Gran Canyon e Death Valley, Yosemite National Park, diario di viaggio

località: grand canyon, death valley, yosemite national park
regione: arizona, california, nevada
stato: stati uniti d'america (us)

Data inizio viaggio: mercoledì 13 aprile 2005
Data fine viaggio: sabato 16 aprile 2005


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Gran Canyon

mercoledì 13 aprile 2005

La mattina seguente, preparati i bagagli e scroccata una scadente colazione, abbiamo fatto rotta per West Rim, il lato ovest del Grand Canyon, da tutti indicatoci come quello più selvaggio e meno turistico. Avevamo tutte le indicazioni necessarie scritte in un foglietto, abbiamo fatto il pieno alla macchina e salutato Las Vegas con un ultimo passaggio nel suo boulevard principale. Da lì abbiamo imboccato la statale e ci siamo diretti verso il deserto. L'umore era alle stelle e non poteva che essere così, circondati da una natura avversa ma maledettamente affascinante. La strada si è dimostrata più lunga del previsto, forse a causa di qualche nostra incertezza sull'interpretazione delle indicazioni stradali. Sta di fatto che in un battibaleno sono calate le tenebre e ci siamo trovati soli in mezzo al nulla. Fortunatamente all'improvviso, in mezzo al buio pesto se ne è spuntato un immenso cartellone che riportava l'indicazione "West Rim, cinquanta miglia". Sembrava fatta, bastava imboccare quella stradina sulla sinistra che procedeva verso il niente e ci saremmo trovati a destinazione. In preda all'ottimismo abbiamo deciso di fermarci nell'ultima città prima dell'entrata al parco nazionale per consumare la nostra cena. Più che una città trattavasi di uno sparuto gruppo di case dimenticate da tutto e da tutti, con un'unica locanda aperta. Fermata la macchina siamo entrati ed abbiamo preso posto. Il locale era certamente caratteristico, tipico da film sul Far West, con un bancone dove tracannare birra e cafè e più in fondo, leggermente appartato, un saloon dove proponevano ovviamente del country. Il locale non si poteva definire affollato, in effetti oltre a noi c'erano solamente due cow boys, in canotta, jeans, stivaloni in pelle con una punta assurda (mancavano gli speroni!), una cintura in pelle di serpente e l'immancabile cappello d'ordinanza (anche mentre mangiavano!).

Mentre cenavamo abbiamo chiesto alla simpatica proprietaria qualche informazione su come arrivare a destinazione, dopodichè abbiamo tolto le ancore e siamo ripartiti velocemente. La strada che ci si presentava davanti era priva di ogni tipo di illuminazione, ma fortunatamente illuminata a sufficienza da un'incredibile luna piena. Le uniche forme di vita oltre a noi erano gli insetti e numerose lepri che più volte abbiamo rischiato di investire. Ad un certo punto abbiamo scorto sulla destra una minuscola insegna che indicava l'ingresso al parco del Gran Canyon. E qui è arrivato il difficile: se la strada appena percorsa non poteva certo definirsi agevole, quella che ci si è presentata davanti, probabilmente non poteva nemmeno fregiarsi del nome di strada. Era una striscia di terra battuta strappata al deserto, attraversata da ruscelli e ovviamente priva di ogni forma di illuminazione. Era praticamente impossibile viaggiare sopra le venti miglia orarie, le lepri che incontravamo andavano molto più veloce di noi e ci è voluto più di un'ora per percorrere le poche miglia che ci separavano dalla meta. Arrivati a destinazione intorno all'una di notte, ci siamo trovati di fronte ad un misero edificio, privo di qualsiasi informazione in merito al luogo in cui eravamo finiti. Il sospetto di aver sbagliato strada ha cominciato a montare nelle nostre menti. Non ci rimaneva molta scelta se non parcheggiare la macchina e aspettare le prime luci dell'alba, cercando di schiacciare un pisolino.
Detto fatto, abbiamo reclinato i sedili della nostra Taurus, e come navigati campeggiatori siamo caduti immediatamente in un sonno profondo e ristoratore.

Gran Canyon

giovedì 14 aprile 2005

Come al solito svegliati dalle prime luci dell'alba che facevano capolino sul lunotto posteriore, abbiamo realizzato che fortunatamente eravamo finiti nel posto giusto: raccolte le informazioni del caso, abbiamo optato per un tour che ci ha portato a visitate i più suggestivi punti di osservazione del Gran Canyon West Rim. Che dire, la vista che offre questo angolo di mondo è difficilmente descrivibile in poche parole. Sembra di vedere una immensa ferita che sprofonda verso il cuore della terra, in una depressione di parecchi centinaia di metri. Proprio nel mezzo di questa grande ferita, come un rigolo di sangue, scorre imperturbabile il Colorado River. Il tour è durato non più di due ore, incluso pure un delizioso pranzetto offerto dagli indiani locali, visto che è proprio da loro che è gestita l'intera riserva del Gran Canyon National Parck. Avevamo di fronte ancora mezza giornata e con essa l'ennesima decisione su come proseguire il nostro viaggio. Le alternative erano essenzialmente due: proseguire verso est per visitare un'altra parte del Gran Canyon (South Rim, la più turistica in assoluto!) oppure dirigerci verso ovest e più precisamente verso la "famigerata" Death Valley. Dopo un rapido consulto, l'associazione culturale Ritorno al Parallelo Zero, ha deliberato a maggioranza assoluta di dirigersi verso la Valle della Morte.

Death Valley

venerdì 15 aprile 2005

Ne avevamo già sentito parlare in precedenza e di lei avevamo visto qualche scorcio alla televisione, ma era difficile immaginare cosa realmente ci stesse aspettando. La strada per raggiungerla sembrava abbastanza semplice (almeno sulla mappa), ma in realtà non si è rivelata tale. Dovevamo ripercorrere al contrario le miglia d'asfalto fino a Las Vegas per poi voltare verso nord. In un attimo siamo stati avvolti dalle tenebre, sperduti in una lingua d'asfalto che attraversava il deserto. Siamo arrivati in quel che si poteva definire il centro turistico della Death Valley quando era già sera inoltrata. Il centro turistico si presentava come una sorta di cattedrale nel deserto, e come tale manteneva dei prezzi molto elevati, almeno per noi. L'unico posto in cui potevamo rimediare qualcosa da mangiare era un supermercato, anch'esso comunque con dei prezzi da spavento. La nostra cena è stata un bicchiere di cioccolato caldo e tante buone intenzioni! Deglutita la nostra cena, siamo andati a cercare un posticino per parcheggiare la nostra casa... in un attimo eravamo già pronti per l'ennesima notte in macchina. La mattina seguente siamo stati svegliati da un inconsueto caldo, che non eravamo più abituati ad avvertire. In effetti eravamo nel mezzo di una sorta di deserto, che nella scorsa estate aveva registrato una temperatura record di ben 51 °C.

Riassettata la vettura, ci siamo diretti verso il centro turistico e con l'aiuto dei Rangers, abbiamo individuato alcuni dei punti più suggestivi che la valle poteva offrire. Era ora dunque di partire alla volta di Bad Water, la nostra prima meta. Trattasi di un lago ad alta concentrazione salina, in cui gran parte dell'acqua era già evaporata e aveva lasciato nel terreno un notevole strato di bianchissimo sale. Con il sole che batteva a picco era praticamente impossibile non indossare gli occhiali da sole ed inoltre la temperatura era talmente alta che sono bastati appena dieci minuti per buscarsi il mal di testa. Siamo poi ripartiti alla volta del Natural Bridge, la nostra seconda tappa. Si tratta di un ponte di roccia scavato dalla potenza dell'acqua che nel corso dei secoli ha creato un suggestivo ponte naturale che si erge sopra ad un grande canyon (un corso d'acqua ormai prosciugato). L'ultima tappa di rilievo è stata il Golden Canyon, per l'appunto un canyon con la particolare caratteristica di avere una terra giallo ocra che con i riflessi dei raggi solari, assumeva una colorazione d'orata. Il tempo è un vero tiranno... senza accorgercene avevamo già oltrepassato metà giornata e le cose da fare erano davvero tante. Anzitutto dovevamo dirigerci verso la nostra prossima meta, il Yosemite National Parck, e lungo la strada avevamo pure previsto di fermarci a dare un'occhiata ad altri punti d'interesse della Death Valley. Abbiamo puntato nuovamente verso il centro turistico dove abbiamo trovato il tempo per sgranocchiare una veloce colazione e poi via verso nuovi lidi. Man mano che macinavamo miglia il paesaggio cambiava repentinamente, nel giro di un paio d'ore siamo passati dal deserto alle montagne innevate. La notte si avvicinava rapidamente e noi doveva superare la Sierra Nevada per portarci il più vicino possibile al Yosemite... forse presi da un'eccessivo entusiasmo, forse dalla strada che invitava alla corsa, sta di fatto che nel bel mezzo del cammino sono spuntate alle nostre spalle delle simpatiche lucette rosse e blu accompagnate da un familiare suono di sirene. La salivazione si è improvvisamente azzerata e un groppo si è formato alla gola: era proprio lui, un seriosissimo sceriffo con divisa manganello e pistolone. Si è accostato al finestrino con fare minaccioso per chiederci i documenti di identificazione. Avevamo commesso la più classica delle infrazioni: eccesso di velocità. Dopo alcuni momenti di terrore lo sceriffo si è mostrato accondiscendente e ci ha permesso di riprendere il viaggio.

Il percorso è continuato tra altissimi abeti e spruzzi di neve fino al lago Tahoe dove ci siamo fermati a cenare nel solito fast-food. In realtà l'idea era quella di valicare la Sierra Nevada attraverso un passo montano che ci avrebbe portato immediatamente al Yosemite National Park. Purtroppo però con nostro estremo dispiacere, il passo era ancora chiuso a causa della neve e l'unico modo per raggiungere la nostra meta era quello di aggirare la Sierra Nevada passando per Carlson City, il lago Tahoe fino a Sacramento per poi ritornare indietro all'entrata sud del parco nazionale. Ma torniamo alla nostra cenetta al fast food... abbiamo poi proseguito fino alla periferia di Sacramento, dove ci siamo fermati a dormire nel parcheggio di una stazione di servizio.

Yosemite National Park

sabato 16 aprile 2005

Svegliatici come al solito di buon ora, giusto il tempo di disappannare i vetri della nostra macchinetta ed eravamo ancora in viaggio. la giornata era ottima e la strada per raggiungere il parco era ancora più bella: un dolce saliscendi tra verdissime colline, ranch e mandrie al pascolo. Il nostro obiettivo di giornata era raggiungere un ostello che si trovava appena fuori dal parco per schiacciare finalmente un pisolino su un vero letto e soprattutto farci una salutare doccia...erano cinque giorni che non potevamo lavarci ed ormai nella nostra pelle cominciava a formarsi un preoccupante strato oleoso, impermeabile ad acqua ed agenti atmosferici. Entrati alla reception dell'ostello ci hanno condotto a visitare la stanza e ci hanno comunicato il prezzo... cinquanta dollari per dormire sotto una sorta di tendone delle fiere!!! Ci è sembrato decisamente troppo e poi ormai ci eravamo affezionati alla nostra macchinetta. Ma purtroppo la nostra casa viaggiante per quanto comoda potesse essere, era priva di una doccia. Abbiamo avuto qualche momento di indecisione e poi abbiamo ben pensato di farla sporca... le docce dell'ostello erano leggermente defilate dal corpo centrale, il giusto necessario per attuare il delitto perfetto: uno dopo l'altro ci siamo infilati nel sottobosco fino a raggiungere le docce e li ci siamo ripuliti a fondo, rasati e profumati... eravamo uomini nuovi!

Raccolte le nostre cose come se nulla fosse successo ci siamo rimessi di nuovo in viaggio per raggiungere l'ormai vicina entrata del Yosemite. Lo spettacolo naturale offerto dal parco era di tutto rispetto, anche se a dire il vero assomiglia molto alle nostre amate dolomiti. Maestosi pini gialli a perdita d'occhio in mezzo ai quali si districavano percorsi pedonali che andavano immancabilmente a terminare ai piedi di spettacolari cascate e laghetti cristallini. A differenza delle nostre dolomiti il parco forniva un servizio di primo ordine, a partire da un trasporto pubblico efficiente, ufficio informazioni e strutture ricettive. Non ci siamo fatti scappare l'occasione di un tour gratuito che ci ha permesso di visitare gran parte del parco facendoci fare la conoscenza ravvicinata con alcuni dei suoi principali abitanti come cervi, scoiattoli e uccelli di vario tipo. Cominciava a scendere la sera e noi eravamo di fronte allo stesso problema di sempre: dove trascorrere la notte? Il parco forniva la possibilità di campeggiare al suo interno ma come al solito il prezzo non faceva per noi, non restava altro che la solita macchina e così avviato il motore abbiamo iniziato la discesa verso temperature
più miti per non rischiare l'assideramento notturno.

La prossima ed ultima meta a stelle e strisce era San Francisco, troppo lontana per raggiungerla in serata, ragion per cui abbiamo deciso di galoppare il più possibile verso di essa fermandoci al solito fast-food non appena stanchi.