i panni, poco più in là due bambini con un coltello estraevano conchiglie dagli scogli. Sulla riva c'erano delle rudimentali canoe a bilanciere ricavate scavando un tronco d'albero ma ho notato che pur non utilizzando chiodi la barra per il bilanciamento era collegata allo scafo con delle funi di plastica e non con lacci ricavati dalla corteccia del cocco come ci si aspetterebbe. Andiamo al vicino villaggio dove una signora con in braccio il suo bambino ci mostra le capanne. Un bambino viene lavato in una tinozza di plastica da sua madre, una donna si ripara dalla calura sotto un grande baniano, una signora cuoce a fuoco di legna nella capanna. Ci viene incontro il capo villaggio con un macete in mano per salutarci. Attraversiamo questo piccolo centro abitato ed entriamo in un negozietto che vende beni di prima necessità. Arrivati sulla strada principale il mio amico torna al Lodge perchè stanco e con problemi intestinali, io invece prendo il microbus per il capoluogo Lenakel. Qui cambio gli euro in soldi locali, faccio un giro al mercato, passeggio su una spiaggia vulcanica e arrivo a un'altra spiaggetta dove una donna con i suoi due bambini fa il bagno. Nel porticciolo è attraccata una nave che salperà in giornata per Port Vila. Io continuo a camminare verso un'altra spiaggetta dove su un baniano qualcuno ha costruito una casetta. Una donna sta pescando con la canna. Tutte le persone che incontro sono gentili e felici di farsi fotografare. Torno in zona mercato, faccio un giro nelle polverose strade di questo villaggio, trovo un negozietto dove è possibile connettersi ad internet poi aspetto il primo bus che mi riporta nei pressi del Lodge. Vengo lasciato sulla strada principale da dove percorro il breve sentiero fino alla scuola di questa mattina dove rincontro il maestro. Da qui con una breve passeggiata torno al Lodge. Il mio amico va a fare il bagno e io lo raggiungo poco dopo evitando però di seguirlo in acqua. Poi ci inoltriamo nuovamente nel villaggio dove in una radura dei ragazzi giocano a calcio, ci mettiamo a giocare con loro. Due passi nel bosco ed entriamo nella Chiesa Cattolica dove ascoltiamo la predica in francese. All'imbrunire torniamo al Lodge dove abbiamo prenotato la cena. Il pasto è appena passabile. Ci ritiriamo poi per dormire.

Villaggio tradizionale

mercoledì 12 ottobre 2016

Al mattino colazione nella capanna che funge sia da ristorante che da reception dove incontriamo due francesi ospiti del Lodge. Sono di Troyes ma lavorano in Nuova Caledonia. Le convinciamo ad unirsi a noi per il tour a un villaggio tradizionale che abbiamo prenotato precedentemente. Infatti in quattro si spende meno. Prima di partire torno alla vicina scuola per salutare maestro ed alunni. Poco dopo vengono a prenderci con un fuoristrada e si aggrega anche la giovane proprietaria del Lodge. In breve tempo salendo sulle colline raggiungiamo un villaggio dove vediamo donne intente a lavorare: c'è chi è intenta a realizzare oggetti di artigianato e chi pulisce il taro. In uno spiazzo dove assistiamo alla danza in nostro onore. Gli abitanti di questo villaggio indossano costumi tradizionali, le donne hanno gonne e vesti di fibra di corteccia essiccata, gli uomini sono nudi a parte un astuccio penico di foglie essiccate che avvolge il membro. Finita la danza ci mostrano la solita accensione del fuoco strofinando due rami d'albero. Torniamo dalle donne che abbiamo visto prima per vedere la preparazione del lap lap, il piatto tipico locale. Si prepara grattando il taro su un ramo, la poltiglia che si ottiene viene cosparsa di acqua e polpa di cocco, mischiata con delle erbe, avvolta in larghe foglie, appoggiata su un letto di brace, coperta di pietre ardenti coperte con un fascio di foglie. Il risultato è uno sformato un pò insipido per il nostro palato. Assaggiamo pure un pezzo di taro abbrustolito che ha il gusto di una patata dolce. Lasciato il villaggio torniamo verso il Lodge. Io mi fermo nel capoluogo Lenakel per comunicare a casa via internet, poi aspetto l'arrivo di un bus. Attenderò più di un ora all'ombra di un grosso baniano. Dovendo assolutamente rientrare fermo un fuoristrada che pagando mi porta al Lodge giuso in tempo per prendere le valige che avevamo lasciato nel bungalow delle signore francesi e farci condurre da un mezzo prenotato alla reception al vicino Aeroporto. Da qui prendiamo il volo che in quaranta minuti ci porta all'Aeroporto di Port Vila. Una volta atterrati anzichè prendere un caro taxi dal piazzale dell'Aeroporto, usciamo a piedi sulla strada e saliamo sul primo bus diretto al Lodge. Recuperiamo i bagagli nella piccola reception dove li abbiamo lasciati e prendiamo possesso dell'appartamento che pur non essendo lo stesso di qualche giorno fa è praticamente uguale. Per cena preparo un te fornito dal Lodge poi ci mettiamo a letto.