Perù in velocità

località: lima, arequipa, cusco, nasca, paracas, puno, lago titicaca, taquile, islas ballestas
stato: peru' (pe)

Data inizio viaggio: venerdì 15 agosto 2003
Data fine viaggio: domenica 31 agosto 2003

E' stato un viaggio deciso all'ultimo secondo per via di problemi familiari.
Io e Vivi siamo state in lista d'attesa dei giorni interi fino a che non abbiamo trovato un buchetto sul volo Amsterdam-Lima.
Avevo sempre sognato di andare in Perù, ma non ero mai partita per timore dell'altitudine. Eppure se non si prova non si può sapere come si reagisce.
Nè io nè lei (accanita fumatrice), abbiamo avuto problemi. L'importante è salire gradualmente.
Il fiato ci è mancato soltanto quando ci siamo trovate davanti a Macchu Picchu. Credetemi, ne è valsa davvero la pena.

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venerdì 15 agosto 2003

Il viaggio è iniziato nel migliore dei modi alle 4 del mattino. Io e Vivi dobbiamo prendere un volo da Milano MPX per Amsterdam, dove avremo la coincidenza per Lima.
Ad Amsterdam saliamo su un MD11 KLM di nome Audrey Hepburn. 10 ore di traversata oceanica un po’ strana (non so come ci troviamo in Irlanda per andare in Sud America), coccolate e vezzeggiate dai prestanti stewards olandesi (notevoli davvero). Ci ritroviamo catapultate senza nemmeno saperlo a Bonaire, isola delle Antille Olandesi, per uno scalo tecnico. Per quanto bella fosse l’isola in quell’oretta sotto le palme mi è passata per sempre la voglia di Carabi x via dell’umidità bestiale. Stavo soffocando….
Eccoci pronte per l’ultima tratta di 5 ore sorvolando l’Amazzonia e finalmente si atterra a Lima.

sabato 16 agosto 2003

Eccoci arrivati nella capitale, avvolta in tutto l’anno dalla garua, “simpatica” nebbiolina che per 365 gg all’anno non lascia passare il sole. Per questo che i Limesi o Limioti, o come cavolo si chiamano sono sempre depressi.
La città è molto bella, sempre a rischio terremoti, con surfisti che osano sfidare le onde del pacifico in pieno inverno.
E' di tipico stampo spagnolo, con molte chiese e piazze interessanti.

lunedì 18 agosto 2003

Eccoci arrivate nel bel mezzo delle Ande a circa 3.400 metri. Sull’aereo nonostante il consiglio di non bere bevande gassate x via del soroche – meglio noto come mal d’altitudine- , mi lascio tentare dall’Inka Cola. La bevanda è colore lime, ma non sa di limone, sa di Big Babol!!! Fa abbastanza schifo, ma penso che se l'avessi bevuta da piccola mi sarebbe piaciuta parecchio.
Il mal d’altitudine non colpisce nè me, nè Vivi, così in forma smagliante partiamo alla scoperta di questa meravigliosa città ricca di mercatini dell’artigianato, una piazza bellissima da brivido, specialmente by night, e dei turisti nordici che più fighi non li avevo mai visti. Avete presente i classici sportivoni tutto trekking-zaino in spalla, muscolo al posto giusto e guanciotta rossa da abbronzatura di montagna??? Ho detto tutto.

Nonostante i timori iniziali la cucina si è rilevata favolosa.
Per le bevande, Mate de coca a tutte le ore del giorno, Pisco sour tutte le sere.
Da mangiare Zuppa di quinua e di choclo, patate a mai finire, perfino la famosa patata Viagra (provare x credere), papa rellena, carne strepitosa, trote del Macchu Picchu.

martedì 19 agosto 2003

Da Cusco si prende il mitico trenino delle Ande che dopo un interminabile zig-zag (giuro non avevo mai visto un trenino fare a zig-zag avanti e indietro perché non ha spazio sufficiente x salire da 3.400 a 3.900 mt.) arriva al Macchu Picchu. Fantastico, inutile dirlo.
Si apre improvvisamente all'orizzonte, dopo che hai camminato tra gli alberi. Da restare a bocca aperta.



mercoledì 20 agosto 2003

FAcendo sempre tappa a Cusco, che è straordinaria, andiamo a visitare anche la Valle Sacra degli Inca e le saline di Madras.
Al di là delle rovine, la cosa più incredibile è il paesaggio. Siamo altissimi e ci sono altipiani interminabili dai colori stupendi. Campi di cereali coltivati, alberi di eucalipto…da noi a queste altitudini c’è solo roccia.!!! Per giunta le vette che ci sovrastano hanno le punte leggermente innevate, perché essendo vicino all’Equatore nonostante sia inverno le nevi non sono perenni

giovedì 21 agosto 2003

Siamo a Puno, una città veramente orrenda, che è il punto di partenza per le escurioni sul Lago Titicaca.
Sogno da una vita il Lago Titicaca ed eccoci. Il lago in sé non è male perché è enorme e sembra un mare, ma non c’è nulla. Le famose isole galleggianti degli indigeni sono una presa per il c****. Pare che questi indigeni Uros siano estinti e tutti i giorni arrivano alle Isole galleggianti solo x il turista. Che triste. Sembra tutto finto, anche se un tempo dovevano essere molto belle.
L’Isola di Taquile invece mi mette in difficoltà x la prima volta da quando siamo arrivati. Siamo a 4.000 mt e dobbiamo scalare l’isola per 1 h. sotto il sole (alternativa 550 scalini) per arrivare al villaggio. Il fiato scarseggia davvero, è come se stessi facendo la maratona di NY e fossi quasi alla fine. Questo è il vero problema dell’altitudine, sembra sempre che i movimenti che fai siano triplicati…insomma, un’ottima palestra.
Dopo aver mangiato, ci aspettano altre 3 ore di navigazione per tornare a Puno. Il nostro capitano decide che è più figo degli altri e vuole lasciare indietro le altre barche. Porta al massimo la bagnarola sulla quale stiamo viaggiando. A metà viaggio si sente puzza di bruciato. Sta andando a fuoco la moquette della barca, ma lui non si è accorto. Glielo facciamo notare, prende allora un secchio con l’acqua del lago e la getta sul fuoco.
Quando manca poco al molo il motore che ha tirato come un matto cede.!!!! Ancora una volta “l’acqua santa” del lago (che sempre col secchio serviva anche come sciacquone del water) ci salva. Il tipo bagna una pezza e la mette sul motore, che riparte a stento per affrontare gli ultimi metri e portarci a riva in salvo.

domenica 24 agosto 2003

Dobbiamo ora andare ad Arequipa.
Ci si arriva in aereo con un volo da ricordare. Il volo sulla scheda è di 35 min. Noi partiamo con 1h di ritardo e quindi il pilota “deve recuperare”. Il tipo decolla, si alza di poche centinaia di mt da terra (essendo già a 4.000 mt. non ha bisogno si sollevarsi tanto), fa una virata o sterzata bestiale intorno al cono di un vulcano sempre a rasoterra e annuncia che stiamo atterrando (??? dove, panico…io vedo solo montagne e canyon causati dal terremoto). Evidentemente trova un varco (la pista dell’aeroporto) e atterra, totale del viaggio da pista a pista 10 minuti, mai successo con un aereo grosso di linea.!!!!
Arriviamo ad Arequipa, una città con 3 vulcani in attività che merita davvero, con una piazza ancora più bella di quella di Cusco, un sacco di chiese bellissime, un convento/cittadella (quello di Sanata Catilina) che merita il viaggio in Perù.
Sono a bocca aperta. Vi consiglio di mangiare la sera nelle terrazze che sovrastano la piazza principale. Molto romantico e ispirante.
Occhio ai peperoni ripieni piccanti però!

martedì 26 agosto 2003

Su un pulman dell'anteguerra dobbiamo fare il trasferimento da Arequipa a NAsca lungo la famosissima strada Panamericana, migliaia di km che attraversano tutto il continente da sud a nord. Pare che 2 anni fa un terremoto al largo abbia provocato uno tsunami con onde di 40 mt. che hanno spazzato tutta questa strada!!! Insomma della serie “viaggiare sicuri e informati”.
Ma questo è solo l’inizio. Siamo nelle mani di Jorge, l’autista che con un colpo di fulmine si innamora di Vivi
Io mi immaginavo che la Panamericana fosse un’autostrada, invece è una strada strettissima, una corsia x senso di marcia senza protezioni laterali, a picco sull’oceano incazzato, ma veramente a picco. Tutta un tornante, molti dei quali a “U”, altri contrassegnati col cartello giallo “curva muy peligrosa”. Il tutto si svolge di notte. Comincia un pezzo nella nebbia fitta. Jorge pare abbia fatto scuola guida in Inghilterra perché guida inspiegabilmente a sinistra, sorpassa da entrambi i lati uscendo di carreggiata e decide di superare il record di traversata di 10 ore perché nonostante il cartello indichi 50 KMH lui va sui 90. Fortuna che il traffico è scarso.
Per paura che si addormenti Vivi si siede accanto a lui…pessima idea, lui invece che guardare la strada comincia a guardare lei e x poco non ci ammazza. Per fortuna non sente le nostre urla perché è chiuso in cabina.
La strada è tutto un saliscendi, cala il silenzio, chi aveva deciso di dormire nelle 10 h di viaggio si sveglia e impietrito non toglie gli occhi dalla strada. Io decido di non stare + vicino al finestrino, ma nel corridoio, perché Jorge fa dei peli bestiali ai camion che passano nell’altro senso e temo che prima o poi mi trancino le gambe.
Sulla strada è pieno di tombe….io romanticamente avevo pensato che fossero tombe di surfisti o lupi di mare che non potevano stare lontano dalle splendide e incontaminate spiagge oceaniche. I miei compagni di viaggio mi smontano l’idea dicendomi che si tratta di ex-turisti che hanno viaggiato con Jorge. L’isterismo imperversa.
C’è una sosta in un villaggio abitato (l’unico segno di vita che abbiamo trovato in 10 ore). E’ come l’albergo di “Shining”, quindi vi lascio immaginare l’effetto sosta, invece che ricaricarci…
Come se non bastasse dopo la nebbia è cominciata una tempesta di sabbia fortissima e Jorge ha cominciato ad accelerare, nonostante la discesa, mucchi di sabbia ovunque e sabbia contro il pullmann portata dal vento.!!!! Roba da ritirargli la patente, ma a quanto pare lui quella strada la fa 4 volte al mese…allora siamo fortunati!!!

mercoledì 27 agosto 2003

Una volta sopravvissuti alla Panamericana con Jorge, il sorvolo delle linee di NAsca è un gioco da ragazzi. Ormai le leggende sui minuscoli aerei che ogni tanto si sfracellano per colpa della nebbia non ci spaventano. Anzi, anche se ci viene detto di non fare colazione per evitare di rimettere (perché l’effetto è quello delle montagne russe), ce ne freghiamo e ci rifocilliamo x benino.
Di culo dopo una settimana che non si è volato x nebbia, il giorno che dobbiamo volare noi la visibilità è ottima.
Siamo in 4 sull’aereo. Il nostro pilota si chiama Gino. Comincia l’avventura. Ogni sedile è munito di sacchettino anti-vomito e a volo ultimato capirò perché (capirò anche perché non bisognava mangiare).
Il volo è strepitoso, mi perdo solo la balena perché è la prima figura e il mio occhio ancora non capisce dove e cosa deve guardare (non è così easy). Inizia l’effetto centrifuga. Per ogni figura Gino fa un giro su se stesso a 360° prima verso destra e poi verso sinistra per permettere di guardare tutte le figure da entrambi i lati del finestrino…..praticamente l’effetto è quello dell’arancia che viene schiacciata x essere spremuta.
Vivi sta male, riesce a vedere sì e no 1 figura, ha lo stomaco rivoltato, la testa che scoppia e scende incazzata e insoddisfatta. Io invece scendo tutta esaltata e comincio tutte le teorie sulle Linee. Insomma scordatevi gli alieni, questa è opera dell’uomo!!! (Eccetto una figura che x me è palesemente un falso perché non c’entra un cavolo con le altre.)

giovedì 28 agosto 2003

Prima di arrivare a Paracas, ci fermiamo in un'oasi nel mezzo del nulla.
Abbiamo visto di tutto in questo viaggio, foresta, montagne, altipiani, deserto arido, laghi, fiumi e oceano, spiagge interminabili e grezze, saline, animali di ogni tipo, ma il deserto con le dune e le oasi stile Sahara chi se lo aspettava??? In Perù c’è anche questo, e i Peruviani usano fare snowboard sulle bellissime dune e il bagno nell’oasi. Davvero incantevole.

Dopo la sosta, ci toccano altri 300 km di Panamericana con Jorge, ma di giorno col bel tempo sembra quasi una cazzata. Eccetto forse quando si ferma sull’orlo di un burrone x farci vedere il panorama e quando affronta l’unico tunnel della strada, scavato nella roccia e a senso unico. Chi primo arriva meglio alloggia, ovvero passa!!! Da brivido perché non si vede nemmeno dall’altro lato. Devi fidarti del fato.
Eccoci a Paracas...
W la playa, finalmente sole, mare e conchiglie…ne ho trovate di splendide e enormi. Uccelli marini maestosi e vento, tanto vento che io adoro!!! Vivi si lancia col costume da bagno, ma desiste dopo poco. Solo le inglesi resistono. Fa caldo come in un bel giorno di Primavera insomma.
Un pò di meritato riposo....

venerdì 29 agosto 2003

Oggi abbiamo programmato una gita alle Islas Ballestas che sono le sorelline minori delle Galapagos (altrettanto valide senza andare tanto lontani).
Ahimè la giornata è uggiosa (x la prima volta in 2 settimane). La capitaneria di porto non dà l’ok a salpare. Sono disperata, non voglio rovinarmi l’ultima gita che ho sognato x tanto tempo. Non posso non vedere le foche (che io adoro) e il famoso Candelabro scolpito sulla roccia.
Vado dal capitano della barca, gli faccio gli occhi dolci, gli dico che sono venuta apposta etc. etc. e lo obbligo a mettere in moto. Partiamo con un barchino che per poco non viene travolto dalle onde (presente la forza delle onde del pacifico??) e sbatacchiato contro le rocce. Ma ne vale la pena. Il Candelabro (il mio totem) è fantastico e le foche sono buffissime, le isole maestose, il mare in burrasca.
Fa freddino, ma non me ne importa nulla.
La gita dura mezza mattina, purtroppo col mare grosso non si può fare molto.

sabato 30 agosto 2003

Altri 300 km per ritornare a Lima, con Jorge che regala a Vivi il vino “el perfecto amor”.
IL ritorno alla civiltà (9 milioni di abitanti) dopo 15 gg. di nulla e pace sono traumatici e la garua prende il sopravvento anche su di noi che veniamo colte da improvvisa nostalgia di casa e non vediamo l’ora di partire. Se volete suicidarvi trasferitevi a Lima!!!
Ci consoliamo con lo shopping, che non è il massimo, nulla a che vedere con le coloratissime bancarelle del mercato di Pisac

domenica 31 agosto 2003

E' giunta l'ora della partenza.
All’aeroporto dobbiamo andare 4 ore prima perché le compagnie aeree fanno overbooking e anche se hai il biglietto e hai fatto la conferma rischi di non partire. 4 ore di fila piene, check-in col solito bagaglio che pesa + del dovuto dopo tutti gli acquisti e poi si parte.

Eccoci di nuovo tra le braccia dell’equipaggio della klm. Atterriamo a Bonarie per fare il pieno di carburante. Ci mettiamo sotto le palme ad aspettare di ripartire quando scoppia il finimondo e ci viene annunciato che “causa problema tecnico” partiremo con 1 h di ritardo….Vado ad indagare sul problema tecnico perché sono molto sensibile quando viaggio in aereo.

Apparentemente sembra che si sia aperto il portellone di sotto dell’aereo in atterraggio (anche se un connazionale giura di aver capito che i freni non funzionano….ma a quest’ora data la location e le dimensioni dell’isola e dell’aereo saremmo a mollo all’acqua ti pare???).

Io e Vivi speriamo che non trovino il pezzo di ricambio così ci facciamo una notte a scrocco in un Resort delle Antille….peccato, ci offrono solo un drink sotto le palme.

In realtà, stanno trafficando nel vano bagagli (e quindi forse ho capito giusto io), ma la cosa più preoccupante è che stanno rimontando il timone!!!! Quale sarà la verità???

Saliamo a bordo dopo ore e ore e ripartiamo con un po’ di apprensione, sia perché pare che il problema fosse serio (nel senso che l’aereo tecnicamente non era + in grado di volare), sia perché sappiamo che ci aspettano 10 ore di solo oceano, quindi…se succede qualcosa, lo scalo più vicino è ….Amsterdam!!!

Arriviamo miracolati ad Amsterdam dopo una serie di turbolenze belle pesanti e scopriamo la verità sul guaio tecnico. Praticamente abbiamo volato x 10 ore sull’oceano, in mezzo ala tempesta con lo scotch (o quello che era) marrone sul timone!!!! Insomma in atterraggio a Bonarie era partito il timone (o si era scoperchiato, chi lo sa), ma x fortuna avevamo già la ruota sull’asfalto….